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	<title>FrancoCorleone.it &#187; In Primo Piano</title>
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	<description>Il sito di Franco Corleone</description>
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		<title>SI PER UN NUOVO MODELLO CARCERARIO NO AI BAMBINI DI MADRI DETENUTE IN CARCERE</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 11:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Visita della guardasigilli Paola Severino nel capoluogo toscano, in occasione dell’inaugurazione del Nuovo Palazzo di giustizia e del Nuovo complesso penitenziario di Firenze Sollicciano. Al termine della visita al carcere di Sollicciano, il ministro Severino si e’ confrontata con i giornalisti nel Giardino degli incontri della struttura penitenziaria fiorentina. “Un uomo in carcere e’ un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/severino.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-862" title="severino" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/severino-300x167.jpg" alt="" width="300" height="167" /></a>Visita della guardasigilli Paola Severino nel capoluogo toscano, in  occasione dell’inaugurazione del Nuovo Palazzo di giustizia e del Nuovo  complesso penitenziario di Firenze Sollicciano. Al termine della visita  al carcere di Sollicciano, il ministro Severino si e’ confrontata   con i giornalisti nel Giardino degli incontri della struttura  penitenziaria fiorentina. “Un uomo in carcere e’ un uomo sofferente che  deve essere rispettato – ha affermato il ministro -. Oggi il carcere e’  una tortura, piu’ di quanto non sia la detenzione stessa, che deve  comunque portare alla rieducazione. Vogliamo intraprendere un cammino  che vuole mettere insieme piccole misure che complessivamente potrebbero  dare sollievo ai detenuti. E questo perche’ il carcere deve essere un  luogo di redenzione e non di inutile sofferenza”.</p>
<p>PENE ALTERNATIVE: Per la Severino, la detenzione deve essere l’ultima  spiaggia, “l’estrema ratio quando non si possono piu’ percorrere le  altre strade. Vogliamo un rovesciamento di proporzioni. Vogliamo  riservare il carcere solo quando l’esigenza di difesa sociale prevale.  Il carcere, insomma, solo quando altre misure non possono essere  sufficienti”.</p>
<p>TOSSICODIPENDENTI E CARCERE: “Credo che i tossicodipendenti vadano  curati per intraprendere un cammino di redenzione – ha affermato il  ministro della Giustizia -. Ma vanno allontanati dall’ambiente da cui si  e’ originata la dipendenza”. Per quanto riguarda le normative su  carcere e tossicodipendenza, “le alternative al carcere ci sono, ma  prima di fare una proposta di legge voglio approfondire, verificare i  numeri e le varie possibilita’. Non vogliamo varare misure palliative  quando il problema va approfondito alla radice”.</p>
<p>LAVORO CARCERARIO: “Stiamo lavorando sul lavoro carcerario. Il  detenuto che impara a fare un lavoro e’ un detenuto semi-salvato, che  ritrovera’ in se’ le risorse per riprendersi”, ha aggiunto. BAMBINI IN  CARCERE: “E’ straziante vedere i bambini che sono in carcere con le loro  madri. I bambini non si possono alzare la mattina e vedere le sbarre.  E’ una pena immensa”. Per i bambini figli delle detenute, ha annunciato  il ministro, “stiamo attivando sistemi alternativi”.</p>
<p>IMMIGRATI: Infine, sulla questione degli immigrati in carcere, una  delle soluzioni ipotizzate del titolare del ministero della Giustizia e’  quella delle convenzioni bilaterali con i Paesi di origine, nell’ottica  di “un ritorno nel loro Paese”.</p>
<p>Insieme al ministro hanno visitato il carcere anche l’assessore  regionale alla Sanita’, Daniela Scaramuccia, l’assessore fiorentino alle  Politiche sociali, Stefania Saccardi, il direttore dello stesso  carcere, Oreste Cacurri, il provveditore regionale Maria Pia Giuffrida,  il garante dei detenuti di Firenze, Franco Corleone, e don Alessandro  Santoro, cappellano delle Piagge.</p>
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		<title>In uscita &#8220;Il corpo e lo spazio della pena&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:55:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Le carceri]]></category>

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		<description><![CDATA[Esce il 23 novembre in tutte le librerie il volume de La Società della Ragione Il corpo e lo spazio della pena.
Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie a cura di Stefano Anastasia, Franco Corleone, Luca Zevi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Esce il 23 novembre in tutte le librerie il volume de La Società della Ragione: <strong></strong></p>
<p><strong><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/cop-corpospaziopena.png"><img class="alignright size-medium wp-image-826" title="cop-corpospaziopena" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/cop-corpospaziopena-185x300.png" alt="" width="185" height="300" /></a>Il corpo e lo spazio della pena</strong><br />
Architettura, urbanistica e politiche penitenziarie<br />
a cura di Stefano Anastasia, Franco Corleone, Luca Zevi</p>
<p>2011<br />
EDIESSE<br />
13,00 Euro<br />
ISBN 978-88-230-1601-9</p>
<p>La vertiginosa crescita delle incarcerazioni nell’ultimo ventennio ha  fatto esplodere il problema del sovraffollamento penitenziario, e con  esso quello della qualità della pena nel rispetto della dignità della  persona detenuta. Tra timide riforme e occasionali provvedimenti  deflattivi, la costruzione di nuove carceri e la saturazione di quelle  esistenti continuano a dominare l’agenda politica.</p>
<p>La struttura architettonica, la qualità edilizia e la collocazione  urbanistica del penitenziario corrispondono alla sua funzione e al modo  di interpretare la pena privativa della libertà. Chi si propone di  riformare la pena non può rinunciare, quindi, a ripensare lo spazio  penitenziario, almeno fino a quando il carcere resterà dominante nelle  nostre culture e nelle nostre pratiche punitive.</p>
<p><em>Testi di Sebastiano Ardita, Vittorio Borraccetti, Cesare Burdese,  Alessandro De Federicis, Patrizio Gonnella, Francesco Maisto, Corrado  Marcetti, Alessandro Margara, Mauro Palma, Sonia Paone, Eligio Resta,  Leonardo Scarcella, Adriano Sofri, Maria Stagnitta, Grazia Zuffa.</em></p>
<p><strong>Stefano Anastasia</strong>, ricercatore in Filosofia e  Sociologia del diritto nell’Università di Perugia, è stato presidente  dell’associazione Antigone e della Conferenza nazionale del volontariato  della giustizia.<br />
<strong>Franco Corleone</strong>, sottosegretario alla Giustizia dal  1996 al 2001, è Garante dei detenuti nel Comune di Firenze e presidente  della Società della Ragione.<br />
<strong>Luca Zevi</strong>, architetto e urbanista, direttore del  «Manuale del Restauro Architettonico» e del «Nuovissimo Manuale  dell’Architetto », ha insegnato nelle Università di Roma e Reggio  Calabria.</p>
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		<title>Giovanardi addio! (e anche Serpelloni)</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 15:58:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[La caduta del Governo Berlusconi segni una svolta anche nel campo delle politiche sulle droghe. Il Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e Forum Droghe hanno lanciato oggi un appello intitolato &#8220;Giovanardi addio! (e anche Serpelloni)&#8221;. Il primo, in qualità di sottosegretario con la delega sulla droga e il secondo come direttore del Dipartimento Nazionale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="more">
<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/giovanardi-serpelloni.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-837" title="giovanardi-serpelloni" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/giovanardi-serpelloni-300x200.gif" alt="" width="300" height="200" /></a>La caduta del Governo Berlusconi segni  una svolta anche nel campo delle politiche sulle droghe. Il  Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (CNCA) e Forum Droghe  hanno lanciato oggi un appello intitolato &#8220;Giovanardi addio! (e anche  Serpelloni)&#8221;. Il primo, in qualità di sottosegretario con la delega  sulla droga e il secondo come direttore del Dipartimento Nazionale  Politiche Antidroga hanno gestito &#8220;un&#8217;esperienza catastrofica&#8221;: &#8220;La  legge che porta il nome di Carlo Giovanardi&#8221;, si legge nell&#8217;appello, &#8220;ha  riempito le carceri di consumatori e di tossicodipendenti. Non solo: la  retorica proibizionista ha finanziato campagne di pseudo informazione  terroristiche e antiscientifiche e ha cancellato la scelta della  politica di riduzione del danno con una rottura del rapporto con le  Regioni e il mondo delle Comunità e delle associazioni di impegno civile  e sociale e del Volontariato.&#8221;</p>
<p>CNCA e Forum Droghe rimarcano  anche il ruolo negativo che il nostro Governo ha svolto a livello  internazionale. &#8220;L’Italia ha contrastato addirittura la Strategia sulle  droghe dell’Unione Europea 2005-2012 portando avanti un’assurda  battaglia di retroguardia contro la riduzione del danno, addirittura  pretendendo di dettare agli altri paesi europei l’elenco degli  interventi &#8216;accettabili&#8217; e quelli &#8216;inaccettabili&#8217;. Un’imposizione  ovviamente respinta dagli altri paesi europei. Ancora di recente, al  meeting di Alto livello dell’Onu sull’Aids, la delegazione italiana ha  cercato di nuovo di far cancellare il termine &#8216;riduzione del danno&#8217;.  Anche questa battaglia è stata perduta con la conseguenza però di  aumentare il discredito dell’Italia in sede internazionale, mettendo il  nostro paese in una condizione di isolamento provinciale.&#8221;</p>
<p>Per  queste ragioni i promotori dell&#8217;appello chiedono che, in caso di  formazione di un governo &#8220;tecnico&#8221;, si proceda allo &#8220;smantellamento di  una struttura di potere, di interessi particolari, che ha fatto della  faziosità la propria regola.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/appelli/giovanardi-addio-e-anche-serpelloni/">Vai al testo dell&#8217;appello e aderisci on line</a>.</p>
</div>
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		<title>Ricordo di Mino Martinazzoli</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 08:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mino Martinazzoli è stato un politico di razza. Ricordo alcuni suoi interventi da capogruppo della Democrazia Cristiana alla Camera dei Deputati. Anche se non si condivideva la sua analisi, non si poteva non apprezzare la lucidità, il rigore e la forza. Forza morale, cioè il rispetto per le proprie idee attraverso una intransigenza assoluta. Personalmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/martinazzoli.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-799" title="martinazzoli" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/martinazzoli.jpg" alt="" width="191" height="264" /></a>Mino Martinazzoli è stato un politico di razza. Ricordo alcuni suoi interventi da capogruppo della Democrazia Cristiana alla Camera dei Deputati. Anche se non si condivideva la sua analisi, non si poteva non apprezzare la lucidità, il rigore e la forza. Forza morale, cioè il rispetto per le proprie idee attraverso una intransigenza assoluta.</p>
<p>Personalmente ho sempre ammirato la straordinaria capacità di inventare immagini attraverso una ricerca linguistica raffinata. Era capace di esprimere una forma di retorica davvero unica. Rispetto al linguaggio, sguaiato e plebeo oggi dominante, le sue parole erano non solo suono ma sostanza, cioè concetti densi di pensiero.</p>
<p>Ho avuto l’occasione di un incontro con Martinazzoli a fine giugno dello scorso anno a Brescia per parlare di carcere e del pensiero di Moro sul senso della pena, presentando il libro da me curato <a href="http://www.francocorleone.it/sito/bibliografia/413-2/"><em>Contro l’ergastolo</em></a>, in cui è presente proprio uno scritto di Martinazzoli.</p>
<p>Un discorso che varrebbe la pena trascrivere (mi auguro che sia stato registrato) per il taglio politico e non di circostanza. Da un resoconto giornalistico (Lisa Cesco, <em>Bresciaoggi</em>, 27 giugno 2010), mi piace citare alcune frasi: “La società si sta incattivendo, predomina una visione punitiva della pena in nome dell’ossessione securitaria, quasi che l’universo del carcere fosse qualcosa da togliere di mezzo. Eppure la gestione della pena è uno dei modi in cui si misura il livello della nostra civiltà,e questo Moro l’aveva concettualizzato quando parlava di carcere riferendolo al tema della libertà-anche in negativo come accade per i rei- e non della vendetta.” La conclusione era assai coraggiosa, invitava a rendere la nostra indignazione più forte (anticipando il libretto di Stéphane Hessel) e denunciava senza pietà:”Siamo ridotti al nichilismo da parte di gente portatrice di una cultura del fare. Bisognerà convincerli che per fare bisogna prima pensare”.</p>
<p>Sempre da un resoconto giornalistico di quella intensa giornata (Wilda Nervi, <em>Giornale di Brescia</em>, 27 giugno 2010) mi piace ricordare un ammonimento di Martinazzoli sul pensiero giuridico di Moro che “non rinunciava a credere che occorresse cercare, ancora e sempre, non tanto un diritto penale migliore, quanto qualcosa di meglio del diritto penale”.</p>
<p>Per Mino Martinazzoli davvero la politica era cultura e intelligenza. Esercizio raffinato e raro, attraverso l’uso di una lama tagliente per capire la realtà e cambiare la società.</p>
<p>Il dolore per la sua scomparsa non si può risolvere solo in un rimpianto e in una nostalgia per un tempo passato irrimediabilmente, ma in un impegno per superare l’annichilimento.</p>
<p>L’anno scorso a Brescia Martinazzoli mi colpì anche umanamente. Fumava ancora e il racconto del  dialogo con il suo medico era una nuova lezione di stoicismo, un disincanto laico in risposta agli assolutismi e ai totalitarismi, fossero pure quelli del salutismo.</p>
<p>Addio Martinazzoli, è stata proprio una avventura non banale.</p>
<p>Franco Corleone</p>
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		<title>Corleone: Sunsplash, assurda repressione</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 09:32:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[L’ex sottosegretario alla giustizia del Governo Prodi, Franco Corleone, ieri a Tolmezzo per un convegno sulla crisi della giustizia a Tolmezzo, ha affrotato pure la vicenda dell’arresto del luogotenente Demetrio Condello. «Anche la legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti &#8211; ha detto &#8211; sull’onda del proibizionismo produce realtà come questa. È la legge in sé che ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/logo-rototom1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-795" title="logo-rototom" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/logo-rototom1.jpg" alt="" width="200" height="82" /></a>L’ex sottosegretario alla giustizia del Governo Prodi, Franco Corleone, ieri a Tolmezzo per un convegno sulla crisi della giustizia a Tolmezzo, ha affrotato pure la vicenda dell’arresto del luogotenente Demetrio Condello. «Anche la legge Fini-Giovanardi sugli stupefacenti &#8211; ha detto &#8211; sull’onda del proibizionismo produce realtà come questa. È la legge in sé che ha un rischio altissimo di abuso». Corleone si riferisce in particolare all’utilizzo di agenti provocatori, di infiltrati, di acquisti simulati e ad un pensiero unico della guerra alla droga che facendo assumere un valore artificiale a sostanze che, se non proibite, non varrebbero nulla, creerebbero situazioni in cui anche operatori delle forze dell’ordine rischiano di rimanere incastrati. Corleone se la prende poi anche con quello che considera un accanimento contro il Rototom Sunsplash a Osoppo: «La legge Fini-Giovanardi produce più danni delle sostanze stupefacenti e quando la giustizia persegue eventi culturali di spessore come il Rototom Sunsplash fa più danni della marijuana. È stata una caccia alle streghe con toni nell’accusa di tipo moralistico contro una manifestazione culturale di spicco che oggi è ospitata in Spagna. È stato tolto a Osoppo un evento importante sotto il profilo culturale, sociale ed economico per ricacciare questa terra in una visione perbenista, arretrata e chiusa in se stessa. È una legge di impostazione moralistico-ideologica, con cui si incarcerano i giovani, è basata sul pensiero unico della guerra alla droga che ormai è condannata anche dal segretario dell’Onu, dall’ex presidente del Brasile e da altri». Corleone sul sovraffollamento delle carceri italiane osserva che il 50% dei detenuti sono tossicodipendenti o in carcere per piccole violazioni della legge sulle droghe. E le pene previste vanno da 6 a 20 anni. Per Corleone i tossicodipendenti non dovrebbero finire in carcere e quella legge non produce né salute, né sanità pubblica, ma l’esatto contrario. Per questo sarebbe necessario un nuovo codice penale con un diverso approccio. I dati di ieri delle carceri del Fvg parlano di una capienza regolamentare totale di 493 detenuti, ma ve ne sono 876, di cui 220 tossicodipendenti. Quello di Tolmezzo di fronte ai 148 detenuti ammessi, ve ne sono invece 303, di cui 77 tossicodipendenti. (t.a.)<br />
Dal Messaggero Veneto, 05 agosto 2011</p>
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		<title>Lo sciopero dei direttori</title>
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		<pubDate>Thu, 05 May 2011 10:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
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		<description><![CDATA[CARCERE. Nella sola Toscana, otto istituti di pena sono senza guida. Scoperti altri uffici dell’amministrazione. Una situazione che ha portato i responsabili delle strutture a incrociare le braccia per tutto il mese di maggio. E&#8217; scattato lo sciopero nelle carceri della Toscana. Stavolta non si tratta solo di un problema legato al sovraffollamento o alla [...]]]></description>
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<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere-carab.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-750" title="carcere-carab" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/carcere-carab-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>CARCERE. Nella sola Toscana, otto istituti di  pena sono senza guida. Scoperti altri uffici dell’amministrazione. Una  situazione che ha portato i responsabili delle strutture a incrociare le  braccia per tutto il mese di maggio.</p>
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<p>E&#8217; scattato lo sciopero nelle carceri della Toscana. Stavolta non si  tratta solo di un problema legato al sovraffollamento o alla carenza di  personale di polizia penitenziaria. No, a far sentire la loro voce non  sono né i detenuti né i lavoratori appartenenti al corpo. A scioperare  da tre giorni (e così sarà per tutto il mese di maggio) sono invece i  loro direttori. Infatti mancano i dirigenti. E soprattutto manca un  contratto collettivo. La conseguenza di tutto questo porta a una  condizione paradossale: ad oggi, in Toscana, ci sono ancora otto carceri  senza direttore. Livorno, Gorgona, Massa Marittima, Pistoia, San  Gimignano, l’ospedale psichiatrico giudiziario di Montelupo, Massa e  Gozzini. Ecco, queste sono le strutture che non hanno un dirigente.</p>
<p>Se poi aggiungiamo che sono scoperti anche diversi uffici per  l’esecuzione penale esterna (Uepe) e ben dodici posti di dirigente al  provveditorato regionale, si capisce il livello di drammaticità del  mondo carcerario toscano. «Lo sciopero &#8211; spiega Franco Corleone,  coordinatore dei garanti territoriali e garante dei diritti dei detenuti  del Comune di Firenze &#8211; interesserà tutte le prestazioni che ricadono  fuori dal normale orario di lavoro». Corleone manifesta inoltre  solidarietà «per chi difende il proprio lavoro e i propri diritti» e  chiede che «il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria risponda  immediatamente alle giuste richieste e trovi una soluzione per la  copertura dei posti vacanti».</p>
<p>Mentre per il Lisiapp (sindacato del corpo di polizia penitenziaria)  «urgono misure urgenti e una riforma dell’intero personale penitenziario  attraverso l’istituzione di ruoli tecnici del corpo». Massimiliano  Andreoni, educatore in carcere da quasi 25 anni, sottolinea la  disattenzione «delle amministrazioni nazionali e regionali.  Nell’interesse di tutti, per far sì che il carcere assuma davvero quella  funzione educativa e rieducativa che la nostra carta costituzionale  sancisce, occorre investire le nostre migliori risorse: idee, denaro,  tempo».</p>
<blockquote><p>Gianluca Testa (Comunicare il sociale)<em> direttore VolontariatOggi.info su Terra del 4 maggio 2011<br />
</em></p></blockquote>
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		<title>Garante: «Udine è in ritardo e ne occorrerebbe uno a Tolmezzo»</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Apr 2011 07:27:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Due articoli da il Gazzettino del 13 aprile 2011 «Udine è in ritardo e ne occorrerebbe uno a Tolmezzo» (L.Z.) La figura del garante per i diritti dei detenuti, istituita in diverse città del NordEst, sarà un passo importante anche per Udine. «Non è un obbligo di legge &#8211; precisa Franco Corleone, coordinatore dei Garanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Due articoli da il Gazzettino del 13 aprile 2011</p></blockquote>
<p><strong><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/udine.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-724" title="udine" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/udine-300x139.jpg" alt="" width="300" height="139" /></a>«Udine è in ritardo e ne occorrerebbe uno a Tolmezzo»</strong><br />
(L.Z.) La figura del garante per i diritti dei detenuti, istituita in diverse città del NordEst, sarà un passo importante anche per Udine. «Non è un obbligo di legge &#8211; precisa Franco Corleone, coordinatore dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti, nonché ex consigliere provinciale &#8211; ma un atto di volontà politica che giudico positivo». Corleone, che conosce bene le realtà delle carceri friulane, sottolinea come sia «importante che dopo i passaggi in commissione e in consiglio comunale, la nomina del garante sia rapida e non si lascino trascorrere mesi come accade in altre regioni». L&#8217;istituzione del garante arriva un po’ in ritardo in Friuli Venezia Giulia e Corleone auspica che ci sia una procedura accelerata, magari con nomina del sindaco. «Udine ha un carcere che soffre di sovraffollamento e ha una storia particolare, legata a episodi difficili. In realtà &#8211; aggiunge &#8211; occorrerebbe un garante anche Tolmezzo» e proprio dai detenuti di queste due carceri Corleone riceve lettere che denunciano situazioni di durezza o richieste di trasferimento. Quanto al possibile arrivo di un garante a Udine, Corleone dichiara di voler collaborare con la persona che sarà scelta e mette in evidenza la necessità di un incontro pubblico, organizzato dall&#8217;amministrazione comunale, per spiegare ai cittadini chi sia il garante e quali compiti svolga, «sono disponibile a venire a Udine per partecipare» assicura.</p>
<p>La proposta non trova molti consensi in commissione<br />
<strong>«Il Garante non serve»</strong><br />
Manca però l’assessore competente e la decisione viene rimandata<br />
«Udine non è Guantanamo». La proposta di istituire la figura del garante per i diritti dei detenuti suscita perplessità polemiche durante la doppia commissione convocata a Palazzo D&#8217;Aronco. A dire che il carcere friulano nulla ha in comune con il campo di prigionia americano è la leghista Barbara Zelè. «Ben vengano gli strumenti di recupero e reinserimento sociale dei detenuti &#8211; precisa &#8211; ma istituire un garante mi sembra una forzatura. Pensiamo piuttosto ai diritti delle guardie carcerarie». I consiglieri di minoranza si scaldano sull&#8217;argomento e il secondo affondo arriva da Orlanda Primus che vedrebbe più di buon occhio la presenza di mediatori culturali in via Spalato, «dato che la maggior parte dei detenuti è di origine straniera. Un garante &#8211; dice &#8211; sarebbe più utile per i gay che sono sempre oggetto di discriminazioni». Dai banchi della maggioranza intervengono Federico Pirone e Cinzia Del Torre per difendere la bontà della proposta, ma le loro parole non convincono i colleghi dell&#8217;opposizione. «Abbiamo abrogato al figura del difensore civico &#8211; ricorda Piergiorgio Bertoli &#8211; che senso ha nominare un garante che ha ben poco a che fare con la prospettiva funzionale di un ente locale». Sorge poi il problema dei costi, sollevato da Franco Della Rossa che trova la condivisione di diversi commissari. Anche Natale Zaccuri si dichiara perplesso e aggiunge: «A Udine c&#8217;è un sistema di volontariato penitenziario, quindi non vedo la rilevanza, dal lato pratico, della fiura del garante se non per dire che ci siamo anche noi». L&#8217;unica voce fuori dal coro dell&#8217;opposizione è quella di Aldo Rinaldi che, dopo l&#8217;esperienza in qualità di medico alle carceri di Udine, si dichiara favorevole al garante. Su un punto però sono tutti d&#8217;accordo: alla seduta avrebbe dovuto partecipare l&#8217;assessore competente. Alla fine, favorevoli o contrari, i commissari non se la sentono di votare «di pancia» senza ulteriori approfondimenti e scelgono di rinviare la seduta dopo aver chiamato in audizione il direttore del carcere, Francesco Macrì per capire quale sia la reale situazione della casa circondariale di via Spalato.</p>
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		<title>Corleone eletto Coordinatore dei Garanti dei Detenuti</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Feb 2011 09:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
		<category><![CDATA[Rassegna Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Franco Corleone è il nuovo Coordinatore dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti. E’ stato eletto dall’assemblea che si è tenuta il 16 febbraio a Bologna e sostituisce nell’incarico Desi Bruno, già Garante del Comune di Bologna e che ha svolto l’incarico con efficacia e ricchezza di iniziative. Sono stati nominati Vice Coordinatori, Maria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-36.png"><img class="alignright size-medium wp-image-507" title="Immagine 36" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Immagine-36-287x300.png" alt="" width="287" height="300" /></a>Franco Corleone è il nuovo Coordinatore dei Garanti territoriali per i diritti dei detenuti. E’ stato eletto dall’assemblea che si è tenuta il 16 febbraio a Bologna e sostituisce nell’incarico Desi Bruno, già Garante del Comune di Bologna e che ha svolto l’incarico con efficacia e ricchezza di iniziative.<br />
Sono stati nominati Vice Coordinatori, Maria Pia Brunato, Garante del Comune di Torino e Giuseppe Tuccio, Garante del Comune di Reggio Calabria.<br />
L’assemblea ha messo in luce le difficoltà che derivano dalla drammatica situazione delle carceri e dalla scarsa attenzione che a questo tema viene riservata dalla politica e dal Governo. E’ stata individuata una agenda di temi sui quali impegnarsi, per definire un cambiamento nelle pratiche dell’Amministrazione Penitenziaria.</p>
<p>Franco Corleone ha dichiarato: “La presenza dei Garanti in molte città italiane negli ultimi anni ha costituito l’unico elemento di novità in quello che si può definire un deserto culturale.<br />
Il carcere è sempre più un luogo rimosso, nonostante il sovraffollamento che determina condizioni di vita bestiali e il numero di suicidi e di atti di autolesionismo, che rendono evidente lo stato di sofferenza di questa istituzione totale.<br />
La crisi economica e i tagli agli Enti Locali rendono sempre più difficili anche quegli interventi di supplenza, rispetto all’inadempienza dell’Amministrazione Penitenziaria, che davano sollievo quotidiano e speranza in una vita diversa per i detenuti. La trasmissione di Iacona di Rai 3, ha sicuramente fatto vedere a molte persone le contraddizioni inaccettabili della discarica sociale.<br />
C’è molto da fare e per quanto mi riguarda la priorità assoluta riguarda l’individuazione di una alternativa alla presenza dei tossicodipendenti in carcere, la verifica del funzionamento della Sanità in carcere, una riforma che rischia di essere ridimensionata e il superamento degli O.p.g.<br />
Il Coordinamento dei Garanti intende lavorare con il Terzo Settore, per rafforzare il sistema dei diritti e il Welfare nel nostro Paese e rafforzare i rapporti con le Camere Penali e con l’Associazione dei Magistrati.”</p>
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		<title>I tagli dell’Ataf colpiscono Sollicciano!</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 12:30:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Le carceri]]></category>
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		<description><![CDATA[Ho avuto conferma che il piano di ristrutturazione delle linee degli autobus riguarda anche la linea 27, che raggiungeva il carcere di Sollicciano. La soppressione della fermata per il carcere è assolutamente inaccettabile in quanto colpisce le famiglie dei detenuti che si recano in Istituto per i colloqui e che in molti casi vengono da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Bus-ATAF.jpg"><img src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/Bus-ATAF-300x225.jpg" alt="" title="&lt;Digimax i50 MP3, Samsung #1 MP3&gt;" width="300" height="225" class="alignright size-medium wp-image-697" /></a>Ho avuto conferma che il piano di ristrutturazione delle linee degli autobus riguarda anche la linea 27, che raggiungeva il carcere di Sollicciano. La soppressione della fermata per il carcere è assolutamente inaccettabile in quanto colpisce le famiglie dei detenuti che si recano in Istituto per i colloqui e che in molti casi vengono da altre città o addirittura da regioni lontane e che non possono permettersi mezzi più costosi. Il taglio colpisce anche gli operatori che lavorano in carcere, soprattutto la Polizia Penitenziaria.<br />
Il mondo di Sollicciano comprende mille detenuti e un numero equivalente tra personale e volontari.<br />
Mi auguro che la Provincia di Firenze e il Comune di Scandicci intervengano per ripensare una scelta che danneggia persone già svantaggiate e soprattutto che dà un segnale di abbandono e trascuratezza verso il carcere.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Battisti, l’ergastolo e i poteri del Quirinale</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Jan 2011 11:49:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Franco Corleone</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo di Franco Corleone per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro “La funzione della pena”, pubblicata nel volume Contro l’ergastolo, Ediesse, 2009, su www.fuoriluogo.it C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di una irriverente omonimia, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>L&#8217;articolo di Franco Corleone per la <a href="http://www.fuoriluogo.it/blog/2011/01/12/battisti-l%e2%80%99ergastolo-e-i-poteri-del-quirinale/">rubrica di  Fuoriluogo</a> sul Manifesto del 12 gennaio 2010. La lezione di Aldo Moro  “La funzione della pena”, pubblicata nel volume <em>Contro l’ergastolo</em>, Ediesse, 2009, su <a href="http://www.fuoriluogo.it/">www.fuoriluogo.it</a></p></blockquote>
<p><a href="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-688" title="battisti" src="http://www.francocorleone.it/sito/wp-content/uploads/battisti.jpg" alt="" width="230" height="286" /></a>C’era una volta Cesare Battisti, l’esponente dell’irredentismo  trentino impiccato dagli austriaci il 12 luglio 1916. Oggi, a causa di  una irriverente omonimia, la memoria del martire è cancellata a  vantaggio di un protagonista minore della lotta armata. Anche questo  esito è conseguenza certamente non voluta dell’orgia di parole sopra  tono, delle speculazioni interessate, delle minacce altisonanti.</p>
<p>In un paese serio, la sua classe politica avrebbe reagito  diversamente alla decisione del Presidente Lula di negare l’estradizione  per un cittadino italiano condannato all’ergastolo per la  responsabilità diretta o morale di quattro omicidi compiuti nel 1978.  L’utilizzo di termini come “schiaffo all’Italia” o di “insulto alla  giustizia” o addirittura di “attacco alla democrazia” sono il segno  caratteristico di un paese dalla tenuta nervosa fragile e dalla tendenza  vittimistica e isterica.</p>
<p>L’Italia avrebbe dovuto cogliere l’occasione offerta dal Brasile per  fare i conti più che con la storia del terrorismo, delle leggi speciali,  insomma con il passato, quanto meno con il suo presente.</p>
<p>La gran parte della stampa ha dato una pessima prova di  disinformazione abbandonandosi alla più vieta propaganda: il complotto  giudaico massonico questa volta è stato sostituito dalla protervia di un  paese “inferiore”: senza che nessun giornale “indipendente” abbia  ritenuto di fornire in maniera completa le ragioni del rifiuto di  accedere alla richiesta di estradizione da parte del governo brasiliano e  poi di Lula. Cosicché la decisione brasiliana appare un segno di  stravaganza, quasi un dispetto. E invece vale la pena di capire perché  un grande paese è disposto a mettere a rischio i rapporti economici e  strategici con un partner importante: se non è un capriccio vi devono  essere motivi che ci devono interrogare.</p>
<p>Mauro Palma e Alessandro Margara ( Manifesto, 31/12 e 7/1) hanno  messo in luce i due punti che suscitano la contrarietà del Brasile: il  fatto che l’Italia conservi la pena dell’ergastolo e la mancata ratifica  del protocollo addizionale alla convenzione contro la tortura (che  prevede un meccanismo ispettivo sovranazionale e l’istituzione di una  autorità garante dei diritti dei detenuti).</p>
<p>Sono davvero questioni così irrilevanti da non meritare un confronto?  Antonio Cassese, acuto giurista e paladino dei diritti umani, è incorso  in un errore grave sostenendo che per la pena dell’ergastolo esistono  forme di detenzione alternativa, delle quali Battisti potrebbe  usufruire. Non è così, in quanto i suoi reati rientrano fra quelli  previsti dall’art. 4 bis dell’ordinamento penitenziario, che non  consentono la liberazione condizionale. Ciò dimostra, se mai ce ne fosse  stato bisogno, che in Italia l’ergastolo non è una finzione giuridica,  come si vorrebbe far credere, anzi è una realtà pregnante (perfino in  aumento negli ultimi anni). Con la stessa logica con cui l’Italia si  rifiuta di consegnare un prigioniero ad un paese che prevede la pena di  morte poiché estranea al suo ordinamento, così il Brasile si comporta  per l’ergastolo.</p>
<p>Questo caso non si può risolvere in una bulimia di proclami, di  ritorsioni e di boicottaggi più esilaranti che gravi. Deve invece essere  una occasione per affrontare i nodi che sono emersi e che si vogliono  nascondere sotto la coperta della lotta al terrorismo. Oltre ad  esprimere delusione e rammarico, il presidente Napolitano potrebbe  compiere degli atti concreti di sua esclusiva competenza per rimuovere  gli equivoci: ad esempio, annunciare la commutazione dell’ergastolo di  Battisti in una reclusione congrua e invitare il Parlamento ad adempiere  a quegli obblighi internazionale che le associazioni che si occupano di  carcere, giustizia e diritti chiedono da anni. Allora la richiesta di  estradizione avrebbe maggiore forza e legittimità sostanziale. Questa è  la vera questione su cui l’opposizione dovrebbe incalzare il governo,  senza farsi sedurre dall’<em>urlo del topo</em> di Frattini e La Russa e infilarsi in polemiche giuste, ma minori, sulla scarsa credibilità internazionale dell’Italia.</p>
<p>L’ammonimento ai giovani di Aldo Moro a proposito dell’ergastolo,  “Ricordatevi che la pena non è la passionale e smodata vendetta dei  privati”, è un monumento del pensiero giuridico umanistico da cui non si  dovrebbe prescindere mai.</p>
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