Il sito di Franco Corleone
17 July 2019

“Farò subito un´ispezione l´altra volta mi fu negata”

Il garante dei detenuti Franco Corleone rivela: Zonno disse che non era mio diritto. Il segretario dei funzionari di polizia: presa una strada sbagliata, fare passo indietro

MAURIZIO BOLOGNI per La Repubblica, edizione Firenze, del 26 febbraio 2012

Corleone, garante dei detenuti del Comune di Firenze, mantiene aplomb e toni misurati che lo contraddistinguono, ma le sue parole pacate sono comunque stilettate. Soprattutto verso il questore Francesco Zonno, che si sarebbe mostrato alquanto fiscale quando, a fine gennaio, dopo il suicidio di un detenuto nelle camere di sicurezza della questura, Corleone e un altro monumento vivente della cultura penitenziaria in Italia, Alessandro Margara, oggi garante per i detenuti della Regione Toscana, si presentarono per ispezionare quelle celle la cui vista aveva appena fatto rabbrividere il pubblico ministero Valentina Manuali durante il sopralluogo imposto dall´inchiesta aperta.
«Con garbo – dice Corleone – il questore ci disse che non avremmo potuto controllare le celle perché erano sotto sequestro della magistratura e che comunque non sarebbe stato nel nostro diritto visitarle. Giudizio inoppugnabile in punto di diritto, ma a nulla valse far notare che di lì a pochi giorni il Parlamento avrebbe approvato un emendamento che avrebbe concesso questo diritto ai garanti dei detenuti. Adesso l´emendamento è stato approvato e noi lunedì andremo subito a ispezionare le camere di sicurezza della questura» dice Corleone al telefono da Siracusa dove si trova per un convegno. Il garante è assai poco incline alle polemiche ma si mostra deciso ad affrontare e risolvere i problemi. Che ci sono.
«Chiederò subito una riunione urgente con autorità giudiziaria e penitenziaria, questura e carabinieri per affrontare alcuni problemi che, paradossalmente, rischiano di far diventare la detenzione in camera di sicurezza peggiore della reclusione in carcere che invece le misure del ministro Severino vorrebbero alleggerire» dice Corleone. «In primo luogo, non mi sembra che affidare il controllo di un arrestato alla stessa forza di polizia che ha eseguito il fermo risponda a criteri di garanzia e sicurezza per la persona. E poi bisogna affrontare un problema: quando un detenuto entra in carcere è sottoposto ad una visita medica che ne controlla l´integrità fisica ed accerta se la persona è stata percossa. Questo non avviene quando si finisce in camera di sicurezza di polizia e carabinieri. Sono questioni – aggiunge Corleone – che dovevano essere risolte prima dell´entrata in vigore del decreto. Lo avevamo chiesto al questore, e Margara ne ha parlato anche con il procuratore generale Deidda, affinché queste modalità fossero messe a regime prima dell´attivazione del servizio della detenzione in camera di sicurezza. Adesso bisogna provvedere. Così come è il caso di valutare se c´è la possibilità di organizzare luoghi di detenzione temporanea diversi dalle camere di sicurezza, non fetenti, magari vicino al tribunale dove il detenuto deve passare per la convalida, affidati ad assistenti sociali e vigilati da un corpo interforze costituito ad hoc. Occorre – conclude il garante dei detenuti – una pausa di riflessione su come applicare la nuova legge per evitare che si ripetano situazioni così terribili».
Sulla tragedia di ieri intervengono anche il senatore radicale Marco Perduca e Maurizio Buzzegoli, segretario dell´associazione Andrea Tamburi. «E´ il secondo caso di morte da chiarire che avviene all´interno della camera di sicurezza della questura di Firenze» scrivono. «L´inidoneità della struttura a trattenere i custoditi e la conseguente difficoltà da parte degli agenti ad assicurare l´integrità fisica di questi ultimi devono essere valutati quanto prima» aggiungono Perduca e Buzzegoli, augurandosi che il questore di Firenze «possa quanto prima far chiarezza su quest´ultima morte, rispettando la concezione che la giustizia deve farsi carico, oltre che della vittima, anche dell´autore del reato». Il segretario regionale toscano dell´Associazione nazionale funzionari di polizia, Antonio Fusco, si interroga polemicamente: «Quante altre tragedie si devono verificare per comprendere di aver imboccato una strada sbagliata e fare un passo indietro? Molte questure della Toscana, come quella di Pistoia per esempio, non hanno nemmeno una camera di sicurezza agibile e gli arrestati devono essere guardati a vista, a volte per giorni, dagli stessi agenti che li hanno fermati, con il perdurare di una situazione di conflitto e di stress inevitabile conseguenza di un arresto». Da qui la richiesta di «un immediato intervento correttivo del governo» da parte dell´associazione che esprime cordoglio ai familiari del giovane e «solidarietà e vicinanza al questore ed ai colleghi della questura di Firenze per le difficoltà nelle quali sono costretti ad operare».

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