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	<title>FrancoCorleone.it &#187; il manifesto</title>
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		<title>Rototom, un processo assurdo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta, responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-859" title="rototom" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è  iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con  l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze  stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia  infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta,  responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia  non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna.<br />
E’ l’ennesima  conferma della crisi (e dei tempi) della giustizia, che sceglie di  perseguire i deboli e salvare i potenti. Per sostenere i teoremi  ideologici della legge Giovanardi sulle droghe, si dilapidano  allegramente soldi pubblici e soprattutto si distolgono forze  dall’accertamento e dalla repressione di reati gravi, da quelli  ambientali a quelli finanziari.<br />
La montatura giudiziaria si aggrappa  all’art. 79 della legge antidroga (309/90): esso prevede la pena da tre  a dieci anni di carcere per  chiunque adibisce un locale pubblico o un  circolo privato a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso  di droghe. E’ una norma ambigua, che raramente è stata utilizzata negli  impianti accusatori per la difficoltà interpretativa. Ma il giudice per  le indagini preliminari, Roberto Venditti, ha accolto l’impianto  accusatorio e ha sbrigativamente equiparato il Parco del Rivellino,  frequentato da decine di migliaia di persone, alle quattro mura di un  caffé. Per rafforzare la sua interpretazione della norma nel  provvedimento di rinvio a giudizio, il magistrato richiama il secondo  comma che allarga la previsione “a un immobile, un ambiente o un veicolo  a ciò idoneo”. Tace però che lo stesso comma specifica che si deve  trattare di un luogo di “convegno abituale di persone”. La  partecipazione a un concerto, a un dibattito o la visita agli stand  hanno un carattere occasionale, non certo abituale. In più, quando si  parla di convegno abituale, ci si riferisce con evidenza a un “giro”  definito di persone.<br />
Il giudice Venditti ricalca anche le  valutazioni del procuratore del tribunale di Tolmezzo Giancarlo  Buonocore, secondo cui  Rototom sarebbe stato un punto d’incontro di  persone in preda alle “suggestioni culturali riconducibili all’ideologia  rastafariana che prevede l’associazione tra musica reggae e marijana”  (sic!). Meno pregiudizi razzisti e più conoscenza della storia dei  Caraibi e dei movimenti di resistenza al dominio coloniale avrebbero  potuto evitare affermazioni così spericolate.<br />
Ma sospetto e  pregiudizio ancora ricorrono quando il Gup ritiene di trovare conferma  del comportamento “dolosamente tollerante” degli organizzatori del  festival nel servizio di assistenza legale all’interno del festival. Di  fronte a una legge fra le più punitive in Europa,  che riempie le galere  di tossicodipendenti e di consumatori con pene che vanno da 6 a 20 anni  di carcere, si dovrebbe fare come Ponzio Pilato?<br />
Nel 2009 una  medesima montatura contro il Livello 57di Bologna fu alla fine  ridicolizzata da una sentenza di assoluzione, giunta però troppo tardi  per riparare il danno provocato dalla chiusura del centro sociale.<br />
Il processo che si svolgerà in Carnia deve diventare l’occasione per  mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi. L’appuntamento è  dunque per il 31 maggio a Tolmezzo in nome della giustizia giusta e del  diritto, della cultura e della libertà.</p>
<p>(articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2012/02/01/rototom-un-processo-assurdo/">Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 1 febbraio 2012)</p>
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		<title>Canapa in giardino, la svolta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul il Manifesto del 16 novembre 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-834" title="canapa-balcone" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg" alt="" width="290" height="226" /></a>Dalla Sardegna giungono buone notizie rispetto alla criminalizzazione  della coltivazione domestica di canapa. L’8 luglio scorso, la Corte  d’Appello di Cagliari ha cancellato la condanna contro due fratelli di  Carbonia: in primo grado, il Tribunale di Cagliari li aveva condannati  ad otto mesi di reclusione e duemila euro di multa per avere coltivato  quindici piantine nella propria abitazione.<br />
La perizia aveva  accertato che solo una piantina alta 50 cm. conteneva 164 mg di Thc  (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile a  uso personale), mentre le altre, tra i 10 e 20 cm., non avevano  materiale analizzabile.<br />
La dott.ssa Fiorella Pilato, presidente  estensore della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce  reato, ha affrontato il problema se la coltivazione di poche piante  destinate all’uso personale possa avere rilevanza penale o se invece  tale condotta possa essere assimilabile alla detenzione (ad uso  personale): lo ha fatto prendendo le distanze dal dictum della sentenza  28605 del 10 luglio 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che  affermò il principio della punibilità della coltivazione “senza se e  senza ma”, indipendentemente dalla quantità e dalla destinazione.<br />
La  dr.ssa Pilato sottopone a serrata confutazione l’assunto della  Cassazione secondo cui la coltivazione “merita un trattamento diverso e  più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la  quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato (sic!). Questa  affermazione apparentemente logica si mostra invece come un vero e  proprio paralogismo. La quantità di stupefacenti  presente sul mercato è  nell’ordine di svariate tonnellate e non è certo qualche piantina che  può aumentarla significativamente. Ma paradossali sono le conseguenze:  il verdetto della Suprema Corte spingerebbe il consumatore, la cui  attività è penalmente irrilevante, a rivolgersi al mercato illecito e  clandestino incentivando lo spaccio e i proventi di una attività  criminale. Conclude la dr.ssa Pilato: “Soltanto in astratto può  affermarsi che qualsiasi coltivazione rappresenti un disvalore  assoluto”.<br />
La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione afferma  che la risoluzione del problema della droga “deve essere circoscritta al  legislatore e ad esso soltanto è la responsabilità delle scelte circa i  limiti, gli strumenti, le forme di controllo da adottare”, volendo con  ciò limitare il potere di interpretazione delle norme da parte del  giudice. Ma, in contrasto con quanto dichiarato, si arroga il diritto di  aggravare le disposizioni di una legge già estremamente punitiva per  l’introduzione di un’unica tabella per tutte le sostanze; e perfino di  andare oltre il dettato della Convenzione internazionale di Vienna del  1988 che (par. 2 dell’art.3) equipara la coltivazione per consumo  personale al possesso e all’acquisto. Come ho già scritto, la sentenza  della Cassazione è culturalmente mediocre e senza alcun  pregio  giuridico, frutto solo del pregiudizio ideologico e moralistico.<br />
Infine,  la dr.ssa Pilato ribadisce l’interpretazione contenuta in una sentenza  del Tribunale di Milano: gli articoli 26 e successivi, che stabiliscono  le pene per la coltivazione, si riferiscono alle attività di carattere  industriale, non ai vasi sul balcone. Perciò, gli atti dei due fratelli  di Carbonia sono stati rimessi al Prefetto per le sanzioni  amministrative previste dall’art.75 per il consumo personale.<br />
Dopo la magistratura, sarebbe ora che anche la politica battesse un colpo.</p>
<p><em><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/11/16/canapa-in-giardino-la-svolta/">Articolo</a> di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/fuoriluogo-sul-manifesto">rubrica di Fuoriluogo</a> su il Manifesto del 16 novembre 2011.</em></p>
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		<title>Droghe e politica, l’erba dell’Uruguay è più verde</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 14:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo speciale sulla politica delle droghe in Sud America su fuoriluogo.it. Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della  coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di  Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/speciali/politica-sulle-droghe-in-america-latina">speciale sulla politica delle droghe in Sud America</a> su fuoriluogo.it.</p></blockquote>
<div id="attachment_716" class="wp-caption alignright" style="width: 278px"><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg"><img class="size-full wp-image-716" title="Alicia Castilla" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg" alt="" width="268" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Alicia Castilla</p></div>
<p>Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una  proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione per uso  personale della canapa.<br />
L’Uruguay è un paese che ha abbandonato la  war on drugs e recentemente ha avuto una svolta politica progressista.  La legge non criminalizza l’uso personale di droghe e il governo dà la  priorità al perseguimento dei grandi spacciatori invece di concentrare  risorse ed energie contro i pesci piccoli. Nell’ultimo decennio, si è  mostrata una certa larghezza di vedute soprattutto verso la marijuana:  la norma non punisce il possesso di un cosiddetto “ragionevole  quantitativo” per consumo personale, la cui legittimità è affidata alla  discrezionalità del giudice. Dal 2007, diversi gruppi di attivisti  pro-canapa hanno aperto un confronto con le autorità per chiedere la  legalizzazione della auto coltivazione.<br />
La vicenda è però esplosa  nello scorso gennaio quando una giudice, Adriana Aziz, ha imprigionato  Alicia Castilla, nota militante, autrice di due volumi sulla cultura  della canapa e che pubblica ogni anno un Almanacco sulla coltivazione  biodinamica della marijuana.<br />
E’ così scoppiata la contraddizione di  una legge che contemporaneamente vieta la coltivazione e ammette il  possesso di una “ragionevole” quantità di sostanza per il consumo  privato.<br />
Il 24 febbraio si è svolta una manifestazione davanti alla  Suprema Corte per la liberazione di Castilla e di altri 350 persone  condannate per il possesso di piccole quantità di marijuana. Il  portavoce della Suprema Corte Raul Oxandabarat in una conferenza stampa  ha ammesso l’esistenza di un vuoto legislativo e lo Zar antidroga Milton  Romani ha riconosciuto che “non è prudente incarcerare una donna che  chiaramente non costituisce alcun pericolo per la salute pubblica”.  Immediatamente la politica ha battuto un colpo: il deputato Sebastian  Sabini del Movimento di partecipazione popolare (MPP), ha presentato una  proposta di legge per la legalizzazione  della canapa,  stabilendo la  liceità del possesso fino a 25 grammi e della coltivazione domestica  fino ad otto piante femmine. Sabini è un esponente del maggior partito  della coalizione di governo e ha trovato l’accordo con Nicolas Nunez,  leader del Partito Socialista. Anche parlamentari dell’opposizione hanno  predisposto un testo di riforma ma lasciando al giudice la valutazione  sulla destinazione della sostanza detenuta, se per uso o per spaccio.<br />
Sono  interessanti le analogie con la situazione giuridica italiana, in  ambedue i paesi le norme ricalcano i trattati Onu: l’articolo principale  (il 73 della legge italiana, il 3 di quella uruguayana) criminalizza  indiscriminatamente tutte le condotte, dal traffico, alla coltivazione,  al possesso. Le norme che in Uruguay depenalizzano il possesso di  “ragionevoli quantità” (in Italia infliggono solo punizioni meno  drastiche) si presentano come una sorta di “eccezione” alla norma  generale e rimane la questione se la coltivazione ad uso personale debba  essere equiparata alla detenzione. In Italia, una recente sentenza del  tribunale di Milano stabilisce l’equiparazione, nonostante altre  sentenze della Cassazione di segno ( ne ho scritto sul manifesto, 11/2/  2010).<br />
Quanto alla politica, il capo del Dipartimento antidroga  italiano, Giovanni Serpelloni si diletta a commissionare studi sui  pretesi danni dell’uso di cannabis, mentre nel mondo si ragiona su come  eliminare i danni certi prodotti dall’incarcerazione per una sostanza a  minor rischio come la marijuana. Carlo Giovanardi (cui si deve  l’approvazione della legge che ha equiparato tutte le droghe e che ha  contribuito a riempire le galere di tossicodipendenti e di presunti  spacciatori) sostiene che in Italia il consumo non è penalizzato, ma  sanzionato solo in via amministrativa. Non è così, perché la detenzione  di una quantità superiore a quello stabilita dal governo (tramite  semplice decreto del ministro della sanità) apre le porte delle prigioni  (da sei a venti anni di carcere, da uno a sei solo in caso il giudice  riconosca la “lieve entità” del reato).<br />
Qualche anno fa, Ethan  Nadelmann, direttore della Drug Policy Alliance, intitolava un saggio  sulla politica globale delle droghe “L’Europa ha qualcosa da insegnare  all’America”. Dopo l’autorevole appello dei tre ex presidenti  sudamericani Cardoso, Gaviria, Zedillo a superare la “guerra alla  droga”, dopo la richiesta di Evo Morales di emendare i trattati Onu per  legalizzare la foglia di coca, possiamo dire: l’Europa ha qualcosa da  imparare dall’America Latina.</p>
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		<title>Battisti, l’ergastolo e i poteri del Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro “La funzione della pena”, pubblicata nel volume Contro l’ergastolo, Ediesse, 2009, su www.fuoriluogo.it C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di una irriverente omonimia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;articolo di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/01/12/battisti-l%e2%80%99ergastolo-e-i-poteri-del-quirinale/">rubrica di  Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro  “La funzione della pena”, pubblicata nel volume <em>Contro l’ergastolo</em>, Ediesse, 2009, su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-688" title="battisti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg" alt="" width="230" height="286" /></a>C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo  trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di  una irriverente omonimia, la memoria del martire è cancellata a  vantaggio di un protagonista minore della lotta armata. Anche questo  esito è conseguenza certamente non voluta dell’orgia di parole sopra  tono, delle speculazioni interessate, delle minacce altisonanti.</p>
<p>In un paese serio, la sua classe politica avrebbe reagito  diversamente alla decisione del Presidente Lula di negare l’estradizione  per un cittadino italiano condannato all’ergastolo per la  responsabilità diretta o morale di quattro omicidi compiuti nel 1978.  L’utilizzo di termini come “schiaffo all’Italia” o di “insulto alla  giustizia” o addirittura di “attacco alla democrazia” sono il segno  caratteristico di un paese dalla tenuta nervosa fragile e dalla tendenza  vittimistica e isterica.</p>
<p>L’Italia avrebbe dovuto cogliere l’occasione offerta dal Brasile per  fare i conti più che con la storia del terrorismo, delle leggi speciali,  insomma con il passato, quanto meno con il suo presente.</p>
<p>La gran parte della stampa ha dato una pessima prova di  disinformazione abbandonandosi alla più vieta propaganda: il complotto  giudaico massonico questa volta è stato sostituito dalla protervia di un  paese “inferiore”: senza che nessun giornale “indipendente” abbia  ritenuto di fornire in maniera completa le ragioni del rifiuto di  accedere alla richiesta di estradizione da parte del governo brasiliano e  poi di Lula. Cosicché la decisione brasiliana appare un segno di  stravaganza, quasi un dispetto. E invece vale la pena di capire perché  un grande paese è disposto a mettere a rischio i rapporti economici e  strategici con un partner importante: se non è un capriccio vi devono  essere motivi che ci devono interrogare.</p>
<p>Mauro Palma e Alessandro Margara ( Manifesto, 31/12 e 7/1) hanno  messo in luce i due punti che suscitano la contrarietà del Brasile: il  fatto che l’Italia conservi la pena dell’ergastolo e la mancata ratifica  del protocollo addizionale alla convenzione contro la tortura (che  prevede un meccanismo ispettivo sovranazionale e l’istituzione di una  autorità garante dei diritti dei detenuti).</p>
<p>Sono davvero questioni così irrilevanti da non meritare un confronto?  Antonio Cassese, acuto giurista e paladino dei diritti umani, è incorso  in un errore grave sostenendo che per la pena dell’ergastolo esistono  forme di detenzione alternativa, delle quali Battisti potrebbe  usufruire. Non è così, in quanto i suoi reati rientrano fra quelli  previsti dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che non  consentono la liberazione condizionale. Ciò dimostra, se mai ce ne fosse  stato bisogno, che in Italia l’ergastolo non è una finzione giuridica,  come si vorrebbe far credere, anzi è una realtà pregnante (perfino in  aumento negli ultimi anni). Con la stessa logica con cui l’Italia si  rifiuta di consegnare un prigioniero ad un paese che prevede la pena di  morte poiché estranea al suo ordinamento, così il Brasile si comporta  per l’ergastolo.</p>
<p>Questo caso non si può risolvere in una bulimia di proclami, di  ritorsioni e di boicottaggi più esilaranti che gravi. Deve invece essere  una occasione per affrontare i nodi che sono emersi e che si vogliono  nascondere sotto la coperta della lotta al terrorismo. Oltre ad  esprimere delusione e rammarico, il presidente Napolitano potrebbe  compiere degli atti concreti di sua esclusiva competenza per rimuovere  gli equivoci: ad esempio, annunciare la commutazione dell’ergastolo di  Battisti in una reclusione congrua e invitare il Parlamento ad adempiere  a quegli obblighi internazionale che le associazioni che si occupano di  carcere, giustizia e diritti chiedono da anni. Allora la richiesta di  estradizione avrebbe maggiore forza e legittimità sostanziale. Questa è  la vera questione su cui l’opposizione dovrebbe incalzare il governo,  senza farsi sedurre dall’<em>urlo del topo</em> di Frattini e La Russa e infilarsi in polemiche giuste, ma minori, sulla scarsa credibilità internazionale dell’Italia.</p>
<p>L’ammonimento ai giovani di Aldo Moro a proposito dell’ergastolo,  “Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei  privati”, è un monumento del pensiero giuridico umanistico da cui non si  dovrebbe prescindere mai.</p>
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		<title>Gli spazi della pena nelle macerie del carcere</title>
		<link>http://www.francocorleone.it/sito/2010/12/06/gli-spazi-della-pena-nelle-macerie-del-carcere/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo di Stefano Anastasia e Franco Corleone per Il Manifesto, 2 dicembre 2010 E’ questione di giorni, il tempo della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e il topolino comincerà a muovere i suoi primi passi tra le mura delle carceri italiane, rosicchiandone qualche tramezzo e facendone uscire – nella meno realistica delle ipotesi – settemila detenuti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo.png"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo-300x221.png" alt="" title="montelupo" width="300" height="221" class="alignright size-medium wp-image-665" /></a><br />
<blockquote>Articolo di Stefano Anastasia e Franco Corleone per Il Manifesto, 2 dicembre 2010</p></blockquote>
<p>E’ questione di giorni, il tempo della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e il topolino comincerà a muovere i suoi primi passi tra le mura delle carceri italiane, rosicchiandone qualche tramezzo e facendone uscire – nella meno realistica delle ipotesi – settemila detenuti. Se così fosse, le presenze in carcere potrebbero scendere, nel giro di qualche mese, a 62mila: tante quante furono sufficienti a spingere una amplissima maggioranza del Parlamento a votare l’indulto del 2006. Questi gli effetti declamati dell’approvazione del disegno di legge governativo per l’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno.<br />
E’ questione di tempo, poi il topolino si suiciderà (come peraltro si usa, in galera): entro e non oltre il 31 dicembre 2013 l’esecuzione a domicilio delle pene fino a un anno si dissolverà come neve al sole, tanto– per allora &#8211; sarà stato completato il fantomatico “piano carceri” e, addirittura, saranno state riformate le misure alternative alla detenzione. Così prescrive l’ottimistico/propagandistico art. 1 del provvedimento. Prudentemente il dispositivo di autodistruzione è stato programmato per la fine del 2013, anche se i lavori del “piano carceri” è previsto che finiscano entro il 2012: non sia mai la legislatura dovesse andare avanti con questo Governo, ne risponderà chi verrà dopo, del topolino e della montagna che lo ha partorito.<br />
Intanto, Franco Ionta, il Bertolaso del settore, Capo Dipartimento e Commissario straordinario alla “emergenza carceri”, metterà a ferro e fuoco l’Italia penitenziaria, cercando di rendere disponibili – in due anni – 9150 nuovi posti letto detentivi, 4400 dei quali ricavati all’interno della attuali strutture penitenziarie. Non occorre essere Jeremy Bentham per sapere che c’è qualche relazione tra l’organizzazione degli spazi penitenziari e la funzione della pena. E allora, se tanto ci dà tanto, l’obiettivo del piano carceri è la pura e semplice saturazione degli spazi penitenziari, secondo la pratica dello storage, la compressione (reale o informatica) degli archivi o dei magazzini. Poco male fin quando si tratti di ammassare materiale inerte; completamente diverso quando, negando il diritto alla affettività e accanendosi in particolare sui tossicodipendenti, destinatari di un simile trattamento siano esseri umani ai quali i nostri principi, prima ancora che il nostro ordinamento giuridico, riconosce diritti fondamentali incomprimibili, non ultimo quello di venire fuori da quegli ammassi di corpi e cemento.<br />
A questa insopportabile contraddizione è dedicato il Convegno organizzato oggi e domani dalla Società della ragione, a Roma, presso il Senato della Repubblica. Architettura versus edilizia non vuole essere l&#8217;ennesima occasione di denuncia dell’ormai noto sovraffollamento, ma ha l&#8217;ambizione di sollecitare una riflessione su quali spazi per la pena secondo la Costituzione. Al contrario del parametro esclusivamente quantitativo della edilizia penitenziaria, ossessionata dalla urgenza di soddisfare una parossistica domanda di “più carcere”, l’architettura mette in campo risposte sulla qualità della vita, anche in un luogo di costrizione e di sofferenza come il carcere, a partire dai bisogni dei suoi abitanti. E’ la proposta di un cambio di paradigma e, magari, di una nuova prospettiva di riforma, tanto più rilevante quanto più vicina sembra essere la fine di un governo che ha fatto della speculazione sull’insicurezza il proprio tratto distintivo fino a naufragare nella ingovernabilità del sistema penitenziario.</p>
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		<title>Carcere, una riforma dopo le chiacchiere estive</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 13:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agosto sta finendo e la vita nelle carceri prosegue nell’ordinarietà della illegalità permanente. Qualche cinico potrà vantarsi dell’assenza di rivolte e dire che non è successo nulla; che si può continuare tra morti sospette, suicidi (siamo a quota 42), malattie  e autolesionismo. Mauro Palma sul Manifesto del 13 agosto, analizzando l’iniziativa del “Ferragosto in carcere” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-94.png"><img class="alignright size-full wp-image-475" title="corleone" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-94.png" alt="" width="162" height="173" /></a>Agosto sta finendo e la vita nelle carceri prosegue nell’ordinarietà   della illegalità permanente. Qualche cinico potrà vantarsi dell’assenza   di rivolte e dire che non è successo nulla; che si può continuare tra   morti sospette, suicidi (siamo a quota 42), malattie  e autolesionismo.<br />
Mauro  Palma sul Manifesto del 13 agosto, analizzando l’iniziativa del   “Ferragosto in carcere” ha giustamente sottolineato che non mancano   analisi e fotografie di una realtà che è andata degenerando. Ancora più   puntualmente ha voluto richiamare il senso dell’iniziativa, forte solo   se indirizzata in maniera inequivoca a voltare pagina.<br />
Purtroppo non è  né facile né semplice definire un progetto per il  cambiamento radicale  del carcere. Travolti dall’emergenza del  sovraffollamento, anche le  associazioni e i movimenti impegnati sul  terreno riformatore sono stati  risucchiati nell’arida contabilità della  capienza reale degli istituti  penitenziari, trovandosi a contestare le  cifre offensive (verso la  dignità delle persone) della capienza  “tollerabile”. Fiumi di parole e  un enorme volume di tempo ed energie  nel tentativo di vuotare il mare  con un secchiello.<br />
Certo l’attività di pronto soccorso va  proseguita, ma vanno anche  denunciati gli autori dei crimini; in questo  caso i responsabili della  distruzione dei valori costituzionali sul  carattere della pena e sulle  modalità della sua esecuzione. Per questo  non si può dare alcun credito  alle promesse del ministro Alfano di  facilitare le misure alternative.  Meglio concentrarsi dunque sui nodi  cruciali della questione.<br />
L’attenzione al carcere è fondamentale per  molte ragioni e sul  significato della detenzione le parole di Aldo Moro  rimangono le più  umane, in particolare quelle contro l’ergastolo. ll  carcere ci parla  anche della giustizia, del suo funzionamento concreto e  dei destinatari  odierni della politica criminale dietro le leggi  suggerite  dall’ossessione securitaria. Se il carcere contiene la metà  dei  detenuti per reati (perlopiù minori) di violazione della legge sulle   droghe o per reati compiuti in quanto tossicodipendenti, vuol dire che    la macchina della giustizia è soffocata e ingolfata da indagini e   processi per la repressione di un tabù ideologico.<br />
Qui sta l’origine  della lentezza e della crisi della giustizia, altro  che processo breve.  Che aspetta il Partito Democratico a porre questa  discriminante al  partito della Proibizione e dello Stato etico?<br />
Se aggiungiamo gli  effetti della legge contro gli immigrati e la  persecuzione contro i  soggetti più deboli a causa della legge Cirielli,  ci scontriamo con il  volto feroce della giustizia di classe.<br />
Allora dobbiamo urlare senza  mezzi termini che il sovraffollamento non è  una calamità  naturale ma un  effetto voluto dagli imprenditori della  paura; e che l’unica misura  accettabile di capienza è quella  costituzionale. Se si rispettasse lo  stato di diritto, mite e laico, in  Italia i detenuti non dovrebbero  superare le trentamila unità.<br />
Che fare dunque? Bisogna convincersi  che la crisi non può essere un  alibi; il governo e il Dipartimento  dell’Amministrazione Penitenziaria  sono privi di un progetto sul carcere  e sono capaci solo di parlare a  vanvera di edilizia carceraria, senza  neppure confrontarsi sulla  qualità architettonica e la sua funzione  rispetto alla riforma  penitenziaria.<br />
Forse bisogna decidere di  ripartire dal quel testo del 1975 e dal  regolamento di attuazione del  2000 rimasto nel cassetto:  non è più il  caso di accontentarsi delle  giaculatorie pseudo riformiste.<br />
Quest’anno ricorre il ventesimo  anniversario dell’istituzione della  Polizia Penitenziaria. Non è il caso  di fare un bilancio della  smilitarizzazione degli agenti di custodia  (battaglia che vide allora   impegnata Adelaide Aglietta con un lungo  sciopero della fame)?<br />
Io non me la sento di unirmi al coro  cerchiobottista di chi sostiene  che vi sono troppo pochi agenti. Dico  invece che bisogna ipotizzare una  nuova riforma: ad esempio concentrando  i compiti della Polizia  Penitenziaria sull’Alta Sicurezza, sul 41 bis,  sulle traduzioni e sulla  vigilanza esterna e investendo un nuovo Corpo  civile dei compiti  trattamentali e del reinserimento sociale dei  detenuti, come avviene ad  esempio in Catalogna. E da subito iniziare una  campagna d’autunno per  la liberazione a Natale di 10.000  tossicodipendenti illegalmente  sequestrati in galera.</p>
<p>Articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2010/08/26/carcere-una-riforma-dopo-le-chiacchiere-estive/">Fuoriluogo</a> sul manifesto del 25 agosto 2010.</p>
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		<title>Giovanardi e il rapporto droga: numeri e nuvole</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-565" title="numeri" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di resipiscenza rispetto al cinismo manifestato a caldo. Invece ha pensato bene di annunciare il trionfo della guerra alla droga in Italia con la diminuzione del 25% di consumatori di sostanze stupefacenti in un solo anno.</p>
<p>Un milione di drogati in meno che ricorda l’altro efficace slogan berlusconiano di un milione di nuovi posti di lavoro!</p>
<p>Che l’ispiratore di questa linea ottimista sia l’imbonitore di Arcore è testimoniato dal commento della Presidenza del Consiglio che ha elogiato l’opera dello zar e l’azione del Governo per aver causato un evidente danno alla mafia. Ma i dati del crollo dei consumi sono incredibili. Soprattutto è incredibile che si pretenda di parlare in nome della scienza. Come è possibile che i consumatori “life time” di canapa (che hanno consumato almeno una volta nella vita) passino in un anno dal 32 al 22 per cento? Dove sono finiti, sono tutti morti in un così breve lasso di tempo? O era errata la cifra  dell’anno passato o quello di quest’anno, <em>tertium non datur</em>. La prevalenza <em>life time</em> comunque non può avere scostamenti simili. E’ inaccettabile che il governo si affidi a dati chiaramente inaffidabili per battere la grancassa politica. Forum Droghe non intende far passare questa valutazione come una bufala su cui scherzare e sta lavorando con un gruppo scientifico per contestare radicalmente il modo di lavorare del Dipartimento antidroga e per costituire un Osservatorio indipendente a disposizione degli operatori.</p>
<p>Con questo escamotage ancora una volta Giovanardi è riuscito a non far parlare i giornali dei dati veri, quelli relativi alle conseguenze della legge da lui promossa quattro anni fa in termini di incarcerazioni e di sanzioni amministrative.</p>
<p>Nel 2008 gli ingressi in carcere dalla libertà per tutti i reati erano stati 92.800 di cui dichiarati tossicodipendenti ben 30.528 soggetti, pari al 33%. Nel 2009 gli ingressi in carcere sono stati 88.066, con una flessione del 5% e le persone con problemi di tossicodipendenza ammontano a 25.180, pari al 29%. Secondo i dati della Relazione vanno aggiunti gli ingressi in carcere per violazione del Dpr 309/90 e in particolare per l’art. 73 relativo a condotte di detenzione e spaccio che riguardano 27.640 persone rispetto ai 26.931 soggetti del 2008.</p>
<p>Il numero delle denunce è invece nettamente più alto (36.277) e gli arresti sono stati ben 29.529.</p>
<p>I soggetti in carico al Sert in carcere nel 2009 sono stati 17.166, in aumento rispetto al 2008, quando erano 16.798.</p>
<p>Il quadro che emerge conferma, al di là di minime differenze, che il sovraffollamento che attanaglia le carcere è dovuto alla presenza di tossicodipendenti e di imputati di piccolo spaccio.</p>
<p>I dati relativi alle segnalazioni alle prefetture per semplice consumo sono ancora provvisori e assommano a 28.494 unità; è certo invece il dato di aumento delle sanzioni inflitte (15.923 rispetto alle 14.993 del 2008). Resta confermata la percentuale di segnalazioni per consumo di cannabis, il 72%.</p>
<p>Un ultimo dato che mostra il peso impressionante sul funzionamento della giustizia della legislazione antidroga è offerto dal numero di persone coinvolte in processi penali pendenti: 224.647 nel secondo semestre del 2009. Le persone in trattamento presso i Sert si attestano sulla cifra di</p>
<p>168.364 con una situazione del personale assolutamente carente.</p>
<p>Di questo quadro che conferma le analisi fatte nel Libro Bianco sugli effetti della Fini Giovanardi, presentato in occasione della Conferenza nazionale di Trieste, discuteremo martedì 13 luglio a Firenze in occasione della presentazione del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” sull’impatto sul carcere e sulla giustizia in Toscana della legge contro gli stupefacenti. E’ una ricerca che dà un contributo per un approccio scientifico alle politiche antidroga.</p>
<p>(Articolo pubblicato dal Manifesto il 7 luglio 2010. La <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/biblioteca/libreria/lotta-alla-droga.-i-danni-collaterali">presentazione</a> del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a>)</p>
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		<title>Cacciatori di semi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010. Nell’anno di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un reato d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici giorni due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44.png"><img class="alignright size-medium wp-image-518" title="Immagine 44" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44-300x274.png" alt="" width="300" height="274" /></a>Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia  per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/cacciatori-di-semi">rubrica  settimanale</a> di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010.</em></p>
<p>Nell’anno  di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un  reato  d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici  giorni  due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello,  sono  imprigionati a Sollicciano, il carcere di Firenze, su ordine del   pubblico ministero di Bolzano per violazione dell’articolo 82 della   legge antidroga, il Dpr 309 del 1990, che punisce l’istigazione, il   proselitismo e l’induzione all’uso illecito di sostanze stupefacenti o   psicotrope.</p>
<p>Nella realtà Marco Gasparrini e Luigi Bargelli   titolari di una  società, la Semitalia, da sette anni a questa parte si  sono limitati a  vendere semi di canapa utilizzando un sito on line.  L’attività è  perfettamente legale in quanto la legge italiana punisce la  detenzione e  lo spaccio di sostanze stupefacenti in relazione alla  quantità e alla  presenza di principio attivo. Le Convenzioni  internazionali che sono  alla base della legislazione proibizionista non  contemplano tra le  sostanze vietate i semi in quanto sono un prodotto  neutro, che non può  essere assimilato alla droga. Il pm titolare  dell’inchiesta, Markus  Mayr, ha candidamente affermato che infatti  l’arresto non è per il  commercio di semi di canapa ma per l’istigazione  all’uso. A sua detta,  il reato procederebbe per deduzione, sulla base  dei numerosi sequestri  di piante coltivate con i semi provenienti dalla  ditta toscana (sic!).</p>
<p>Ho denunciato la presenza in carcere di due  detenuti “abusivi”, nel  senso che occupano due posti in un carcere  sovraffollato senza alcun  titolo, ma come vittime di un vero e proprio  abuso.</p>
<p>Il magistrato di Bolzano ha utilizzato un articolo che già  di per sé  trasuda ideologia e rappresenta un oltraggio al diritto per  come è  scritto. Ma ha fatto di peggio: ha forzato la lettera della legge  che  indica l’istigazione quale attività pubblica con un dettaglio dei   luoghi tutelati (scuole, caserme, carceri, ospedali). Oltretutto, in   quel famigerato articolo della Iervolino-Vassalli non si parla di   istigazione alla coltivazione.</p>
<p>La persecuzione giudiziaria dei  due commercianti fiorentini fa  emergere gravi contraddizioni e   disparità nell’applicazione della  legge. Nel febbraio scorso, in questa  stessa rubrica commentavo una  fondamentale sentenza del giudice Salvini  del tribunale di Milano che  ha assolto un cittadino accusato di aver  coltivato in giardino sette  piante di marijuana. Allora, facciamo il  punto. Secondo Giovanardi, la  legge non punisce col carcere il semplice  uso di droga, ma solo con  sanzioni amministrative; secondo l’autorevole  magistrato Giorgio  Salvini, la coltivazione domestica è equiparata al  consumo personale e  non sanzionabile con misure penali; invece per la  scuola giuridica di  Bolzano tutti devono essere messi in galera,  consumatori e coltivatori,  iniziando da Marco Gasparrini e Luigi  Bargelli per il non- reato di  vendita di semi.</p>
<p>Il codice Rocco,  emblema del diritto etico, rivive nel Sud Tirolo! A  pochi chilometri da  Vicchio si trova Scarperia, paese produttore di  coltelli: suggeriamo al  pm di Bolzano di accusare di istigazione  all’omicidio tutti i venditori  di lame che abbiano fornito l’arma a  uxoricidi. Per la par condicio,  naturalmente.</p>
<p>Mentre il procuratore della repubblica di Venezia  Vittorio  Borraccetti raccomanda di arrestare solo per i casi estremi per  non  aggravare inutilmente il sovraffollamento delle carcere, i pm di   Bolzano incarcerano allegramente, anche in assenza delle condizioni   della custodia cautelare previste dal codice. Magari per soddisfare il   protagonismo di esponenti della polizia giudiziaria locale che non hanno   di meglio da fare che vantarsi di essere  “cacciatori di semi”.   Oggigiorno molti attaccano i  principi sacri dell’indipendenza e   dell’autonomia della magistratura, mettendo in discussione che il   giudice sia soggetto solo alla legge. Per difenderli,  mi aspetto che   l’Associazione Nazionale Magistrati non copra per spirito di corpo i   magistrati che si inventano la legge per pregiudizio  ideologico.</p>
<p>Venerdì  il Tribunale della Libertà di Bolzano deciderà sulla sorte  di due  giovani incensurati, impegnati nella loro comunità (uno è vice   presidente del consiglio comunale) e che hanno ricevuto la solidarietà   di tutto il paese.</p>
<p>Senza scomodare Berlino, ci basta che ci sia  un giudice a Bolzano!</p>
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		<title>La guerra alla droga all&#8217;italiana non prevede diritti</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 08:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;ombra di Stefano Cucchi continua ad agitare i sonni del sottosegretario Giovanardi. L&#8217;ineffabile zar antidroga insiste a diffondere dichiarazioni insultanti per la memoria del giovane che sarebbe morto perché drogato e non per i pestaggi e il successivo abbandono da parte dei medici. Non può essere solo cinismo. Giovanardi si rende conto che il corpo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/stefanocucchi1.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/stefanocucchi1-300x225.jpg" alt="" title="stefanocucchi" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-500" /></a>L&#8217;ombra di Stefano Cucchi continua ad agitare i sonni del sottosegretario Giovanardi. L&#8217;ineffabile zar antidroga insiste a diffondere dichiarazioni insultanti per la memoria del giovane che sarebbe morto perché drogato e non per i pestaggi e il successivo abbandono da parte dei medici. Non può essere solo cinismo. Giovanardi si rende conto che il corpo martoriato di Cucchi è la rappresentazione crudele degli effetti della war on drugs all&#8217;italiana. Nonostante un abisso morale ci divida da chi tratta i consumatori di sostanze come esseri privi di diritti, insistiamo nella ricerca del confronto per far uscire dal carcere migliaia di detenuti tossicodipendenti e perseguire la via sociale e non palazzinara alla soluzione del sovraffollamento delle carceri. Per questo, tra qualche giorno parteciperemo con varie associazioni, a un incontro con il capo del Dipartimento antidroga, Giovanni Serpelloni. Questi in un&#8217;intervista all&#8217;Avvenire del 6 aprile ha messo le sue carte in tavola. Con funambolici giochi di prestigio, ha dimezzato il numero dei tossicodipendenti in carcere, sostenendo che vi sono tossicodipendenti veri e falsi e che quelli con il bollino degli standard clinici internazionali sarebbero solo 7mila. I dati ufficiali sono ben altri: i tossicodipendenti sarebbero oltre 15mila. Il doppio rispetto ai numeri di Serpelloni, che con le sue minimizzazioni vorrebbe dimostrare che la Fini-Giovanardi non ha prodotto una criminalizzazione dei consumatori.<br />
Ma Cucchi allora perché è stato arrestato? Il 38% dei detenuti è dentro per avere violato un&#8217;unica norma: l&#8217;articolo 73 della legge sulle droghe. Su quel 38% bisognerebbe lavorare per risolvere seriamente il tema del sovraffollamento. Noi saremmo per mettere mano al complessivo impianto ideologico proibizionista, ma sappiamo chi sono i nostri interlocutori. Percò proponiamo un&#8217;agenda pragmatica di deflazione carceraria: abrogare le norme della legge Cirielli sulla recidiva che penalizzano i tossicodipendenti non consentendo loro di accedere ai benefici e all&#8217;affidamento terapeutico; limitare la custodia cautelare promuovendo il ricorso ai domiciliari; evitare per i piccoli spacciatori-consumatori le pene da 6 a 20 anni; eliminare il limite a due sole concessioni dell&#8217;affidamento terapeutico. Solo a seguire si potrà chiedere alle Regioni un impegno straordinario per l&#8217;affidamento in comunità o per trattamenti non residenziali nel territorio.<br />
Questo è il terreno discriminante per affrontare il macigno del sovraffollamento carcerario. Il dibattito parlamentare sulle misure di decongestionamento delle carceri è partito male. La proposta di legge Alfano, pur avendo in sé la consapevolezza di affrontare il problema, pone tali e tanti limiti da renderla quasi evanescente. Si pensi all&#8217;obbligo della riparazione a favore delle vittime. Cosa dovrà riparare un consumatore di droghe o un immigrato accusato di irregolare permanenza in Italia? Fare il badante a Borghezio? Ben venga una discussione ponderata che faccia uscire allo scoperto partiti e posizioni. Tutti sappiano però che per superare l&#8217;emergenza carceraria bisognerebbe modificare tre leggi: la Cirielli sulla recidiva, la Bossi-Fini sull&#8217;immigrazione e la Fini-Giovanardi sulle droghe. Tutto il resto non è risolutivo. Noi temiamo che il fallimento annunciato della proposta Alfano faciliti il disegno della speculazione edilizia penitenziaria senza controllo.</p>
<p>Franco Corleone e Patrizio Gonnella, dal Manifesto del 14 aprile 2010.</p>
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		<title>Gli affari prima di tutto, anche sulle Carceri</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jan 2010 14:25:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/angelino-alfano.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-446" title="angelino-alfano" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/angelino-alfano-300x245.jpg" alt="" width="300" height="245" /></a>Il ministro della Giustizia Alfano nella conferenza stampa a Palazzo Chigi per illustrare le misure per risolvere il sovraffollamento nelle carceri giunte a contenere 65.000 persone ha proclamato una missione senza precedenti. Abbandonare la via delle amnistie e degli indulti che hanno caratterizzato la storia repubblicana e concentrare le risorse per costruire nuove carceri per arrivare a contenere fino a 80.000 detenuti.<br />
E’ stato confermato lo stato di emergenza delle carceri che nelle parole della modesta caricatura di Bava Beccaris si sostanzia in questo anno nella costruzione di 47 padiglioni nelle aree delle carceri esistenti.<br />
Il tandem Berlusconi-Alfano hanno giustificato la via cementificatrice in nome dei principi costituzionali della concezione della pena rieducativa e del senso di umanità, per difendere cioè la dignità e la salute delle persone private della libertà.<br />
Di fronte a tanta faciloneria e pressapochismo intellettuale si rimane costernati. La vita negli hangar per ammassare corpi sarà bestiale: senza acqua, senza luce, senza cucine, senza spazi di socialità, senza educatori.<br />
Un ministro irresponsabile e  presuntuoso è davvero pericoloso. Un ministro della giustizia che non sa che l’ultimo indulto di tre anni fa è stato approvato dopo ben sedici anni di assenze di misure di clemenza e che attribuisce i numeri attuali di presenze al rientro in carcere degli “indultati” dimostra di non sapere quello di cui parla (o straparla?).<br />
Demagogia e propaganda sono le armi per coprire le responsabilità di una Amministrazione penitenziaria incapace, senza idee e segnata da una paralisi progressiva.<br />
Alfano non è un contabile, dovrebbe essere un ministro che si confronta con le scelte criminali del governo e della sua maggioranza. Non può far finta di non sapere che le carceri sono piene di immigrati, di tossicodipendenti e di poveri e di emarginati.<br />
Alfano dovrebbe spalancare i suoi occhioni perennemente stupefatti sulla vergogna di una legge come la Cirielli che condanna a una sorta di ergastolo bianco i soggetti più deboli, in particolare i tossicodipendenti, colpevoli e vittime della recidiva.<br />
Il finto buon senso che giustifica la scelta di non affrontare le ragioni del sovraffollamento con l’aumento dei posti letto fa letteralmente vomitare.<br />
Non sono poche le celle, sono troppi i detenuti che non dovrebbero entrare in carcere e soprattutto non starci.<br />
La criminalizzazione di massa mette a rischio la qualità della democrazia di un paese e l’Italia sta precipitando in un gorgo che fa strage di giustizia e di diritto.<br />
La strada annunciata dal Governo ha dei costi enormi. 600 milioni di euro sottratti alle misure alternative e al reinserimento sociale dei detenuti per millantare un miglioramento delle condizioni di vita dei prigionieri.<br />
In realtà il carcere si conferma con la forza dei numeri previsti una orrenda discarica sociale.<br />
La promessa di allargare la detenzione domiciliare a chi deve scontare l’ultimo anno di pena e i lavori di pubblica utilità sono affidati a un disegno di legge dalla sorte incerta. Gli affari prima di tutto!</p>
<blockquote><p>Articolo di Franco Corleone per il Manifesto del 14 gennaio 2010</p></blockquote>
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