L'ultimo dell'anno dal carcere di Udine sono
evasi cinque detenuti stranieri. L'unico italiano presente nella cella
si è rifiutato di fuggire. Questa vicenda consente alcuni interrogativi
paradossali sullo stato degli istituti penitenziari. Si potrebbe infatti
dire che è facile organizzare una fuga e che in carcere ci
sta solo chi ci vuole stare. In realtà l'episodio, al di là
del caso specifico, rivela la differenza di condizione tra detenuti
italiani e stranieri. Emerge cioè il carattere fondamentale
della legge Gozzini che ha immesso nelle carceri, per chi ne può
godere, una concreta possibilità di risocializzazione e di
inserimento nella società. Dovrebbe così riflettere
chi parla, a vanvera, del suo superamento. In questo senso Le due
città devono trovare il modo di comunicare, attuando un processo
di integrazione di tutti i cittadini, in particolare superando le
condizioni di emarginazione. Addirittura penso che la città
carcere, una comunità assai complessa su cui si scaricano le
ferite della nostra società, dalla tossicodipendenza all'immigrazione,
dal disagio psichico ad altre gravi patologie, possa avere l'ambizione
di rappresentare il laboratorio di sperimentazione del nuovo stato
sociale. Il carcere dunque come luogo trasparente e propulsore dei
diritti di cittadinanza.
So bene che questa utopia della città ideale - per continuare
nella metafora - si potrà realizzare con il protagonismo di
tutto il personale, da quello trattamentale e amministrativo alla
polizia penitenziaria, dai direttori ai medici. Il nostro obiettivo
prioritario in questi anni è stato quello di incrementare l'orgoglio
di appartenenza, l'entusiasmo e la partecipazione. Molte delle riforme
finalizzate a migliorare le strutture, ad aumentare gli organici del
personale di polizia penitenziaria e di quello dell'area trattamentale,
a riqualificare il personale sono state approvate. Ora si tratta di
completare il processo riformatore. Certo la continua emergenza derivante
dal sovraffollamento rappresenta un oggettivo ostacolo per l'avvio
e l'attuazione delle riforme. In questa otticva l'approvazione prima
della fine della legislatura del provvedimento, pur limitato, in materia
di liberazione anticipata e di espulsione degli stranieri con pene
inferiori a tre anni, sarebbe un segnale concreto di attenzione da
parte della "città della politica" nei confronti
del carcere.