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E il partito dell'amnistia è ridotto ai minimi termini
Molti gli esclusi nella pattuglia trasversale dei "garantisti"

di Claudia Fusani da Repubblica del 4.4.2001


ROMA - C'è un partito che ha già perso. Senza nemmeno correre. E non per scelta. E' quella pattuglia trasversale che in questi anni rimescolava le sigle dei partiti di origine e si buttava nelle battaglie più difficili: l'amnistia, l'indulto, carceri più vivibili, pene più degne. Il partito di quelli che a Natale e a Ferragosto sono stati in carcere per calmare gli animi dei detenuti ed evitare rivolte.
Tra i non candidati e tra quelli candidati in collegi considerati persi, ci sono alcuni tra i più forti sostenitori delle battaglie in difesa delle garanzie e dei diritti degli imputati: la vicepresidente del Senato Ersilia Salvato e Salvatore Senese fra i Ds, Luigi Saraceni, Franco Corleone, Marco Boato, il relatore sui temi della giustizia nella commissione Bicamerale candidato ma in un collegio non così sicuro, Luigi Manconi e Saro Pettinato fra i Verdi, Tiziana Maiolo di Forza Italia, l'avvocato Alberto Simeone di An che scandalizzò Fini perché primo firmatario, con Saraceni, di quella legge soprannominata svuotacarceri. Il più amareggiato è Franco Corleone, eletto per la prima volta nel 1979, uno dei fondatori dei Verdi, in questa legislatura sottosegretario alla Giustizia con delega alla carceri, un po' il motore di tutte le riforme avviate ma ancora non concluse. Non vuole fare polemiche, «e dunque dice non voglio pensare che queste esclusioni siano un tributo allo slogan della sicurezza. Posso dire però che il mio impegno in temi sociali veri come le droghe e il carcere sono un patrimonio concreto con cui si doveva andare davanti agli elettori». Il senatore Manconi, che dei Verdi è stato anche il portavoce, è convinto soprattutto di pagare «una silenziosa, e vecchia di un anno, separazione dall'attuale gruppo dirigente dei Verdi». Ma non ha dubbi sul fatto che «in tutti gli schieramenti e partiti nei confronti dei garantisti c'è molta diffidenza»: come se chi decide, a destra e a sinistra, avesse stabilito che certi temi dell'emarginazione sociale sarebbero stati terribilmente demodè in campagna elettorale.