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13 December 2017

Opg addio, ma nelle nuove strutture è già emergenza posti

Il documento

Opg addio, ma nelle nuove strutture è già emergenza posti

Entro tre mesi devono sparire definitivamente. Le Rems, residenze per le misure di sicurezza, sono già attive. Una svolta. Ma i posti sono pochi e la richiesta sproporzionata. Ecco la relazione del commissario incaricato dal governo di vigilare sull’applicazione della legge

Da l’Espresso di Giovanni Tizian 30 maggio 2016

Sono gli ultimi 63. Divisi tra Montelupo Fiorentino, Barcellona Pozzo di Gotto e Aversa. Sono gli ultimi a vivere  internati negli Ospedali psichiatrici giudiziari. Dopo di loro la “fase dell’orrore”, così definita dall’allora capo dello Stato Giorgio Napolitano, tramonterà definitivamente. Entro tre mesi, infatti, gli Opg saranno il passato. Il trasferimento dei reclusi è iniziato già da qualche tempo.

Si è passati infatti dalle 97 persone ristrette di febbraio scorso alle 63 di maggio. I dati sono contenuti nella relazione finale che verrà presentata al governo da Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia, nella veste di commissario con il compito di vigilare sull’attuazione della legge che poneva come termine della chiusura definitiva degli Opg il 31 marzo 2015. Al posto delle vecchie strutture di reclusione sono già state attivare le Rems, le residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza. Sono presidi sanitari che fanno parte di una rete di servizi sociali e sanitari.

Non si tratta, quindi, di semplice sostituzione e mutamento del nome, bensì di un vero e proprio cambiamento radicale dell’approccio alla detenzione delle persone che un tempo erano destinate agli Opg. «Un grande salto in avanti che ci pone all’avanguardia nel mondo, come fu, del resto, per la legge Basaglia», è soddisfatto Corleone.

Il lavoro del commissario è stato proprio quello di garantire la chiusura degli ex ospedali e il ricovero presso le Rems. Un percorso non semplice. «Una volta chiusi gli Opg», spiega a “l’Espresso” Franco Corleone, «ci si potrà concentrare sul monitoraggio delle Rems. Sarà un lavoro lungo. Perché ogni struttura ha un regolamento suo e non va dimenticato che sono nate per abolire “l’ergastolo bianco”. Per chi entra nelle Rems c’è un percorso ben definito, sottoposto a verifiche. Che mira al reinserimento».

Il commissario, però, ha già individuato i primi nodi critici nella gestione delle nuove “residenze”. Sono poche e i posti attualmente disponibili non sono sufficienti a coprire il fabbisogno del circuito penale. «La questione è stabilire regole certe per l’inserimento nelle Rems, andrebbero utilizzate solo come extrema ratio», prosegue Corleone, «Ma dai dati emerge una differenza notevole da regione a regione tra le decisioni dei giudici. Solo stabilendo procedure certe si farà in modo che i posti non vengano occupati in maniera discrezionale. È urgente muoversi in questa direzione perché già così si rischia il collasso del sistema. Ci sono, infatti, un centinaio di persone che aspettano di essere inserite nelle Rems. A Palermo, per esempio, la procura ci ha segnalato tre casi molto gravi per i quali non si riesce a trovare spazio».

Alla data del 21 aprile, le Rems presenti sul territorio nazionale erano 23. Dovranno diventare in tutto 30. Le strutture sono così suddivise: quattro nel Lazio e in Campania; tre in Friuli Venezia Giulia; due in Emilia Romagna e Sicilia; una sola in Sardegna, Basilicata, Puglia, Veneto, Marche, Toscana, Trentino, Piemonte. Sono in corso delle nuove aperture (Abruzzo – Barete) e degli ampliamenti in quelle già aperte (Palombara Sabina nel Lazio, Nogara in Veneto, Volterra in Toscana). Ci sono poi altre per le quali sono previsti tempi di realizzazione più lunghi come: Liguria, Calabria e Puglia. Regioni, queste, inadempienti. Tranne che per le Rems di Nogara e Udine, aperte i primi mesi del 2016, le altre sono operative nel 2015.

Il numero di ospiti presenti nelle Rems variano da un minimo di 2 (Friuli Venezia Giulia) ad un massimo di 28 (Toscana – Volterra). I pazienti presenti nelle Rems ad oggi sono 331. In totale sono 464 le persone che sono state inserite e 133 le persone che sono poi state dimesse. L’uscita di quest’ultime è un segnale positivo. Perché il flusso in uscita conferma il superamento della pena infinita valida negli Opg.

La relazione firmata dal commissario Franco Corleone analizza, poi, la situazione interna delle Residenze: «Su 23 strutture 17 non hanno una stanza appositamente adibita alla contenzione. In tre ci sono stanze chiamate di “descalation” nelle quali si ospitano pazienti particolarmente agitati per evitare comportamenti etero o auto aggressivi; in una sono presenti due camere video sorvegliate, due strutture dichiarano che non è ancora presente un’area appositamente adibita ma che hanno intenzione di predisporne una per la messa in sicurezza di pazienti con agìti violenti per la loro sicurezza ma anche per la sicurezza degli altri pazienti e del personale».

Per quanto riguarda, invece, gli episodi di contenzione, dai dati acquisiti dal commissario risulta che su 23 Rems 17 hanno dichiarato che non se ne sono verificati. In 6 strutture, invece, sono stati registrati diversi casi. Spiccano i cinque episodi nella Casa di cura San Michele di Bra (Piemonte).

Nel documento c’è poi un focus sulla struttura, ex Opg, riconvertiva in Rems di Castiglione dello Stiviere: «Vengono effettuate regolarmente delle contenzioni. Nel periodo che va dal 1 aprile 2015 al 31 marzo 2016, sono stati registrati 918 episodi che hanno interessato 59 pazienti. Si tratta di un numero di contenzioni molto alto ma in ogni caso va segnalato che tra queste contenzioni, 742 sono rivolte a una donna che presenta un quadro di ritardo mentale grave e manifesta comportamenti etero e autoaggressivi con tentativi di autoenucleazione degli occhi».

A Castiglione dello Stiviere e Pontecorvo vengono ospitate la maggior parte delle donne inserite nelle Rems. A Castiglione sono presenti 33 donne (Lazio 3, Lombardia 19, Piemonte 2, Sicilia 3, Toscana 1, Umbria 1, Veneto 4). A Pontecorvo sono presenti 11 donne.

Un altro nodo da sciogliere, segnalato più volte nella relazione, riguarda le misure provvisorie. Quelle situazioni, cioè, in cui non c’è un giudizio nemmeno di primo grado. Sono provvedimenti perciò non definitivi. Un tema questo sottolineato più volte dal commissario, che conclude il lavoro con un auspicio: « Mi auguro che in questi mesi sia anche affrontato, attraverso uno strumento legislativo adatto, il chiarimento sulla natura delle Rems e sulle persone destinatarie delle misure di sicurezza provvisorie».

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