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	<title>FrancoCorleone.it &#187; architettura</title>
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	<description>Il sito di Franco Corleone</description>
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		<title>«La galera ha bisogno di aria e di luce»</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:58:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il corpo e lo spazio della pena: un libro di prossima uscita su architettura, urbanistica e politiche penitenziarie. A colloquio con uno dei tre curatori, Franco Corleone, coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti e Garante a Firenze. Le riforme possibili, le riflessioni sul senso della pena «Il sovraffollamento delle carceri non è come un terremoto, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h4><strong><em><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/scaglia.png"><img class="alignright size-medium wp-image-844" title="scaglia" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/scaglia-300x238.png" alt="" width="300" height="238" /></a>Il corpo e lo spazio della pena</em></strong><strong>:  un libro di prossima uscita su architettura, urbanistica e politiche  penitenziarie. A colloquio con uno dei tre curatori, Franco Corleone,  coordinatore nazionale dei Garanti dei detenuti e Garante a Firenze. Le  riforme possibili, le riflessioni sul senso della pena</strong></h4>
<p>«<em>Il sovraffollamento delle carceri non è come un terremoto, un incidente naturale, al contrario è il frutto di scelte sbagliate</em>».   Chi parla è Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia dal 1996  al 2001, attualmente Garante per i diritti dei detenuti a Firenze e  Coordinatore nazionale dei Garanti territoriali. Tra le mani mostra  l’ultima fatica <em>Il corpo e lo spazio della pena</em> (Ediesse  edizioni), in libreria dal prossimo 23 novembre. È il frutto di un  lavoro collettivo, nato da due seminari del 2009 e 2010, di cui Corleone  è uno dei tre curatori, accanto a Stefano Anastasia, docente di  Filosofia e Sociologia del Diritto a Perugia, e Luca Zevi, architetto e  urbanista.</p>
<p>«<em>Nel libro c’è l’ambizione</em> – aggiunge Corleone – <em>di  proporre un disegno di politica della giustizia e di politica  penitenziaria. Mi auguro che il nuovo ministro abbia voglia di tenerne  conto perché c’è tutto: da come concepire gli spazi e i luoghi  dell’architettura penitenziaria, all’idea che il carcere debba essere un  luogo di responsabilizzazione e non dove si ritorna infantili, c’è il  tema delle pene alternative, dei limiti che deve avere la carcerazione  preventiva e altro ancora. Sono 15 interventi, di altrettante persone  che si dedicano da anni su questi temi, che non posso elencare tutti, ma  che riflettono – ritengo – la frase finale con cui Adriano Sofri chiude  il suo intervento che vorrei citare: “</em>Io penso che il fine della pena sia la fine della pena”. <em>Come non essere d’accordo?</em>»</p>
<p><strong>Dottor Corleone, si diceva degli spazi e dei luoghi dell’architettura penitenziaria…</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Non si risolve l’emergenza con nuove carceri.  Certo, bisogna costruirne di nuove ma giusto per chiudere quelle immonde  dove adesso si accatasta la gente. Carceri vecchie, antiche, dove  diventa difficile garantire il recupero, la salute e la dignità dei  reclusi. Poi bisogna cominciare a distinguere: non si possono mettere  negli stessi luoghi le mamme con i figli, le persone in attesa di  giudizio, i semiliberi e i detenuti con il 41-bis. Bisogna  differenziare, costruire luoghi diversi e separati, in questo consiste  il ripensare l’architettura dell’edilizia penitenziaria.</em></p>
<p><strong>Ma intanto c’è il degrado degli oltre 67mila ristretti…</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Come dicevo, non è un degrado naturale e  inevitabile, è frutto di errori, culturali e politici innanzitutto. In  cifre: se in un anno passano dalle carceri 80mila persone, sappiamo che  26mila sono piccoli spacciatori, di cui 16mila sono tossicodipendenti, e  che il 40% di chi entra è in attesa di giudizio. Che senso ha mischiare  tutti negli stessi identici luoghi. Ci sono esperienze all’estero dove  il tema della differenziazione dei luoghi è stato affrontato, penso alla  Danimarca. Sarebbe anche un modo per introdurre responsabilità e non  infantilismo. Che senso ha chiedere a uomini maturi, in attesa di  giudizio, magari con una vita famigliare professionale alle spalle, di  dover fare la “domandina” per una scatola di pomodori? Che senso ha  mettere negli stessi luoghi chi è in semilibertà e chi deve scontare  venti anni? Ad esempio, bisognerebbe creare quelle che chiamiamo le Case  della semi-libertà, luoghi dove costruirsi il futuro.</em></p>
<p><strong>Oltre l’architettura?</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Oltre l’architettura, oltre il corpo e lo  spazio della pena, c’è tutto il resto: ripensare il senso della pena,  abolire leggi criminogene sulla droga che inchiodano nelle carceri  decine di migliaia di persone, chiudere gli OPG, fare davvero una  riforma della giustizia, riscrivere il codice penale, rivisitare la  riforma del Corpo di Polizia Penitenziaria limitandone i compiti al  controllo delle sezioni del 41-bis e dell’Alta Sicurezza, alle  traduzioni e alla vigilanza antievasione.</em></p>
<p><strong>E le altre funzioni?</strong></p>
<p><strong> </strong><em>Affidarle a un Corpo civile che sviluppi  percorsi educativi e trattamentali riprendendo, ad esempio, il modello  della Catalogna. Le cose da fare sono molte e possibili. Ma siamo in  ritardo.</em></p>
<p><em><br />
</em></p>
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		<title>Carcere, il non-luogo dove gli architetti sono stati banditi</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 08:36:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
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		<description><![CDATA[CONVEGNO. «Cominciare a costruire le case partendo da coloro che le abiteranno». Con la prospettiva di istituti più umani, i tecnici hanno discusso a Roma sul tema “Architettura VS Edilizia”. Dina Galano su Terra ll carcere di Sollicciano è in via del Pantano, Firenze. Da malum situ deriva il nome del Maliseti, la casa circondariale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere_ballatoio.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-659" title="carcere_ballatoio" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere_ballatoio.jpg" alt="" width="280" height="185" /></a></p>
<div>
<div>
<div><strong>CONVEGNO. «Cominciare a costruire le case partendo  da coloro che le abiteranno». Con la prospettiva di istituti più umani, i  tecnici hanno discusso a Roma sul tema “Architettura VS Edilizia”.</strong></div>
<div>Dina Galano su <a href="http://www.terranews.it/news/2010/12/carcere-il-non-luogo-dove-gli-architetti-sono-stati-banditi">Terra</a></div>
</div>
</div>
<p>ll carcere di Sollicciano è in via del Pantano, Firenze. Da malum  situ deriva il nome del Maliseti, la casa circondariale di Prato.  Simbologie, forse, ma molto della realtà penitenziaria richiama la  supina ammissione dell’inappetibilità del sistema carcerario. In un  convegno di due giorni che si è concluso ieri al Senato, il tema del  senso della pena ha preso forma legandosi a doppia mandata a quello  dell’architettura penitenziaria. Con il titolo “Architettura versus  edilizia” la Società della ragione, in collaborazione con l’associazione  Antigone, la Fondazione Michelucci e il Forum droghe, ha tentato di  guidare la riflessione all’interno degli spazi chiusi delle prigioni.  Con l’auspicio di superarli.</p>
<p><strong>I corpi</strong><br />
Le carceri sono sovraffollate, lo si ripete da tempo. Il già procuratore  di Venezia Vittorio Borraccetti lo ha ricordato ieri: 48.693 persone  alla fine del 2007, 64.971 al 31 dicembre 2009. Oggi siamo quasi a quota  70mila. Circa un terzo di essi, ha conteggiato il magistrato, sconta un  massimo di 10 giorni. Arrestati in flagranza di reato o sottoposti a  misura cautelare, il 30 per cento dei detenuti passa attraverso una  porta girevole. «Il nostro ordinamento prevede già delle norme che  possono impedire l’ingresso in carcere», ha ammonito Borraccetti.  «Bisogna tuttavia convincere le forze di polizia e i pubblici ministeri  ad applicarle». Quando a parlare è un detenuto d’eccezione, Adriano  Sofri, subito si offre l’immagine della piccola cella che lo ha ospitato  per nove anni a Pisa dove oggi vivono in tre. Dietro l’ammassamento in  spazi ridottissimi, secondo il professore di filosofia del diritto  Eligio Resta, riposa «l’idea dell’economia politica dei corpi». Non  l’esercizio di un controllo sul delinquente, ma di un «biopotere sul  corpo». Ed ecco che la privazione di esigenze primarie finiscono per  aggiungere sofferenza alla pena, attentando alla dignità dell’uomo che,  ha spiegato il filosofo, «non solo costituisce il punto di riferimento  del Costituzionalismo moderno, ma significa il diritto a non essere  sottoposti a sofferenze gratuite in cui non è possibile riconoscersi  come essere umani». Il garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone  ricorda i numeri della sua Toscana: nel 2009, 2.318 “eventi critici”, di  cui 9 decessi, 8 suicidi, 155 fermi al tentativo e 974 casi di  autolesionismo.</p>
<p><strong>Gli spazi</strong><br />
«L’edilizia penitenziaria non si studia nelle scuole di architettura»,  ha denunciato Cesare Burdese, architetto torinese autore di molti  progetti per i servizi ai detenuti. Ciò che è contenuto nei capitolati  del ministero della Giustizia è «tanto preciso per quanto riguarda  celle, finestre e altri spazi di sicurezza», ha continuato il collega  Corrado Marcetti, direttore della Fondazione Michelucci, «quanto del  tutto disinteressato agli ambienti per la socialità, i colloqui, il  lavoro». Quest’ultimi diventati una rarità perché, a causa della  crescita della popolazione detenuta, si è realizzata  «un’iperintensificazione delle carceri già esistenti, con nuovi  padiglioni aggiunti all’interno dei recinti già esistenti». L’atmosfera  di soffocamento che si respira anche fuori, ha segnalato l’architetto  Scarcella, tecnico del ministero, ha fatto assomigliare il carcere «alla  gabbia per il leone o al forno per il coniglio».  Se lo spazio ha una  funzione ideologica e simbolica, il presidente del Comitato europeo  contro la tortura Mauro Palma lo definisce «infantilizzante», il  non-luogo dove il detenuto «viene fatto regredire». Nessuno spazio per  l’affettività, come ha denunciato la psicologa Grazia Zuffa di  Fuoriluogo, nessun rispetto per l’autonoma deliberazione della persona.  Il carcere sembra obbligato per legge ad essere un luogo brutto e  disumano. Con la frustrazione dei tecnici che, lavorando per anni a un  progetto, non sono interpellati quando la struttura viene modificata.  Tutto molto lontano da quello che insegnava Michelucci: «Commissionatemi  la progettazione di una città», rispondeva a chi chiedeva di costruire  un penitenziario.</p>
<p><strong>I modelli</strong><br />
Lo schema oggi imperante è quello del «carcere più lontano», non solo  separato dalla città ma più isolato, nella periferia, presso gli snodi  stradali (porti e autostrade). La «periferizzazione», ha spiegato  Marcetti, è iniziata «a fine ‘800 e si è consolidata nel ‘900 per motivi  di tipo igienico-sanitario e affinché l’istituto fosse separato dal  tribunale». Questa delocalizzazione si sta spingendo perfino al  subappalto della questione detentiva ad altri Paesi, come la Libia per  esempio. Negli anni Settanta, alla vigilia della riforma del 1975 che ha  innovando l’ordinamento penitenziario aprendo ad alternative alla  reclusione, nascono le carceri nuove: la moderna architettura tenta il  superamento del carcere a ballatoio, dei corridoi dritti, della rigidità  degli schemi in genere. Sergio Lenci, il gruppo Mariotti, Giovanni  Michelucci, Mario Ridolfi hanno segnato una stagione dell’architettura  penitenziaria che Scarcella ha definito «irripetibile». Quel modello che  aveva spinto a cambiare anche il materiale di realizzazione, tuttavia,  si è scontrato con la storia d’Italia. Il “carcere della speranza” ha  lasciato il posto alle esigenze degli anni della Tensione, degli  inasprimenti sanzionatori, dell’emergenza terroristica e del carcere  duro. Dal 1977 in poi sono venuti alla luce circa 80 strutture «tutte  uguali, fatte con il timbro, in luoghi isolati che di notte sono  allarmanti», ha polemizzato Marcetti. Il tentativo di costruire spazi di  cerniera con la società libera è definitivamente tramontato. E quel  timore diffuso nell’opinione pubblica, così come la mano forte dello  Stato nel gestire l’emergenza, rischiano di tornare ad essere attuali.<br />
<strong><br />
</strong><br />
<strong>Il Piano</strong><br />
E&#8217; il 29 giugno 2010 quando il Piano per l’edilizia penitenziaria viene  definitivamente vistato. Ma, ha pronosticato la senatrice Pd Anna  Finocchiaro, «prima di tre anni non ne vedremo niente», soprattutto  perché «nella legge di stabilità non c’è alcuna copertura per la sua  realizzazione». Nella sua storia, il progetto edilizio proposto da  Alfano ha attraversato molte tappe: commissariamento ad hoc, adozione di  un programma di interventi, la dichiarazione dello stato di emergenza e  il piano  edilizio completo. A quasi due anni dal primo annuncio, ha  spiegato il difensore civico dei detenuti Stefano Anastasia nella sua  relazione, il progetto finale ha subito «un sensibile  ridimensionamento». Degli oltre 17mila posti promessi nella prima  versione, amplificati a 22mila nella seconda, ecco che la terza  formulazione è davvero più modesta: 9.150 posti detentivi da realizzare,  finanziati con i 610 milioni di euro di cui sin dalle origini si era  assicurata la disponibilità. «In tutto questo tempo il governo non ha  trovato altri fondi», ha sottolineato il ricercatore, lasciando  l’uditorio con questa domanda: «Quale idea insiste dietro un indirizzo  politico irrealizzabile e fallimentare rispetto allo scopo prefisso?».  Perché è certo, le nuove 11 carceri e i 20 padiglioni in ampliamento di  istituti esistenti non riusciranno ad arginare il sovraffollamento delle  strutture, che corre al tasso del 152 per cento.</p>
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		<title>Architettura versus Edilizia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 09:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Società della Ragione Antigone Fondazione Michelucci Forum Droghe Architettura versus Edilizia QUALI SPAZI PER LA PENA SECONDO LA COSTITUZIONE? “Il carcere, magari nuove carceri, che eufemisticamente verranno chiamate in altro modo, si delinea come risposta prevalente ai problemi della nostra società. Non so se il carcere faccia più paura come oggetto o come concetto. Io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-24.png"><img class="alignright size-medium wp-image-540" title="Immagine 24" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-24-181x300.png" alt="" width="181" height="300" align="right" /></a>Società della Ragione<br />
Antigone<br />
Fondazione Michelucci<br />
Forum Droghe</p>
<p><strong>Architettura versus Edilizia<br />
QUALI SPAZI PER LA PENA SECONDO LA COSTITUZIONE?</strong></p>
<p><em>“Il carcere, magari nuove carceri, che eufemisticamente verranno  chiamate in altro modo, si delinea come risposta prevalente ai problemi  della nostra società. Non so se il carcere faccia più paura come oggetto  o come concetto. Io li rifiuto in tutte e due le forme, come risposta  sbagliata persino ai ‘terrori’ dell’opinione pubblica più sprovveduta  che chiede ordine e tranquillità. Non ci potrà essere né ordine né  tranquillità nei nuovi contenitori, magari rivestiti in marmo, che  cominciano a farsi notare nelle nostre periferie, come non ci sarà mai  sicurezza sufficiente per chi ha perduto qualsiasi rapporto con il  proprio territorio”<br />
Giovanni Michelucci</em></p>
<p>Roma, 2 e 3 dicembre 2010<br />
Senato della Repubblica &#8211; Sala ex Hotel Bologna</p>
<p>Il Seminario intende concentrarsi sul senso della pena e i principi  della Costituzione attraverso una analisi della corrispondenza tra forma  e funzione.<br />
La struttura architettonica, la qualità edilizia e la  collocazione urbanistica del penitenziario hanno una stretta relazione  col modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi  contesti culturali sociali ed economici. Chi si propone di riformare la  pena non può rinunciare a ripensare la forma penitenziaria, almeno fino a  quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre  pratiche punitive. La tendenza dominante è “più carceri” rispetto  all’ipotesi “meno carcere”. Così la rinnovata emergenza del  sovraffollamento penitenziario ha spinto il Governo ad assumere la  questione edilizia come strumento principe per farvi fronte, attraverso  la predisposizione di un “Piano Carceri” finalizzato all’ampliamento  della capacità ricettiva. La Società della Ragione che ha già  organizzato l’anno scorso un incontro su<br />
questi temi, propone invece  la necessità di una grande riforma del carcere, proprio a partire dalla  situazione di crisi individuando nuovi modelli di struttura, di vita e  di inserimento sociale.<br />
Troppo spesso il carcere si trasforma in un  deposito di corpi con un conseguente trattamento inumano e degradante  che sfiora la tortura: occorre far rivivere i principi della Riforma del  1975 e attuare il Regolamento del 2000.</p>
<p>Partecipano<br />
<strong>Stefano Anastasia</strong><br />
Garante dei detenuti di Antigone e Ricercatore Università di Perugia<br />
<strong>Sebastiano Ardita</strong><br />
Direttore generale Ufficio detenuti e trattamento DAP<br />
<strong>Vittorio Borraccetti</strong><br />
già Procuratore della Repubblica di Venezia, membro del CSM<br />
<strong>Cesare Burdese</strong><br />
Architetto<br />
<strong>Guido Calvi</strong><br />
Avvocato, membro del Consiglio Superiore della Magistratura<br />
<strong>Lucia Castellano</strong><br />
Direttore della Casa Circondariale di Milano Bollate<br />
<strong>Franco Corleone</strong><br />
Presidente Società della Ragione, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze<br />
<strong>Anna Finocchiaro</strong><br />
Presidente del Gruppo parlamentare del Partito Democratico al Senato<br />
<strong>Patrizio Gonnella</strong><br />
Presidente dell’Associazione Antigone<br />
<strong>Corrado Marcetti</strong><br />
Architetto, Direttore della Fondazione Michelucci<br />
<strong>Sandro Margara</strong><br />
Presidente della Fondazione Michelucci<br />
<strong>Francesco Maisto</strong><br />
Presidente del Tribunale di Sorveglianza di Bologna<br />
<strong>Mauro Palma</strong><br />
Presidente del Comitato Prevenzione Tortura del Consiglio d’Europa<br />
<strong>Sonia Paone</strong><br />
Sociologa urbana, Università di Pisa<br />
<strong>Eligio Resta</strong><br />
Professore di Filosofia e Diritto Università Roma 3<br />
<strong>Leonardo Scarcella</strong><br />
Architetto, Responsabile Tecnico del Ministero della Giustizia<br />
<strong>Adriano Sofri</strong><br />
Scrittore<br />
<strong>Maria Stagnitta</strong><br />
Associazione Insieme, Vice Presidente di Forum Droghe<br />
<strong>Luca Zevi</strong><br />
Architetto<br />
<strong>Grazia Zuffa</strong><br />
Psicologa, direttrice di Fuoriluogo</p>
<p><a title="23dicembre_carcere.pdf" href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/content/show/124">Scarica l&#8217;invito in formato pdf</a> dal sito de <a href="http://www.societadellaragione.it/sito">La Società della Ragione</a>.</p>
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		<title>Gli spazi della pena e l&#8217;architettura del Carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 09:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano &#8211; Firenze si è tenuto il seminario organizzto da La Società della Ragione che si è proposto di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano &#8211; Firenze si è tenuto il seminario organizzto da La Società della Ragione che si è proposto di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e funzione nella pena. La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione, al modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali, sociali ed economici. <a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/content/show/85"><strong>Scarica l&#8217;invito.</strong></a></p>
<p>ecco alcuni degli interventi, dal sito della <a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere">Società della Ragione</a>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.societadellaragione.it/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere/due-modelli-a-confronto-il-carcere-responsabilizzante-e-il-carcere-paternalista">Due modelli a confronto: il carcere responsabilizzante e il carcere paternalista<br />
</a>L&#8217;intervento di Mauro Palma, Presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura.</li>
<li><a href="http://www.societadellaragione.it/sito/backend/content/edit/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere/le-cattive-pratiche-fra-passato-e-futuro">Le cattive pratiche fra passato e futuro<br />
</a>L&#8217;intervento di Cesare Burdese, architetto.</li>
</ul>
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		<title>Gli spazi della pena e l&#8217;architettura del Carcere</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Jun 2009 11:15:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/immagine-2.png"><img class="alignright size-medium wp-image-1863" title="immagine-2" src="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/immagine-2-300x271.png" alt="immagine-2" width="300" height="271" /></a>Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano &#8211; Firenze. Il Seminario promosso da la Società della Ragione in collaborazione con Antigone e la Fondazione Michelucci si propone di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e funzione nella pena. La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione, al modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali, sociali ed economici. Chi si propone di riformare la pena, non può rinunciare a ripensare la forma penitenziaria, almeno fino a quando il carcere resterà dominante nelle nostre culture e nelle nostre pratiche punitive. D&#8217;altro canto, la rinnovata emergenza del sovraffollamento penitenziario ha spinto il Governo ad assumere la questione edilizia come strumento principe per farvi fronte, attraverso la nomina di un Commissario ad hoc e la predisposizione di un &#8216;piano carceri&#8217; finalizzato all&#8217;ampliamento della capacità ricettiva del sistema penitenziario. Merita dunque confrontarsi sul progetto governativo, per valutarne non solo le scelte di fondo (quale carcere? Per quale pena?), ma anche la fattibilità e i costi (non solo economici) che esso porta con sé.<br />
<a href="http://www.fuoriluogo.it/home/rubriche/agenda/invito-13giugno.pdf">Scarica l&#8217;invito.</a></p>
<p>Da <a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/associazione/agenda/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere">La Società della Ragione</a>, via <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/06/12/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere/">Fuoriluogo</a>.</p>
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