L' appello sottoscritto da Fo, Francescato, don Gallo, Vauro e altri
rappresentanti della sinistra critica per la costituzione del girasole
ripropone il quesito se ci sia lo spazio, ma soprattutto la necessità
di un'area politica e istituzionale in cui possano identificarsi strati
sociali, esperienze, culture che si trovano a disagio nelle identità
tradizionali: quella comunista e socialdemocratica da una parte e
quella cattolico-popolare dall'altra. Identità che non rispondono
ai bisogni sociali e culturali emergenti e non sono adeguate alle
sfide della modernità, cioé alla globalizzazione e all'innovazione.
Noi crediamo con molta forza alla proposta del girasole come ipotesi
capace di dare una risposta positiva a questo nodo e di fare operazioni
di verità contro le grandi ideologie dominanti: quella del
mercato, dello sviluppo illimitato, dello statalismo e, da ultimo,
del fondamentalismo etico che avanza con forza nella nostra società.
Il girasole dunque non come somma di aggregazioni esistenti, ma come
nuova proposta politico-culturale. Il girasole come rilancio di una
cultura ambientalista, laica e di radicalità capace di rimettere
al centro l'individuo uomo/donna che sia capace di valorizzare differenze
e specificità contro le tendenze della globalizzazione a creare
non solo un unico super mercato, ma anche una sorta di pensiero unico.
Una proposta che ricerca un'interlocuzione privilegiata con il mondo
dell'associazionismo e della società civile come diversa organizzazione
della politica, mai riducibile al solo sistema dei partiti. L'aver
ridotto la riforma della politica alla sola riforma elettorale, dimenticando
la necessità di dare nuove legittimità e nuovi fondamenti
ai partiti e all'agire politico è, per il centrosinistra, all'origine
di un asfittico rapporto con la società diffusa. E la pletora
di formazioni politiche è l'effetto e non la causa di questa
situazione. Ecco perché serve mettere in campo una pratica
in cui anche le istanze più radicali, ad esempio quelle provenienti
dai centri sociali, antagoniste all'attuale forma della politica,
possano essere protagoniste di una nuova politica.
La vicenda del giubileo e l'intervento del ministro Veronesi alla
conferenza di Genova sulle droghe sono due episodi che esplicitano
la debolezza delle culture attualmente prevalenti nel centrosinistra.
Usciamo dall'anno duemila con un giubileo durante il quale il centro
sinistra è stato incapace di trasformare in politica una diffusa
carica morale di critica alle ingiustizie, alla globalizzazione, al
consumismo, alla guerra, alla devastazione dell'ambiente e del sud
del mondo. E così poco si è fatto sul debito del sud
del mondo, nulla sulla clemenza ai detenuti, sottovalutando totalmente
quella tensione morale diffusa, in particolare nelle giovani generazioni,
mirante a ricercare uno scopo di vita anche attraverso nuovi rapporti
con la natura. Al contrario si è lasciato al papato e a papa
Woytila, in una cornice fortemente integralista, una sorta di esclusiva
di questi temi.
La laicità dello stato, invece deve tornare ad essere asse
portante della politica dell'inizio del terzo millennio. Una laicità
che si muova a difesa della privacy, che rifiuti l'invadenza dello
stato, che adotti il principio di precauzione come scelta di responsabilità
verso il futuro, che tuteli la dimensione di cittadini-consumatori
dentro la globalizzazione. Una laicità che si contrappone l'altra
grande ideologia dominante, quella del mercato come regno della libertà
e della soluzione dei problemi.
Prima il presidente Amato, poi molti altri esponenti politici hanno
cercato di contestare le dichiarazioni di Veronesi sulle droghe attraverso
la scissione tra politica e tecnica. E' il caso di ricordare che è
stato proprio il movimento ambientalista degli anni '80 (quello che
non a caso si chiamava ambientalismo scientifico) a proporre la politica
come unificazione tra sapere, scienza, cultura e tecnica.
Se la presa d'atto della realtà fatta dal ministro della Sanità
in materia di droghe viene considerata un fatto tecnico, cioè
non rilevante per la politica italiana, siamo di fronte alle più
classiche politiche di conservazione. Così il ruolo dello stato
invece di garante appare quello di limitatore delle libertà.
Sta in questa concezione dello stato e nella conseguente sottovalutazione
del tema della e delle libertà l'attuale debolezza del centrosinistra
e la forza dell'asse Berlusconi Bossi.
E' in corso una discussione sull'ipotesi che nel girasole confluiscano
assieme ai verdi e a pezzi di società civile organizzata anche
le esperienze dei comunisti di Diliberto e dei socialisti di Boselli.
Come ogni progetto politico nuovo si tratterà di capire che
cosa delle passate esperienze si vuol conservare e cosa abbandonare.
Ma l'elemento centrale è quale identità si vuol costruire,
quale è la specificità di questa nuova aggregazione
nel contesto del centrosinistra. Il modo di intendere l'ambiente,
le libertà, lo stato sociale a noi paiono elementi portanti
e costitutivi.
A coloro che anche dentro i Verdi temono questa nuova avventura ricordiamo
che il rischio è un elemento costitutivo della politica e della
libertà e che il girasole a cui pensiamo non è la pianta
industriale e autostradale, ma un fiore difficile e aspro.
*deputato verde
** senatore verde