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Uno Zar all'amatriciana
Franco Corleone su Fuoriluogo di Dicembre 2001

Per un Arlacchi che se ne va, c’è un Soggiu che arriva. Il 29 novembre infatti su proposta di Berlusconi, il Consiglio dei Ministri ha nominato Pietro Soggiu Commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle politiche antidroga. Un generale per la war on drugs italica: una scelta assai discutibile perché toglie una funzione essenziale agli affari sociali e trasforma un tema del welfare in una questione di polizia.
Ma il decreto di nomina non prevede solo una sinecura ma, come hanno prontamente denunciato gli assessori regionali alle politiche sociali, “allarga la competenza dello Stato a compiti gestionali che debordano largamente l’azione di indirizzo e di coordinamento del governo, peraltro superata dalle modifiche costituzionali”.
Viene da chiedersi dove era l’alfiere della devolution, il bauscia Bossi. È evidente che il prode Umberto concepisce il federalismo a corrente alternata come altri concepiscono le riforme della giustizia e il garantismo come questioni di bottega e non come principi universali.
Non basta. La Conferenza degli Assessori regionali ha denunciato che il decreto riaccentra a livello nazionale le competenze regionali di Piani e programmi di sorveglianza sull’operato regionale e locale e, cosa ancora più grave, fa scelte dettagliate sulla libertà di scelta del programma terapeutico e socio riabilitativo della persona.

Questa dura presa di posizione illustrata dall’assessore del Veneto De Poli, che non è certamente noto come antiproibizionista, è stata fatta propria dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni: questi, all’unanimità hanno chiesto il 6 dicembre un imme-diato riesame del provvedimento con la contestuale sospensione dell’iter già intrapreso. Ci sono dunque le condizioni perché la scelta repressiva di Fini non sia cosa fatta e scontata. Occorre però che l’opposizione veda impegnate su questo terreno anche le forze politiche della sinistra senza ripercorrere gli errori e gli opportunismi che per cinque anni hanno impedito al governo di centrosinistra di realizzare le riforme anche timide richieste dalla Conferenza di Napoli.
Purtroppo i segnali che si ripetono con preoccupante accelerazione non sono rassicuranti. Dopo l’imboscata di Vespa a Porta a Porta, la Rai ha messo in onda la trasmissione di maggiore intrattenimento nazionalpopolare, “Domenica in”, in diretta da San Patrignano: il servizio pubblico pare schierato totalmente su una linea di appoggio alle scelte di istituzionalizzazione e di esclusione sociale delle comunità chiuse. Non fa neppure scandalo che i cosiddetti Stati generali della scuola inventati dalla Ministra Moratti siano stati aperti da Andrea Muccioli.
D’altronde se anche il Gambero Rosso (sic!) sponsorizza la comunità di Rimini non c’è da stupirsi dell’arroganza padronale che si diffonde. L’opportunismo e il servilismo del ceto burocratico intellettuale sono una costante dell’Italia provinciale che si converte lestamente ai nuovi potenti. L’intransigenza morale e ideale è merce rara, cosa da giacobini ed azionisti, al massimo si esprime la fronda.
La questione dei diritti e delle droghe si pone oggi anche come spartiacque tra le spinte di libertà e le pulsioni verso lo stato etico. Un pessimo anno, un cattivo Natale.
Il regime s’avvicina.