L'Arco In Cielo - Il sito web di Franco Corleone
 Navigazione
Torna alla home pageScrivi alla redazione di FrancoCorleone.it
L'Agenda di Franco CorleoneL'attività parlamentare alla Camera
BiografiaDocumenti
Comunicati Stampa e ArticoliImmagini
CollegamentiRicerca
Periodico del Circolo dell'Ulivo di Ortona

Elezioni a Tolmezzo
Vota per Voler Bene a Tolmezzo
e alla Carnia
Leggi lo Speciale


La Colomba per il
Friuli Venezia Giulia

Ambiente Diritti Friuli Europa
Il sito è on line
www.colomba.info
FrancoCorleone.it

Stampa

VERDI
Sotto il segno del Girasole
FRANCO CORLEONE*, STEFANO SEMENZATO**


L' appello sottoscritto da Fo, Francescato, don Gallo, Vauro e altri rappresentanti della sinistra critica per la costituzione del girasole ripropone il quesito se ci sia lo spazio, ma soprattutto la necessità di un'area politica e istituzionale in cui possano identificarsi strati sociali, esperienze, culture che si trovano a disagio nelle identità tradizionali: quella comunista e socialdemocratica da una parte e quella cattolico-popolare dall'altra. Identità che non rispondono ai bisogni sociali e culturali emergenti e non sono adeguate alle sfide della modernità, cioé alla globalizzazione e all'innovazione.
Noi crediamo con molta forza alla proposta del girasole come ipotesi capace di dare una risposta positiva a questo nodo e di fare operazioni di verità contro le grandi ideologie dominanti: quella del mercato, dello sviluppo illimitato, dello statalismo e, da ultimo, del fondamentalismo etico che avanza con forza nella nostra società.
Il girasole dunque non come somma di aggregazioni esistenti, ma come nuova proposta politico-culturale. Il girasole come rilancio di una cultura ambientalista, laica e di radicalità capace di rimettere al centro l'individuo uomo/donna che sia capace di valorizzare differenze e specificità contro le tendenze della globalizzazione a creare non solo un unico super mercato, ma anche una sorta di pensiero unico.
Una proposta che ricerca un'interlocuzione privilegiata con il mondo dell'associazionismo e della società civile come diversa organizzazione della politica, mai riducibile al solo sistema dei partiti. L'aver ridotto la riforma della politica alla sola riforma elettorale, dimenticando la necessità di dare nuove legittimità e nuovi fondamenti ai partiti e all'agire politico è, per il centrosinistra, all'origine di un asfittico rapporto con la società diffusa. E la pletora di formazioni politiche è l'effetto e non la causa di questa situazione. Ecco perché serve mettere in campo una pratica in cui anche le istanze più radicali, ad esempio quelle provenienti dai centri sociali, antagoniste all'attuale forma della politica, possano essere protagoniste di una nuova politica.
La vicenda del giubileo e l'intervento del ministro Veronesi alla conferenza di Genova sulle droghe sono due episodi che esplicitano la debolezza delle culture attualmente prevalenti nel centrosinistra.
Usciamo dall'anno duemila con un giubileo durante il quale il centro sinistra è stato incapace di trasformare in politica una diffusa carica morale di critica alle ingiustizie, alla globalizzazione, al consumismo, alla guerra, alla devastazione dell'ambiente e del sud del mondo. E così poco si è fatto sul debito del sud del mondo, nulla sulla clemenza ai detenuti, sottovalutando totalmente quella tensione morale diffusa, in particolare nelle giovani generazioni, mirante a ricercare uno scopo di vita anche attraverso nuovi rapporti con la natura. Al contrario si è lasciato al papato e a papa Woytila, in una cornice fortemente integralista, una sorta di esclusiva di questi temi.
La laicità dello stato, invece deve tornare ad essere asse portante della politica dell'inizio del terzo millennio. Una laicità che si muova a difesa della privacy, che rifiuti l'invadenza dello stato, che adotti il principio di precauzione come scelta di responsabilità verso il futuro, che tuteli la dimensione di cittadini-consumatori dentro la globalizzazione. Una laicità che si contrappone l'altra grande ideologia dominante, quella del mercato come regno della libertà e della soluzione dei problemi.
Prima il presidente Amato, poi molti altri esponenti politici hanno cercato di contestare le dichiarazioni di Veronesi sulle droghe attraverso la scissione tra politica e tecnica. E' il caso di ricordare che è stato proprio il movimento ambientalista degli anni '80 (quello che non a caso si chiamava ambientalismo scientifico) a proporre la politica come unificazione tra sapere, scienza, cultura e tecnica.
Se la presa d'atto della realtà fatta dal ministro della Sanità in materia di droghe viene considerata un fatto tecnico, cioè non rilevante per la politica italiana, siamo di fronte alle più classiche politiche di conservazione. Così il ruolo dello stato invece di garante appare quello di limitatore delle libertà. Sta in questa concezione dello stato e nella conseguente sottovalutazione del tema della e delle libertà l'attuale debolezza del centrosinistra e la forza dell'asse Berlusconi Bossi.
E' in corso una discussione sull'ipotesi che nel girasole confluiscano assieme ai verdi e a pezzi di società civile organizzata anche le esperienze dei comunisti di Diliberto e dei socialisti di Boselli. Come ogni progetto politico nuovo si tratterà di capire che cosa delle passate esperienze si vuol conservare e cosa abbandonare. Ma l'elemento centrale è quale identità si vuol costruire, quale è la specificità di questa nuova aggregazione nel contesto del centrosinistra. Il modo di intendere l'ambiente, le libertà, lo stato sociale a noi paiono elementi portanti e costitutivi.
A coloro che anche dentro i Verdi temono questa nuova avventura ricordiamo che il rischio è un elemento costitutivo della politica e della libertà e che il girasole a cui pensiamo non è la pianta industriale e autostradale, ma un fiore difficile e aspro.


*deputato verde
** senatore verde