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	<title>FrancoCorleone.it &#187; carcere</title>
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	<description>Il sito di Franco Corleone</description>
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		<title>«La galera ha bisogno di aria e di luce»</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[silvio scaglia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il corpo e lo spazio della pena: un libro di prossima uscita su architettura, urbanistica e politiche penitenziarie. A colloquio con uno dei tre curatori, Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti e Garante a Firenze. Le riforme possibili, le riflessioni sul senso della pena «Il sovraffollamento delle carceri non è come un terremoto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><em><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/scaglia.png"><img class="alignright size-medium wp-image-844" title="scaglia" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/scaglia-300x238.png" alt="" width="300" height="238" /></a>Il corpo e lo spazio della pena</em></strong><strong>:  un libro di prossima uscita su architettura, urbanistica e politiche  penitenziarie. A colloquio con uno dei tre curatori, Franco Corleone,  coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti e Garante a Firenze. Le  riforme possibili, le riflessioni sul senso della pena</strong></h4>
<p>«<em>Il sovraffollamento delle carceri non è come un terremoto, un incidente naturale, al contrario è il frutto di scelte sbagliate</em>».   Chi parla è Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia dal 1996  al 2001, attualmente Garante per i diritti dei detenuti a Firenze e  Coordinatore nazionale dei Garanti territoriali. Tra le mani mostra  l’ultima fatica <em>Il corpo e lo spazio della pena</em> (Ediesse  edizioni), in libreria dal prossimo 23 novembre. È il frutto di un  lavoro collettivo, nato da due seminari del 2009 e 2010, di cui Corleone  è uno dei tre curatori, accanto a Stefano Anastasia, docente di  Filosofia e Sociologia del Diritto a Perugia, e Luca Zevi, architetto e  urbanista.</p>
<p>«<em>Nel libro c’è l’ambizione</em> – aggiunge Corleone – <em>di  proporre un disegno di politica della giustizia e di politica  penitenziaria. Mi auguro che il nuovo ministro abbia voglia di tenerne  conto perché c’è tutto: da come concepire gli spazi e i luoghi  dell’architettura penitenziaria, all’idea che il carcere debba essere un  luogo di responsabilizzazione e non dove si ritorna infantili, c’è il  tema delle pene alternative, dei limiti che deve avere la carcerazione  preventiva e altro ancora. Sono 15 interventi, di altrettante persone  che si dedicano da anni su questi temi, che non posso elencare tutti, ma  che riflettono – ritengo – la frase finale con cui Adriano Sofri chiude  il suo intervento che vorrei citare: “</em>Io penso che il fine della pena sia la fine della pena”. <em>Come non essere d’accordo?</em>»</p>
<p><strong>Dottor Corleone, si diceva degli spazi e dei luoghi dell’architettura penitenziaria…</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Non si risolve l’emergenza con nuove carceri.  Certo, bisogna costruirne di nuove ma giusto per chiudere quelle immonde  dove adesso si accatasta la gente. Carceri vecchie, antiche, dove  diventa difficile garantire il recupero, la salute e la dignità dei  reclusi. Poi bisogna cominciare a distinguere: non si possono mettere  negli stessi luoghi le mamme con i figli, le persone in attesa di  giudizio, i semiliberi e i detenuti con il 41-bis. Bisogna  differenziare, costruire luoghi diversi e separati, in questo consiste  il ripensare l’architettura dell’edilizia penitenziaria.</em></p>
<p><strong>Ma intanto c’è il degrado degli oltre 67mila ristretti…</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Come dicevo, non è un degrado naturale e  inevitabile, è frutto di errori, culturali e politici innanzitutto. In  cifre: se in un anno passano dalle carceri 80mila persone, sappiamo che  26mila sono piccoli spacciatori, di cui 16mila sono tossicodipendenti, e  che il 40% di chi entra è in attesa di giudizio. Che senso ha mischiare  tutti negli stessi identici luoghi. Ci sono esperienze all’estero dove  il tema della differenziazione dei luoghi è stato affrontato, penso alla  Danimarca. Sarebbe anche un modo per introdurre responsabilità e non  infantilismo. Che senso ha chiedere a uomini maturi, in attesa di  giudizio, magari con una vita famigliare professionale alle spalle, di  dover fare la “domandina” per una scatola di pomodori? Che senso ha  mettere negli stessi luoghi chi è in semilibertà e chi deve scontare  venti anni? Ad esempio, bisognerebbe creare quelle che chiamiamo le Case  della semi-libertà, luoghi dove costruirsi il futuro.</em></p>
<p><strong>Oltre l’architettura?</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Oltre l’architettura, oltre il corpo e lo  spazio della pena, c’è tutto il resto: ripensare il senso della pena,  abolire leggi criminogene sulla droga che inchiodano nelle carceri  decine di migliaia di persone, chiudere gli OPG, fare davvero una  riforma della giustizia, riscrivere il codice penale, rivisitare la  riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria limitandone i compiti al  controllo delle sezioni del 41-bis e dell’Alta Sicurezza, alle  traduzioni e alla vigilanza antievasione.</em></p>
<p><strong>E le altre funzioni?</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Affidarle a un Corpo civile che sviluppi  percorsi educativi e trattamentali riprendendo, ad esempio, il modello  della Catalogna. Le cose da fare sono molte e possibili. Ma siamo in  ritardo.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Un libro dietro le sbarre</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:50:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[contro l'ergastolo]]></category>
		<category><![CDATA[ferrara]]></category>

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		<description><![CDATA[UN LIBRO DIETRO LE SBARRE 1° incontro &#8211; venerdì 30 settembre 2011, ore 17:30 E’ tempo di uccidere la pena di morte Pietro Costa (a cura di) Il diritto di uccidere. L’enigma della pena di morte Feltrinelli, Milano, 2010 ne discutono: Pietro Costa, Ordinario di Storia del diritto medioevale e moderno, Università di Firenze Riccardo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/librodietrolesbarre.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-806" title="librodietrolesbarre" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/librodietrolesbarre.jpg" alt="" width="180" height="183" /></a><strong>UN LIBRO DIETRO LE SBARRE</strong></p>
<p>1° incontro &#8211; venerdì 30 settembre 2011, ore 17:30<br />
<strong> E’ tempo di uccidere la pena di morte</strong></p>
<p>Pietro Costa (a cura di)<br />
Il diritto di uccidere. L’enigma della pena di morte<br />
Feltrinelli, Milano, 2010<br />
ne discutono:<br />
Pietro Costa, Ordinario di Storia del diritto medioevale e moderno, Università di Firenze<br />
Riccardo Noury, Portavoce nazionale di Amnesty International<br />
Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara<br />
coordina la discussione:<br />
Paolo Veronesi, Associato di Diritto costituzionale, Università di Ferrara<br />
saluto introduttivo:<br />
Pasquale Nappi, Rettore dell’Università di Ferrara</p>
<p>2° incontro &#8211; venerdì 7 ottobre 2011, ore 17:30<br />
<strong> L’ergastolo e le sue (ingiustificate) giustificazioni</strong><br />
Stefano Anastasia e Franco Corleone (a cura di)<br />
Contro l’ergastolo. Il carcere a vita, la rieducazione<br />
e la dignità della persona<br />
Ediesse, Roma, 2009<br />
ne discutono:<br />
Franco Corleone, Garante dei detenuti nel Comune di Firenze<br />
Alessandro Bernardi, Ordinario di Diritto penale, Università di Ferrara<br />
Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara<br />
coordina la discussione:<br />
Federico D’Anneo, Direttore della Scuola Forense di Ferrara<br />
saluto introduttivo:<br />
Tiziano Tagliani, Sindaco di Ferrara</p>
<p>3° incontro &#8211; martedì 18 ottobre 2011, ore 17:30<br />
<strong> Vittime del reato, vittime della storia</strong><br />
Giovanni De Luna<br />
La Repubblica del dolore. Le memorie di un’Italia divisa<br />
Feltrinelli, Milano, 2011<br />
ne discutono:<br />
Giovanni De Luna,Ordinario di Storia contemporanea,Università di Torino<br />
Marco Alessandrini, Avvocato, Foro di Pescara<br />
Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara<br />
coordina la discussione:<br />
Giuditta Brunelli, Ordinario di Diritto pubblico, Università di Ferrara<br />
saluto introduttivo:<br />
Marcello Marighelli, Garante dei detenuti nel Comune di Ferrara</p>
<p>4° incontro &#8211; venerdì 21 ottobre , ore 17:30<br />
<strong> Entrare in carcere. E non uscirne vivi</strong><br />
Luigi Manconi e Valentina Calderone<br />
Quando hanno aperto la cella. Stefano Cucchi e gli altri<br />
Il Saggiatore, Milano, 2011<br />
ne discutono:<br />
Luigi Manconi, Presidente dell’Associazione A buon diritto<br />
Stefania Carnevale, Docente di Esecuzione penale, Università di Ferrara<br />
Andrea Pugiotto, Ordinario di Diritto costituzionale, Università di Ferrara<br />
coordina la discussione:<br />
Daniele Lugli, Difensore civico della Regione Emilia Romagna<br />
saluto introduttivo:<br />
Marcella Zappaterra, Presidente della Provincia di Ferrara</p>
<p>Letture sceniche: Marcello Brondi, Attore</p>
<p>Evento organizzato dal Dipertimento di Scienze giuridiche, Dottorato in Diritto costituzionale</p>
<p>In collaborazione con : Amnesty International, Difensore Civico Emilia  Romagna, Garante dei Diritti dei Detenuti per Ferrara, Scuola superiore  per l&#8217;Avvocatura di Ferrara</p>
<p>Con il patrocinio di: IUSS, Comune di Ferrara e Provincia di Ferrara</p>
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		<title>Come uscire dal sovraffollamento del carcere</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jul 2011 13:43:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[torino]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduce: Paola Bragantini, Segretaria provinciale Pd Modera: Stefano Lo Russo Intervengono: Franco Corleone, Garante detenuti &#8211; Comune di Firenze Maria Pia Brunato, Garante detenuti &#8211; Comune di Torino Gianpaolo Zancan &#8211; Avvocato Elide Tisi &#8211; Assessore Comune di Torino Anna Rossomando &#8211; Deputato Pd &#8211; Commissione Giustizia della Camera Conclude: Roberto Tricarico, consigliere comunale Pd]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/convegno_carcere.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-785" title="convegno_carcere" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/convegno_carcere-300x142.jpg" alt="" width="300" height="142" /></a>Introduce:<br />
<strong>Paola Bragantini,</strong> Segretaria provinciale Pd</p>
<p>Modera:<br />
<strong>Stefano Lo Russo</strong></p>
<p>Intervengono:<br />
<strong>Franco Corleone, Garante detenuti &#8211; Comune di Firenze<br />
<strong>Maria Pia Brunato,</strong> Garante detenuti &#8211; Comune di Torino<br />
<strong>Gianpaolo Zancan</strong> &#8211; Avvocato<br />
<strong>Elide Tisi</strong> &#8211; Assessore Comune di Torino<br />
<strong>Anna Rossomando</strong> &#8211; Deputato Pd &#8211; Commissione Giustizia della Camera</p>
<p>Conclude:<br />
<strong>Roberto Tricarico,</strong> consigliere comunale Pd<br />
</strong></p>
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		<title>L’ergastolo bianco di chi vive da detenuto (ma non lo e più&#8230;)</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Jun 2011 10:29:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[il venerdì]]></category>
		<category><![CDATA[internati]]></category>

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		<description><![CDATA[&#60;em&#62;Si chiamano internati: sono i reclusi che, dopo aver scontato una pena, non vengono liberati perché considerati pericolosi. Un residuo di archeologia giuridica che viola la Costituzione.&#60;/em&#62; Vivono in carcere a tempo indeterminato, senza un fine pena perché una pena da scontare non ce l’hanno. Dovrebbero lavorare, ma per la maggior parte del tempo oziano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/il-Venerdi-di-Repubblica-Nr.1213-17-giugno-2011.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-771" title="il Venerdi di Repubblica Nr.1213 - 17 giugno 2011" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/il-Venerdi-di-Repubblica-Nr.1213-17-giugno-2011.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a>&lt;em&gt;Si chiamano internati: sono i reclusi che, dopo aver scontato una pena, non vengono liberati perché considerati pericolosi. Un residuo di archeologia giuridica che viola la Costituzione.&lt;/em&gt;<br />
Vivono in carcere a tempo indeterminato, senza un fine pena perché una pena da scontare non ce l’hanno. Dovrebbero lavorare, ma per la maggior parte del tempo oziano in cella, a fianco dei detenuti, A oggi sono circa trecento gli internati nelle case di lavoro, persone giudicate socialmente pericolose o delinquenti abituali e sottoposte a una misura di sicurezza detentiva anche dopo aver pagato il loro debito con la giustizia. In teoria la loro condizione non dovrebbe equivalere a quella di chi sconta una pena. Di fatto, però, la distinzione tra detenuto e internato è solo sulla carta e quelle che si chiamano case di lavoro spesso sono dei penitenziari da cui si rischia di non uscire più. L’altro rischio è di finire nelle porte girevoli delle misure di sicurezza detentive per cui si rientra in cella appena dopo esserne usciti.<br />
Gli internati chiamano la loro condizione “ergastolo bianco”, perché la misura di sicurezza può essere prorogata illimitatamente, come ha denunciato Laura Longo, presidente del tribunale di sorveglianza dell’Aquila, che lo scorso febbraio, dopo l’ennesimo suicidio tra gli internati nel carcere di Sulmona, ha scritto una dettagliata relazione al ministero della Giustizia. La relazione denuncia, tra le altre cose, il meccanismo dei rinnovi continui della misura di sicurezza: non lavorando di fatto, gli internati non offrono elementi per far valutare ai giudici la loro cessata o diminuita pericolosità.<br />
Le Case di lavoro, poi, rispondono a una concezione ottocentesca ripresa, nel 1930, dal codice Rocco ancora in vigore. In più c’è il problema del lavoro da svolgere; al momento non risultano cooperative sociali o aziende esterne che diano impiego agli internati. Le sole attività svolte sono quelle per l’amministrazione penitenziaria, In questo caso<br />
non c’è un contratto e al massimo si guadagnano cento o duecento euro al mese, perché il capitolo di spesa per i pagamenti dei detenuti lavoratori si assottiglia sempre di più. Risultato: sia detenuti che internati, quando va bene, lavorano poche ore a settimana e a periodi, perché per far lavorare un pò tutti si organizzano gruppi a rotazione.<br />
Franco Corleone, garante dei detenuti di Firenze, parla di “reperto di archeologia giuridica” tornato in auge: “Negli ultimi tempi c’è stato un revival di questo tipo di misure. Ma sono norme scritte prima della Costituzione, e si vede”.</p>
<p>Articolo di Gina Pavone da Il Venerdì de La Repubblica, 17 luglio 2011</p>
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		<title>Lancio della campagna Stop Opg</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 07:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[opg]]></category>
		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>

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		<description><![CDATA[martedì 19 aprile 2011 ore 11 a ROMA sede della Regione Toscana – via Parigi, 11 Conferenza stampa Lancio della campagna “stop opg: per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari” Aderiscono: Forum Salute Mentale Forum per il diritto alla Salute in Carcere CGIL nazionale FP CGIL nazionale Antigone Centro Basaglia (AR) Conferenza permanente per la salute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/stopopg-testa.jpeg"><img class="alignright size-medium wp-image-720" title="stopopg - testa" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/stopopg-testa-300x75.jpg" alt="" width="300" height="75" /></a>martedì 19 aprile 2011<br />
ore 11 a ROMA<br />
sede della Regione Toscana – via Parigi, 11<br />
<strong>Conferenza stampa<br />
Lancio della campagna<br />
“stop opg: per l’abolizione degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari”</strong></p>
<p><strong>Aderiscono</strong>:<br />
Forum Salute Mentale<br />
Forum per il diritto alla Salute in Carcere<br />
CGIL nazionale<br />
FP CGIL nazionale<br />
Antigone<br />
Centro Basaglia (AR)<br />
Conferenza permanente per la salute mentale nel mondo F. Basaglia<br />
Associazione “A buon diritto”<br />
Fondazione Franco e Franca Basaglia<br />
Forum Droghe<br />
Psichiatria Democratica<br />
UNASAM<br />
Società della Ragione<br />
SOS Sanità<br />
Coordinamento Garanti territoriali dei detenuti<br />
Cittadinanzattiva<br />
Gruppo Abele<br />
Grusol<br />
CNCA<br />
Fondazione Zancan</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Piccola posta</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Dec 2010 16:06:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
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		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[digiuno]]></category>
		<category><![CDATA[sollicciano]]></category>

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		<description><![CDATA[Dunque le agenzie hanno battuto ieri la notizia su un altro detenuto, un trentacinquenne di origine maghrebina, che si è ammazzato, col gas della bomboletta, a Sollicciano – sono 63, nelle nostre carceri, dall’inizio dell’anno – dopo che tre giorni prima si era suicidato un agente della polizia penitenziaria dello stesso carcere fiorentino. Pochi giorni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/piccolaposta.gif"><img class="alignright size-full wp-image-683" title="piccolaposta" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/piccolaposta.gif" alt="" width="80" height="104" /></a>Dunque le agenzie hanno battuto ieri la notizia su un altro detenuto, un  trentacinquenne di origine maghrebina, che si è ammazzato, col gas  della bomboletta, a Sollicciano – sono 63, nelle nostre carceri,  dall’inizio dell’anno – dopo che tre giorni prima si era suicidato un  agente della polizia penitenziaria dello stesso carcere fiorentino.  Pochi giorni prima un altro giovane detenuto si era impiccato ed era  stato salvato dai compagni rientrati dall’aria, e ricoverato in  extremis. Per la condizione di Sollicciano era in corso da settimane, e  continuerà fino a Natale, uno sciopero della fame a staffetta di  volontari, amministratori locali, e del garante dei diritti dei  detenuti. L’ultima puntata del programma di Radio radicale, Radio  carcere, ha ospitato il lungo dettagliato e impressionante racconto di  un detenuto appena uscito da Sollicciano, dove le celle di 12 metri  quadri tengono tre persone, e quelle di 18 metri quadri ne tengono sei  su tre brande a castello doppie: non c’è spazio per stare in piedi. In  questi cubicoli stanno reclusi ventidue ore su ventiquattro. Si trema di  freddo, si fa una doccia calda se si è i primi della fila, poi finisce.  Chi vuole suicidarsi si misura col problema di trovare un angolo e un  momento in cui gli occhi degli altri, detenuti o agenti, non gli stiano  addosso: come decidere di impiccarsi in un autobus nell’ora di punta.  Parliamo di Sollicciano, ma è la condizione delle galere italiane, che  schiacciano in questo modo 70 mila persone, ecoballe umane da smaltire.  In questa situazione, come ha denunciato ieri Franco Corleone, e come  sanno tutti coloro che frequentano, da qualunque lato, il carcere, e che  non hanno venduto l’anima, l’annuncio della “liberazione” di migliaia  di persone per effetto della leggina che manda, non liberi, ma alla  detenzione domiciliare, i detenuti che hanno meno di un anno da  scontare, è destinato a suscitare allarmi insensati e pretestuosi e, in  quelle celle, speranze illusorie e micidiali. Ieri, per esempio, i  giornali annunciavano unanimi che a Sollicciano starebbero per uscire  360 detenuti: la cifra prevista dal ministero va invece dai 50 ai 70  detenuti. Ma di questa indecente campagna di ignoranza o di  manipolazione forcaiola, che riproduce i nefasti della campagna  sull’indulto, riparleremo. Intanto aggiorniamo il conto dei suicidi e  delle altre tabelline. Presenti a Sollicciano ieri, 1005. Capienza  regolamentare: 476. Bambini presenti ieri a Sollicciano: 5 (cinque).  P.S. Il detenuto suicida di ieri era condannato in primo grado per  spaccio, avrebbe dovuto uscire nel 2011. Rileggete: nel 2011. Lui ha  provveduto da sé a svuotare il carcere.</p>
<blockquote><p>Dalla Piccola Posta di Adriano Sofri sul Foglio del 17 dicembre 2010</p></blockquote>
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		<title>Carcere, il non-luogo dove gli architetti sono stati banditi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 08:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CONVEGNO. «Cominciare a costruire le case partendo da coloro che le abiteranno». Con la prospettiva di istituti più umani, i tecnici hanno discusso a Roma sul tema “Architettura VS Edilizia”. Dina Galano su Terra ll carcere di Sollicciano è in via del Pantano, Firenze. Da malum situ deriva il nome del Maliseti, la casa circondariale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere_ballatoio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-659" title="carcere_ballatoio" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere_ballatoio.jpg" alt="" width="280" height="185" /></a></p>
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<div><strong>CONVEGNO. «Cominciare a costruire le case partendo  da coloro che le abiteranno». Con la prospettiva di istituti più umani, i  tecnici hanno discusso a Roma sul tema “Architettura VS Edilizia”.</strong></div>
<div>Dina Galano su <a href="http://www.terranews.it/news/2010/12/carcere-il-non-luogo-dove-gli-architetti-sono-stati-banditi">Terra</a></div>
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<p>ll carcere di Sollicciano è in via del Pantano, Firenze. Da malum  situ deriva il nome del Maliseti, la casa circondariale di Prato.  Simbologie, forse, ma molto della realtà penitenziaria richiama la  supina ammissione dell’inappetibilità del sistema carcerario. In un  convegno di due giorni che si è concluso ieri al Senato, il tema del  senso della pena ha preso forma legandosi a doppia mandata a quello  dell’architettura penitenziaria. Con il titolo “Architettura versus  edilizia” la Società della ragione, in collaborazione con l’associazione  Antigone, la Fondazione Michelucci e il Forum droghe, ha tentato di  guidare la riflessione all’interno degli spazi chiusi delle prigioni.  Con l’auspicio di superarli.</p>
<p><strong>I corpi</strong><br />
Le carceri sono sovraffollate, lo si ripete da tempo. Il già procuratore  di Venezia Vittorio Borraccetti lo ha ricordato ieri: 48.693 persone  alla fine del 2007, 64.971 al 31 dicembre 2009. Oggi siamo quasi a quota  70mila. Circa un terzo di essi, ha conteggiato il magistrato, sconta un  massimo di 10 giorni. Arrestati in flagranza di reato o sottoposti a  misura cautelare, il 30 per cento dei detenuti passa attraverso una  porta girevole. «Il nostro ordinamento prevede già delle norme che  possono impedire l’ingresso in carcere», ha ammonito Borraccetti.  «Bisogna tuttavia convincere le forze di polizia e i pubblici ministeri  ad applicarle». Quando a parlare è un detenuto d’eccezione, Adriano  Sofri, subito si offre l’immagine della piccola cella che lo ha ospitato  per nove anni a Pisa dove oggi vivono in tre. Dietro l’ammassamento in  spazi ridottissimi, secondo il professore di filosofia del diritto  Eligio Resta, riposa «l’idea dell’economia politica dei corpi». Non  l’esercizio di un controllo sul delinquente, ma di un «biopotere sul  corpo». Ed ecco che la privazione di esigenze primarie finiscono per  aggiungere sofferenza alla pena, attentando alla dignità dell’uomo che,  ha spiegato il filosofo, «non solo costituisce il punto di riferimento  del Costituzionalismo moderno, ma significa il diritto a non essere  sottoposti a sofferenze gratuite in cui non è possibile riconoscersi  come essere umani». Il garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone  ricorda i numeri della sua Toscana: nel 2009, 2.318 “eventi critici”, di  cui 9 decessi, 8 suicidi, 155 fermi al tentativo e 974 casi di  autolesionismo.</p>
<p><strong>Gli spazi</strong><br />
«L’edilizia penitenziaria non si studia nelle scuole di architettura»,  ha denunciato Cesare Burdese, architetto torinese autore di molti  progetti per i servizi ai detenuti. Ciò che è contenuto nei capitolati  del ministero della Giustizia è «tanto preciso per quanto riguarda  celle, finestre e altri spazi di sicurezza», ha continuato il collega  Corrado Marcetti, direttore della Fondazione Michelucci, «quanto del  tutto disinteressato agli ambienti per la socialità, i colloqui, il  lavoro». Quest’ultimi diventati una rarità perché, a causa della  crescita della popolazione detenuta, si è realizzata  «un’iperintensificazione delle carceri già esistenti, con nuovi  padiglioni aggiunti all’interno dei recinti già esistenti». L’atmosfera  di soffocamento che si respira anche fuori, ha segnalato l’architetto  Scarcella, tecnico del ministero, ha fatto assomigliare il carcere «alla  gabbia per il leone o al forno per il coniglio».  Se lo spazio ha una  funzione ideologica e simbolica, il presidente del Comitato europeo  contro la tortura Mauro Palma lo definisce «infantilizzante», il  non-luogo dove il detenuto «viene fatto regredire». Nessuno spazio per  l’affettività, come ha denunciato la psicologa Grazia Zuffa di  Fuoriluogo, nessun rispetto per l’autonoma deliberazione della persona.  Il carcere sembra obbligato per legge ad essere un luogo brutto e  disumano. Con la frustrazione dei tecnici che, lavorando per anni a un  progetto, non sono interpellati quando la struttura viene modificata.  Tutto molto lontano da quello che insegnava Michelucci: «Commissionatemi  la progettazione di una città», rispondeva a chi chiedeva di costruire  un penitenziario.</p>
<p><strong>I modelli</strong><br />
Lo schema oggi imperante è quello del «carcere più lontano», non solo  separato dalla città ma più isolato, nella periferia, presso gli snodi  stradali (porti e autostrade). La «periferizzazione», ha spiegato  Marcetti, è iniziata «a fine ‘800 e si è consolidata nel ‘900 per motivi  di tipo igienico-sanitario e affinché l’istituto fosse separato dal  tribunale». Questa delocalizzazione si sta spingendo perfino al  subappalto della questione detentiva ad altri Paesi, come la Libia per  esempio. Negli anni Settanta, alla vigilia della riforma del 1975 che ha  innovando l’ordinamento penitenziario aprendo ad alternative alla  reclusione, nascono le carceri nuove: la moderna architettura tenta il  superamento del carcere a ballatoio, dei corridoi dritti, della rigidità  degli schemi in genere. Sergio Lenci, il gruppo Mariotti, Giovanni  Michelucci, Mario Ridolfi hanno segnato una stagione dell’architettura  penitenziaria che Scarcella ha definito «irripetibile». Quel modello che  aveva spinto a cambiare anche il materiale di realizzazione, tuttavia,  si è scontrato con la storia d’Italia. Il “carcere della speranza” ha  lasciato il posto alle esigenze degli anni della Tensione, degli  inasprimenti sanzionatori, dell’emergenza terroristica e del carcere  duro. Dal 1977 in poi sono venuti alla luce circa 80 strutture «tutte  uguali, fatte con il timbro, in luoghi isolati che di notte sono  allarmanti», ha polemizzato Marcetti. Il tentativo di costruire spazi di  cerniera con la società libera è definitivamente tramontato. E quel  timore diffuso nell’opinione pubblica, così come la mano forte dello  Stato nel gestire l’emergenza, rischiano di tornare ad essere attuali.<br />
<strong><br />
</strong><br />
<strong>Il Piano</strong><br />
E&#8217; il 29 giugno 2010 quando il Piano per l’edilizia penitenziaria viene  definitivamente vistato. Ma, ha pronosticato la senatrice Pd Anna  Finocchiaro, «prima di tre anni non ne vedremo niente», soprattutto  perché «nella legge di stabilità non c’è alcuna copertura per la sua  realizzazione». Nella sua storia, il progetto edilizio proposto da  Alfano ha attraversato molte tappe: commissariamento ad hoc, adozione di  un programma di interventi, la dichiarazione dello stato di emergenza e  il piano  edilizio completo. A quasi due anni dal primo annuncio, ha  spiegato il difensore civico dei detenuti Stefano Anastasia nella sua  relazione, il progetto finale ha subito «un sensibile  ridimensionamento». Degli oltre 17mila posti promessi nella prima  versione, amplificati a 22mila nella seconda, ecco che la terza  formulazione è davvero più modesta: 9.150 posti detentivi da realizzare,  finanziati con i 610 milioni di euro di cui sin dalle origini si era  assicurata la disponibilità. «In tutto questo tempo il governo non ha  trovato altri fondi», ha sottolineato il ricercatore, lasciando  l’uditorio con questa domanda: «Quale idea insiste dietro un indirizzo  politico irrealizzabile e fallimentare rispetto allo scopo prefisso?».  Perché è certo, le nuove 11 carceri e i 20 padiglioni in ampliamento di  istituti esistenti non riusciranno ad arginare il sovraffollamento delle  strutture, che corre al tasso del 152 per cento.</p>
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		<title>La famiglia Cucchi, una come tante</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 08:16:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La famiglia Cucchi, una come tante La sorella del ragazzo morto nell&#8217;ottobre 2009 ha presentato in città &#8220;Vorrei dirti che non eri solo&#8221; Da Estense.com Venerdì sera presso la Sala della musica dell’ex convento di San Paolo, Ilaria Cucchi ha presentato il libro scritto con Giovanni Bianconi “Vorrei dirti che non eri solo”. Ad aprire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorentini-corleone-cucchi-moretti-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-662" title="fiorentini-corleone-cucchi-moretti-2" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorentini-corleone-cucchi-moretti-2-300x220.jpg" alt="" width="300" height="220" /></a>La famiglia Cucchi, una come tante</h1>
<h3>La sorella del ragazzo morto nell&#8217;ottobre 2009 ha presentato in città &#8220;Vorrei dirti che non eri solo&#8221;</h3>
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<div id="attachment_109316"><a href="http://www.estense.com/la-famiglia-cucchi-una-come-tante-0109311.html">Da Estense.com</a></div>
<p>Venerdì  sera presso la Sala della musica dell’ex convento di San Paolo, Ilaria  Cucchi ha presentato il libro scritto con Giovanni Bianconi  “Vorrei  dirti che non eri solo”. Ad aprire la presentazione è stato il  vicesindaco Massimo Maisto con un breve saluto ai presenti.</p>
<p>A  un anno dalla scomparsa di Stefano Cucchi, la sorella Ilaria racconta  la storia di una famiglia italiana come tante, con le debolezze e i  difficili rapporti con un ragazzo che a periodi entra ed esce dal tunnel  della droga.<br />
Un libro toccante che non nasconde nulla, ricco di  unicità, ma che richiama un tema purtroppo comune a molte famiglie, come  ha sottolineato Franco Corleone, presidente della Società della Ragione  Onlus e Garante per i diritti dei detenuti.</p>
<p>La  presentazione di Ilaria Cucchi, breve e spontanea, ha  messo in luce  una totale consapevolezza della “difficile situazione” del fratello che  era “alla continua ricerca della propria libertà”; e il titolo stesso  del libro “è la dimostrazione di come la sua famiglia provi tutt’oggi un  senso di colpa per quei sei giorni in cui Stefano restò in carcere,  abbandonato”.</p>
<p>Durante il suo  intervento Corleone ha richiamato inoltre l’attenzione al problema del  “pregiudizio verso la tossicodipendenza, come causa scatenante di queste  tragedie, in cui spesso i ragazzi coinvolti, da vittime diventano  colpevoli della propria morte, perché considerati cittadini non a pieno  titolo in quanto tossicodipendenti”.</p>
<p>Questo tema è emerso anche  nell’intervento di Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, ormai  diventata supporto morale da cui Ilaria trae forza e tenacia per  arrivare alla verità. Due donne che vogliono semplicemente capire la  verità, non per vendetta ma per denunciare le loro storie, decidendo  anche di pubblicare foto forti e scioccanti,  per svegliare le coscienze  e fare in modo che non accada nuovamente.</p>
<p>Alla  presentazione è intervenuto anche l’avvocato ferrarese Fabio Anselmo,  che dopo aver difeso la famiglia Aldrovandi è stato scelto quale legale  anche dalla famiglia Cucchi. Secondo Anselmo il sistema giudiziario che  governa questi casi è “minato da un problema culturale presente nelle  istituzioni, che troppo spesso davanti a queste situazioni si “chiudono a  riccio” cercando di salvaguardare l’immagine a difesa di chi viene  processato, spesso interferendo nel processo e creando un disagio  psicologico alle famiglie delle vittime”.</p>
</div>
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		<title>Il lungo calvario di Ilaria Cucchi</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Dec 2010 08:43:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lungo calvario di Ilaria Cucchi La sorella di Stefano, morto mentre era in stato di arresto, ha presentato il suo libro a Ferrara Da La Nuova Ferrara del 5 dicembre 2010. «Il libro di Ilaria racconta di una famiglia italiana, delle difficoltà dei rapporti, dell&#8217;amore e della cura: non è un libro di denuncia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1>Il lungo calvario di Ilaria Cucchi</h1>
<p>La sorella di Stefano, morto mentre era in stato di arresto, ha  presentato il suo libro a Ferrara</p>
<p>Da <a href="http://lanuovaferrara.gelocal.it/cronaca/2010/12/04/news/il-lungo-calvario-di-ilaria-cucchi-2891984">La Nuova Ferrara del 5 dicembre 2010</a>.</p>
<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorentini-corleone-cucchi-moretti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-656" title="fiorentini-corleone-cucchi-moretti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorentini-corleone-cucchi-moretti.jpg" alt="" width="250" height="180" /></a>«Il libro di Ilaria racconta di una famiglia italiana, delle difficoltà dei rapporti, dell&#8217;amore e della cura: non è un libro di denuncia ma c&#8217;è la cronaca di un calvario lungo sei giorni durante i quali la famiglia di Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre 2009 all&#8217;ospedale Sandro Pertini di Roma mentre era in stato d&#8217;arresto, si è trovata abbandonata e poi maltrattata dalle istituzioni, quelle stesse istituzioni nelle quali avevano nutrito fiducia».</p>
<p>Con queste parole Franco Corleone, presidente della Società Ragione e Garante dei Diritti dei detenuti, ha presentato venerdì sera presso la Sala della Musica il libro &#8220;Vorrei dirti che non eri solo&#8221; di Ilaria Cucchi e Giovanni Bianconi, edito da Rizzoli.</p>
<p>«Il primo problema che la mia famiglia si è trovata ad affrontare è stato la mancanza di verità. Abbiamo saputo della sua morte grazie alla notifica del decreto del giudice che aveva richiesto l&#8217;autopsia del cadavere dopo giorni di attesa fuori la porta dell&#8217;ospedale, dove i medici ci rassicuravano dicendoci che Stefano era tranquillo &#8211; ha spigato la Cucchi -. Lui sapeva che nelle difficoltà avrebbe potuto sempre contare su di noi ed invece in quei giorni avrà pensato che l&#8217;avevamo abbandonato, questo ci dà ancora più dolore ed alimenta la nostra rabbia. Chi ha il diritto di decidere che una persona debba essere improvvisamente privata dei suoi diritti civili e debba morire da solo, ucciso dal pregiudizio di chi lo ha etichettato come un tossicodipendente? Io sono stata fortunata, ho trovato delle persone intorno a me che hanno saputo indirizzarmi, come Patrizia Moretti, che mi hanno sostenuto fino ad ora. Quando ci hanno fatto vedere il cadavere di mio fratello in una teca di vetro, senza poterlo neanche accarezzare, abbiamo capito che solo la verità avrebbe restituito dignità a Stefano e un po&#8217; di pace a noi».</p>
<div id="adv-middle"><a href="http://oas.gelocal.it/5c/quotidianiespresso.it/qe/lanuovaferrara/interna/697901778/Middle/default/empty.gif/5854416e6945734c34434141415a776b" target="_top"><img src="http://oas.gelocal.it/0/default/empty.gif" border="0" alt="" width="1" height="1" /></a></div>
<p>Di pregiudizio hanno parlato anche Patrizia Moretti e l&#8217;avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi. «Il prezzo che queste persone stanno pagando è troppo alto perchè sia accettato da una società civile &#8211; ha affermato Anselmo -. Se la legge è uguale per tutti, i rappresentanti delle istituzioni, che indossino o meno la divisa e che vengono accusati di avere approfittato del loro potere devono essere spogliati di quest&#8217;ultimo e posti a giudizio quali cittadini, sullo stesso piano delle proprie vittime. Invece, di fronte a tragedie come queste, le istituzioni si chiudono a riccio a protezione della propria immagine e si schierano a fianco dei propri operatori e non di tutti i cittadini. Il perpretarsi di questa cultura di impunità del potere è inaccettabile perché, cullata dai media e sospinta dalla pubblica opinione, partorisce i casi Cucchi ed Aldrovandi. La denuncia è l&#8217;unico mezzo per cambiare questa mentalità ma lo Stato chiede trasparenza ai cittadini e poi non è in grado di assicurarla agli stessi: il pm e il giudice che hanno interrogato Stefano Cucchi hanno dichiarato di non aver notato lo stato di salute del ragazzo per non averlo mai guardato in faccia».</p>
<p>Scarica l&#8217;articolo in forma to pdf: <a href="http://www.leonardofiorentini.it/consiglio/wp-content/uploads/nuovaferrara4dic2010.pdf">nuovaferrara4dic2010.pdf</a>.</p>
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		<title>Architettura versus Edilizia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 09:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
		<category><![CDATA[architettura]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
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		<description><![CDATA[Società della Ragione Antigone Fondazione Michelucci Forum Droghe Architettura versus Edilizia QUALI SPAZI PER LA PENA SECONDO LA COSTITUZIONE? “Il carcere, magari nuove carceri, che eufemisticamente verranno chiamate in altro modo, si delinea come risposta prevalente ai problemi della nostra società. Non so se il carcere faccia più paura come oggetto o come concetto. Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-24.png"><img class="alignright size-medium wp-image-540" title="Immagine 24" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-24-181x300.png" alt="" width="181" height="300" align="right" /></a>Società della Ragione<br />
Antigone<br />
Fondazione Michelucci<br />
Forum Droghe</p>
<p><strong>Architettura versus Edilizia<br />
QUALI SPAZI PER LA PENA SECONDO LA COSTITUZIONE?</strong></p>
<p><em>“Il carcere, magari nuove carceri, che eufemisticamente verranno  chiamate in altro modo, si delinea come risposta prevalente ai problemi  della nostra società. Non so se il carcere faccia più paura come oggetto  o come concetto. Io li rifiuto in tutte e due le forme, come risposta  sbagliata persino ai ‘terrori’ dell’opinione pubblica più sprovveduta  che chiede ordine e tranquillità. Non ci potrà essere né ordine né  tranquillità nei nuovi contenitori, magari rivestiti in marmo, che  cominciano a farsi notare nelle nostre periferie, come non ci sarà mai  sicurezza sufficiente per chi ha perduto qualsiasi rapporto con il  proprio territorio”<br />
Giovanni Michelucci</em></p>
<p>Roma, 2 e 3 dicembre 2010<br />
Senato della Repubblica &#8211; Sala ex Hotel Bologna</p>
<p>Il Seminario intende concentrarsi sul senso della pena e i principi  della Costituzione attraverso una analisi della corrispondenza tra forma  e funzione.<br />
La struttura architettonica, la qualità edilizia e la  collocazione urbanistica del penitenziario hanno una stretta relazione  col modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi  contesti culturali sociali ed economici. Chi si propone di riformare la  pena non può rinunciare a ripensare la forma penitenziaria, almeno fino a  quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre  pratiche punitive. La tendenza dominante è “più carceri” rispetto  all’ipotesi “meno carcere”. Così la rinnovata emergenza del  sovraffollamento penitenziario ha spinto il Governo ad assumere la  questione edilizia come strumento principe per farvi fronte, attraverso  la predisposizione di un “Piano Carceri” finalizzato all’ampliamento  della capacità ricettiva. La Società della Ragione che ha già  organizzato l’anno scorso un incontro su<br />
questi temi, propone invece  la necessità di una grande riforma del carcere, proprio a partire dalla  situazione di crisi individuando nuovi modelli di struttura, di vita e  di inserimento sociale.<br />
Troppo spesso il carcere si trasforma in un  deposito di corpi con un conseguente trattamento inumano e degradante  che sfiora la tortura: occorre far rivivere i principi della Riforma del  1975 e attuare il Regolamento del 2000.</p>
<p>Partecipano<br />
<strong>Stefano Anastasia</strong><br />
Garante dei detenuti di Antigone e Ricercatore Università di Perugia<br />
<strong>Sebastiano Ardita</strong><br />
Direttore generale Ufficio detenuti e trattamento DAP<br />
<strong>Vittorio Borraccetti</strong><br />
già Procuratore della Repubblica di Venezia, membro del CSM<br />
<strong>Cesare Burdese</strong><br />
Architetto<br />
<strong>Guido Calvi</strong><br />
Avvocato, membro del Consiglio Superiore della Magistratura<br />
<strong>Lucia Castellano</strong><br />
Direttore della Casa Circondariale di Milano Bollate<br />
<strong>Franco Corleone</strong><br />
Presidente Società della Ragione, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze<br />
<strong>Anna Finocchiaro</strong><br />
Presidente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico al Senato<br />
<strong>Patrizio Gonnella</strong><br />
Presidente dell’Associazione Antigone<br />
<strong>Corrado Marcetti</strong><br />
Architetto, Direttore della Fondazione Michelucci<br />
<strong>Sandro Margara</strong><br />
Presidente della Fondazione Michelucci<br />
<strong>Francesco Maisto</strong><br />
Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna<br />
<strong>Mauro Palma</strong><br />
Presidente del Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa<br />
<strong>Sonia Paone</strong><br />
Sociologa urbana, Università di Pisa<br />
<strong>Eligio Resta</strong><br />
Professore di Filosofia e Diritto Università Roma 3<br />
<strong>Leonardo Scarcella</strong><br />
Architetto, Responsabile Tecnico del Ministero della Giustizia<br />
<strong>Adriano Sofri</strong><br />
Scrittore<br />
<strong>Maria Stagnitta</strong><br />
Associazione Insieme, Vice Presidente di Forum Droghe<br />
<strong>Luca Zevi</strong><br />
Architetto<br />
<strong>Grazia Zuffa</strong><br />
Psicologa, direttrice di Fuoriluogo</p>
<p><a title="23dicembre_carcere.pdf" href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/content/show/124">Scarica l&#8217;invito in formato pdf</a> dal sito de <a href="http://www.societadellaragione.it/sito">La Società della Ragione</a>.</p>
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