EDITORIALE
Prevenzione sotto accusa
Franco Corleone su Il Manifesto del 22.11.2001
Ogni guerra che si rispetti ha le sue vittime, meglio se innocenti.
La guerra alla droga nel mondo ha causato danni culturali e devastazioni
alla terra di tanti paesi sempre in nome di una morale assoluta
che premia la salvezza dell'anima piuttosto che la salute dei corpi.
L'Italia nel suo piccolo pare non voglia essere da meno e abbia
deciso l'offensiva contro la politica di riduzione del danno senza
esclusione di colpi. La prima vittima è Vittorio Agnoletto
e contro di lui ormai l'accanimento prende la forma della persecuzione
vile con lo scopo della delegittimazione totale. Aveva iniziato
il ministro Maroni espellendolo dalla Consulta per le tossicodipendenze,
giustificando tale atto con una spiegazione falsa secondo la quale
i consulenti dovrebbero essere persone di fiducia del ministro.
Subito dopo si è accodato il ministro della Sanità
Sirchia che lo ha cacciato dalla Commissione nazionale sull'Aids.
Ora la bordata più pesante: l'indagine per istigazione all'uso
di droghe, in particolare l'ecstasy, con l'aggravante di essere
rivolto ai minori. La vicenda risale ad alcuni anni fa e la polemica
si era risolta in una bolla di sapone nonostante le interrogazioni
parlamentari e le invettive di Alleanza Nazionale. Sul banco degli
accusati non c'è solo Agnoletto, la Lila e magari Rosy Bindi
per avere concesso il patrocinio del Ministero della Sanità,
ma la scelta della prevenzione, dell'educazione e della riduzione
del danno.
Proprio alcuni giorni fa Vittorio Agnoletto era a Barcellona ad
inaugurare la prima Conferenza dei paesi latini sulla riduzione
dei rischi collegati all'uso di droghe. Ebbene, già in quella
sede è risultato evidente che l'Italia è ultima in
Europa sul terreno delle sperimentazioni. La Spagna di Aznar, tanto
amato da Berlusconi, apre narcosale e distribuisce siringhe ai detenuti
tossicodipendenti, in Italia si vogliono smantellare i Sert e portare
il welfare in tribunale. Non è certo casuale che la comunicazione
di essere sul registro degli indagati sia avvenuta pochi giorni
dopo il convegno di San Patrignano, in cui mezzo governo si era
recato a genuflettersi. Su questo tema l'Italia si avvia ad essere
fuori dall'Europa, con conseguenze devastanti per i giovani che
in questi anni erano usciti dal sommerso e si erano affidati ai
servizi pubblici. Il destino è chiaro, perentoriamente chiaro:
farsi salvare da Muccioli o tornare in clandestinità, per
morire nell'emarginazione e nella solitudine più totale.
Di fronte a tale cinismo la risposta non può essere questa
volta una rinnovata solidarietà a Vittorio Agnoletto. C'è
bisogno di più. In primo luogo tocca alle regioni amministrate
dal centrosinistra indicare una strada alternativa utilizzando le
prerogative federaliste per uno scontro sui contenuti rigorosamente
definiti. Guai se anche in questa occasione si consegnerà
la palla alle minoranze per poi lamentare l'estremismo. Di fronte
al fondamentalismo di questo governo è necessaria una radicalità
di iniziative di tutta la sinistra, a partire da quella riformista,
se non intende assumersi la responsabilità di una frattura
insanabile.
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