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Il Foglio del 7 marzo 2002
Signor direttore
Riordinando i ritagli di giornale (ognuno ha la
nevrosi che si merita), ho letto con attenzione larticolo
che gli amici Taradash & Calderisi hanno dedicato il 20 dicembre
2001 sul Foglio alla proposta di Ernesto Rossi per una riforma della
Rai. Anchio ero rimasto colpito dal fatto che il convegno
degli Amici del Mondo svoltosi allinizio del 1959 intitolato
Verso il regime avesse come sbocco un testo di legge
per la riforma della Rai. Infatti la mozione conclusiva del convegno
esprimeva il consenso alle relazioni di Mario Boneschi e di Leopoldo
Piccardi e auspicava che le forze democratiche italiane sapessero
svolgere unazione efficace per ottenere che strumenti
di informazione e di formazione culturale di tanta importanza nella
vita moderna non continuino a essere usati nellesclusivo interesse
di una parte politica. Di fronte al rischio che, rispetto
alla denuncia dello scivolamento verso il regime e alla lamentata
crisi delle istituzioni, si rispondesse con il classico topolino
partorito dalla montagna, era lo stesso Ernesto Rossi a rivendicare
la scelta di metodo di dare una impostazione il più possibile
concreta ai problemi della vita politica italiana. La scelta derivava
dalla consapevolezza che tutti ormai hanno capito quali pericolosi
strumenti per il condizionamento dei cervelli, e quindi per la instaurazione
di un regime totalitario, sono diventate la Rai e la tv.
Oggi che viene riproposto lallarme per il
pericolo dellinstaurarsi di un regime, mi pare esemplare lindicazione
dei radicali di quaranta anni fa che denunciavano la creazione delle
premesse di un nuovo tipo di dittatura morbida e tuttavia volevano
dare un saggio di concretezza per portare subito la lotta in Parlamento,
nei ristretti limiti in cui questa lotta oggi è possibile,
per fornire a tutti i deputati e senatori di buona volontà
un progetto già pronto su cui impegnarsi; per mostrare al
paese quale può essere domani il metodo da usare per aprire
nella sede adatta quella serie di dibattiti su argomenti precisi
a cui gli zelatori del regime dovranno per forza risponde re. Nellintroduzione
al volume, Paolo Pavolini concludeva con queste parole: Il
regime va incalzato e logorato senza tregua; a questo progetto se
ne aggiungeranno altri: prima o poi, è fatale, il paese finirà
per comprendere. Al di là del giudizio sulla manifestazione
di un estremo ottimismo della volontà, resta lindicazione
per la società civile, i professori e gli intellettuali di
misurarsi con rigore sul terreno dei contenuti. Il progetto di legge
fu immediatamente presentato in Parlamento il 12 marzo 1959, da
Ugo La Malfa. Successivamente, il 22 giugno 1964, al Senato Ferruccio
Parri presentò un disegno analogo e il 25 febbraio 1965 lidentico
testo fu presentato alla Camera da Lajolo, Marchesi, Pajetta, Alicata,
Rossana Rossanda. Nel 1994 allinizio della XII legislatura
presentai larticolato di Rossi con le sole modifiche indispensabili
alle mutate condizioni normative. Nella relazione ricordavo che
la questione informazione era divenuta addirittura esplosiva per
gli effetti sulle decisioni dei cittadini e per il ruolo proprietario
del presidente del Consiglio e che si riproponeva lurgenza
di un dibattito e di decisioni sul servizio pubblico, sul duopolio
e sullantitrust. Le polemiche sulle nomine di allora, le proposte
di attribuire allIri la nomina del consiglio damministrazione
e la necessità di una riforma della legge Mammì
mi avevano convinto a ripresentare il testo di riforma di Ernesto
Rossi non per mera provocazione intellettuale, ma soprattutto perché
in un momento in cui occorreva rifondare un sistema
azzerando metodi di faziosità, censure, lottizzazioni, una
proposta antica ma non polverosa poteva servire come termine di
paragone anche per dimostrare che meglio si poteva fare in passato.
Ovviamente il testo va letto tenendo conto che fu scritto in una
situazione di monopolio, con presenza di una sola rete e con assenza
del colore. Ma proprio la riflessione preoccupata dal peso sulla
democrazia dei mezzi di comunicazione dimostra la modernità
del pensiero di Ernesto Rossi, liquidato troppo spesso sbrigativamente
come polemista e anticlericale. Non è questa la sede per
illustrare nei dettagli la proposta, basti ricordarne i punti essenziali:
lobiettivo di una radicale riforma della Rai per assicurare
limparzialità e lobiettività dei suoi
servizi secondo Ernesto Rossi richiedeva la trasformazione della
Rai in ente di diritto pubblico eliminando la finzione giuridica
di società per azioni; in secondo luogo la costituzione di
un Comitato di garanzia responsabile del livello culturale di tutte
le trasmissioni radiofoniche e televisive, della obiettività
delle informazioni e della imparzialità della Rai nominato
dal Parlamento e dal presidente della Repubblica, mentre il consiglio
damministrazione sarebbe nominato dal governo. La commissione
parlamentare di vigilanza nata morta, va seppellita.
Un monopolio che non si giustifica Assai semplice ed
efficace il meccanismo delle trasmissioni elettorali e di informazione
politica previsto nella proposta, con eguale disponibilità
di tempo per non consolidare le posizioni acquisite e non chiudere
la strada agli uomini nuovi e alle nuove formazioni politiche. La
conclusione di Ernesto Rossi era chiara: Noi non siamo favorevoli
al sistema americano che spinge le società radiofoniche e
televisive ad accrescere i profitti soddisfacendo i gusti più
grossolani delle masse. Ma al monopolio della Rai qual è
oggi riterremmo preferibile perfino un sistema di pseudo concorrenza
con tutti i suoi rischi e i suoi difetti. I padroni del vapore
ogni tanto litigano fra loro nella spartizione del bottino, e queste
liti potrebbero aprire spiragli, attraverso i quali avrebbero una
piccola probabilità di farsi ascoltare anche le voci oggi
completamente escluse dai microfoni della Rai. Il nostro ideale
politico non è lunità, il conformismo, la quiete.
E la molteplicità delle forze in contrasto, la gara
in cui i concorrenti partano da posizioni il più possibile
eguali, la partecipazione consapevole di tutti i cittadini alla
vita politica del loro paese. Oggi la Rai è la voce del padrone.
Il monopolio statale potrà essere giustificato solo se e
quando la Rai diventerà veramente uno strumento per leducazione
liberale e democratica del popolo italiano. Mi pare che contrariamente
a quanto sostenuto dagli amici Taradash & Calderisi più
che la privatizzazione della Rai, lassillo di Rossi fosse
la pubblicizzazione reale e la sottrazione agli interessi di parte,
di un regime tirannico, anche se chiamato Democrazia cristiana o
Repubblica popolare. Anche la proposta di Ernesto Rossi si iscrive
nel lungo elenco delle occasioni riformatrici mancate. Sono passati
quarantadue anni da allora, sono passati otto anni dalla mia provocazione,
Silvio Berlusconi ha rivinto le elezioni, abbiamo un nuovo consiglio
di amministrazione, ma i nodi di fondo, nelle condizioni mutate,
appaiono ancora più aggrovigliati. Occorre unidea nuova
da cui ripartire. Franco Corleone
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