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EDITORIALE
Un prefetto al posto dei Sert
Franco Corleone su Il Manifesto del 27.10.01


Il vice presidente del Consiglio ha utilizzato la platea di Muccioli per indicare una linea di governo caratterizzata dalla tolleranza zero e da una spinta alla repressione totale. Linea allarmante non solo per la rozzezza culturale ma anche, soprattutto, per i riflessi pratici. Infatti finché il discorso si limita propagandisticamente a negare ogni differenza tra droghe leggere e pesanti, a esaltare la vita e le comunità terapeutiche, alla difesa della integrità (della razza) dei giovani, siamo nell'ambito della polemica pseudo culturale e della affermazione totalitaria dei valori.
Ma l'attacco di Fini, in stile bellico ad alzo zero, ha lanciato una vera e propria bomba atomica contro i Sert e la politica di riduzione del danno. I risultati della Conferenza di Genova, appena stampati dal parlamento, sono considerati carta straccia. L'opera difficile e appassionata di migliaia di operatori che sui trattamenti tentano in molti casi sperimentazioni coraggiose e in sintonia con le azioni pragmatiche che avvengono in tutti i paesi europei, è invece bollata come pratica di cronicizzazione attraverso la pura e semplice somministrazione d i metadone. La politica di riduzione del danno che con tanta fatica grazie al cartello delle associazioni aveva finalmente trovato cittadinanza e che aveva avuto il supporto entusiasta del ministro Veronesi, viene bandita come l'anticamera della legalizzazione delle droghe.
La provocazione fascista non finisce qui: l'idea di unificare le competenze sociali e sanitarie della tossicodipendenza in un dipartimento presso la Presidenza del consiglio affidandola al prefetto Pietro Sotgiu, noto proibizionista, rivela il disegno di prefigurare una gestione di polizia abbattendo un tassello dello stato sociale. La conferma di questa volontà si evince da un'altra proposta giunta dalla tribuna di San Patrignano: la spinta a un trattamento coatto ed obbligatorio in comunità terapeutica senza il quale i detenuti tossicodipendenti non potrebbero accedere alle misure alternative.
Se questo pacchetto si traducesse in realtà, l'Italia si metterebbe fuori dall'Europa, nel momento in cui non ci si confronta più solo con l'Olanda ma con le scelte della Francia, della Spagna e del Portogallo sulla depenalizzazione del consumo, la sperimentazione di somministrazione controllata di eroina, l'apertura di stanze per il buco pulito a Madrid. Proprio due giorni fa il ministro dell'interno inglese ha proposto la decriminalizzazione dell'uso della cannabis e la legalizzazione della canapa medica. L'azione devastante del nostro governo sulla giustizia ha sfregiato l'immagine dell'Italia in Europa; una svolta così reazionaria sulle droghe contribuirebbe a metterci ai margini di una politica pragmatica.
L'ideologia e il moralismo espresso da Fini sono insieme il frutto del provincialismo e della subalternità alla fallimentare war on drugs che ha portato la guerra in Colombia e ha sostenuto i taliban con milioni di dollari. Proprio quando l'azione di Pino Arlacchi viene sconfessata, l'Italia diventa alfiere del proibizionismo. Il ministro Martino, impegnato nella guerra vera, troverà il tempo di dissociarsi da queste esternazioni illiberali e che vogliono solo favorire gli interessi materiali di San Patrignano e accreditare l'immagine salvifica di Muccioli?
Il centro-destra su tutti i terreni avanza come un rullo compressore per schiacciare diritti e libertà di noi tutti. Stiamo pagando a caro prezzo - viene da pensare - le prudenze e le timidezze del centro-sinistra.