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	<title>FrancoCorleone.it &#187; tortura</title>
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		<title>Eliminiamo torture e trattamenti inumani</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 2009 15:36:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore - Sanità Toscana 1° dicembre 2009]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/detenuti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-347" title="detenuti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/detenuti.jpg" alt="" width="200" height="101" /></a>Le carceri oggi appaiono sempre più un campo di battaglia con morti e feriti e l’affermazione del diritto costituzionale alla salute rischia di risultare una vana proclamazione retorica rispetto alla durezza della realtà.<br />
E’ indispensabile ricordarsi costantemente la ragione della lunga lotta per il passaggio della sanità penitenziaria al sistema sanitario pubblico.<br />
Non si trattava di cambiare una targa o di passare dalla burocrazia corporativa a quella delle Asl, ma di  rompere la logica autoreferenziale dell’istituzione totale e le connivenze ai danni dei diritti delle persone private della libertà.<br />
Insomma dare priorità assoluta al valore della trasparenza rispetto ai vizi prodotti dall’ossessione securitaria.<br />
Questo passaggio richiede un coraggio riformatore molto forte senza soggiacere a ricatti più o meno espliciti. La vicenda di Stefano Cucchi da questo punto di vista deve essere di monito. Il comportamento dei medici in ospedale e in particolare nel repartino bunker del “Pertini” è stato improntato a logiche non solo deontologicamente scorrette, ma contrarie ai principi di umanità e di rispetto dei diritti.<br />
Il ricovero ospedaliero non può avere caratteristiche tali da limitare il diritto alla cura per il paziente e per il personale sanitario; di norma si dovrebbe prevedere una misura di incompatibilità con la detenzione per il tempo necessario.<br />
Il carcere oggi non è il luogo che ospita solo la grande criminalità, infatti la gran massa di presenze è il frutto della dichiarazione di guerra alla droga e all’immigrazione clandestina, per cui si è trasformato in un ospedale da campo, in un lazzaretto in cui prevalgono tossicodipendenti, poveri ed emarginati.<br />
Si tratta di un laboratorio del welfare degli ultimi, in cui occorre sperimentare modelli originali di intervento. Gli obiettivi della cartella clinica informatizzata e le campagne di screening delle patologie più delicate, devono essere accompagnate da misure di emergenza come l’adeguamento dei materassi allo standard di quelli degli ospedali civili e da cure odontoiatriche complete per tutti i detenuti.<br />
Lo stile di lavoro dei medici dovrebbe riprendere la tradizione dei medici condotti del passato delle nostre campagne. Andare di cella in cella per individuare le condizioni di chi è depresso, isolato e non ha la forza di chiedere la visita. Occorre rompere la prassi per cui si deve fare la “domandina” per vedere il medico.<br />
Soprattutto eliminando le pratiche di tortura o i trattamenti inumani e degradanti e soprattutto i suicidi e prevenendo l’autolesionismo che fa scorrere molto sangue nelle notti infernali.<br />
Sarebbe un cambiamento copernicano.</p>
<p>Franco Corleone</p>
<p>Articolo pubblicato da Il Sole 24 Ore &#8211; Sanità Toscana 1° dicembre 2009</p>
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