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Ulivo, i garantisti giustiziati
IDA DOMINIJANNI

Da Il Manifesto del 6.4.2001


" Molte delle persone che si sono più prese cura delle galere sono rimaste fuori dalle liste elettorali. Non dico che sono rimaste fuori per questo: però sono rimaste fuori nonostante questo. Contano poco, le galere, in sentimenti e voti". Parole ben misurate di Adriano Sofri, sul Foglio di ieri l'altro, riferite soprattutto all'esclusione dalle candidature di Ersilia Salvato, una dei pochi che dal parlamento si muoveva spesso per andare a fargli visita nel carcere di Pisa. Ma non si tratta solo (solo?) delle galere.
Si sa che cercare un qualsivoglia nesso fra candidature e qualità delle politiche fatte o da fare è impresa quanto mai ardua: di tutte le logiche cui è sottoposta la scelta delle candidature, quella di merito è l'ultima, nel bene e nel male. Dunque sarebbe perfino troppo generoso azzardare che la non riconferma in parlamento di tutta la pattuglia garantista di centrosinistra - Salvato, Corleone, Senese, Saraceni, Manconi, Pettinato - corrisponda a una qualche logica punitiva. Parafrasando Sofri: non diciamo che sono rimasti fuori per questo; però sono rimasti fuori nonostante questo. Nonostante abbiano tenuto la barra di un garantismo rigoroso, non di parte, non a uso dei potenti ma dei deboli, in una legislatura che il garantismo l'ha visto brandire come arma contundente da parte di Berlusconi e della sua banda, e sovente come arma di scambio con Berlusconi da parte di una metà del centrosinistra, mentre l'altra metà restava avvinghiata a scorciatoie penali quando non giustizialiste dei problemi politici e di quelli sociali. Conclusione: sulla politica della giustizia, e poi su quella sua sottospecie che viene definita politica della sicurezza, si è giocata gran parte della legislatura che abbiamo alle spalle; eppure evidentemente conta poco, la giustizia, in sentimenti e voti.
Non per cantare inutili de profundis, ma pro-memoria per la legislatura che verrà, conviene scorrere rapidamente l'elenco delle questioni, alcune acquisite altre archiviate altre rimaste in sospeso, sulle quali i componenti della pattuglia di cui sopra si sono spesi e sulle quali nessun punto di programma ci garantisce allo stato attuale che qualcun altro si spenderà. Fra le questioni acquisite c'è la riforma costituzionale del giusto processo, voluta a fini di parte più dal centrodestra che dal centrosinistra, e che senza l'impegno puntiglioso di Senese mai si sarebbe realizzata con la formulazione equilibrata con cui è stata realizzata. Fra quelle rimaste in sospeso, al primo posto c'è l'abolizione dell'ergastolo, sancita dall'aula del senato e mai arrivata nell'aula di Montecitorio. Archiviata, malgrado i generosi tentativi della nostra pattuglia, la soluzione politica per chiudere definitivamente gli anni di piombo e le relative posizioni penali pendenti. Affossate nell'emergenza-sicurezza le proposte di più larga aministia e indulto per i reati minori che avrebbero sgonfiato le carceri: dopo la rivolta di Sassari se n'era fatto portatore pure il neonominato guardasigilli Fassino ma l'allarme-immigrati le ha inabissate, come pure ha svuotato quella legge firmata da Saraceni e Simeone (anche quest'ultimo non ricandidato da An, e in transito verso il partito di D'Antoni) che facilitava l'accesso ai benefici della legge Gozzini. Tutta la politica sulle carceri del resto, già "disciplinata" dall'allontanamento nel '99 dell'ex direttore del Dap Margara, non trarrà che ulteriori danni dall'assenza dal parlamento di Franco Corleone, sottosegretario alla giustizia che ha unito all'impegno per la riduzione dei detenuti quello per la riforma della legislazione sulla droga, due obiettivi peraltro largamente coincidenti.
E siamo lungi dall'aver finito. Perché garanzie e penale minimo si misurano su tutti i campi dell'intervento legislativo, e in particolare su quelli che hanno a che fare con i diritti di libertà e con i nuovi conflitti indotti dalla globalizzazione. Due esempi per tutti: la pessima legge sulla procreazione assistita, tutt'altro che garantista nell'impianto normativo e in quello punitivo, la cui bocciatura si deve in prima persona a Ersilia Salvato; e la la normativa sul diritto d'autore, brillante esempio di uso del penale massimo a tutela delle multinazionali, passata nonostante la tenace opposizione di Senese.