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	<title>FrancoCorleone.it &#187; Documenti</title>
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	<description>Il sito di Franco Corleone</description>
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		<title>Milano merita di più. Possiamo farcela</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Sep 2010 08:50:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco Corleone e Ettore Gobbato, con una lunga esperienza politica e civile a Milano lanciano un Appello per un impegno diretto a favore di Giuliano Pisapia da parte di tanti milanesi “dispersi ed emigrati” che vogliano buttarsi in una bella avventura. MILANO MERITA DI PIU’. POSSIAMO FARCELA Noi che siamo nati a Milano o vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/pisapia.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-613" title="pisapia" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/pisapia.jpg" alt="" width="250" height="202" /></a><b>Franco Corleone e Ettore Gobbato, con una lunga esperienza politica e civile a Milano lanciano un Appello per un impegno diretto a favore di Giuliano Pisapia da parte di tanti milanesi “dispersi ed emigrati” che vogliano buttarsi in una bella avventura.</b></p>
<p></p><div class='petition'>
		<p><b>MILANO MERITA DI PIU’. POSSIAMO FARCELA</b></p>
<p>Noi che siamo nati a Milano o vi abbiamo lavorato e vissuto per molti anni, e che oggi viviamo altrove, abbiamo patito le ripetute sconfitte delle coalizioni di centrosinistra e abbiamo sofferto la vittoria di Letizia Moratti che ha confermato non solo la sua incapacità, ma soprattutto il tratto illiberale e reazionario. Non vogliamo più stare in silenzio e sentiamo la necessità di far sentire la nostra voce perché le prossime elezioni comunali abbiano un segno diverso. Da troppo tempo quella che era la capitale morale d’Italia è finita nelle mani di una classe politica che le ha dato la fama di città rancorosa, spesso razzista, intellettualmente chiusa e pavida. Basti guardare al vicesindaco, il post-fascista Riccardo De Corato, che rivendica con orgoglio i 130 sgomberi di insediamenti rom eseguiti a Milano nel 2010 e i 300 dal 2007; sgomberi senza alternative, che spesso assomigliano a pogrom, con distruzione delle povere cose possedute dagli sgomberati e bambini lasciati all’addiaccio sotto la pioggia o in mezzo alla neve.<br />
La città che si identificava con il Piccolo Teatro di Paolo Grassi e di Giorgio Strehler, con il Pierlombardo di Franco Parenti, oggi censura i teatri. La città delle avanguardie in ogni campo culturale è richiusa in se stessa e spaccia per cultura l’avanspettacolo televisivo e modaiolo. La città simbolo dell’imprenditoria internazionale non è capace di organizzare l’Expo ed è dilaniata da lotte intestine, mentre la Magistratura scopre le mani della ‘ndrangheta sul territorio, all’Ortomercato e nei cantieri edili, dove si esercita impunemente il caporalato e lo sfruttamento.<br />
A Palazzo Marino si è insediato un blocco di potere privo di idee, capace solo di farsi paladino degli interessi speculativi, che riesce a far rimpiangere gli amministratori della prima repubblica.<br />
La Giunta di Letizia Moratti ne è la plastica rappresentazione: un misto di arroganza e inadeguatezza, di immobilismo e propaganda, di divieti e proibizione, di moralismo e immoralità.<br />
E’ ora di chiudere conflitti esasperati contro gli immigrati, contro i giovani, contro chiunque non si allinei, in nome del mito della sicurezza che è stato utilizzato strumentalmente da chi occupa il governo  da venti anni nelle istituzioni lombarde per conquistare il potere con la frode e l’inganno. E’ il momento di aprire invece conflitti con chi sta devastando il territorio sempre più privo di verde pubblico, contro l’inquinamento e il traffico, che stanno minando la salute dei cittadini. E’ necessario liberare risorse, idee, costruire spazi di libertà creativa per i giovani, rendere la città amica degli anziani, far tornare i quartieri alla loro normale vita, in una parola occorre restituire a Milano la sua identità di città solidale, riformatrice, accogliente e soprattutto laica e internazionalista.<br />
Noi pensiamo che Giuliano Pisapia per la sua storia, la sua intelligenza e la sua personalità sia la persona giusta per mettersi alla testa di un vero e proprio comitato di liberazione da questa destra sciatta e affarista. Siamo sicuri che sia in grado di creare un’alleanza tra la borghesia illuminista, i ceti medi insoddisfatti e le classi popolari oggi senza voce, che metta insieme identità e futuro, memoria e innovazione. Le primarie sono l’occasione per creare l’entusiasmo necessario e indispensabile.<br />
Noi ci impegniamo a tornare a Milano per sostenere concretamente la campagna elettorale di Giuliano Pisapia, per lavorare nel suo comitato elettorale e donargli il bagaglio delle nostre esperienze politiche, della nostra passione e della nostra volontà di vincere.<br />
A Milano si può vincere, anzi si deve vincere. Con il volto pulito dell’altra Italia,  riconquistando il ruolo trainante per cambiare il Paese.</p>
<p>Franco Corleone, Ettore Gobbato, Gim Cassano, Umberto Giovine, Lanfranco Turci, Alfonso Gianni.</p>

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			Qualifica/Professione/Associazione:<br/><input type='text' name='Qualifica/Professione/Associazione'/><br/>

			
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	<h3></h3></div><p></p>
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		<title>Gli spazi della pena e l&#8217;architettura del Carcere</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2009 09:40:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>
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		<description><![CDATA[Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano &#8211; Firenze si è tenuto il seminario organizzto da La Società della Ragione che si è proposto di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sabato 13 giugno 2009 al “Giardino degli Incontri” del Carcere di Sollicciano &#8211; Firenze si è tenuto il seminario organizzto da La Società della Ragione che si è proposto di raccogliere idee e tematizzazioni per un convegno internazionale già in programma per il prossimo autunno. Il punto di partenza è la corrispondenza di forma e funzione nella pena. La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione, al modo di interpretare la pena privativa della libertà in diversi contesti culturali, sociali ed economici. <a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/content/show/85"><strong>Scarica l&#8217;invito.</strong></a></p>
<p>ecco alcuni degli interventi, dal sito della <a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere">Società della Ragione</a>:</p>
<ul>
<li><a href="http://www.societadellaragione.it/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere/due-modelli-a-confronto-il-carcere-responsabilizzante-e-il-carcere-paternalista">Due modelli a confronto: il carcere responsabilizzante e il carcere paternalista<br />
</a>L&#8217;intervento di Mauro Palma, Presidente del Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura.</li>
<li><a href="http://www.societadellaragione.it/sito/backend/content/edit/home/carcere/gli-spazi-della-pena-e-larchitettura-del-carcere/le-cattive-pratiche-fra-passato-e-futuro">Le cattive pratiche fra passato e futuro<br />
</a>L&#8217;intervento di Cesare Burdese, architetto.</li>
</ul>
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		<title>La stampa e le droghe in Emilia Romagna</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 07:41:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le droghe]]></category>
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		<description><![CDATA[Potete trovare on line su fuoriluogo.it l&#8217;ultima ricerca realizzata da Forum Droghe dal titolo “La percezione sociale nel consumo di sostanze &#8211; esame della stampa della Regione Emilia-Romagna”. La ricerca è a cura del Prof. Piero Ignazi, Facoltà di Scienze politiche, Università degli Studi di Bologna ed è stata presentata ieri presso presso la Regione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/coverlow-212x300.gif"><img class="alignright" src="http://fiore.iworks.it/blog/wp-content/uploads/coverlow-212x300.gif" alt="" width="212" height="300" align="right" /></a>Potete trovare on line su fuoriluogo.it l&#8217;ultima ricerca realizzata da Forum Droghe dal titolo “La percezione sociale nel consumo di sostanze &#8211; esame della stampa della Regione Emilia-Romagna”. La ricerca è a cura del Prof. Piero Ignazi, Facoltà di Scienze politiche, Università degli Studi di Bologna ed è stata presentata ieri presso presso la Regione Emilia Romagna.</p>
<p>Potete leggere e commentare sul blog di fl.it l&#8217;introduzione di Grazia Zuffa: &#8220;<a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2009/05/04/oltre-l%e2%80%99allarme-droga-la-scienza-i-media-e-il-senso-comune/">Oltre l’allarme droga: la scienza, i media e il senso comune</a>&#8221; e scaricare la ricerca in formato pdf: <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/wp-content/upload/ricerca_stampa_er_2009_web.pdf">ricerca_stampa_er_2009_web</a> (642kb).</p>
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		<title>Appello per una discussione seria sugli anni 70</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2009 08:14:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo le polemiche contro il film “La Prima linea”, che fanno seguito a tanti altri e sempre più frequenti episodi di attacchi mediatici tesi a imporre il silenzio e l’invisibilità nei confronti di ex condannati per fatti di lotta armata, pubblichiamo un appello, che tra i primi firmatari vede il sottoscritto, padre Camillo De Piaz [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Dopo le polemiche contro il film “La Prima linea”, che fanno seguito a tanti altri e sempre più frequenti episodi di attacchi mediatici tesi a imporre il silenzio e l’invisibilità nei confronti di ex condannati per fatti di lotta armata, pubblichiamo un appello, che tra i primi firmatari vede il sottoscritto, padre Camillo De Piaz e Patrizio Gonnella.<br />
Ci pare preoccupante che il tono – spesso troppo alto e violento − e i contenuti della discussione attorno agli anni 70 abbiano visto in questi anni un decadimento, oltre che un accanimento. La riflessione sulla lacerazione armata, sulle leggi d’emergenza, sullo Stato di diritto e sulla qualità della democrazia di venti anni fa era arrivata a un grado di maturità e profondità assai maggiore dell’attuale.<br />
Allora forse, questo ennesimo caso, può diventare occasione non solo per dire basta, ma anche per costruire luoghi e prossime occasioni di un confronto e di una riflessione alta e rivolta in avanti. Ad esempio, immaginando e organizzando un grande convegno da tenersi nei prossimi mesi.</em></p>
<blockquote>
<div id="body">
<p><strong><a href="http://www.societadellaragione.it/sito/home/giustizia/appelli/basta-con-laccanimento.-un-appello-per-una-discussione-seria-sugli-anni-70.">APPELLO. BASTA CON L’ACCANIMENTO. PER UNA DISCUSSIONE SERIA SUGLI ANNI 70</a><br />
</strong><br />
Raramente si è visto il caso di un film sottoposto a censura prima e durante la lavorazione. E, ovviamente, non si sa dopo. Sta capitando al film “La prima Linea”, tratto dal libro di Sergio Segio “Miccia corta”. Noi abbiamo letto quel libro: non è un racconto agiografico, è la ricostruzione sofferta di una storia politica, umana, d’amore, di morte. Drammaticamente autobiografica, fortemente autocritica. Da questo bel libro sta per essere tratto un film: il cinema racconta storie di persone o di gruppi, non la Storia, anche se può contribuire a rendere uno spaccato di momenti storici. Sono stati girati film su aspetti drammatici del passato lontano e recente del nostro Paese; sono stati girati film tratti dalle memorie autobiografiche di persone colpevoli di delitti, comuni o politici; sono stati girati film tratti da libri scritti da persone che hanno partecipato alle organizzazioni terroristiche degli anni Settanta.<br />
Perché questo è il cinema, questa è l’arte, questo è il racconto di storie.<br />
Mai nessuno, in precedenza, in Italia e all’estero (perlomeno in regime democratico), ha sottoposto a censura un film per il libro da cui è liberamente tratto, anche se molti criticano dei film, o dei libri, come dice la canzone di Rino Gaetano, senza prima vederli o leggerli.<br />
L’ultimo censore preventivo, al momento, di “La prima linea” è il dottor Spataro, procuratore della Repubblica a Milano, che in un’intervista lanciata in prima pagina dal “Corriere della Sera” ha duramente criticato Segio e il finanziamento pubblico a un film tratto da un libro di “un terrorista non pentito”.<br />
Noi non siamo d’accordo. In primo luogo perché il finanziamento a un film è valutato in base alle sue qualità artistiche, non alla personalità dell’autore da cui è liberamente tratto. In secondo luogo perché conferma la visione unilaterale, continuata nel tempo da parte del dottor Spataro, secondo cui le uniche persone che possono avere diritto di parola sono i collaboratori di giustizia, in quanto avrebbero permesso la sconfitta per via giudiziaria del terrorismo. Ma il terrorismo, a nostro giudizio, è stato sconfitto solo parzialmente dalla via giudiziaria, mentre è stato delegittimato alle radici da chi ha rivisitato criticamente, e in maniera collettiva, il proprio passato.<br />
È significativo quanto scrisse al riguardo padre Davide Turoldo tanti anni fa, quando la memoria e le ferite erano più fresche e tuttavia la riflessione più seria e profonda: «Cosa dire di uno stato che fonda la sua sicurezza sulla delazione e non tiene in adeguato conto la dissociazione, che invece significa precisamente nuova coscienza e collaborazione a “capire”? Infatti, il pentito non dice perché lo ha fatto, dice solo chi c’era; invece il dissociato non dice chi c’era ma dice perché lo ha fatto. E questo è ancor più importante per uno stato che si rispetti. Naturalmente se vuol “capire” e trarne profitto, e magari cambiare» (“il manifesto”, 28 gennaio 1985).<br />
Le possibili uscite dalle dinamiche della lotta armata sono state sostanzialmente tre: la prima è stata quella della collaborazione piena con i magistrati, definita normalmente come il fattore pentiti; la seconda è stata un movimento di rivisitazione critica comune del proprio passato, meglio conosciuta come dissociazione; la terza è stata una fuoriuscita attraverso l’utilizzazione personale degli strumenti messi a disposizione dalla legge Gozzini, meglio conosciuta come area del silenzio.<br />
La prima e la terza hanno avuto connotazioni prettamente individuali; la seconda ha conosciuto invece un percorso collettivo.<br />
Il movimento della dissociazione, di cui Segio è stato tra i principali esponenti, ha avuto quindi delle connotazioni collettive, quindi politiche. Non è stato solo un momento comune di revisione critica del passato, ha rappresentato anche un passaggio significativo per la riforma del carcere. La legge Gozzini, che ha aperto concretamente le porte delle prigioni alla possibilità riabilitativa, quindi di cambiamento reale, dei detenuti, è stata costruita con il contributo delle aree omogenee e delle sezioni penali delle carceri metropolitane.<br />
La connotazione stessa del movimento della dissociazione ha portato molti dei suoi esponenti, prima dentro e poi fuori dal carcere, a svolgere lavori socialmente utili. Per impegno personale e a dimostrazione che il cambiamento è possibile. Come appunto hanno fatto anche Segio e Ronconi presso il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e in altre realtà del volontariato e dell’impegno sociale. Questa cosa, che in altri Stati a civiltà giuridica consolidata è stata apprezzata al punto che gli ex esponenti di movimenti armati hanno potuto inserirsi nella vita lavorativa, nelle attività sociali e anche in quelle politiche, in Italia si è trasformata in una colpa.<br />
Gli ex terroristi non possono essere ex: sono e rimangono tali; non possono lavorare, soprattutto se lavorano bene, perché questa cosa a qualcuno può non piacere; soprattutto, non possono parlare: se a loro, anche una volta scontata la pena, si chiede qualcosa, devono solo stare zitti.<br />
Noi non siamo d’accordo sull’ergastolo alla parola né sull’epurazione sociale e lavorativa. Che riguardi ex militanti della sinistra o della destra o ex detenuti per reati comuni. Ci pare contro la Costituzione ma pure contro il buon senso. E neanche siamo d’accordo sul linciaggio mediatico, come quello cui è stato di nuovo sottoposto Segio in questi giorni.<br />
Non lo siamo perché sono persone che possono avere delle cose interessanti da dire sul presente, in relazione alle attività che svolgono; e non lo siamo perché sono persone che possono dare un contributo significativo nella ricostruzione delle loro scelte sbagliate negli anni Settanta. Ma non lo siamo soprattutto perché in Italia il diritto di parola finora non è mai stato negato a nessuno; e negarlo a loro significa arrecare un danno allo Stato di diritto.<br />
Per questo non condividiamo le censure a priori e a posteriori; e non siamo d’accordo con chi, come il dottor Spataro, vorrebbe subordinare la libertà di parola alla collaborazione di giustizia. Ci pare poi paradossale che gli attacchi si rivolgano sempre contro Segio, dopo che questi ha scontato sino in fondo decenni di carcere, a differenza di coimputati per gli stessi fatti che, a parità di responsabilità ma grazie al “pentimento”, sono rimasti sostanzialmente impuniti, ed è stato comunque l’ultimo della sua organizzazione a uscire dal carcere.<br />
Ridurre queste persone al silenzio e alla morte civile sarebbe un ritorno al diritto della Santa Inquisizione, non l’esercizio del diritto in uno Stato laico moderno. Sarebbe un modo preoccupante di soffocare ogni tensione alla riconciliazione in favore di una logica sterilmente vendicativa.</p>
<p>Per aderire, inviare una mail a: <a href="mailto:appelli@societadellaragione.it">appelli@societadellaragione.it</a>.</div>
</blockquote>
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		<title>Adesione all&#8217;Appello dell&#8217;Unità</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 09:35:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di polemizzare con il Presidente Napolitano per la mancata concessione della grazia ad Adriano Sofri. In questa occasione il Presidente della Repubblica ha affermato con una precisione assoluta e senza ambiguità i principi della Costituzione. La risposta di Berlusconi irata e proterva ha adombrato neppure velatamente la minaccia del colpo di stato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mi è capitato di polemizzare con il Presidente Napolitano per la mancata concessione della grazia ad Adriano Sofri. In questa occasione il Presidente della Repubblica ha affermato con una precisione assoluta e senza ambiguità i principi della Costituzione. La risposta di Berlusconi irata e proterva ha adombrato neppure velatamente la minaccia del colpo di stato.<br />
Vedremo se in Parlamento deputati e senatori dell&#8217;opposizione, ma anche qualcuno della maggioranza non terrorizzato dal rischio di perdere il seggio, comprenderanno la posta in gioco e utilizzeranno tutti i mezzi a disposizione per impedire di una legge d&#8217;emergenza che sancirebbe la violenza di stato contro i diritti dei cittadini e le garanzie di tutti.<br />
Il 7 febbraio rimarrà una data che fissa un discrimine netto per la democrazia in Italia. La protesta spontanea ha bisogno di una strategia. Il Presidente Napolitano dovrà dimostrare lo stesso coraggio ogni giorno!</p>
<p><a href="http://www.unita.it/news/81302/siamo_con_il_presidente_della_repubblica" target="_blank">L&#8217;appello dell&#8217;Unità</a>.</p>
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