Il sito di Franco Corleone
17 November 2019

SI PER UN NUOVO MODELLO CARCERARIO NO AI BAMBINI DI MADRI DETENUTE IN CARCERE

Visita della guardasigilli Paola Severino nel capoluogo toscano, in occasione dell’inaugurazione del Nuovo Palazzo di giustizia e del Nuovo complesso penitenziario di Firenze Sollicciano. Al termine della visita al carcere di Sollicciano, il ministro Severino si e’ confrontata con i giornalisti nel Giardino degli incontri della struttura penitenziaria fiorentina. “Un uomo in carcere e’ un uomo sofferente che deve essere rispettato – ha affermato il ministro -. Oggi il carcere e’ una tortura, piu’ di quanto non sia la detenzione stessa, che deve comunque portare alla rieducazione. Vogliamo intraprendere un cammino che vuole mettere insieme piccole misure che complessivamente potrebbero dare sollievo ai detenuti. E questo perche’ il carcere deve essere un luogo di redenzione e non di inutile sofferenza”.

PENE ALTERNATIVE: Per la Severino, la detenzione deve essere l’ultima spiaggia, “l’estrema ratio quando non si possono piu’ percorrere le altre strade. Vogliamo un rovesciamento di proporzioni. Vogliamo riservare il carcere solo quando l’esigenza di difesa sociale prevale. Il carcere, insomma, solo quando altre misure non possono essere sufficienti”.

TOSSICODIPENDENTI E CARCERE: “Credo che i tossicodipendenti vadano curati per intraprendere un cammino di redenzione – ha affermato il ministro della Giustizia -. Ma vanno allontanati dall’ambiente da cui si e’ originata la dipendenza”. Per quanto riguarda le normative su carcere e tossicodipendenza, “le alternative al carcere ci sono, ma prima di fare una proposta di legge voglio approfondire, verificare i numeri e le varie possibilita’. Non vogliamo varare misure palliative quando il problema va approfondito alla radice”.

LAVORO CARCERARIO: “Stiamo lavorando sul lavoro carcerario. Il detenuto che impara a fare un lavoro e’ un detenuto semi-salvato, che ritrovera’ in se’ le risorse per riprendersi”, ha aggiunto. BAMBINI IN CARCERE: “E’ straziante vedere i bambini che sono in carcere con le loro madri. I bambini non si possono alzare la mattina e vedere le sbarre. E’ una pena immensa”. Per i bambini figli delle detenute, ha annunciato il ministro, “stiamo attivando sistemi alternativi”.

IMMIGRATI: Infine, sulla questione degli immigrati in carcere, una delle soluzioni ipotizzate del titolare del ministero della Giustizia e’ quella delle convenzioni bilaterali con i Paesi di origine, nell’ottica di “un ritorno nel loro Paese”.

Insieme al ministro hanno visitato il carcere anche l’assessore regionale alla Sanita’, Daniela Scaramuccia, l’assessore fiorentino alle Politiche sociali, Stefania Saccardi, il direttore dello stesso carcere, Oreste Cacurri, il provveditore regionale Maria Pia Giuffrida, il garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone, e don Alessandro Santoro, cappellano delle Piagge.

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One Response to “SI PER UN NUOVO MODELLO CARCERARIO NO AI BAMBINI DI MADRI DETENUTE IN CARCERE”

  1. Palma DIPINO ha detto:

    Spero che, grazie alla sensibilità del ministro Severino, torni all’attenzione pubblica anche la questione delle carceri minorili in Italia (non solo quando o dove ci sono i suicidi o i tent.suicidi) e del funzionamento del sistema, più complessivo, della Giustizia Minorile. Per fare un esempio, si parla tanto di sprechi e tagli ai ministeri: per come vengono adesso utilizzati, a mio parere si potrebbe ridurre drasticamente il numero degli Istituti Penali Minorenni (ritengo ne sarebbero sufficienti 4-5 , su 19 attuali per circa 450 detenuti) , per imputati/condannati per gravi reati, ricorrendo alla custodia cautelare solo come soluzione estrema e velocizzando i processi. Si potrebbero trasformare le restanti strutture in comunità educative (insufficienti in tutta Italia) aperte al mondo esterno, con possibilità di utilizzo per le misure cautelari non detentive (es. “collocamento in comunità”) . L’ambivalenza di fondo, insanabile, ritengo infatti sia il fatto di voler considerare il carcere, anche per la delicatissima fascia adolescenziale, struttura di recupero e con funzioni “educative” mentre è nata per gli adulti e a scopi prevalentemente di difesa sociale. Un’alta percentuale di ragazzi non regge psicologicamente alla privazione della libertà, con somatizzazioni e vari sintomi di malessere, sino allo scompenso psichico anche solo dopo pochi mesi di detenzione (ricorderà il suicidio di Yassine). Basti vedere i dati annui circa gli interventi urgenti del Neuro Psichiatra Infantile. In molti altri casi, si rafforzano le reti delinquenziali per la compresenza di minori e giovani adulti.
    Già dipendente della G.M., lavoro nel ruolo di psicologa ASL anche presso l’Istituto Penale Minorenni di Firenze. Mi auguro che vengano affrontati con il nuovo Ministro anche questi temi (oltre al sovraffollamento) e l’urgenza di una Riforma della Giustizia Minorile, in tutti i suoi aspetti,compreso l’ordinamento penitenziario per i minori e i Tribunali per la famiglia
    cordiali saluti,
    Palma DIPINO

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