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29 June 2022

La Riforma non può aspettare

corleone-aperteLA RIFORMA NON PUO’ ASPETTARE

di FRANCO CORLEONE Una questione di prepotente urgenza. Così il Presidente Giorgio Napolitano aveva definito nel luglio del 2011 la insostenibilità della situazione delle carceri italiane e in occasione di una visita al carcere di San Vittore a Milano nel febbraio di quest’anno aveva lamentato che i suoi appelli fossero rimasti inascoltati e sostanzialmente disattesi. Nel frattempo lo scenario si è aggravato in quanto l’Italia è stata condannata dalla Corte europea per i diritti umani per trattamenti crudeli e degradanti equiparabili alla tortura e ha avuto un anno di tempo per rimediare a uno stato di illegalità. La data limite indicata dalla Corte europea di Strasburgo è il maggio 2014 e per questo Giorgio Napolitano da Poggioreale, il carcere più affollato d’Italia, ha fatto un annuncio clamoroso, l’invio di un messaggio alle Camere su questo tema non più eludibile e ha accennato alla necessità che il Parlamento valuti l’opportunità e la necessità di un provvedimento di amnistia e indulto. Giusto un anno fa, il 27 settembre, fu ricevuta al Quirinale una delegazione dei 139 giuristi e garanti dei diritti dei detenuti che avevano sottoscritto una lettera aperta al capo dello Stato elaborata dal professor Andrea Pugiotto con la richiesta dell’invio alle Camere di un messaggio ai sensi dell’articolo 87 della Costituzione affinché il Parlamento fosse chiamato ad affrontare i due problemi strettamente connessi della giustizia penale e del sovraffollamento carcerario. In quella occasione il Presidente ci spiegò il motivo per cui non riteneva di aderire a quel pressante invito, cioè il timore che il messaggio cadesse nel vuoto e indebolisse le ragioni della sollecitazione. Può essere un caso, o comunque una felice coincidenza, che il Presidente Napolitano abbia accettato il rischio di compiere un atto assai impegnativo anche in un momento politico così delicato. Il Presidente ha sicuramente messo in conto le reazioni polemiche di chi si richiamerà alla retorica securitaria e di chi denuncerà questa scelta come un favore per Berlusconi. La polemica incandescente tra il Quirinale e il capo di Forza Italia di fronte alle minacce di abbandono del Parlamento, alle dimissioni dei ministri e alle accuse farneticanti di un ruolo attivo di Napolitano nella redazione della sentenza della Cassazione sul lodo Mondadori, rendono questa accusa più grottesca che offensiva. Napolitano invece si rende conto che l’Italia non può rischiare una condanna che mette a rischio il suo prestigio internazionale non per l’equilibrio dei conti, ma addirittura per lo stato della democrazia. L’invivibilità delle prigioni è strettamente legata alla realtà dello stato di diritto e al rispetto dei principi della Costituzione, in particolare al senso della pena e al fine del reinserimento sociale dei detenuti previsti dall’articolo 27. Il Presidente Napolitano nel Messaggio alle Camere ha richiamato i possibili interventi, dalla limitazione del ricorso alla custodia cautelare alla depenalizzazione dei reati minori. Ricordo però che il sovraffollamento è determinato dagli effetti di troppe leggi frutto dell’ossessione panpenalistica assolutamente artificiosa e in particolare a causa della legge sulle droghe Fini-Giovanardi che provoca l’incarcerazione di oltre 25.000 persone e la presenza dietro le sbarre di oltre 15.000 tossicodipendenti. Questo scandalo è durato troppo tempo sull’altare di scelte ideologiche irragionevoli. Anche il Consiglio Superiore della Magistratura ha indicato le proposte per affrontare l’emergenza. L’amnistia, se ci sarà, dovrà interessare i reati che provocano il sovraffollamento e che dovranno essere cancellati perché non si riproduca dopo poco tempo lo stesso fenomeno. Il Presidente Napolitano ha ovviamente sollecitato anche l’approvazione di un provvedimento ben meditato di indulto legato a misure di accoglienza che favoriscano una positiva risocializzazione. La riforma del carcere non può aspettare. I volti e le maschere della pena (è il titolo di un volume appena uscito) devono uscire dall’ombra.

Articolo pubblicato sui quotidiani FINEGIL, 9 ottobre 2013

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