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	<title>FrancoCorleone.it &#187; fuoriluogo</title>
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		<title>Rototom, un processo assurdo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta, responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-859" title="rototom" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è  iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con  l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze  stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia  infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta,  responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia  non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna.<br />
E’ l’ennesima  conferma della crisi (e dei tempi) della giustizia, che sceglie di  perseguire i deboli e salvare i potenti. Per sostenere i teoremi  ideologici della legge Giovanardi sulle droghe, si dilapidano  allegramente soldi pubblici e soprattutto si distolgono forze  dall’accertamento e dalla repressione di reati gravi, da quelli  ambientali a quelli finanziari.<br />
La montatura giudiziaria si aggrappa  all’art. 79 della legge antidroga (309/90): esso prevede la pena da tre  a dieci anni di carcere per  chiunque adibisce un locale pubblico o un  circolo privato a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso  di droghe. E’ una norma ambigua, che raramente è stata utilizzata negli  impianti accusatori per la difficoltà interpretativa. Ma il giudice per  le indagini preliminari, Roberto Venditti, ha accolto l’impianto  accusatorio e ha sbrigativamente equiparato il Parco del Rivellino,  frequentato da decine di migliaia di persone, alle quattro mura di un  caffé. Per rafforzare la sua interpretazione della norma nel  provvedimento di rinvio a giudizio, il magistrato richiama il secondo  comma che allarga la previsione “a un immobile, un ambiente o un veicolo  a ciò idoneo”. Tace però che lo stesso comma specifica che si deve  trattare di un luogo di “convegno abituale di persone”. La  partecipazione a un concerto, a un dibattito o la visita agli stand  hanno un carattere occasionale, non certo abituale. In più, quando si  parla di convegno abituale, ci si riferisce con evidenza a un “giro”  definito di persone.<br />
Il giudice Venditti ricalca anche le  valutazioni del procuratore del tribunale di Tolmezzo Giancarlo  Buonocore, secondo cui  Rototom sarebbe stato un punto d’incontro di  persone in preda alle “suggestioni culturali riconducibili all’ideologia  rastafariana che prevede l’associazione tra musica reggae e marijana”  (sic!). Meno pregiudizi razzisti e più conoscenza della storia dei  Caraibi e dei movimenti di resistenza al dominio coloniale avrebbero  potuto evitare affermazioni così spericolate.<br />
Ma sospetto e  pregiudizio ancora ricorrono quando il Gup ritiene di trovare conferma  del comportamento “dolosamente tollerante” degli organizzatori del  festival nel servizio di assistenza legale all’interno del festival. Di  fronte a una legge fra le più punitive in Europa,  che riempie le galere  di tossicodipendenti e di consumatori con pene che vanno da 6 a 20 anni  di carcere, si dovrebbe fare come Ponzio Pilato?<br />
Nel 2009 una  medesima montatura contro il Livello 57di Bologna fu alla fine  ridicolizzata da una sentenza di assoluzione, giunta però troppo tardi  per riparare il danno provocato dalla chiusura del centro sociale.<br />
Il processo che si svolgerà in Carnia deve diventare l’occasione per  mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi. L’appuntamento è  dunque per il 31 maggio a Tolmezzo in nome della giustizia giusta e del  diritto, della cultura e della libertà.</p>
<p>(articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2012/02/01/rototom-un-processo-assurdo/">Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 1 febbraio 2012)</p>
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		<title>Canapa in giardino, la svolta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul il Manifesto del 16 novembre 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-834" title="canapa-balcone" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg" alt="" width="290" height="226" /></a>Dalla Sardegna giungono buone notizie rispetto alla criminalizzazione  della coltivazione domestica di canapa. L’8 luglio scorso, la Corte  d’Appello di Cagliari ha cancellato la condanna contro due fratelli di  Carbonia: in primo grado, il Tribunale di Cagliari li aveva condannati  ad otto mesi di reclusione e duemila euro di multa per avere coltivato  quindici piantine nella propria abitazione.<br />
La perizia aveva  accertato che solo una piantina alta 50 cm. conteneva 164 mg di Thc  (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile a  uso personale), mentre le altre, tra i 10 e 20 cm., non avevano  materiale analizzabile.<br />
La dott.ssa Fiorella Pilato, presidente  estensore della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce  reato, ha affrontato il problema se la coltivazione di poche piante  destinate all’uso personale possa avere rilevanza penale o se invece  tale condotta possa essere assimilabile alla detenzione (ad uso  personale): lo ha fatto prendendo le distanze dal dictum della sentenza  28605 del 10 luglio 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che  affermò il principio della punibilità della coltivazione “senza se e  senza ma”, indipendentemente dalla quantità e dalla destinazione.<br />
La  dr.ssa Pilato sottopone a serrata confutazione l’assunto della  Cassazione secondo cui la coltivazione “merita un trattamento diverso e  più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la  quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato (sic!). Questa  affermazione apparentemente logica si mostra invece come un vero e  proprio paralogismo. La quantità di stupefacenti  presente sul mercato è  nell’ordine di svariate tonnellate e non è certo qualche piantina che  può aumentarla significativamente. Ma paradossali sono le conseguenze:  il verdetto della Suprema Corte spingerebbe il consumatore, la cui  attività è penalmente irrilevante, a rivolgersi al mercato illecito e  clandestino incentivando lo spaccio e i proventi di una attività  criminale. Conclude la dr.ssa Pilato: “Soltanto in astratto può  affermarsi che qualsiasi coltivazione rappresenti un disvalore  assoluto”.<br />
La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione afferma  che la risoluzione del problema della droga “deve essere circoscritta al  legislatore e ad esso soltanto è la responsabilità delle scelte circa i  limiti, gli strumenti, le forme di controllo da adottare”, volendo con  ciò limitare il potere di interpretazione delle norme da parte del  giudice. Ma, in contrasto con quanto dichiarato, si arroga il diritto di  aggravare le disposizioni di una legge già estremamente punitiva per  l’introduzione di un’unica tabella per tutte le sostanze; e perfino di  andare oltre il dettato della Convenzione internazionale di Vienna del  1988 che (par. 2 dell’art.3) equipara la coltivazione per consumo  personale al possesso e all’acquisto. Come ho già scritto, la sentenza  della Cassazione è culturalmente mediocre e senza alcun  pregio  giuridico, frutto solo del pregiudizio ideologico e moralistico.<br />
Infine,  la dr.ssa Pilato ribadisce l’interpretazione contenuta in una sentenza  del Tribunale di Milano: gli articoli 26 e successivi, che stabiliscono  le pene per la coltivazione, si riferiscono alle attività di carattere  industriale, non ai vasi sul balcone. Perciò, gli atti dei due fratelli  di Carbonia sono stati rimessi al Prefetto per le sanzioni  amministrative previste dall’art.75 per il consumo personale.<br />
Dopo la magistratura, sarebbe ora che anche la politica battesse un colpo.</p>
<p><em><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/11/16/canapa-in-giardino-la-svolta/">Articolo</a> di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/fuoriluogo-sul-manifesto">rubrica di Fuoriluogo</a> su il Manifesto del 16 novembre 2011.</em></p>
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		<title>Droghe e politica, l’erba dell’Uruguay è più verde</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 14:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo speciale sulla politica delle droghe in Sud America su fuoriluogo.it. Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della  coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di  Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/speciali/politica-sulle-droghe-in-america-latina">speciale sulla politica delle droghe in Sud America</a> su fuoriluogo.it.</p></blockquote>
<div id="attachment_716" class="wp-caption alignright" style="width: 278px"><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg"><img class="size-full wp-image-716" title="Alicia Castilla" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg" alt="" width="268" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Alicia Castilla</p></div>
<p>Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una  proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione per uso  personale della canapa.<br />
L’Uruguay è un paese che ha abbandonato la  war on drugs e recentemente ha avuto una svolta politica progressista.  La legge non criminalizza l’uso personale di droghe e il governo dà la  priorità al perseguimento dei grandi spacciatori invece di concentrare  risorse ed energie contro i pesci piccoli. Nell’ultimo decennio, si è  mostrata una certa larghezza di vedute soprattutto verso la marijuana:  la norma non punisce il possesso di un cosiddetto “ragionevole  quantitativo” per consumo personale, la cui legittimità è affidata alla  discrezionalità del giudice. Dal 2007, diversi gruppi di attivisti  pro-canapa hanno aperto un confronto con le autorità per chiedere la  legalizzazione della auto coltivazione.<br />
La vicenda è però esplosa  nello scorso gennaio quando una giudice, Adriana Aziz, ha imprigionato  Alicia Castilla, nota militante, autrice di due volumi sulla cultura  della canapa e che pubblica ogni anno un Almanacco sulla coltivazione  biodinamica della marijuana.<br />
E’ così scoppiata la contraddizione di  una legge che contemporaneamente vieta la coltivazione e ammette il  possesso di una “ragionevole” quantità di sostanza per il consumo  privato.<br />
Il 24 febbraio si è svolta una manifestazione davanti alla  Suprema Corte per la liberazione di Castilla e di altri 350 persone  condannate per il possesso di piccole quantità di marijuana. Il  portavoce della Suprema Corte Raul Oxandabarat in una conferenza stampa  ha ammesso l’esistenza di un vuoto legislativo e lo Zar antidroga Milton  Romani ha riconosciuto che “non è prudente incarcerare una donna che  chiaramente non costituisce alcun pericolo per la salute pubblica”.  Immediatamente la politica ha battuto un colpo: il deputato Sebastian  Sabini del Movimento di partecipazione popolare (MPP), ha presentato una  proposta di legge per la legalizzazione  della canapa,  stabilendo la  liceità del possesso fino a 25 grammi e della coltivazione domestica  fino ad otto piante femmine. Sabini è un esponente del maggior partito  della coalizione di governo e ha trovato l’accordo con Nicolas Nunez,  leader del Partito Socialista. Anche parlamentari dell’opposizione hanno  predisposto un testo di riforma ma lasciando al giudice la valutazione  sulla destinazione della sostanza detenuta, se per uso o per spaccio.<br />
Sono  interessanti le analogie con la situazione giuridica italiana, in  ambedue i paesi le norme ricalcano i trattati Onu: l’articolo principale  (il 73 della legge italiana, il 3 di quella uruguayana) criminalizza  indiscriminatamente tutte le condotte, dal traffico, alla coltivazione,  al possesso. Le norme che in Uruguay depenalizzano il possesso di  “ragionevoli quantità” (in Italia infliggono solo punizioni meno  drastiche) si presentano come una sorta di “eccezione” alla norma  generale e rimane la questione se la coltivazione ad uso personale debba  essere equiparata alla detenzione. In Italia, una recente sentenza del  tribunale di Milano stabilisce l’equiparazione, nonostante altre  sentenze della Cassazione di segno ( ne ho scritto sul manifesto, 11/2/  2010).<br />
Quanto alla politica, il capo del Dipartimento antidroga  italiano, Giovanni Serpelloni si diletta a commissionare studi sui  pretesi danni dell’uso di cannabis, mentre nel mondo si ragiona su come  eliminare i danni certi prodotti dall’incarcerazione per una sostanza a  minor rischio come la marijuana. Carlo Giovanardi (cui si deve  l’approvazione della legge che ha equiparato tutte le droghe e che ha  contribuito a riempire le galere di tossicodipendenti e di presunti  spacciatori) sostiene che in Italia il consumo non è penalizzato, ma  sanzionato solo in via amministrativa. Non è così, perché la detenzione  di una quantità superiore a quello stabilita dal governo (tramite  semplice decreto del ministro della sanità) apre le porte delle prigioni  (da sei a venti anni di carcere, da uno a sei solo in caso il giudice  riconosca la “lieve entità” del reato).<br />
Qualche anno fa, Ethan  Nadelmann, direttore della Drug Policy Alliance, intitolava un saggio  sulla politica globale delle droghe “L’Europa ha qualcosa da insegnare  all’America”. Dopo l’autorevole appello dei tre ex presidenti  sudamericani Cardoso, Gaviria, Zedillo a superare la “guerra alla  droga”, dopo la richiesta di Evo Morales di emendare i trattati Onu per  legalizzare la foglia di coca, possiamo dire: l’Europa ha qualcosa da  imparare dall’America Latina.</p>
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		<title>Carcere, una riforma dopo le chiacchiere estive</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 13:36:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agosto sta finendo e la vita nelle carceri prosegue nell’ordinarietà della illegalità permanente. Qualche cinico potrà vantarsi dell’assenza di rivolte e dire che non è successo nulla; che si può continuare tra morti sospette, suicidi (siamo a quota 42), malattie  e autolesionismo. Mauro Palma sul Manifesto del 13 agosto, analizzando l’iniziativa del “Ferragosto in carcere” [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-94.png"><img class="alignright size-full wp-image-475" title="corleone" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-94.png" alt="" width="162" height="173" /></a>Agosto sta finendo e la vita nelle carceri prosegue nell’ordinarietà   della illegalità permanente. Qualche cinico potrà vantarsi dell’assenza   di rivolte e dire che non è successo nulla; che si può continuare tra   morti sospette, suicidi (siamo a quota 42), malattie  e autolesionismo.<br />
Mauro  Palma sul Manifesto del 13 agosto, analizzando l’iniziativa del   “Ferragosto in carcere” ha giustamente sottolineato che non mancano   analisi e fotografie di una realtà che è andata degenerando. Ancora più   puntualmente ha voluto richiamare il senso dell’iniziativa, forte solo   se indirizzata in maniera inequivoca a voltare pagina.<br />
Purtroppo non è  né facile né semplice definire un progetto per il  cambiamento radicale  del carcere. Travolti dall’emergenza del  sovraffollamento, anche le  associazioni e i movimenti impegnati sul  terreno riformatore sono stati  risucchiati nell’arida contabilità della  capienza reale degli istituti  penitenziari, trovandosi a contestare le  cifre offensive (verso la  dignità delle persone) della capienza  “tollerabile”. Fiumi di parole e  un enorme volume di tempo ed energie  nel tentativo di vuotare il mare  con un secchiello.<br />
Certo l’attività di pronto soccorso va  proseguita, ma vanno anche  denunciati gli autori dei crimini; in questo  caso i responsabili della  distruzione dei valori costituzionali sul  carattere della pena e sulle  modalità della sua esecuzione. Per questo  non si può dare alcun credito  alle promesse del ministro Alfano di  facilitare le misure alternative.  Meglio concentrarsi dunque sui nodi  cruciali della questione.<br />
L’attenzione al carcere è fondamentale per  molte ragioni e sul  significato della detenzione le parole di Aldo Moro  rimangono le più  umane, in particolare quelle contro l’ergastolo. ll  carcere ci parla  anche della giustizia, del suo funzionamento concreto e  dei destinatari  odierni della politica criminale dietro le leggi  suggerite  dall’ossessione securitaria. Se il carcere contiene la metà  dei  detenuti per reati (perlopiù minori) di violazione della legge sulle   droghe o per reati compiuti in quanto tossicodipendenti, vuol dire che    la macchina della giustizia è soffocata e ingolfata da indagini e   processi per la repressione di un tabù ideologico.<br />
Qui sta l’origine  della lentezza e della crisi della giustizia, altro  che processo breve.  Che aspetta il Partito Democratico a porre questa  discriminante al  partito della Proibizione e dello Stato etico?<br />
Se aggiungiamo gli  effetti della legge contro gli immigrati e la  persecuzione contro i  soggetti più deboli a causa della legge Cirielli,  ci scontriamo con il  volto feroce della giustizia di classe.<br />
Allora dobbiamo urlare senza  mezzi termini che il sovraffollamento non è  una calamità  naturale ma un  effetto voluto dagli imprenditori della  paura; e che l’unica misura  accettabile di capienza è quella  costituzionale. Se si rispettasse lo  stato di diritto, mite e laico, in  Italia i detenuti non dovrebbero  superare le trentamila unità.<br />
Che fare dunque? Bisogna convincersi  che la crisi non può essere un  alibi; il governo e il Dipartimento  dell’Amministrazione Penitenziaria  sono privi di un progetto sul carcere  e sono capaci solo di parlare a  vanvera di edilizia carceraria, senza  neppure confrontarsi sulla  qualità architettonica e la sua funzione  rispetto alla riforma  penitenziaria.<br />
Forse bisogna decidere di  ripartire dal quel testo del 1975 e dal  regolamento di attuazione del  2000 rimasto nel cassetto:  non è più il  caso di accontentarsi delle  giaculatorie pseudo riformiste.<br />
Quest’anno ricorre il ventesimo  anniversario dell’istituzione della  Polizia Penitenziaria. Non è il caso  di fare un bilancio della  smilitarizzazione degli agenti di custodia  (battaglia che vide allora   impegnata Adelaide Aglietta con un lungo  sciopero della fame)?<br />
Io non me la sento di unirmi al coro  cerchiobottista di chi sostiene  che vi sono troppo pochi agenti. Dico  invece che bisogna ipotizzare una  nuova riforma: ad esempio concentrando  i compiti della Polizia  Penitenziaria sull’Alta Sicurezza, sul 41 bis,  sulle traduzioni e sulla  vigilanza esterna e investendo un nuovo Corpo  civile dei compiti  trattamentali e del reinserimento sociale dei  detenuti, come avviene ad  esempio in Catalogna. E da subito iniziare una  campagna d’autunno per  la liberazione a Natale di 10.000  tossicodipendenti illegalmente  sequestrati in galera.</p>
<p>Articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2010/08/26/carcere-una-riforma-dopo-le-chiacchiere-estive/">Fuoriluogo</a> sul manifesto del 25 agosto 2010.</p>
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		<title>Giovanardi e il rapporto droga: numeri e nuvole</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-565" title="numeri" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di resipiscenza rispetto al cinismo manifestato a caldo. Invece ha pensato bene di annunciare il trionfo della guerra alla droga in Italia con la diminuzione del 25% di consumatori di sostanze stupefacenti in un solo anno.</p>
<p>Un milione di drogati in meno che ricorda l’altro efficace slogan berlusconiano di un milione di nuovi posti di lavoro!</p>
<p>Che l’ispiratore di questa linea ottimista sia l’imbonitore di Arcore è testimoniato dal commento della Presidenza del Consiglio che ha elogiato l’opera dello zar e l’azione del Governo per aver causato un evidente danno alla mafia. Ma i dati del crollo dei consumi sono incredibili. Soprattutto è incredibile che si pretenda di parlare in nome della scienza. Come è possibile che i consumatori “life time” di canapa (che hanno consumato almeno una volta nella vita) passino in un anno dal 32 al 22 per cento? Dove sono finiti, sono tutti morti in un così breve lasso di tempo? O era errata la cifra  dell’anno passato o quello di quest’anno, <em>tertium non datur</em>. La prevalenza <em>life time</em> comunque non può avere scostamenti simili. E’ inaccettabile che il governo si affidi a dati chiaramente inaffidabili per battere la grancassa politica. Forum Droghe non intende far passare questa valutazione come una bufala su cui scherzare e sta lavorando con un gruppo scientifico per contestare radicalmente il modo di lavorare del Dipartimento antidroga e per costituire un Osservatorio indipendente a disposizione degli operatori.</p>
<p>Con questo escamotage ancora una volta Giovanardi è riuscito a non far parlare i giornali dei dati veri, quelli relativi alle conseguenze della legge da lui promossa quattro anni fa in termini di incarcerazioni e di sanzioni amministrative.</p>
<p>Nel 2008 gli ingressi in carcere dalla libertà per tutti i reati erano stati 92.800 di cui dichiarati tossicodipendenti ben 30.528 soggetti, pari al 33%. Nel 2009 gli ingressi in carcere sono stati 88.066, con una flessione del 5% e le persone con problemi di tossicodipendenza ammontano a 25.180, pari al 29%. Secondo i dati della Relazione vanno aggiunti gli ingressi in carcere per violazione del Dpr 309/90 e in particolare per l’art. 73 relativo a condotte di detenzione e spaccio che riguardano 27.640 persone rispetto ai 26.931 soggetti del 2008.</p>
<p>Il numero delle denunce è invece nettamente più alto (36.277) e gli arresti sono stati ben 29.529.</p>
<p>I soggetti in carico al Sert in carcere nel 2009 sono stati 17.166, in aumento rispetto al 2008, quando erano 16.798.</p>
<p>Il quadro che emerge conferma, al di là di minime differenze, che il sovraffollamento che attanaglia le carcere è dovuto alla presenza di tossicodipendenti e di imputati di piccolo spaccio.</p>
<p>I dati relativi alle segnalazioni alle prefetture per semplice consumo sono ancora provvisori e assommano a 28.494 unità; è certo invece il dato di aumento delle sanzioni inflitte (15.923 rispetto alle 14.993 del 2008). Resta confermata la percentuale di segnalazioni per consumo di cannabis, il 72%.</p>
<p>Un ultimo dato che mostra il peso impressionante sul funzionamento della giustizia della legislazione antidroga è offerto dal numero di persone coinvolte in processi penali pendenti: 224.647 nel secondo semestre del 2009. Le persone in trattamento presso i Sert si attestano sulla cifra di</p>
<p>168.364 con una situazione del personale assolutamente carente.</p>
<p>Di questo quadro che conferma le analisi fatte nel Libro Bianco sugli effetti della Fini Giovanardi, presentato in occasione della Conferenza nazionale di Trieste, discuteremo martedì 13 luglio a Firenze in occasione della presentazione del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” sull’impatto sul carcere e sulla giustizia in Toscana della legge contro gli stupefacenti. E’ una ricerca che dà un contributo per un approccio scientifico alle politiche antidroga.</p>
<p>(Articolo pubblicato dal Manifesto il 7 luglio 2010. La <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/biblioteca/libreria/lotta-alla-droga.-i-danni-collaterali">presentazione</a> del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a>)</p>
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		<title>Terapia del dolore, la meta è ancora lontana</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Sep 2009 08:37:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dalla rubrica di fuoriluogo sul Manifesto del 23 settembre 2009. Alla ripresa dell’attività parlamentare, la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, attraverso una rete di presidi (hospice) e di interventi sul territorio. Sono inoltre previste norme per facilitare la prescrizione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Dalla <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/09/23/terapia-del-dolore-la-meta-e-ancora-lontana/">rubrica di fuoriluogo</a> sul Manifesto del 23 settembre 2009.</p></blockquote>
<p>Alla ripresa dell’attività parlamentare, la Camera dei deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge per garantire l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, attraverso una rete di presidi (hospice) e di interventi sul territorio. Sono inoltre previste norme per facilitare la prescrizione di oppiacei e di farmaci contenenti il principio attivo della cannabis, attraverso l’inserimento di un nuovo cannabinoide nella apposita tabella della legge antidroga. Il provvedimento è insufficiente, scarsamente finanziato e poco chiaro; per di più, deve ancora passare all’esame del Senato. Dunque, non sappiamo ancora se l’Italia riuscirà a superare il gap che la inchioda al ruolo di fanalino di coda, in Europa e nel mondo, su un tema delicato che concerne la qualità della vita per tanti malati, non solo terminali; per molti, la possibilità di morire in dignità. Da tempo la Oms denuncia il diffuso sottoutilizzo della morfina e il consumo pro capite di questo oppiaceo è addirittura previsto come uno degli indicatori di qualità delle cure mediche. Per dare un’idea della gravità del problema: in Italia si somministrano 46 dosi medie quotidiane di morfina contro le 1462 della Francia e le 6340 della Danimarca.</p>
<p>Va ricordato che già altre leggi sono stati varate per favorire l’uso dei farmaci antidolore. Nel 2001, l’allora ministro della sanità Umberto Veronesi modificò le disposizioni della legge antidroga ( Dpr 309 del 1990) che rendevano praticamente impossibile l’uso degli analgesici oppiacei, per le complicazioni burocratiche e i rischi di sanzioni che spaventavano i medici. La legge Veronesi incoraggiava  la cura del dolore anche a casa e per altre patologie oltre il cancro.</p>
<p>Qual è allora il motivo del ritardo? Alla radice, ci sono ragioni culturali e pregiudizi ideologici. Incide la cultura della classe medica poco attenta alla sofferenza dei malati e troppo sensibile alla propaganda antidroga: molti medici si trincerano dietro lo schermo della “dipendenza patologica” che questi farmaci potrebbero procurare ai malati; o peggio, dietro il pericolo di “normalizzare” sostanze proibite.</p>
<p>Che le resistenze siano difficili da smontare è testimoniato dalle parole in aula dell’on. Paola Binetti, secondo cui “un ulteriore rischio da evitare è quello che l’uso degli oppioidi nella terapia del dolore possa diventare un modo surrettizio di liberalizzare l’uso delle droghe, prescritte inizialmente a scopo analgesico (sic!).</p>
<p>Ancora una volta, si tocca con mano il conflitto fra la “guerra alla droga” e la tutela della salute. Ciò vale per gli oppiacei, ma anche e soprattutto per la cannabis. La Oms, nel 2002, chiese che la versione sintetica del Thc (dronabinolo) fosse inserita nella tabella IV della Convenzione Onu del 1971 sulle droghe, riconoscendone appieno l’utilità medica. Stava alla Commissione sulle droghe narcotiche (Cnd), l’organo che governa il regime di proibizione internazionale, dare l’ assenso. La richiesta rimase sepolta in un cassetto per anni. Sarebbe stato imbarazzante parlare delle proprietà terapeutiche del Thc proprio mentre l’agenzia antidroga dell’Onu lanciava la nuova campagna contro i rischi “pesanti” della canapa. In Italia, la legge Fini Giovanardi ha classificato la cannabis fra le sostanze più nocive. Nel dibattito, alcuni dei suoi sostenitori parlarono di fine del “mito” della canapa medica. Dietro la propaganda tuttavia, la stessa legge inseriva un cannabinoide nella tabella delle sostanze terapeutiche. Il provvedimento approvato alla Camera ne aggiunge uno nuovo, quasi alla chetichella.</p>
<p>Livia Turco ha ricordato il proprio decreto ministeriale del 2007, che allargava l’applicazione terapeutica dei derivati della cannabis. Maria Antonietta Farina Coscioni ha denunciato invece le gravi limitazioni che tuttora persistono: sono autorizzati solo alcuni farmaci cannabinoidi, non tutti; per di più non sono reperibili nelle farmacie, devono essere importati, perfino a carico del paziente in alcune Asl.</p>
<p>Il prossimo dibattito al Senato dovrà essere l’occasione per verificare che il provvedimento aiuti davvero i malati e non si traduca in una pratica ospedalizzante. E anche per denunciare gli ostacoli che la war on drugs frappone alla scienza e al benessere dei cittadini.</p>
<p>Il provvedimento è <a href="http://www.fuoriluogo.it/scarica.php?id=6651">scaricabile</a> (in formato pdf).</p>
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		<title>Perchè la coltivazione di oppio è calata in Afghanistan?</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Sep 2009 11:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sui dati del rapporto UNODC sulla coltivazione di oppio in Afghanistan, PeaceReporter intervista oggi il direttore del programma antidroga dell’Onu a Kabul, Jean-Luc Lemahieu. Che dice: “Per un contadino, 5 anni fa, coltivare oppio rendeva 27 volte tanto che coltivare grano. Oggi gli rende solo il doppio. Per questo molti contadini sono passati ad altre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-206" title="jeanluclemahieu" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/jeanluclemahieu-300x222.jpg" alt="jeanluclemahieu" width="300" height="222" align="right" />Sui dati del rapporto UNODC sulla coltivazione di oppio in Afghanistan,  <a href="http://it.peacereporter.net/articolo/17611/Afghanistan,+meno+oppio,+pi&amp;ugrave%3B+droga">PeaceReporter</a> <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/mappamondo/asia/afghanistan/rassegna_stampa/afghanistan_meno_oppio_pi_droga">intervista</a> oggi il direttore del programma antidroga dell’Onu a Kabul, Jean-Luc Lemahieu. Che dice: “Per un contadino, 5 anni fa, coltivare oppio rendeva 27 volte tanto che coltivare grano. Oggi gli rende solo il doppio. Per questo molti contadini sono passati ad altre colture”.</p>
<p>Da <a href="http://fiore.iworks.it/blog/2009/09/04/la-vera-causa-della-diminuzione-della-produzione-di-oppio-in-afghanistan/">fioreblog</a>, via <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/09/04/scelte-colturali/">fuoriluogo</a>.</p>
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		<title>La ganja e i Caraibi. cultura, economia, politica</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2009 13:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; disponibile on line il quaderno numero 3 di Fuoriluogo dedicata alla canapa nei caraibi. Sul sito di Fuoriluogo potete scaricarlo in formato pdf, ma se volete riceverlo in formato cartaceo e soprattutto sostenere l&#8217;attività di Forum Droghe potete iscrivervi: il volume sarà inviato in forma cartacea a tutti i nuovi iscritti. “La ganja e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/scarica.php/6395"><img title="La ganja e i Caraibi" src="http://www.fuoriluogo.it/scarica.php/6395" alt="" width="200" height="200" align="right" /></a>E&#8217; <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/07/15/la-ganja-e-i-caraibi-cultura-economia-politica/">disponibile on line</a> il quaderno numero 3 di Fuoriluogo dedicata alla canapa nei caraibi. Sul sito di Fuoriluogo potete scaricarlo in <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/i_quaderni_di_fl/nuova_serie/3_-_la_ganja_e_i_caraibi/Quaderno%203.pdf" target="_blank">formato</a> pdf, ma se volete riceverlo in formato cartaceo e soprattutto sostenere l&#8217;attività di Forum Droghe potete <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/forum_droghe/associazione/iscriviti">iscrivervi</a>: il volume sarà inviato in forma cartacea a tutti i nuovi iscritti.</p>
<blockquote><p>“La ganja e i Caraibi. cultura, economia, politica” è il quaderno numero 3 della nuova serie di Fuoriluogo ed è stato realizzato in collaborazione con il <a href="http://www.rototomsunsplash.com/index.php" target="_blank">Rototom Sunsplash Festival</a>.</p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/i_quaderni_di_fl/nuova_serie/3_-_la_ganja_e_i_caraibi/la_presentazione_al_rototom">- La presentazione al Rototom:</a> on line gli interventi alla presentazione del volume al Rototom Sunsplash Festival, 5 luglio 2009.</p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/home/archivio/biblioteca/i_quaderni_di_fl/nuova_serie/3_-_la_ganja_e_i_caraibi/Quaderno%203.pdf">- La ganja e i Caraibi in formato pdf</a>: scarica il terzo quaderno della nuova serie di fuoriluogo in formato pdf.</p>
<p>Nonostante la severità del controllo penale, a livello nazionale e internazionale, il regime di proibizione non è riuscito ad estirpare la produzione e il consumo di canapa nei paesi dei Caraibi, mentre ha prodotto gravi effetti collaterali: dall’incarcerazione di massa dei consumatori, all’inquinamento dell’economia per l’ampiezza del mercato illegale, fino all’indebolimento delle istituzioni e della democrazia per la disparità di potere e mezzi fra le ricche e potenti organizzazioni transnazionali del narcotraffico e i piccoli stati nazionali dell’arcipelago caraibico.</p>
<p>Il volume approfondisce il caso della Giamaica e di St.Vincent. Barry Chevannes ripercorre la storia del legame della ganja col movimento politico Rastafarian e del suo largo radicamento nella cultura popolare: da qui l’inefficacia di un sistema legale di proibizione in aperto contrasto con l’insieme di usanze e di valori delle comunità locali.Axel Klein affronta l’economia della ganja attraverso le storie di alcuni contadini di St.Vincent,il maggiore<br />
produttore fra i paesi della zona. Dopo il declino delle piantagioni di banane, per molti agricoltori poveri l’economia illegale delle droghe è una delle fonti più importanti di sussistenza (e in certa misura lo è per il loro stesso paese).</p>
<p><strong>Gli Autori<br />
Barry Chevannes</strong> è preside della facoltà di scienze sociali al Mona campus dell’università delle Indie Occidentali. Professore di antropologia sociale, è autore di molte pubblicazioni sul movimento Rastafari e su altre religioni autoctone della Giamaica.<br />
<strong>Axel Klein</strong> è docente di politica delle droghe all’università del Kent. Ha diretto il settore ricerca di Drugscope, uno dei più importanti centri indipendenti britannici di studio nel campo delle droghe. Ha condotto progetti di ricerca nel corno d’Africa e nei Caraibi.</p>
<p><strong>“La ganja e i Caraibi. cultura, economia, politica”</strong><br />
a cura di Franco Corleone e Grazia Zuffa, traduzioni di Marina Impallomeni<br />
Quaderno realizzato in collaborazione con il <a href="http://www.rototomsunsplash.com/index.php" target="_blank">Rototom Sunsplash Festival</a>.</p>
<p><em>I saggi sono tratti dal libro Caribbean Drugs, a cura di Axel Klein, Marcus Day,Anthony Harriot (Ian Randle Publishers, Zed Books, in association with Drugscope, 2004).<br />
Si ringrazia l’editore per l’autorizzazione alla traduzione italiana e alla realizzazione della presente edizione.</em></p></blockquote>
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		<title>Conferenza stampa in vista di Vienna 2009</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 18:10:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei prossimi giorni sarò a Vienna, al vertice per la revisione delle politiche sulle droghe dell&#8217;ONU, dove si cercherà di sorvolare sui 10 (undici) anni di fallimenti della war on drugs. Ecco la Conferenza stampa che abbiamo organizzato come Forum Droghe lunedì, da radioradicale. Maggiori info nello speciale di Fuoriluogo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei prossimi giorni sarò a Vienna, al vertice per la revisione delle politiche sulle droghe dell&#8217;ONU, dove si cercherà di sorvolare sui 10 (undici) anni di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/03/09/dieci-anni-di-fallimenti-%e2%80%93-la-guerra-globale-alla-droga-deve-finire-adesso/" target="_blank">fallimenti</a> della war on drugs.</p>
<p>Ecco la Conferenza stampa che abbiamo organizzato come Forum Droghe lunedì, da radioradicale.</p>
<p>Maggiori info nello speciale di <a href="http://www.fuoriluogo.it/home/forum_droghe/campagne/droghe_e_diritti_umani_verso_vienna" target="_blank">Fuoriluogo</a>.</p>
<p><!-- Radioradicale: inizio badge --><object width="100%" height="170" data="http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="wmode" value="transparent" /><param name="allowScriptAccess" value="always" /><param name="scale" value="noscale" /><param name="FlashVars" value="path=http://www.radioradicale.it/scheda/flash/274394" /><param name="src" value="http://www.radioradicale.it/misc/scheda_av_badge.swf" /><param name="flashvars" value="path=http://www.radioradicale.it/scheda/flash/274394" /></object><!-- Radioradicale: fine badge --></p>
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		<title>Trieste è vicina</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 16:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Appello Trieste è vicina. A metà marzo si svolgerà la V Conferenza Nazionale prevista dalla legge per valutare l’efficacia della politica e della normativa sulle droghe. L’ultima pseudo-conferenza  organizzata a Palermo nel 2005 si rivelò non solo un fallimento – per la quasi totale assenza del mondo delle professioni, delle scienze e delle associazioni- ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Appello<br />
<strong>Trieste è vicina.</strong></p>
<p>A metà marzo si svolgerà la V Conferenza Nazionale prevista dalla legge per valutare l’efficacia della politica e della normativa sulle droghe. L’ultima pseudo-conferenza  organizzata a Palermo nel 2005 si rivelò non solo un fallimento – per la quasi totale assenza del mondo delle professioni, delle scienze e delle associazioni- ma uno scacco della partecipazione, del confronto e della valutazione scientifica. Organizzata senza alcun percorso partecipato e con l’evidente intenzione di  non discutere bensì di celebrare l’inasprimento penale che si sarebbe concretizzato di lì a poco con l’approvazione di una nuova normativa per decreto-legge (l.49/06), l’assise di Palermo fu poco più di una riunione tra pochi fedeli a porte chiuse.<br />
Il vasto movimento di opposizione alla svolta punitiva decise per protesta di disertare Palermo e il Cartello “Non incarcerate il nostro crescere”, insieme alle Regioni, promosse all’Università La sapienza di Roma una Contro-conferenza, in cui fu presentata una articolata piattaforma di riforma della politica delle droghe, con al primo posto la cancellazione della legge Fini-Giovanardi.<br />
Purtroppo il Governo Prodi deluse le aspettative di cancellazione di quella normativa né fu convocata la V Conferenza nazionale.<br />
Di fronte a questo appuntamento, come operatori, scienziati, cittadini, consumatori e associazioni, siamo preoccupati di assistere a una penosa ripetizione di un’esperienza autocelebrativa. Soprattutto temiamo che si voglia utilizzare il palcoscenico della conferenza per piegare la scienza al servizio della politica: da un lato riducendo la complessità del fenomeno del consumo di droghe ai soli fattori biologici, dando visibilità unicamente alle neuroscienze; dall’altro enfatizzando taluni approcci e studi (utilizzabili a in chiave di dissuasione terroristica) e accuratamente ignorando altri. Ne è un esempio la nuova campagna di prevenzione sulla droga-bruciacervello, in linea col più vetusto ( e contestato anche sul piano dell’efficacia del messaggio) scare-approach.<br />
Vogliamo che la Conferenza sia una occasione per la partecipazione, il confronto fra operatori e utenti dei servizi, la valutazione scientifica a tutto campo, la verifica seria delle politiche pubbliche.<br />
Queste sono per noi le questioni che riteniamo fondamentali per rendere la Conferenza un appuntamento degno di questo nome:<br />
1.    Scrivere l’agenda – scientifica, sociale e delle politiche pubbliche – della Conferenza attivando una partecipazione reale, plurale, dotata di parola, fornendo a questa partecipazione luoghi e percorsi. E’ necessario operare subito poiché a tutt’oggi non risulta alcuna iniziativa per l’attivazione di un processo partecipativo reale, come avvenuto per altre conferenze in passato, in particolare quelle di Napoli e Genova.<br />
2.    Avvviare una seria valutazione delle politiche pubbliche, mettendo  come primo punto all’ordine del giorno la valutazione della legge 49/2006 e in particolari i suoi effetti sulla carcerazione.<br />
3.    Promuovere un ampio dibattito sulla rete dei servizi, che da tempo denuncia una crisi e perfino un collasso: con un occhio particolare alla riduzione del danno, ridimensionata anche dalle politiche locali di sicurezza e tolleranza zero.<br />
4.    Prevedere un confronto su tutte le esperienze internazionali di nuovi servizi e interventi che risultino oggetto di studi di valutazione con esito favorevole, senza pregiudiziali ideologiche.<br />
5.    Rispettare la multidimensionalità del fenomeno, il pluralismo degli approcci scientifici, la vivacità del dibattito scientifico stesso, garantendo – attraverso una propedeutica sollecitazione e partecipazione attiva – presa di parola da parte dei tanti sguardi che indagano, studiano, sperimentano.<br />
6.    Dare ascolto ai consumatori di sostanze come cittadini a pieno titolo titolari di  diritti e voce sulle proprie vite, nel rispetto delle scelte di vita e delle diverse culture, assicurando loro presenza, rappresentanza e parola con pari dignità.<br />
7.    Dare un adeguato spazio alle regioni e alle città, per valorizzare le particolarità locali e l’approccio pragmatico degli interventi sul territorio.</p>
<p>In ogni caso ci impegniamo ad organizzare, dentro e fuori la Conferenza, momenti pubblici aperti per una discussione libera, sia scientifica che politica, a partire dalla valutazione delle politiche internazionali che saranno oggetto di verifica al meeting Onu di Vienna del marzo 2009.</p>
<p>Primi firmatari<br />
Stefano Anastasia, Maurizio Baruffi, Hassan Bassi, Bea Bassini, Stefano Bertoletti, Giorgio Bignami, Gianluca Borghi, Stefano Carboni, Vanna Cerrato, Claudio Cippitelli, Tiziana Codenotti, Maurizio Coletti, Franco Corleone, Paolo Crocchiolo, Antonio D’Alessandro, Carlo De Angelis, Felice Di Lernia, Barbara Diolaiti, Leonardo Fiorentini, Don Andrea Gallo, Patrizio Gonnella, Marina Impallomeni, Franco Marcomini, Alessandro Margara, Henri Margaron, Patrizia Meringolo, Alessandro Metz, Mariella Orsi, Valentino Patussi, Edoardo Polidori, Susanna Ronconi, Fabio Scaltritti, Maria Pia Scarciglia, Sergio Segio, Maria Stagnitta, Stefano Vecchio, Andrea Vendramin, Grazia Zuffa.</p>
<p>Fin qui l&#8217;appello che ho sottoscritto. Ecco, dal blog di Fuoriluogo le indicazioni per l&#8217;azione, anche on line:</p>
<blockquote><p>Rompiamo il silenzio sulla prossima conferenza governativa sulle tossicodipendenze di Trieste, perché non si ripeta la farsa del precedente appuntamento di Palermo.</p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/appelli/trieste-e-vicina/">Sottoscrivete</a> l’appello e partecipate all’incontro per discutere le opportune iniziative: <strong>vi aspettiamo a Firenze, sabato 17 gennaio dalle 10,30 alle 16 nella sede ARCI, piazza dei Ciompi 11</strong>.</p>
<p><strong>Trieste è vicina, l’azione on line:</strong></p>
<ul>
<li><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/appelli/trieste-e-vicina/" target="_blank">leggi l’appello e aderisci on line</a>.</li>
<li>aderisci e incatenati con il tuo blog: copia questo post (comprese queste istruzioni e la lista dei blog che hanno aderito), inseriscilo nel tuo blog linkandolo e mettendo nei tag “trieste è vicina” e segnalaci l’adesione con un commento al post. Troverai qui sotto la lista aggiornata dei blog che si sono incatenati.</li>
</ul>
<p>Sinora hanno aderito alla catena: <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/01/07/trieste-e-vicina/" target="_blank">il blog di Fuoriluogo.it</a>,  <a href="http://www.francocorleone.it/blog/2009/01/07/trieste-e-vicina/" target="_blank">Il Blog di Franco Corleone</a>, <a href="http://fiore.iworks.it/blog/2009/01/07/trieste-e-vicina-aderite-e-incatenatevi/" target="_blank">fioreblog</a>, <a href="http://www.verdi.ferrara.it/sito/2009/01/07/trieste-e-vicina-appello-e-appuntamento/" target="_blank">Verdi di Ferrara</a>, <a href="http://ilbaruffi.blogspot.com/2009/01/trieste-vicina-parte-lazione-anche-on.html" target="_blank">Il blog di Maurizio Baruffi</a>.</p></blockquote>
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