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	<title>FrancoCorleone.it &#187; franco corleone</title>
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	<description>Il sito di Franco Corleone</description>
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		<title>Franco Corleone: «Per essere credibile sul caso Battisti l’Italia deve abolire l’ergastolo»</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 15:02:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e oggi Garante per i diritti dei detenuti del comune di Firenze: «revisone del processo, abolizione dell’ergastolo e ratifica del protocollo contro la tortura avrebbero fornito all’Italia una immagine diversa»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-688" title="battisti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg" alt="" width="230" height="286" /></a></p>
<blockquote><p>L’intervista di Paolo Persichetti per Liberazione del 20 gennaio 2011</p></blockquote>
<p><em>Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e oggi Garante per i diritti dei detenuti del comune di Firenze: «revisone del processo, abolizione dell’ergastolo e ratifica del protocollo contro la tortura avrebbero fornito all’Italia una immagine diversa»</em></p>
<p>Con le mozioni bipartizan votate lunedì in parlamento per riavere Battisti dal Brasile, l’Italia tenta di camuffare lo stato di confusione istituzionale in cui è precipitata dopo le rivelazioni sul sexigate che hanno investito il suo presidente del consiglio. Tuttavia non basterà a ridare lustro alla propria iniziativa diplomatica. La crisi di credibilità è verticale. In nome di quale giustizia il governo italiano continua a pretendere l’estradizione, con una ostinazione che rasenta l’aggressione verso la sovranità interna di un’altro Paese, se a casa propria non è in grado di garantire l’uguaglianza di fronte alla legge? L’affare Battisti è diventato un argomento di propaganda su cui hanno investito i giustizialisti di destra e di sinistra. La stessa cosa accade in Brasile, dove la destra post-dittatura ne ha fatto un oggetto di revanche. Sullo sfondo sempre più dimenticati restano gli aspetti giuridici dell’intera vicenda. Non a caso. Ogni qualvolta i processi dell’emergenza sono stati esaminati sotto il loro profilo giuridico l’Italia ha sempre perso la partita delle estradizioni contro i militanti condannati per i fatti degli anni 70. Non ci sarà nessun ricorso all’Aja perché il Brasile è contrario. L’Ue ha spiegato alla Farnesina che le estradizioni sono un contenzioso bilaterale. Il trattato commerciale con Brasilia verrà comunque rispettato. In mano al governo di Roma non rimane altro che sperare in un golpe giudiziario che Peluzo e Mendes stanno congeniando. Singolare aspettativa per un centrodestra che non passa giorno senza denunciare in casa propria i complotti della magistratura. Ma indiscrezioni apparse nei giorni scorsi su alcuni media brasiliani fanno sapere che la maggioranza dei giudici del Stf (6 contro 3, mentre due si asterrebbero) non sembra condividere affatto la scelta, tutta personale, presa dal presidente della corte, Peluzo, di voler esaminare a febbraio la conformità della decisione presa da Lula. Peluzo, per altro, è in contraddizione con se stesso perché quando era relatore, come gli altri 5 giudici che votarono per l’estradizione, aveva condizionato la consegna di Battisti alla commutazione dell’ergastolo. Richiesta che l’Italia si è sempre ben guardata dall’adempiere. E proprio da qui parte il ragionamento di Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia nel primo governo Prodi e oggi garante dei detenuti per il comune di Firenze. «Si poteva fare qualcosa di più invece che lasciarsi andare a una reazione vittimistica e isterica».<br />
Cosa?<br />
Spostare l’asse del dibattito dagli insulti a una riflessione sulla civiltà giuridica. Uno degli ostacoli che hanno impedito l’estradizione è la permanenza dell’ergastolo nel nostro sistema penale. Il fatto che il Brasile non abbia questa pena dimostra l’abisso che c’è tra il Paese definito la culla del diritto e quello considerato terra di selvaggi. In realtà la bilancia è a tutto vantaggio del Brasile. Sono rimasto molto colpito dalle prime reazioni attribuite al presidente della Repubblica che parlavano di sorpresa, delusione, stupore.<br />
Perché l’Italia non sarebbe riuscita a farsi capire, come ha detto Napolitano?<br />
Forse perché ha cercato di confondere le carte sostenendo che l’obiezione sull’ergastolo era infondata perché non esiste quando invece è vivo e vegeto. Nel giro di un decennio gli ergastoli sono addirittura raddoppiati in percentuale e numero assoluto. C’è anche la novità dell’ergastolo ostativo che impedisce a gran parte degli ergastolani di accedere alla liberazione condizionale, a meno che non collaborino. La mancata revisione del processo, la mancata commutazione dell’ergastolo, la mancata ratifica del protocollo aggiuntivo contro la tortura. Tutti appuntamenti mancati che avrebbero fornito un’altra immagine della nostra giustizia. In realtà non si vuole trovare una soluzione, siamo di fronte ad un atteggiamento a somma zero: o tutto o niente. Vogliono Battisti con l’ergastolo e basta, per di più in condizioni tali che renderebbero ostativa qualsiasi misura trattamentale. Non ci sarebbe tribunale di sorveglianza capace di applicargli la Gozzini. In realtà l’Italia non si è fatta capire solo dal Brasile ma da molti altri Paesi. La lista di quelli che hanno negato le estradizioni è lunga.<br />
In Italia ci sono detenuti politici in carcere da oltre 30 anni.<br />
Affrontare il nodo dell’ergastolo è ormai l’unico modo per chiudere il residuo penale degli anni 70. Napolitano ha una possibilità, quella del messaggio alla camere che è anche la prima prerogativa dell’articolo 87 della costituzione, l’ultima è quella della grazia e della commutazione della pena. Approfittando di un caso ritenuto così straordinario potrebbe spiegare cosa l’Italia può fare per rendersi credibile. Sul tappeto c’è la questione della permanenza dell’ergastolo. L’altro è invitare il parlamento a ratificare il protocollo aggiuntivo della convenzione contro la tortura e nominare una autorità di controllo sulle carceri in un momento in cui c’è una situazione d’emergenza. In attesa di una riforma del sistema delle pene, il presidente potrebbe commutare l’ergastolo di Battisti dimostrando che non saremmo di fronte ad una pena ostativa ma a una sanzione che consente di accedere a un normale percorso trattamentale.</p>
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		<title>Battisti, l’ergastolo e i poteri del Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro “La funzione della pena”, pubblicata nel volume Contro l’ergastolo, Ediesse, 2009, su www.fuoriluogo.it C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di una irriverente omonimia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;articolo di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/01/12/battisti-l%e2%80%99ergastolo-e-i-poteri-del-quirinale/">rubrica di  Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro  “La funzione della pena”, pubblicata nel volume <em>Contro l’ergastolo</em>, Ediesse, 2009, su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-688" title="battisti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg" alt="" width="230" height="286" /></a>C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo  trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di  una irriverente omonimia, la memoria del martire è cancellata a  vantaggio di un protagonista minore della lotta armata. Anche questo  esito è conseguenza certamente non voluta dell’orgia di parole sopra  tono, delle speculazioni interessate, delle minacce altisonanti.</p>
<p>In un paese serio, la sua classe politica avrebbe reagito  diversamente alla decisione del Presidente Lula di negare l’estradizione  per un cittadino italiano condannato all’ergastolo per la  responsabilità diretta o morale di quattro omicidi compiuti nel 1978.  L’utilizzo di termini come “schiaffo all’Italia” o di “insulto alla  giustizia” o addirittura di “attacco alla democrazia” sono il segno  caratteristico di un paese dalla tenuta nervosa fragile e dalla tendenza  vittimistica e isterica.</p>
<p>L’Italia avrebbe dovuto cogliere l’occasione offerta dal Brasile per  fare i conti più che con la storia del terrorismo, delle leggi speciali,  insomma con il passato, quanto meno con il suo presente.</p>
<p>La gran parte della stampa ha dato una pessima prova di  disinformazione abbandonandosi alla più vieta propaganda: il complotto  giudaico massonico questa volta è stato sostituito dalla protervia di un  paese “inferiore”: senza che nessun giornale “indipendente” abbia  ritenuto di fornire in maniera completa le ragioni del rifiuto di  accedere alla richiesta di estradizione da parte del governo brasiliano e  poi di Lula. Cosicché la decisione brasiliana appare un segno di  stravaganza, quasi un dispetto. E invece vale la pena di capire perché  un grande paese è disposto a mettere a rischio i rapporti economici e  strategici con un partner importante: se non è un capriccio vi devono  essere motivi che ci devono interrogare.</p>
<p>Mauro Palma e Alessandro Margara ( Manifesto, 31/12 e 7/1) hanno  messo in luce i due punti che suscitano la contrarietà del Brasile: il  fatto che l’Italia conservi la pena dell’ergastolo e la mancata ratifica  del protocollo addizionale alla convenzione contro la tortura (che  prevede un meccanismo ispettivo sovranazionale e l’istituzione di una  autorità garante dei diritti dei detenuti).</p>
<p>Sono davvero questioni così irrilevanti da non meritare un confronto?  Antonio Cassese, acuto giurista e paladino dei diritti umani, è incorso  in un errore grave sostenendo che per la pena dell’ergastolo esistono  forme di detenzione alternativa, delle quali Battisti potrebbe  usufruire. Non è così, in quanto i suoi reati rientrano fra quelli  previsti dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che non  consentono la liberazione condizionale. Ciò dimostra, se mai ce ne fosse  stato bisogno, che in Italia l’ergastolo non è una finzione giuridica,  come si vorrebbe far credere, anzi è una realtà pregnante (perfino in  aumento negli ultimi anni). Con la stessa logica con cui l’Italia si  rifiuta di consegnare un prigioniero ad un paese che prevede la pena di  morte poiché estranea al suo ordinamento, così il Brasile si comporta  per l’ergastolo.</p>
<p>Questo caso non si può risolvere in una bulimia di proclami, di  ritorsioni e di boicottaggi più esilaranti che gravi. Deve invece essere  una occasione per affrontare i nodi che sono emersi e che si vogliono  nascondere sotto la coperta della lotta al terrorismo. Oltre ad  esprimere delusione e rammarico, il presidente Napolitano potrebbe  compiere degli atti concreti di sua esclusiva competenza per rimuovere  gli equivoci: ad esempio, annunciare la commutazione dell’ergastolo di  Battisti in una reclusione congrua e invitare il Parlamento ad adempiere  a quegli obblighi internazionale che le associazioni che si occupano di  carcere, giustizia e diritti chiedono da anni. Allora la richiesta di  estradizione avrebbe maggiore forza e legittimità sostanziale. Questa è  la vera questione su cui l’opposizione dovrebbe incalzare il governo,  senza farsi sedurre dall’<em>urlo del topo</em> di Frattini e La Russa e infilarsi in polemiche giuste, ma minori, sulla scarsa credibilità internazionale dell’Italia.</p>
<p>L’ammonimento ai giovani di Aldo Moro a proposito dell’ergastolo,  “Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei  privati”, è un monumento del pensiero giuridico umanistico da cui non si  dovrebbe prescindere mai.</p>
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		<title>Gli spazi della pena nelle macerie del carcere</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 09:18:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo di Stefano Anastasia e Franco Corleone per Il Manifesto, 2 dicembre 2010 E’ questione di giorni, il tempo della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e il topolino comincerà a muovere i suoi primi passi tra le mura delle carceri italiane, rosicchiandone qualche tramezzo e facendone uscire – nella meno realistica delle ipotesi – settemila detenuti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo.png"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo-300x221.png" alt="" title="montelupo" width="300" height="221" class="alignright size-medium wp-image-665" /></a><br />
<blockquote>Articolo di Stefano Anastasia e Franco Corleone per Il Manifesto, 2 dicembre 2010</p></blockquote>
<p>E’ questione di giorni, il tempo della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e il topolino comincerà a muovere i suoi primi passi tra le mura delle carceri italiane, rosicchiandone qualche tramezzo e facendone uscire – nella meno realistica delle ipotesi – settemila detenuti. Se così fosse, le presenze in carcere potrebbero scendere, nel giro di qualche mese, a 62mila: tante quante furono sufficienti a spingere una amplissima maggioranza del Parlamento a votare l’indulto del 2006. Questi gli effetti declamati dell’approvazione del disegno di legge governativo per l’esecuzione presso il domicilio delle pene detentive non superiori a un anno.<br />
E’ questione di tempo, poi il topolino si suiciderà (come peraltro si usa, in galera): entro e non oltre il 31 dicembre 2013 l’esecuzione a domicilio delle pene fino a un anno si dissolverà come neve al sole, tanto– per allora &#8211; sarà stato completato il fantomatico “piano carceri” e, addirittura, saranno state riformate le misure alternative alla detenzione. Così prescrive l’ottimistico/propagandistico art. 1 del provvedimento. Prudentemente il dispositivo di autodistruzione è stato programmato per la fine del 2013, anche se i lavori del “piano carceri” è previsto che finiscano entro il 2012: non sia mai la legislatura dovesse andare avanti con questo Governo, ne risponderà chi verrà dopo, del topolino e della montagna che lo ha partorito.<br />
Intanto, Franco Ionta, il Bertolaso del settore, Capo Dipartimento e Commissario straordinario alla “emergenza carceri”, metterà a ferro e fuoco l’Italia penitenziaria, cercando di rendere disponibili – in due anni – 9150 nuovi posti letto detentivi, 4400 dei quali ricavati all’interno della attuali strutture penitenziarie. Non occorre essere Jeremy Bentham per sapere che c’è qualche relazione tra l’organizzazione degli spazi penitenziari e la funzione della pena. E allora, se tanto ci dà tanto, l’obiettivo del piano carceri è la pura e semplice saturazione degli spazi penitenziari, secondo la pratica dello storage, la compressione (reale o informatica) degli archivi o dei magazzini. Poco male fin quando si tratti di ammassare materiale inerte; completamente diverso quando, negando il diritto alla affettività e accanendosi in particolare sui tossicodipendenti, destinatari di un simile trattamento siano esseri umani ai quali i nostri principi, prima ancora che il nostro ordinamento giuridico, riconosce diritti fondamentali incomprimibili, non ultimo quello di venire fuori da quegli ammassi di corpi e cemento.<br />
A questa insopportabile contraddizione è dedicato il Convegno organizzato oggi e domani dalla Società della ragione, a Roma, presso il Senato della Repubblica. Architettura versus edilizia non vuole essere l&#8217;ennesima occasione di denuncia dell’ormai noto sovraffollamento, ma ha l&#8217;ambizione di sollecitare una riflessione su quali spazi per la pena secondo la Costituzione. Al contrario del parametro esclusivamente quantitativo della edilizia penitenziaria, ossessionata dalla urgenza di soddisfare una parossistica domanda di “più carcere”, l’architettura mette in campo risposte sulla qualità della vita, anche in un luogo di costrizione e di sofferenza come il carcere, a partire dai bisogni dei suoi abitanti. E’ la proposta di un cambio di paradigma e, magari, di una nuova prospettiva di riforma, tanto più rilevante quanto più vicina sembra essere la fine di un governo che ha fatto della speculazione sull’insicurezza il proprio tratto distintivo fino a naufragare nella ingovernabilità del sistema penitenziario.</p>
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		<title>Opg di Montelupo il pm indaga sulle morti</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 09:22:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il pm di Firenze Giuseppe Bianco ha disposto l&#8217;acquisizione dei dati relativi ai decessi dei pazienti dell&#8217;ospedale psichiatrico detenuti fra il 2005 e il 2010. All&#8217;esame del pubblico ministero anche esposti relativi a maltrattamenti Da Repubblica Firenze, di FRANCA SELVATICI Il pm di Firenze Giuseppe Bianco, titolare con il procuratore Giuseppe Quattrocchi del fascicolo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo1.png"><img class="alignright size-medium wp-image-668" title="montelupo" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/montelupo1-300x221.png" alt="" width="300" height="221" /></a><strong>Il pm di Firenze Giuseppe Bianco ha disposto l&#8217;acquisizione dei dati relativi ai decessi dei pazienti dell&#8217;ospedale psichiatrico detenuti fra il 2005 e il 2010. All&#8217;esame del pubblico ministero anche esposti relativi a maltrattamenti</strong></p>
<p>Da <a href="http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/12/02/news/opg_di_montelupo_il_pm_indaga_sulle_morti-9777709/">Repubblica Firenze</a>, di FRANCA SELVATICI</p>
<p>Il pm di Firenze Giuseppe Bianco, titolare con il procuratore Giuseppe Quattrocchi del fascicolo di inchiesta sull’ospedale psichiatrico giudiziario (Opg) di Montelupo Fiorentino, ha disposto l’acquisizione dei dati relativi ai decessi dei pazienti detenuti fra il 2005 e il 2010. Per ricostruire la situazione dell’Opg, il magistrato ha chiesto notizie al Provveditorato regionale della amministrazione penitenziaria e al Centro regionale Salute in carcere diretto dal professor Giraudo, che ha già mandato diverse relazioni. All’esame del pm anche esposti di pazienti che hanno denunciato maltrattamenti al garante dei detenuti Franco Corleone.</p>
<p>L&#8217;indagine è stata aperta in seguito alla segnalazione della Commissione parlamentare di inchiesta sulla efficienza del Sistema Sanitario Nazionale, presieduta dal senatore del Pd Ignazio Marino, che ha compiuto un primo sopralluogo a sorpresa nell’Opg il 22 luglio scorso, e che ha eseguito un nuovo controllo ispettivo il 21 novembre, esaminando anche la gestione dei farmaci. Durante la prima visita ispettiva, i parlamentari, accompagnati dai carabinieri del Nas, hanno trovato una situazione strutturale molto grave: reparti fatiscenti, servizi igienici in pessime condizioni, un drammatico sovraffollamento. &#8220;L’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo è una struttura da chiudere&#8221;, dichiarò il senatore Marino.</p>
<p>Nel corso di alcune audizioni in commissione, il direttore sanitario della Asl di Empoli Enrico Roccato, il direttore sanitario dell’Opg Franco Scarpa e lo psichiatra Luca Bigalli, che lavora nell’ospedale, hanno illustrato le difficoltà incontrate quotidianamente per provvedere e possibilmente curare circa 170 malati di mente autori di reati talvolta anche assai gravi. Chiudere Montelupo e trasferire i malati a Solliccianino, come è stato ipotizzato, sarebbe probabilmente una scelta giusta, resa però estremamente difficile dal sovraffollamento carcerario.</p>
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		<title>Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città”</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città” Duro attacco di Franco Corleone, segretario del Forum droghe, contro la misura voluta dal sindaco, bollata come “propaganda”. Hassan Bassi: “Dopo Bonsu è il caso di affidare ai vigili un tema delicato come questo?” di RAFFAELE CASTAGNO Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/parma_corleone_bassi.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/parma_corleone_bassi.jpg" alt="" title="parma_corleone_bassi" width="300" height="180" class="alignright size-full wp-image-600" /></a>Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città”<br />
Duro attacco di Franco Corleone, segretario del Forum droghe, contro la misura voluta dal sindaco, bollata come “propaganda”.  Hassan Bassi: “Dopo Bonsu è il caso di affidare ai vigili un tema delicato come questo?”<br />
di RAFFAELE CASTAGNO</p>
<p>Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001, promotore di diverse leggi per il miglioramento della condizioni dei detenuti negli istituti di pena non fa sconti alla discussa ordinanza emanata dal sindaco Pietro Vignali per contrastare lo spaccio (LEGGI). Il segretario del Forum droghe, alla conferenza stampa indetta dai Verdi, parte subito all’attacco: “E’ tempo di fare qualcosa, perché l’ignoranza si è diffusa in questa città. I cittadini dovrebbero sentirsi offesi da un’ordinanza fatta per fare propaganda. Fare immaginare che si risolvano problemi complessi con frasi fatte è pericoloso”.<br />
Corleone è entrato nel merito del provvedimento, che definisce “sgangherato, anche in rapporto al decreto Maroni”. A suo giudizio la misure volute dal ministro dell’Interno prevedono che il sindaco possa intervenire e contrastare situazioni di degrado urbano che possono favorire fenomeni criminali. Secondo Corleone non è in alcun modo sanzionabile il consumo. Anche il prefetto, nella conferenza stampa di venerdì 17, dove è stato illustrato il provvedimento, aveva parlato di rimodulare l’ordinanza in questo senso (LEGGI ).</p>
<p>Sanzioni che per altro sono già previste dalla legge n.309 (la Giovanardi) “la più severa d’Europa” dice Corleone, che già contempla reati penali e ammende per chi spaccia, con pene da 6 a 20 anni di reclusione per i casi più gravi, e da 1 a 6 nelle circostanze più lievi. La legge però non prevede multe per chi consuma, bensì sanzioni amministrative, quali il ritiro della patente, del passaporto, e nel caso di soggetti recidivi, obbligo di firma in caserma.<br />
I dubbi investono anche l’effettiva applicabilità della norma, nonché il ruolo della municipale. Hassan Bassi, del Forum droghe, si chiede “se dopo il caso Bonsu sia il caso di affidare ai vigili un tema così delicato”, mentre Corleone fa notare che gli agenti potranno fare ben poco. “Se si ha a che fare con uno spacciatore con un chilo di eroina, bisogna avvertire la polizia. Per un ragazzo che fuma uno spinello i vigili possono intervenire, ma devono segnalare al prefetto, che potrà procedere alla sanzione dopo i controlli tossicologici sulla sostanza. Se si metterà in atto questa demenziale ordinanza – continua &#8211; la municipale per fare multe dovrà comunque dotarsi di attrezzature adeguate, per appurare di che sostanza si tratti”. Ma c’è anche un altro problema, visto che già esiste una legge nazionale: “Le doppie sanzioni non sono possibili. Il provvedimento contrasta con la legge in vigore che non prevede multe per chi consuma. Non si capisce che cosa dovrebbe fare la municipale. Immaginate se i giovani si mettono a spacciare tè verde od origano per scherzo”.</p>
<p>Corleone riconosce la pericolosità delle sostanze stupefacenti: “Non sono innocue, ma una politica di repressione danneggia più dell’uso delle stesse”. L’ex sottosegretario ripete spesso un termine: serietà. “Qui – afferma – siamo alla farsa, alla pseudo città etica, che poi parlare di Parma come città etica fa ridere. Si spacciano per verità cose che non sono tali, figlie di uno scientismo di quart’ordine”. La questione dell’abuso di droga va affrontato con seminari di studi e lavoro, da attivarsi a livello regionale a cominciare dal problema delle carceri, sovraffollate proprio da reati legati al piccolo spaccio. Bisogna puntare sulla riduzione del rischio. Suggerimenti accolti dalla consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo, che si impegnerà in Regione per mantenere alta l’attenzione sul tema.  “L’ordinanza &#8211; conclude Corleone &#8211; contrariamente a quanto enuncia, divide la città, perché stigmatizzando i giovani la spacca. Un provvedimento che getta il ridicolo sulla figura del sindaco e su Parma”.</p>
<p>(Da <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/09/18/news/ordinanza_antidroga_provvedimento_sgangherato_getta_il_ridicolo_sulla_citt-7199265/">Repubblica.it</a> Parma.)</p>
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		<title>Lotta alla droga. I danni collaterali.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forum Droghe Fondazione Michelucci Regione Toscana LOTTA ALLA DROGA I DANNI COLLATERALI L’impatto sul carcere e sulla giustizia della legge contro gli stupefacenti in Toscana volume a cura di: Franco Corleone, Alessandro Margara Testi di: Grazia Zuffa, Alessio Scandurra, Massimo Urzi, Patrizia Meringolo martedì 13 luglio 2010 &#8211; ore 17:00 presso la libreria LIBRILIBERI via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-17.png"><img class="alignright size-medium wp-image-414" title="Immagine 17" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-17-141x300.png" alt="" width="141" height="300" /></a>Forum Droghe Fondazione Michelucci Regione Toscana</strong></p>
<p><strong>LOTTA  ALLA DROGA<br />
I DANNI COLLATERALI</strong><strong><br />
L’impatto  sul carcere e  sulla giustizia della legge contro gli stupefacenti in  Toscana</strong></p>
<p>volume  a cura di: Franco Corleone, Alessandro Margara<br />
Testi di: Grazia  Zuffa, Alessio Scandurra, Massimo Urzi, Patrizia Meringolo</p>
<p><strong>martedì  13 luglio 2010 &#8211; ore 17:00<br />
presso la libreria LIBRILIBERI<br />
via  San Gallo 25/27r, Firenze</strong></p>
<p>Salvatore Allocca &#8211; Assessore  al Welfare<br />
Patrizio Nocentini &#8211;  Regione Toscana<br />
Michele Passione &#8211;  Avvocato<br />
Giuseppe Soresina &#8211;  Procuratore Aggiunto, Firenze<br />
discuteranno  con gli autori</p>
<p>Al  termine del dibattito festeggeremo il 14  luglio con un aperitivo e con  la musica di Ricky Gianco e il suo disco  “La battaglia di canne”</p>
<p>Il libro presenta una ricerca, sostenuta  dalla Regione Toscana –  Assessorato per il Diritto alla Salute, che  Forum Droghe ha svolto  con la collaborazione della Fondazione  Michelucci. Si propone come una valutazione  dell’impatto della recente  normativa penale antidroga sull’insieme  delle attività delle forze  dell’ordine, degli apparati giudiziari e  sul carcere.<br />
È un compito  non semplice, perché nella politica della  lotta alle droghe la  valutazione ha finora trovato poco spazio, specie  per ciò che riguarda  l’aspetto penale.</p>
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		<title>Carcere, carcerieri e carcerati</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Jun 2010 12:31:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Associazione Città dell’uomo &#8211; Brescia Carcere, carcerieri e carcerati “Contro l’ergastolo” Il significato della pena nel magistero di Aldo Moro Sabato 26 giugno ore 9,30 Palazzo S. Paolo, via Tosio 1 Brescia La questione penitenziaria è balzata prepotente all&#8217;attenzione della pubblica opinione a seguito di alcuni fatti drammatici come il moltiplicarsi dei suicidi delle persone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/ergastolo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-412" title="ergastolo" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/ergastolo.jpg" alt="" width="179" height="300" /></a>Associazione Città dell’uomo &#8211; Brescia</p>
<p><strong>Carcere, carcerieri e carcerati<br />
“Contro l’ergastolo”<br />
Il  significato della pena nel magistero di Aldo Moro</strong></p>
<p>Sabato 26  giugno ore 9,30<br />
Palazzo S. Paolo, via Tosio 1 Brescia</p>
<p><em>La questione penitenziaria è balzata prepotente all&#8217;attenzione  della pubblica opinione a seguito di alcuni fatti drammatici come il  moltiplicarsi dei suicidi delle persone ristrette, le vicende  incresciose di morti violente di detenuti come quella del giovane Cucchi  e l&#8217;aggravarsi quotidiano dell&#8217;incivile condizione di sovraffollamento  nelle carceri.<br />
Tutto ciò in nome di una &#8220;gestione politica&#8221; della  questione criminale all&#8217;insegna di una visione esclusivamente punitiva  della pena perché vittima dell&#8217;ossessione securitaria.<br />
La risposta  morotea, nelle lezioni di diritto penale, ispirata ad un principio di  personalismo etico suggerisce invece che è &#8220;dovere da parte dello Stato  di garantire una modalità di esecuzione della pena che non aggiunga  sofferenza a quella, già così acerba, della perdita della libertà&#8230;  Ancora, poiché il bene della libertà è così prezioso, la sua confisca  deve essere accuratamente misurata sulla proporzione del male inferto da  questa stessa libertà sanzionata. Dunque rifiuto della legittimità  della pena di morte,<br />
ma anche della pena dell&#8217;ergastolo che  contraddice da un lato al criterio di proporzione e dall&#8217;altro a quel  compito di rieducazione e di emenda che la pena deve considerare come il  suo fine più alto, umanamente e socialmente&#8221;.<br />
Mino Martinazzoli<br />
in   Stefano Anastasia e Franco Corleone &#8220;Contro l&#8217;ergastolo&#8221;, Ediesse,  2009.</em><br />
Introduce:<br />
<strong>Pierangelo Milesi </strong>Presidente Associazione  Città dell’Uomo.<br />
Relatori:<br />
<strong>Mino Martinazzoli</strong><br />
già  Ministro di Grazia e Giustizia<br />
<strong>Franco Corleone</strong><br />
Garante  diritti detenuti di Firenze<br />
<strong>Carlo Alberto Romano</strong><br />
Prof.  Criminologia Università di Brescia, Presidente Ass. Carcere e Territorio<br />
<strong>Mario   Fappani</strong><br />
Garante diritti detenuti di Brescia</p>
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		<title>L’Italia in frantumi?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jun 2010 14:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La Piazza &#8211; Società della Ragione ORTONA 19 giugno 2010 &#124; ore18.00 Auditorium Polo Eden L’Italia in frantumi? Dopo 150 anni di Unità del Paese Incontro con: Piero Ignazi professore di Politica comparata, Università di Bologna, direttore della rivista Il Mulino Franco Corleone presidente della Società della Ragione coordina Patrizio Marino direttore della Piazza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-361.png"><img class="alignright size-medium wp-image-529" title="Immagine 36" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-361-300x211.png" alt="" width="300" height="211" /></a>La Piazza &#8211; Società della Ragione</p>
<p><strong>ORTONA</strong><br />
19 giugno 2010 | ore18.00<br />
Auditorium Polo Eden</p>
<p><strong>L’Italia in frantumi?</strong><br />
Dopo 150 anni di Unità del Paese</p>
<p>Incontro con:<br />
<strong>Piero Ignazi</strong><br />
professore di Politica  comparata, Università di Bologna,<br />
direttore della rivista Il Mulino<br />
<strong>Franco  Corleone</strong><br />
presidente della Società della Ragione<br />
coordina <strong>Patrizio  Marino</strong> direttore della Piazza</p>
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		<title>Cacciatori di semi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010. Nell’anno di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un reato d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici giorni due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44.png"><img class="alignright size-medium wp-image-518" title="Immagine 44" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44-300x274.png" alt="" width="300" height="274" /></a>Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia  per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/cacciatori-di-semi">rubrica  settimanale</a> di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010.</em></p>
<p>Nell’anno  di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un  reato  d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici  giorni  due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello,  sono  imprigionati a Sollicciano, il carcere di Firenze, su ordine del   pubblico ministero di Bolzano per violazione dell’articolo 82 della   legge antidroga, il Dpr 309 del 1990, che punisce l’istigazione, il   proselitismo e l’induzione all’uso illecito di sostanze stupefacenti o   psicotrope.</p>
<p>Nella realtà Marco Gasparrini e Luigi Bargelli   titolari di una  società, la Semitalia, da sette anni a questa parte si  sono limitati a  vendere semi di canapa utilizzando un sito on line.  L’attività è  perfettamente legale in quanto la legge italiana punisce la  detenzione e  lo spaccio di sostanze stupefacenti in relazione alla  quantità e alla  presenza di principio attivo. Le Convenzioni  internazionali che sono  alla base della legislazione proibizionista non  contemplano tra le  sostanze vietate i semi in quanto sono un prodotto  neutro, che non può  essere assimilato alla droga. Il pm titolare  dell’inchiesta, Markus  Mayr, ha candidamente affermato che infatti  l’arresto non è per il  commercio di semi di canapa ma per l’istigazione  all’uso. A sua detta,  il reato procederebbe per deduzione, sulla base  dei numerosi sequestri  di piante coltivate con i semi provenienti dalla  ditta toscana (sic!).</p>
<p>Ho denunciato la presenza in carcere di due  detenuti “abusivi”, nel  senso che occupano due posti in un carcere  sovraffollato senza alcun  titolo, ma come vittime di un vero e proprio  abuso.</p>
<p>Il magistrato di Bolzano ha utilizzato un articolo che già  di per sé  trasuda ideologia e rappresenta un oltraggio al diritto per  come è  scritto. Ma ha fatto di peggio: ha forzato la lettera della legge  che  indica l’istigazione quale attività pubblica con un dettaglio dei   luoghi tutelati (scuole, caserme, carceri, ospedali). Oltretutto, in   quel famigerato articolo della Iervolino-Vassalli non si parla di   istigazione alla coltivazione.</p>
<p>La persecuzione giudiziaria dei  due commercianti fiorentini fa  emergere gravi contraddizioni e   disparità nell’applicazione della  legge. Nel febbraio scorso, in questa  stessa rubrica commentavo una  fondamentale sentenza del giudice Salvini  del tribunale di Milano che  ha assolto un cittadino accusato di aver  coltivato in giardino sette  piante di marijuana. Allora, facciamo il  punto. Secondo Giovanardi, la  legge non punisce col carcere il semplice  uso di droga, ma solo con  sanzioni amministrative; secondo l’autorevole  magistrato Giorgio  Salvini, la coltivazione domestica è equiparata al  consumo personale e  non sanzionabile con misure penali; invece per la  scuola giuridica di  Bolzano tutti devono essere messi in galera,  consumatori e coltivatori,  iniziando da Marco Gasparrini e Luigi  Bargelli per il non- reato di  vendita di semi.</p>
<p>Il codice Rocco,  emblema del diritto etico, rivive nel Sud Tirolo! A  pochi chilometri da  Vicchio si trova Scarperia, paese produttore di  coltelli: suggeriamo al  pm di Bolzano di accusare di istigazione  all’omicidio tutti i venditori  di lame che abbiano fornito l’arma a  uxoricidi. Per la par condicio,  naturalmente.</p>
<p>Mentre il procuratore della repubblica di Venezia  Vittorio  Borraccetti raccomanda di arrestare solo per i casi estremi per  non  aggravare inutilmente il sovraffollamento delle carcere, i pm di   Bolzano incarcerano allegramente, anche in assenza delle condizioni   della custodia cautelare previste dal codice. Magari per soddisfare il   protagonismo di esponenti della polizia giudiziaria locale che non hanno   di meglio da fare che vantarsi di essere  “cacciatori di semi”.   Oggigiorno molti attaccano i  principi sacri dell’indipendenza e   dell’autonomia della magistratura, mettendo in discussione che il   giudice sia soggetto solo alla legge. Per difenderli,  mi aspetto che   l’Associazione Nazionale Magistrati non copra per spirito di corpo i   magistrati che si inventano la legge per pregiudizio  ideologico.</p>
<p>Venerdì  il Tribunale della Libertà di Bolzano deciderà sulla sorte  di due  giovani incensurati, impegnati nella loro comunità (uno è vice   presidente del consiglio comunale) e che hanno ricevuto la solidarietà   di tutto il paese.</p>
<p>Senza scomodare Berlino, ci basta che ci sia  un giudice a Bolzano!</p>
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		<title>Gli inganni del governo</title>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 12:11:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CARCERE. Il ddl Alfano sulla detenzione domiciliare arriva in Consiglio dei ministri. Intanto il sottosegretario Giovanardi lancia la sua proposta contro il sovraffollamento: chi è dentro per droga sconti la pena in comunità Dina Galano su Terra del 7 maggio 2010. Il giorno successivo allo scontro tra Alfano e Maroni sulla questione carceraria, è intervenuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/giovanardi.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/giovanardi-300x286.jpg" alt="" title="giovanardi" width="300" height="286" class="alignright size-medium wp-image-515" /></a>CARCERE. Il ddl Alfano sulla detenzione domiciliare arriva in Consiglio dei ministri. Intanto il sottosegretario Giovanardi lancia la sua proposta contro il sovraffollamento: chi è dentro per droga sconti la pena in comunità</p>
<blockquote><p><em><br />
Dina Galano su Terra del 7 maggio 2010.</em></p></blockquote>
<p>Il giorno successivo allo scontro tra Alfano e Maroni sulla questione carceraria, è intervenuto a fare da paciere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi: i detenuti per reati di droga di lieve entità &#8211; questa la sostanza della proposta &#8211; possono lasciare la cella per la comunità. In tal modo, ha spiegato il responsabile delle politiche contro la tossicodipendenza e coautore della legge 309 del 1990 che ha inasprito le sanzioni per i reati di droga, «da un lato, si darebbe sollievo alle strutture penitenziarie e, dall’altro, si consentirebbe una maggiore sicurezza per i cittadini perché l’opportunità di cura garantirebbe di restituire alla società una persona con minore propensione a delinquere».</p>
<p>L’idea, a ben vedere, gli è stata suggerita dal cartello di associazioni e comunità terapeutiche (composto dal Forum droghe, associazione Antigone, Cnca, Gruppo a’Abele e altre realtà) che ad aprile aveva iniziato a predisporre documenti per sollecitare un’uscita razionale dei tossicodipendenti ristretti in carcere. «L’unica riforma seria e importante che sia possibile realizzare senza incidere sulle leggi proibizioniste attualmente in vigore», ha commentato il garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone. E che, ieri, è stata rilanciata inviando all’ufficio del sottosegretario una bozza di emendamento che, presumibilmente, è stata di ispirazione per la soluzione di misura.</p>
<p>Quello che, infatti, il ministro Maroni ha definito il decreto “svuota carceri” o ancora un “indulto mascherato”, rischia di non essere adottato nella forma più rapida del decreto legge. Proprio oggi, infatti, in sede di Consiglio di ministri, si dovrebbe conoscere l’iter di discussione del provvedimento a firma Alfano che permetterebbe la detenzione domiciliare per chi deve scontare un residuo di pena inferiore ai 12 mesi. L’obiettivo è arginare il sovraffollamento degli istituti di pena, che si aggrava al ritmo di 700/800 nuovi ingressi ogni mese. La possibilità concreta, invece, è che a beneficiarne saranno in pochissimi, come ripetono incessantemente gli esponenti dei Radicali italiani da tre settimane in sciopero della fame.</p>
<p>Dei quasi 67mila detenuti, infatti, la maggior parte non sarebbe toccata dal provvedimento: la metà perché non condannati in via definitiva, un altro 50 per cento perché appartenente a categorie (come ex articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario) normalmente escluse dall’accesso alle misure alternative. Sottratti, poi, tutti i detenuti stranieri che normalmente sono privi della garanzia dell’alloggio, occorre verificare a quanti manchi meno di un anno di pena da scontare. Il risultato, a rigor di logica, è ben lontano dalle 10mila unità “mandate a casa” di cui ha parlato il ministro degli Interni. Ma, nonostante i numeri, meglio battere il ferro fin che è caldo.</p>
<p>Dunque, auspica Franco Corleone insieme alle associazioni, «approfittiamo del trenino strumentale di Alfano per dire la grande verità: che le carceri sono piene di tossicodipendenti». Agendo per la decarcerizzazione di questa categoria, insomma, «si contenerebbe davvero il drammatico sovraffollamento delle strutture».  </p>
]]></content:encoded>
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