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	<title>FrancoCorleone.it &#187; Le droghe</title>
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		<title>Rototom, un processo assurdo</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 08:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta, responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-859" title="rototom" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/rototom1.jpg" alt="" width="300" height="157" /></a>La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è  iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con  l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze  stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia  infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta,  responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia  non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna.<br />
E’ l’ennesima  conferma della crisi (e dei tempi) della giustizia, che sceglie di  perseguire i deboli e salvare i potenti. Per sostenere i teoremi  ideologici della legge Giovanardi sulle droghe, si dilapidano  allegramente soldi pubblici e soprattutto si distolgono forze  dall’accertamento e dalla repressione di reati gravi, da quelli  ambientali a quelli finanziari.<br />
La montatura giudiziaria si aggrappa  all’art. 79 della legge antidroga (309/90): esso prevede la pena da tre  a dieci anni di carcere per  chiunque adibisce un locale pubblico o un  circolo privato a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso  di droghe. E’ una norma ambigua, che raramente è stata utilizzata negli  impianti accusatori per la difficoltà interpretativa. Ma il giudice per  le indagini preliminari, Roberto Venditti, ha accolto l’impianto  accusatorio e ha sbrigativamente equiparato il Parco del Rivellino,  frequentato da decine di migliaia di persone, alle quattro mura di un  caffé. Per rafforzare la sua interpretazione della norma nel  provvedimento di rinvio a giudizio, il magistrato richiama il secondo  comma che allarga la previsione “a un immobile, un ambiente o un veicolo  a ciò idoneo”. Tace però che lo stesso comma specifica che si deve  trattare di un luogo di “convegno abituale di persone”. La  partecipazione a un concerto, a un dibattito o la visita agli stand  hanno un carattere occasionale, non certo abituale. In più, quando si  parla di convegno abituale, ci si riferisce con evidenza a un “giro”  definito di persone.<br />
Il giudice Venditti ricalca anche le  valutazioni del procuratore del tribunale di Tolmezzo Giancarlo  Buonocore, secondo cui  Rototom sarebbe stato un punto d’incontro di  persone in preda alle “suggestioni culturali riconducibili all’ideologia  rastafariana che prevede l’associazione tra musica reggae e marijana”  (sic!). Meno pregiudizi razzisti e più conoscenza della storia dei  Caraibi e dei movimenti di resistenza al dominio coloniale avrebbero  potuto evitare affermazioni così spericolate.<br />
Ma sospetto e  pregiudizio ancora ricorrono quando il Gup ritiene di trovare conferma  del comportamento “dolosamente tollerante” degli organizzatori del  festival nel servizio di assistenza legale all’interno del festival. Di  fronte a una legge fra le più punitive in Europa,  che riempie le galere  di tossicodipendenti e di consumatori con pene che vanno da 6 a 20 anni  di carcere, si dovrebbe fare come Ponzio Pilato?<br />
Nel 2009 una  medesima montatura contro il Livello 57di Bologna fu alla fine  ridicolizzata da una sentenza di assoluzione, giunta però troppo tardi  per riparare il danno provocato dalla chiusura del centro sociale.<br />
Il processo che si svolgerà in Carnia deve diventare l’occasione per  mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi. L’appuntamento è  dunque per il 31 maggio a Tolmezzo in nome della giustizia giusta e del  diritto, della cultura e della libertà.</p>
<p>(articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2012/02/01/rototom-un-processo-assurdo/">Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 1 febbraio 2012)</p>
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		<title>Canapa in giardino, la svolta</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:37:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul il Manifesto del 16 novembre 2011.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-834" title="canapa-balcone" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/canapa-balcone.jpg" alt="" width="290" height="226" /></a>Dalla Sardegna giungono buone notizie rispetto alla criminalizzazione  della coltivazione domestica di canapa. L’8 luglio scorso, la Corte  d’Appello di Cagliari ha cancellato la condanna contro due fratelli di  Carbonia: in primo grado, il Tribunale di Cagliari li aveva condannati  ad otto mesi di reclusione e duemila euro di multa per avere coltivato  quindici piantine nella propria abitazione.<br />
La perizia aveva  accertato che solo una piantina alta 50 cm. conteneva 164 mg di Thc  (quantitativo inferiore al valore della quantità massima detenibile a  uso personale), mentre le altre, tra i 10 e 20 cm., non avevano  materiale analizzabile.<br />
La dott.ssa Fiorella Pilato, presidente  estensore della sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce  reato, ha affrontato il problema se la coltivazione di poche piante  destinate all’uso personale possa avere rilevanza penale o se invece  tale condotta possa essere assimilabile alla detenzione (ad uso  personale): lo ha fatto prendendo le distanze dal dictum della sentenza  28605 del 10 luglio 2008 delle Sezioni Unite della Cassazione che  affermò il principio della punibilità della coltivazione “senza se e  senza ma”, indipendentemente dalla quantità e dalla destinazione.<br />
La  dr.ssa Pilato sottopone a serrata confutazione l’assunto della  Cassazione secondo cui la coltivazione “merita un trattamento diverso e  più grave” rispetto alla detenzione, per il solo fatto di aumentare la  quantità complessiva di stupefacenti presenti sul mercato (sic!). Questa  affermazione apparentemente logica si mostra invece come un vero e  proprio paralogismo. La quantità di stupefacenti  presente sul mercato è  nell’ordine di svariate tonnellate e non è certo qualche piantina che  può aumentarla significativamente. Ma paradossali sono le conseguenze:  il verdetto della Suprema Corte spingerebbe il consumatore, la cui  attività è penalmente irrilevante, a rivolgersi al mercato illecito e  clandestino incentivando lo spaccio e i proventi di una attività  criminale. Conclude la dr.ssa Pilato: “Soltanto in astratto può  affermarsi che qualsiasi coltivazione rappresenti un disvalore  assoluto”.<br />
La sentenza delle Sezioni unite della Cassazione afferma  che la risoluzione del problema della droga “deve essere circoscritta al  legislatore e ad esso soltanto è la responsabilità delle scelte circa i  limiti, gli strumenti, le forme di controllo da adottare”, volendo con  ciò limitare il potere di interpretazione delle norme da parte del  giudice. Ma, in contrasto con quanto dichiarato, si arroga il diritto di  aggravare le disposizioni di una legge già estremamente punitiva per  l’introduzione di un’unica tabella per tutte le sostanze; e perfino di  andare oltre il dettato della Convenzione internazionale di Vienna del  1988 che (par. 2 dell’art.3) equipara la coltivazione per consumo  personale al possesso e all’acquisto. Come ho già scritto, la sentenza  della Cassazione è culturalmente mediocre e senza alcun  pregio  giuridico, frutto solo del pregiudizio ideologico e moralistico.<br />
Infine,  la dr.ssa Pilato ribadisce l’interpretazione contenuta in una sentenza  del Tribunale di Milano: gli articoli 26 e successivi, che stabiliscono  le pene per la coltivazione, si riferiscono alle attività di carattere  industriale, non ai vasi sul balcone. Perciò, gli atti dei due fratelli  di Carbonia sono stati rimessi al Prefetto per le sanzioni  amministrative previste dall’art.75 per il consumo personale.<br />
Dopo la magistratura, sarebbe ora che anche la politica battesse un colpo.</p>
<p><em><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/11/16/canapa-in-giardino-la-svolta/">Articolo</a> di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/fuoriluogo-sul-manifesto">rubrica di Fuoriluogo</a> su il Manifesto del 16 novembre 2011.</em></p>
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		<title>I costi dei test ai lavoratori</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Sep 2011 17:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Siamo fra i pochi a prendere in considerazione la Relazione sull’uso di sostanze stupefacenti che il sottosegretario Giovanardi presenta annualmente al Parlamento. Potremmo anche noi archiviarla fra le produzioni inutili, ma analizzare i singoli capitoli dà la misura della deformazione strumentale dei dati. Sulla manipolazione delle cifre circa le conseguenze penali della legge antidroga ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/test-antidroga.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-810" title="test antidroga" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/test-antidroga-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Siamo fra i pochi a prendere in considerazione la Relazione sull’uso di  sostanze stupefacenti che il sottosegretario Giovanardi presenta  annualmente al Parlamento. Potremmo anche noi archiviarla fra le  produzioni inutili, ma analizzare i singoli capitoli dà la misura della  deformazione strumentale dei dati. Sulla manipolazione delle cifre circa  le conseguenze penali della legge antidroga ha già scritto Stefano  Anastasia (<a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/carcere-e-tossicodipendenza-la-promessa-ipocrita#more">Il Manifesto, 13/7/2011</a>) e in più abbiamo offerto un’approfondita analisi sui cinque anni di applicazione della legge con il Secondo Libro Bianco.<br />
Stavolta  esaminiamo il capitolo (pagg. 53/60) dei test ai lavoratori per  valutare gli effetti dell’impostazione moralistico-repressiva che vuole  colpire anche il semplice uso “sporadico e saltuario” di qualsiasi  sostanza psicoattiva considerato sufficiente per stabilire l’inidoneità a  mansioni a rischio.<br />
Nel 2010 sono stati sottoposti al test di primo  livello 86.987 soggetti rispetto ai 54.138 del 2009. La positività  riscontrata a questo esame è stata dello 0.63%, pari a 551persone  (autoesclusi o obiettori, 10): per il 64,6% riguarda i cannabinoidi, per  il 19,6% la cocaina, il 4,2% gli oppiacei, il 3,8% il metadone e il  4,5% la codeina.<br />
Si hanno anche i risultati di 177 soggetti  sottoposti all’accertamento di secondo livello (ossia il test di  conferma eseguito quando il primo risulta positivo): i cannabinoidi  rimangono la prima sostanza con il 60,7%, seguita dalla cocaina con il  25,5% , seguite dagli oppiacei con il 6,2% e il metadone con il 2,1%.<br />
Quasi  il 69% ha una diagnosi di consumo occasionale e al 13% del campione è  stata riscontrata una diagnosi di tossicodipendenza, ovviamente in  prevalenza per cannabinoidi. Vengono così confermate le ragioni  dell’opposizione dei sindacati a una pratica di controllo che ha il  sapore più della schedatura e della discriminazione attraverso la  condanna dello stile di vita che di una reale preoccupazione di salute e  di sicurezza.<br />
Questa operazione è costata alle aziende quasi cinque  milioni di euro! In un tempo di tagli crudeli segnaliamo uno spreco  assurdo che cozza contro il principio di costi e benefici. Infatti, la  tariffa media degli esami di primo livello è di quasi 50 euro per  persona e quella di secondo livello è di 85 euro. Una bella spesa per  cambiare mansione a dieci fumatori di canne, stigmatizzati come tossici!  Come scriveva Giuseppe Bortone (<a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/test-antidroga-ai-lavoratori-linutile-persecuzione#more">Il Manifesto, 21/7/2010</a>),  si tratta di una  caccia agli untori. Ed è ancora più preoccupante che  si parli di estenderla massicciamente a nuove categorie, come i medici e  gli insegnanti, con la logica di “colpirne uno per educarne cento”  (anzi, sarebbe meglio dire per “colpirne cento per educarne uno”).<br />
A  Giovanardi piace usare il cannone per colpire un moscerino: come  prevenzione non c’è male.      D’altronde quale sia il suo vero  obiettivo ideologico è espresso chiaramente nella presentazione del  documento: “Quando il fronte è compatto ed esplicitamente contro l’uso  di tutte le droghe, il consumo chiaramente diminuisce; quando, invece  ..si invoca (sic!) la legalizzazione o l’apertura di “camere del buco” o  si insiste su politiche di riduzione del danno, i livelli di consumo  aumentano vertiginosamente..”. Ovviamente non vi è prova alcuna che le  stanze del consumo e altri interventi di riduzione del danno facciano  aumentare i consumi, mentre ci sono ampie evidenze della loro efficacia  per tutelare la salute pubblica. Ma si sa, scienza e propaganda non  vanno d’accordo.</p>
<p><em>Franco Corleone commenta per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/i-costi-dei-test-ai-lavoratori">rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto </a>del 7   settembre i dati sui test ai lavoratori contenuti nella relazione  sulle  tossicodipendenze di quest&#8217;anno. Il Secondo Libro Bianco sulla  Fini  Giovanardi <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/biblioteca/dossier/il-secondo-libro-bianco-sulla-legge-fini-giovanardi/librobianco2011.pdf">è on line su www.fuoriluogo.it</a>.</em></p>
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		<title>Droga, la giustizia sbagliata</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Aug 2011 08:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi vuole capire il peso della “guerra alla droga” sull’operato delle forze dell’ordine e sull’amministrazione della giustizia ha molto da imparare dal film “L’uomo sbagliato”, prodotto dalla Rai e andato in onda nella serata del primo agosto. Il film s’ispira ad una vicenda giudiziaria  purtroppo realmente accaduta: un giovane sarto di Torino (impersonato da Giuseppe [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorello.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-791" title="fiorello" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/fiorello-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Chi vuole capire il peso della “guerra alla droga” sull’operato delle forze dell’ordine e sull’amministrazione della giustizia ha molto da imparare dal film “L’uomo sbagliato”, prodotto dalla Rai e andato in onda nella serata del primo agosto. Il film s’ispira ad una vicenda giudiziaria  purtroppo realmente accaduta: un giovane sarto di Torino (impersonato da Giuseppe Fiorello) è arrestato e, nonostante la sua innocenza, riconosciuto colpevole di traffico di droga in ben tre gradi di giudizio.<br />
Il drammatico equivoco nasce dall’errata identificazione di un’auto sospetta e il malcapitato sarto viene arrestato e subito picchiato selvaggiamente dai carabinieri. La via crucis ha inizio: il pestaggio non scandalizza nessuno perché “giustificato” dalla rabbia dei rappresentanti dell’ordine per la recente morte di un collega vittima della criminalità. Sarebbe facile riconoscere l’estraneità dell’innocente ai fatti addebitati se il pubblico ministero e lo stesso avvocato (capace solo di suggerire la scorciatoia del patteggiamento) non fossero accecati dal pregiudizio e dalla volontà di ripulire il mondo. Accade così che le prove dell’innocenza non siano neppure prese in considerazione di fronte alla parola di sei carabinieri e il protagonista è sbattuto in carcere con una condanna a diciotto anni.<br />
Il film mette in luce diversi nodi della crisi della giustizia, ad iniziare dalla sudditanza del PM nei confronti delle forze dell’ordine. Ma l’aspetto fondamentale è il conflitto palese fra la logica di “guerra” che guida l’azione degli apparati di repressione, da un lato, e le ragioni della giustizia, dall’altro. Non a caso, anche quando il capitano dei Carabinieri che ha operato l’arresto, insieme ad un suo sottoposto, si accorgono dell’errore di identificazione, preferiranno tacere per non “indebolire” la lotta alla droga e ai trafficanti di morte. Insomma, agli occhi del capitano, eroe della lotta alla criminalità, la crociata del Bene contro il Male giustifica anche la distruzione della vita di un innocente.<br />
Sarebbe troppo facile liquidare la storia addebitandola alla classica mela marcia. Il veleno è più diffuso e risiede nell’ideologia bellica imperante che stravolge la corretta applicazione di una legge penale. C’è di più. Gli strappi antigarantisti contenuti nel corpo stesso della legislazione “emergenziale” sulle droghe, se da un lato sono lo specchio della logica guerriera, dall’altro facilitano l’abuso e la sopraffazione. Quando la legge consente gli acquisti simulati, le notifiche ritardate, le infiltrazioni degli agenti, si spalanca il tunnel delle “operazioni eccezionali”, dei rapporti pericolosi con pentiti, provocatori e criminali. Così si spiegano altri scandali simili a questo: come la vicenda del capo dei Ros, il generale Ganzer, condannato a 14 anni di carcere per falsi sequestri a scopo di propaganda mediatica  e di autopromozione e per collusione con spacciatori. Il generale è rimasto comunque tranquillamente al suo posto. Come si vede son tante le caste e le cosche!<br />
Ancora, lo sceneggiato televisivo offre una coraggiosa denuncia della violenza presente nelle carceri, a cominciare dal comportamento da aguzzino del direttore. Da notare: ci vorranno ben cinque anni per smascherare gli errori e le menzogne del capitano dei Carabinieri e per ottenere la revisione del processo. Il processo veloce e la certezza della pena sono una realtà riservata ai tanti Stefano Cucchi che riempiono le carceri italiane.</p>
<p>Articolo per la rubrica di <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/08/10/droga-la-giustizia-sbagliata/">Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 10 agosto 2011.</p>
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		<title>Droghe e politica, l’erba dell’Uruguay è più verde</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 14:34:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo speciale sulla politica delle droghe in Sud America su fuoriluogo.it. Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della  coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di  Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/speciali/politica-sulle-droghe-in-america-latina">speciale sulla politica delle droghe in Sud America</a> su fuoriluogo.it.</p></blockquote>
<div id="attachment_716" class="wp-caption alignright" style="width: 278px"><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg"><img class="size-full wp-image-716" title="Alicia Castilla" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/alicia-1dfe6.jpg" alt="" width="268" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Alicia Castilla</p></div>
<p>Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una  proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione per uso  personale della canapa.<br />
L’Uruguay è un paese che ha abbandonato la  war on drugs e recentemente ha avuto una svolta politica progressista.  La legge non criminalizza l’uso personale di droghe e il governo dà la  priorità al perseguimento dei grandi spacciatori invece di concentrare  risorse ed energie contro i pesci piccoli. Nell’ultimo decennio, si è  mostrata una certa larghezza di vedute soprattutto verso la marijuana:  la norma non punisce il possesso di un cosiddetto “ragionevole  quantitativo” per consumo personale, la cui legittimità è affidata alla  discrezionalità del giudice. Dal 2007, diversi gruppi di attivisti  pro-canapa hanno aperto un confronto con le autorità per chiedere la  legalizzazione della auto coltivazione.<br />
La vicenda è però esplosa  nello scorso gennaio quando una giudice, Adriana Aziz, ha imprigionato  Alicia Castilla, nota militante, autrice di due volumi sulla cultura  della canapa e che pubblica ogni anno un Almanacco sulla coltivazione  biodinamica della marijuana.<br />
E’ così scoppiata la contraddizione di  una legge che contemporaneamente vieta la coltivazione e ammette il  possesso di una “ragionevole” quantità di sostanza per il consumo  privato.<br />
Il 24 febbraio si è svolta una manifestazione davanti alla  Suprema Corte per la liberazione di Castilla e di altri 350 persone  condannate per il possesso di piccole quantità di marijuana. Il  portavoce della Suprema Corte Raul Oxandabarat in una conferenza stampa  ha ammesso l’esistenza di un vuoto legislativo e lo Zar antidroga Milton  Romani ha riconosciuto che “non è prudente incarcerare una donna che  chiaramente non costituisce alcun pericolo per la salute pubblica”.  Immediatamente la politica ha battuto un colpo: il deputato Sebastian  Sabini del Movimento di partecipazione popolare (MPP), ha presentato una  proposta di legge per la legalizzazione  della canapa,  stabilendo la  liceità del possesso fino a 25 grammi e della coltivazione domestica  fino ad otto piante femmine. Sabini è un esponente del maggior partito  della coalizione di governo e ha trovato l’accordo con Nicolas Nunez,  leader del Partito Socialista. Anche parlamentari dell’opposizione hanno  predisposto un testo di riforma ma lasciando al giudice la valutazione  sulla destinazione della sostanza detenuta, se per uso o per spaccio.<br />
Sono  interessanti le analogie con la situazione giuridica italiana, in  ambedue i paesi le norme ricalcano i trattati Onu: l’articolo principale  (il 73 della legge italiana, il 3 di quella uruguayana) criminalizza  indiscriminatamente tutte le condotte, dal traffico, alla coltivazione,  al possesso. Le norme che in Uruguay depenalizzano il possesso di  “ragionevoli quantità” (in Italia infliggono solo punizioni meno  drastiche) si presentano come una sorta di “eccezione” alla norma  generale e rimane la questione se la coltivazione ad uso personale debba  essere equiparata alla detenzione. In Italia, una recente sentenza del  tribunale di Milano stabilisce l’equiparazione, nonostante altre  sentenze della Cassazione di segno ( ne ho scritto sul manifesto, 11/2/  2010).<br />
Quanto alla politica, il capo del Dipartimento antidroga  italiano, Giovanni Serpelloni si diletta a commissionare studi sui  pretesi danni dell’uso di cannabis, mentre nel mondo si ragiona su come  eliminare i danni certi prodotti dall’incarcerazione per una sostanza a  minor rischio come la marijuana. Carlo Giovanardi (cui si deve  l’approvazione della legge che ha equiparato tutte le droghe e che ha  contribuito a riempire le galere di tossicodipendenti e di presunti  spacciatori) sostiene che in Italia il consumo non è penalizzato, ma  sanzionato solo in via amministrativa. Non è così, perché la detenzione  di una quantità superiore a quello stabilita dal governo (tramite  semplice decreto del ministro della sanità) apre le porte delle prigioni  (da sei a venti anni di carcere, da uno a sei solo in caso il giudice  riconosca la “lieve entità” del reato).<br />
Qualche anno fa, Ethan  Nadelmann, direttore della Drug Policy Alliance, intitolava un saggio  sulla politica globale delle droghe “L’Europa ha qualcosa da insegnare  all’America”. Dopo l’autorevole appello dei tre ex presidenti  sudamericani Cardoso, Gaviria, Zedillo a superare la “guerra alla  droga”, dopo la richiesta di Evo Morales di emendare i trattati Onu per  legalizzare la foglia di coca, possiamo dire: l’Europa ha qualcosa da  imparare dall’America Latina.</p>
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		<title>Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città”</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Sep 2010 08:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città” Duro attacco di Franco Corleone, segretario del Forum droghe, contro la misura voluta dal sindaco, bollata come “propaganda”. Hassan Bassi: “Dopo Bonsu è il caso di affidare ai vigili un tema delicato come questo?” di RAFFAELE CASTAGNO Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/parma_corleone_bassi.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/parma_corleone_bassi.jpg" alt="" title="parma_corleone_bassi" width="300" height="180" class="alignright size-full wp-image-600" /></a>Ordinanza antidroga: “Provvedimento sgangherato, getta il ridicolo sulla città”<br />
Duro attacco di Franco Corleone, segretario del Forum droghe, contro la misura voluta dal sindaco, bollata come “propaganda”.  Hassan Bassi: “Dopo Bonsu è il caso di affidare ai vigili un tema delicato come questo?”<br />
di RAFFAELE CASTAGNO</p>
<p>Franco Corleone, già sottosegretario alla Giustizia dal 1996 al 2001, promotore di diverse leggi per il miglioramento della condizioni dei detenuti negli istituti di pena non fa sconti alla discussa ordinanza emanata dal sindaco Pietro Vignali per contrastare lo spaccio (LEGGI). Il segretario del Forum droghe, alla conferenza stampa indetta dai Verdi, parte subito all’attacco: “E’ tempo di fare qualcosa, perché l’ignoranza si è diffusa in questa città. I cittadini dovrebbero sentirsi offesi da un’ordinanza fatta per fare propaganda. Fare immaginare che si risolvano problemi complessi con frasi fatte è pericoloso”.<br />
Corleone è entrato nel merito del provvedimento, che definisce “sgangherato, anche in rapporto al decreto Maroni”. A suo giudizio la misure volute dal ministro dell’Interno prevedono che il sindaco possa intervenire e contrastare situazioni di degrado urbano che possono favorire fenomeni criminali. Secondo Corleone non è in alcun modo sanzionabile il consumo. Anche il prefetto, nella conferenza stampa di venerdì 17, dove è stato illustrato il provvedimento, aveva parlato di rimodulare l’ordinanza in questo senso (LEGGI ).</p>
<p>Sanzioni che per altro sono già previste dalla legge n.309 (la Giovanardi) “la più severa d’Europa” dice Corleone, che già contempla reati penali e ammende per chi spaccia, con pene da 6 a 20 anni di reclusione per i casi più gravi, e da 1 a 6 nelle circostanze più lievi. La legge però non prevede multe per chi consuma, bensì sanzioni amministrative, quali il ritiro della patente, del passaporto, e nel caso di soggetti recidivi, obbligo di firma in caserma.<br />
I dubbi investono anche l’effettiva applicabilità della norma, nonché il ruolo della municipale. Hassan Bassi, del Forum droghe, si chiede “se dopo il caso Bonsu sia il caso di affidare ai vigili un tema così delicato”, mentre Corleone fa notare che gli agenti potranno fare ben poco. “Se si ha a che fare con uno spacciatore con un chilo di eroina, bisogna avvertire la polizia. Per un ragazzo che fuma uno spinello i vigili possono intervenire, ma devono segnalare al prefetto, che potrà procedere alla sanzione dopo i controlli tossicologici sulla sostanza. Se si metterà in atto questa demenziale ordinanza – continua &#8211; la municipale per fare multe dovrà comunque dotarsi di attrezzature adeguate, per appurare di che sostanza si tratti”. Ma c’è anche un altro problema, visto che già esiste una legge nazionale: “Le doppie sanzioni non sono possibili. Il provvedimento contrasta con la legge in vigore che non prevede multe per chi consuma. Non si capisce che cosa dovrebbe fare la municipale. Immaginate se i giovani si mettono a spacciare tè verde od origano per scherzo”.</p>
<p>Corleone riconosce la pericolosità delle sostanze stupefacenti: “Non sono innocue, ma una politica di repressione danneggia più dell’uso delle stesse”. L’ex sottosegretario ripete spesso un termine: serietà. “Qui – afferma – siamo alla farsa, alla pseudo città etica, che poi parlare di Parma come città etica fa ridere. Si spacciano per verità cose che non sono tali, figlie di uno scientismo di quart’ordine”. La questione dell’abuso di droga va affrontato con seminari di studi e lavoro, da attivarsi a livello regionale a cominciare dal problema delle carceri, sovraffollate proprio da reati legati al piccolo spaccio. Bisogna puntare sulla riduzione del rischio. Suggerimenti accolti dalla consigliera regionale dei Verdi Gabriella Meo, che si impegnerà in Regione per mantenere alta l’attenzione sul tema.  “L’ordinanza &#8211; conclude Corleone &#8211; contrariamente a quanto enuncia, divide la città, perché stigmatizzando i giovani la spacca. Un provvedimento che getta il ridicolo sulla figura del sindaco e su Parma”.</p>
<p>(Da <a href="http://parma.repubblica.it/cronaca/2010/09/18/news/ordinanza_antidroga_provvedimento_sgangherato_getta_il_ridicolo_sulla_citt-7199265/">Repubblica.it</a> Parma.)</p>
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		<title>«Il vento è cambiato»</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 16:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INTERVISTA. Franco Corleone di Forum droghe ed ex sottosegretario alla Giustizia col governo Prodi, nel 1998 presentò una proposta di legge antiproibizionista che venne firmata anche da Roberto Maroni. Nel marzo 1997 alla seconda conferenza nazionale sulle droghe di Napoli per la prima volta si parlò di una completa depenalizzazione dell’uso personale, del consumo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/terra.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/terra.jpg" alt="" title="terra" width="150" height="227" class="alignright size-full wp-image-594" /></a>
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<div>INTERVISTA. Franco Corleone di Forum droghe ed ex  sottosegretario alla Giustizia col governo Prodi, nel 1998 presentò una  proposta di legge antiproibizionista che venne firmata anche da Roberto  Maroni.</div>
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<p>Nel marzo 1997 alla seconda conferenza nazionale sulle droghe di  Napoli per la prima volta si parlò di una completa depenalizzazione  dell’uso personale, del consumo di gruppo e della coltivazione domestica  di cannabis. Franco Corleone, oggi alla guida dell’associazione Forum  Droghe ma all’epoca sottosegretario alla Giustizia del governo Prodi,  presentò alla Camera una proposta di legge per legalizzare la cannabis,  sottoscritta da ben 125 parlamentari, compreso l’attuale ministro  dell’Interno Roberto Maroni. Il centrosinistra quando nel 2006 tornò al  governo con l’Unione nel suo programma si era impegnato ad abrogare la  Fini-Giovanardi, cancellando le sanzioni per i consumatori. Infatti il  28 aprile 2006 quella proposta di legge venne ripresentata alla Camera,  sottoscritta da vari deputati dei partiti del centrosinistra, ma non si  riuscì ad approvare.</p>
<p><strong>In Italia verranno mai depenalizzate le droghe leggere?</strong><br />
Il nostro Paese ha avuto diversi movimenti, a seconda delle varie  stagioni politiche. In alcuni momenti siamo arrivati vicini alla  legalizzazione, soprattutto alla presentazione della mia proposta di  legge, la più sottoscritta. Poi le opinioni sono cambiate. Ora il clima  si è però rovesciato. Servirebbe un movimento autorevole per spingere in  questa direzione. A Milano un giudice ha recentemente assolto un  giovane che in casa coltivava sette piante di marijuana. Una sentenza  importante e coraggiosa, perché spiega che quella domestica non può  essere equiparata alle coltivazioni industriali.</p>
<p><strong>Quale dovrebbe essere il nostro punto d’arrivo?</strong><br />
L’Italia deve depenalizzazione tutte le sostanze. Per poi legalizzare e  regolamentare, con diversi regimi, le varie droghe. Anche perché le  galere sono piene di tossicodipendenti, arrestati per piccolo spaccio o  consumo. Il problema è solo politico.</p>
<p><strong>E nel resto del mondo?</strong><br />
Il modello olandese resta molto valido. Contrariamente a quello che  molti proibizionisti dicono, il livello di consumo ad Amsterdam è  inferiore a Paesi o città dove c’è una forte proibizione o sanzioni  elevate. Perché la legalizzazione normalizza il consumo e lo smitizza.  In Svezia come a San Francisco. Infatti anche negli Stati Uniti si sta  muovendo qualcosa e importanti economisti suggeriscono la  regolamentazione, attraverso la tassazione. Tanto che in California ora  si terrà un referendum sulla canapa, proprio per aumentare gli introiti  fiscali. Se vincerà il sì lo scenario nel Nord America e forse anche in  Europa cambierà notevolmente. Anche in Sudamerica la Democracy and drug  democracy, presieduta dai presidenti di tre Paesi (Colombia, Messico e  Brasile), vuole mettere fine alla guerra alla droga e legalizzare le  varie sostanze in modo differenziato. Anche per fermare la repressione  dei contadini che coltivano le piante di coca. Intorno a noi ci sono  molte realtà in movimento. Molti Paesi europei ora ad esempio consentono  di fatto la coltivazione della canapa per uso personale oppure  incentivano politiche di riduzione del danno e del rischio, a differenza  dell’Italia.</p>
<p>Alessandro De Pascale</p>
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		<title>Giovanardi e il rapporto droga: numeri e nuvole</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-565" title="numeri" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/numeri.jpg" alt="" width="290" height="290" /></a>Se Giovanardi, nel presentare la Relazione 2010 al Parlamento sulle tossicodipendenze, avesse voluto sorprenderci positivamente, avrebbe avuto una scelta obbligata: dedicare il documento sui dati del 2009 a Stefano Cucchi e alla sua via crucis, dall’arresto alla morte, simbolo della persecuzione e del disprezzo per i tossicodipendenti. Sarebbe stato un segno di umanità e di resipiscenza rispetto al cinismo manifestato a caldo. Invece ha pensato bene di annunciare il trionfo della guerra alla droga in Italia con la diminuzione del 25% di consumatori di sostanze stupefacenti in un solo anno.</p>
<p>Un milione di drogati in meno che ricorda l’altro efficace slogan berlusconiano di un milione di nuovi posti di lavoro!</p>
<p>Che l’ispiratore di questa linea ottimista sia l’imbonitore di Arcore è testimoniato dal commento della Presidenza del Consiglio che ha elogiato l’opera dello zar e l’azione del Governo per aver causato un evidente danno alla mafia. Ma i dati del crollo dei consumi sono incredibili. Soprattutto è incredibile che si pretenda di parlare in nome della scienza. Come è possibile che i consumatori “life time” di canapa (che hanno consumato almeno una volta nella vita) passino in un anno dal 32 al 22 per cento? Dove sono finiti, sono tutti morti in un così breve lasso di tempo? O era errata la cifra  dell’anno passato o quello di quest’anno, <em>tertium non datur</em>. La prevalenza <em>life time</em> comunque non può avere scostamenti simili. E’ inaccettabile che il governo si affidi a dati chiaramente inaffidabili per battere la grancassa politica. Forum Droghe non intende far passare questa valutazione come una bufala su cui scherzare e sta lavorando con un gruppo scientifico per contestare radicalmente il modo di lavorare del Dipartimento antidroga e per costituire un Osservatorio indipendente a disposizione degli operatori.</p>
<p>Con questo escamotage ancora una volta Giovanardi è riuscito a non far parlare i giornali dei dati veri, quelli relativi alle conseguenze della legge da lui promossa quattro anni fa in termini di incarcerazioni e di sanzioni amministrative.</p>
<p>Nel 2008 gli ingressi in carcere dalla libertà per tutti i reati erano stati 92.800 di cui dichiarati tossicodipendenti ben 30.528 soggetti, pari al 33%. Nel 2009 gli ingressi in carcere sono stati 88.066, con una flessione del 5% e le persone con problemi di tossicodipendenza ammontano a 25.180, pari al 29%. Secondo i dati della Relazione vanno aggiunti gli ingressi in carcere per violazione del Dpr 309/90 e in particolare per l’art. 73 relativo a condotte di detenzione e spaccio che riguardano 27.640 persone rispetto ai 26.931 soggetti del 2008.</p>
<p>Il numero delle denunce è invece nettamente più alto (36.277) e gli arresti sono stati ben 29.529.</p>
<p>I soggetti in carico al Sert in carcere nel 2009 sono stati 17.166, in aumento rispetto al 2008, quando erano 16.798.</p>
<p>Il quadro che emerge conferma, al di là di minime differenze, che il sovraffollamento che attanaglia le carcere è dovuto alla presenza di tossicodipendenti e di imputati di piccolo spaccio.</p>
<p>I dati relativi alle segnalazioni alle prefetture per semplice consumo sono ancora provvisori e assommano a 28.494 unità; è certo invece il dato di aumento delle sanzioni inflitte (15.923 rispetto alle 14.993 del 2008). Resta confermata la percentuale di segnalazioni per consumo di cannabis, il 72%.</p>
<p>Un ultimo dato che mostra il peso impressionante sul funzionamento della giustizia della legislazione antidroga è offerto dal numero di persone coinvolte in processi penali pendenti: 224.647 nel secondo semestre del 2009. Le persone in trattamento presso i Sert si attestano sulla cifra di</p>
<p>168.364 con una situazione del personale assolutamente carente.</p>
<p>Di questo quadro che conferma le analisi fatte nel Libro Bianco sugli effetti della Fini Giovanardi, presentato in occasione della Conferenza nazionale di Trieste, discuteremo martedì 13 luglio a Firenze in occasione della presentazione del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” sull’impatto sul carcere e sulla giustizia in Toscana della legge contro gli stupefacenti. E’ una ricerca che dà un contributo per un approccio scientifico alle politiche antidroga.</p>
<p>(Articolo pubblicato dal Manifesto il 7 luglio 2010. La <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/archivio/biblioteca/libreria/lotta-alla-droga.-i-danni-collaterali">presentazione</a> del volume “Lotta alla droga. I danni collaterali” su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a>)</p>
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		<title>Lotta alla droga. I danni collaterali.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jul 2010 09:48:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forum Droghe Fondazione Michelucci Regione Toscana LOTTA ALLA DROGA I DANNI COLLATERALI L’impatto sul carcere e sulla giustizia della legge contro gli stupefacenti in Toscana volume a cura di: Franco Corleone, Alessandro Margara Testi di: Grazia Zuffa, Alessio Scandurra, Massimo Urzi, Patrizia Meringolo martedì 13 luglio 2010 &#8211; ore 17:00 presso la libreria LIBRILIBERI via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-17.png"><img class="alignright size-medium wp-image-414" title="Immagine 17" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/Immagine-17-141x300.png" alt="" width="141" height="300" /></a>Forum Droghe Fondazione Michelucci Regione Toscana</strong></p>
<p><strong>LOTTA  ALLA DROGA<br />
I DANNI COLLATERALI</strong><strong><br />
L’impatto  sul carcere e  sulla giustizia della legge contro gli stupefacenti in  Toscana</strong></p>
<p>volume  a cura di: Franco Corleone, Alessandro Margara<br />
Testi di: Grazia  Zuffa, Alessio Scandurra, Massimo Urzi, Patrizia Meringolo</p>
<p><strong>martedì  13 luglio 2010 &#8211; ore 17:00<br />
presso la libreria LIBRILIBERI<br />
via  San Gallo 25/27r, Firenze</strong></p>
<p>Salvatore Allocca &#8211; Assessore  al Welfare<br />
Patrizio Nocentini &#8211;  Regione Toscana<br />
Michele Passione &#8211;  Avvocato<br />
Giuseppe Soresina &#8211;  Procuratore Aggiunto, Firenze<br />
discuteranno  con gli autori</p>
<p>Al  termine del dibattito festeggeremo il 14  luglio con un aperitivo e con  la musica di Ricky Gianco e il suo disco  “La battaglia di canne”</p>
<p>Il libro presenta una ricerca, sostenuta  dalla Regione Toscana –  Assessorato per il Diritto alla Salute, che  Forum Droghe ha svolto  con la collaborazione della Fondazione  Michelucci. Si propone come una valutazione  dell’impatto della recente  normativa penale antidroga sull’insieme  delle attività delle forze  dell’ordine, degli apparati giudiziari e  sul carcere.<br />
È un compito  non semplice, perché nella politica della  lotta alle droghe la  valutazione ha finora trovato poco spazio, specie  per ciò che riguarda  l’aspetto penale.</p>
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		<title>Cacciatori di semi</title>
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		<pubDate>Wed, 12 May 2010 08:10:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010. Nell’anno di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un reato d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici giorni due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44.png"><img class="alignright size-medium wp-image-518" title="Immagine 44" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-44-300x274.png" alt="" width="300" height="274" /></a>Articolo sulla vicenda dei due titolari di Semitalia  per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/sito/home/mappamondo/europa/italia/rassegna_stampa/cacciatori-di-semi">rubrica  settimanale</a> di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 maggio 2010.</em></p>
<p>Nell’anno  di grazia 2010 in Italia si può finire in galera per un  reato  d’opinione. La cronaca di questi giorni parla da sé. Da quindici  giorni  due giovani imprenditori di Vicchio, storico paese del Mugello,  sono  imprigionati a Sollicciano, il carcere di Firenze, su ordine del   pubblico ministero di Bolzano per violazione dell’articolo 82 della   legge antidroga, il Dpr 309 del 1990, che punisce l’istigazione, il   proselitismo e l’induzione all’uso illecito di sostanze stupefacenti o   psicotrope.</p>
<p>Nella realtà Marco Gasparrini e Luigi Bargelli   titolari di una  società, la Semitalia, da sette anni a questa parte si  sono limitati a  vendere semi di canapa utilizzando un sito on line.  L’attività è  perfettamente legale in quanto la legge italiana punisce la  detenzione e  lo spaccio di sostanze stupefacenti in relazione alla  quantità e alla  presenza di principio attivo. Le Convenzioni  internazionali che sono  alla base della legislazione proibizionista non  contemplano tra le  sostanze vietate i semi in quanto sono un prodotto  neutro, che non può  essere assimilato alla droga. Il pm titolare  dell’inchiesta, Markus  Mayr, ha candidamente affermato che infatti  l’arresto non è per il  commercio di semi di canapa ma per l’istigazione  all’uso. A sua detta,  il reato procederebbe per deduzione, sulla base  dei numerosi sequestri  di piante coltivate con i semi provenienti dalla  ditta toscana (sic!).</p>
<p>Ho denunciato la presenza in carcere di due  detenuti “abusivi”, nel  senso che occupano due posti in un carcere  sovraffollato senza alcun  titolo, ma come vittime di un vero e proprio  abuso.</p>
<p>Il magistrato di Bolzano ha utilizzato un articolo che già  di per sé  trasuda ideologia e rappresenta un oltraggio al diritto per  come è  scritto. Ma ha fatto di peggio: ha forzato la lettera della legge  che  indica l’istigazione quale attività pubblica con un dettaglio dei   luoghi tutelati (scuole, caserme, carceri, ospedali). Oltretutto, in   quel famigerato articolo della Iervolino-Vassalli non si parla di   istigazione alla coltivazione.</p>
<p>La persecuzione giudiziaria dei  due commercianti fiorentini fa  emergere gravi contraddizioni e   disparità nell’applicazione della  legge. Nel febbraio scorso, in questa  stessa rubrica commentavo una  fondamentale sentenza del giudice Salvini  del tribunale di Milano che  ha assolto un cittadino accusato di aver  coltivato in giardino sette  piante di marijuana. Allora, facciamo il  punto. Secondo Giovanardi, la  legge non punisce col carcere il semplice  uso di droga, ma solo con  sanzioni amministrative; secondo l’autorevole  magistrato Giorgio  Salvini, la coltivazione domestica è equiparata al  consumo personale e  non sanzionabile con misure penali; invece per la  scuola giuridica di  Bolzano tutti devono essere messi in galera,  consumatori e coltivatori,  iniziando da Marco Gasparrini e Luigi  Bargelli per il non- reato di  vendita di semi.</p>
<p>Il codice Rocco,  emblema del diritto etico, rivive nel Sud Tirolo! A  pochi chilometri da  Vicchio si trova Scarperia, paese produttore di  coltelli: suggeriamo al  pm di Bolzano di accusare di istigazione  all’omicidio tutti i venditori  di lame che abbiano fornito l’arma a  uxoricidi. Per la par condicio,  naturalmente.</p>
<p>Mentre il procuratore della repubblica di Venezia  Vittorio  Borraccetti raccomanda di arrestare solo per i casi estremi per  non  aggravare inutilmente il sovraffollamento delle carcere, i pm di   Bolzano incarcerano allegramente, anche in assenza delle condizioni   della custodia cautelare previste dal codice. Magari per soddisfare il   protagonismo di esponenti della polizia giudiziaria locale che non hanno   di meglio da fare che vantarsi di essere  “cacciatori di semi”.   Oggigiorno molti attaccano i  principi sacri dell’indipendenza e   dell’autonomia della magistratura, mettendo in discussione che il   giudice sia soggetto solo alla legge. Per difenderli,  mi aspetto che   l’Associazione Nazionale Magistrati non copra per spirito di corpo i   magistrati che si inventano la legge per pregiudizio  ideologico.</p>
<p>Venerdì  il Tribunale della Libertà di Bolzano deciderà sulla sorte  di due  giovani incensurati, impegnati nella loro comunità (uno è vice   presidente del consiglio comunale) e che hanno ricevuto la solidarietà   di tutto il paese.</p>
<p>Senza scomodare Berlino, ci basta che ci sia  un giudice a Bolzano!</p>
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