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Intervento pubblicato sul libro: "Ragazzi al lavoro"
a cura di Vincenzo Morgera e Silvia Ricciardi. Anno 2000.
Editore: Vittorio Pironti.

Per poter adeguatamente riflettere sulle tematiche riguardanti i minori, vorrei anzitutto uscire dall'immagine banale e fuorviante che anche recentemente abbiamo letto sui quotidiani o visto nelle televisioni riguardo alle cosiddette baby gang.

Se guardiamo ai "numeri" e alla "natura" della devianza minorile, ci rendiamo immediatamente conto che siamo do fronte ad una realtà inedita e per certi versi spiazzante. Mi riferisco in primo luogo all'estendersi della devianza ai ragazzi provenienti da ceti sociali benestanti, tradizionalmente estranei a fenomeni di marginalizzazione sociale ed economica. Penso inoltre agli adolescenti extracomunitari, estranei anche alle pur labili reti di integrazione sociale. Siamo di fronte ad uno scenario inedito e con il quale siamo chiamati tutti insieme a confrontarci.

In questo contesto, l'azione della comunità-scuola e delle attività sociali, assumono un ruolo rilevante e di riflesso sui comportamenti dei minori.

Incalcolabili conseguenze psicologiche e relazionali potrebbero derivare ai minori, se non ci fossero strutture adeguate quali ad esempio i servizi territoriali in grado di intervenire sui loro comportamenti; gli operatori che operano in tali ambiti infatti, forniscono sostegno ed aiuto ai minori in difficoltà, per la prevenzione e tutela di situazioni che se non affrontate in tempo, rischierebbero di causare danni ancor più rilevanti. Ma c'è di più: in generale, ciò che voglio porre in risalto è l'attività di coloro che a vario titolo si interessano delle problematiche minorili, ed il cui operato basandosi sulla "qualità" del servizio, offre capacità, professionalità ed esperienza di notevole rilievo per la soluzione di tali 'delicate' questioni minorili.

A questo proposito, il progetto realizzato tra l'Associazione Jonathan ed il gruppo Merloni Elettrodomestici, favorendo la formazione, la prevenzione, il recupero ed il reinserimento sociale dei minori "a rischio", incide concretamente sul campo della realtà minorile.

E' proprio grazie alle aperture, agli spiragli ed alle speranze che su progetti come questo i minori fanno affidamento, che viene offerto un valido contributo per far sì che le diverse forme devianti siano non solo sempre più circoscritte, ma altresì maggiormente controllate.

E' necessario quindi investire sempre più sulla prevenzione. Sono inoltre necessari non solo nuovi investimenti, ma anche nuovi e maggiori sforzi di integrazione, per limitare sempre più il fenomeno della devianza al limite della tolleranza.

A mio avviso siamo tutti chiamati a riflettere e collaborare per favorire soluzioni positive atte alla prevenzione, al recupero ed al reinserimento dei minori, che, anche grazie al progetto Jonathan, mostrano la volontà di "voler" riuscire nel creare un patrimonio che non deve essere disperso.