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Editoriale per il numero di gennaio della rivista "Le due città"
Mensile edito dal Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria

 

L'ultimo dell'anno dal carcere di Udine sono evasi cinque detenuti stranieri. L'unico italiano presente nella cella si è rifiutato di fuggire. Questa vicenda consente alcuni interrogativi paradossali sullo stato degli istituti penitenziari. Si potrebbe infatti dire che è facile organizzare una fuga e che in carcere ci sta solo chi ci vuole stare. In realtà l'episodio, al di là del caso specifico, rivela la differenza di condizione tra detenuti italiani e stranieri. Emerge cioè il carattere fondamentale della legge Gozzini che ha immesso nelle carceri, per chi ne può godere, una concreta possibilità di risocializzazione e di inserimento nella società. Dovrebbe così riflettere chi parla, a vanvera, del suo superamento. In questo senso Le due città devono trovare il modo di comunicare, attuando un processo di integrazione di tutti i cittadini, in particolare superando le condizioni di emarginazione. Addirittura penso che la città carcere, una comunità assai complessa su cui si scaricano le ferite della nostra società, dalla tossicodipendenza all'immigrazione, dal disagio psichico ad altre gravi patologie, possa avere l'ambizione di rappresentare il laboratorio di sperimentazione del nuovo stato sociale. Il carcere dunque come luogo trasparente e propulsore dei diritti di cittadinanza.
So bene che questa utopia della città ideale - per continuare nella metafora - si potrà realizzare con il protagonismo di tutto il personale, da quello trattamentale e amministrativo alla polizia penitenziaria, dai direttori ai medici. Il nostro obiettivo prioritario in questi anni è stato quello di incrementare l'orgoglio di appartenenza, l'entusiasmo e la partecipazione. Molte delle riforme finalizzate a migliorare le strutture, ad aumentare gli organici del personale di polizia penitenziaria e di quello dell'area trattamentale, a riqualificare il personale sono state approvate. Ora si tratta di completare il processo riformatore. Certo la continua emergenza derivante dal sovraffollamento rappresenta un oggettivo ostacolo per l'avvio e l'attuazione delle riforme. In questa otticva l'approvazione prima della fine della legislatura del provvedimento, pur limitato, in materia di liberazione anticipata e di espulsione degli stranieri con pene inferiori a tre anni, sarebbe un segnale concreto di attenzione da parte della "città della politica" nei confronti del carcere.

Franco Corleone