Convegno: Matrimoni misti: risorsa culturale e conflitti . E i figli?
Senato della Repubblica
Palazzo Giustiniani - Sala Zuccari
Roma 30 maggio 2000
On. le Franco CORLEONE
Sottosegretario di Stato per la Giustizia
Grazie per questo invito; purtroppo il dono dell'ubiquità non mi è stato
ancora dato e poiché devo rispondere a numerose interrogazioni alla Camera, non potrò
trattenermi a lungo; credo però che questo convegno ci possa aiutare ad affrontare
un tema che possiamo definire scabroso perché è al centro della riflessione
sulla convivenza, che comporta rischi e difficoltà soprattutto quando si attua fra
persone e paesi diversi.
La questione dei matrimoni misti mi sembra straordinariamente complessa in quanto tocca
due profili: quello culturale e quello giuridico, oltre ad un doppio aspetto; il primo riguarda
le società occidentali, come la nostra, dove esso costituisce un laboratorio nel
quale si sperimentano convivenza e gestione anche quotidiana delle diversità. Il
secondo aspetto considera il matrimonio misto, il paradigma di tensioni giuridiche mai sopite
e irrisolte; in particolare nel rapporto fra sistemi giuridici completamente diversi.
Penso che il caso più evidente da questo punto di vista sia quello dell'Islam, in
cui è noto che prevale un sistema di parentela basato sui valori di identità
trasmessi esclusivamente dal padre. E ciò in opposizione al diritto di famiglia occidentale
in cui il riferimento alla patria potestà è basato su paradigmi, su espressioni
di valore di libertà dell'individuo.
Le legislazioni dei paesi islamici, per quanto riguarda il regime matrimoniale, si rifanno
al diritto musulmano, fissato nel XII - XIII secolo, dove le regole sono rimaste sostanzialmente
le stesse, tant'è che il codice algerino del 1984 o il codice egiziano del 1979 riprendono
quasi integralmente le normative delle leggi islamiche in materia di matrimonio. Queste
ultime, affidano al padre la tutela dei figli in caso di separazione; pertanto la riflessione
di questo incontro sui matrimoni misti, apre a mio avviso una breccia nella attuale normativa,
in quanto spesso la realtà è più dura della legge e apre contraddizioni
reali che certamente sono anche il segno di una fragilità dell'unione stessa.
Dobbiamo altresì avere ben presente che queste unioni hanno degli aspetti di fragilità
che possono essere la loro forza, ma possono anche avere conseguenze molto difficili.
Ritengo inoltre di dover dire che la famiglia musulmana nei fatti è diversa da quella
delle leggi, è diversa la realtà dal sistema giuridico e vi è uno iato
profondo fra il processo di modernizzazione e il corpus delle leggi.
Ritengo che il matrimonio misto irrompa in questa situazione che mette a nudo le contraddizioni
già presenti; e il risultato è che nella gestione di questi conflitti si naviga
a vista.
Per quanto riguarda la tutela dei minori credo che si debba approfondire il tema della
contrattazione bilaterale fra stati, e partire dalle convenzioni internazionali.
Il tema del matrimonio misto è un paradigma di come la questione della interculturalità
pone dei problemi in relazione alla crisi dei rapporti giuridici, quando questi sono il
risultato di processi storici diversi, profondamente diversi.
Penso che la questione messa all'ordine del piano del convegno di oggi, ci obblighi e ci
obbligherà alla riflessione giuridica; obbligherà noi, ma anche le istituzioni
dei paesi musulmani.
La vicenda dei matrimoni misti crea tensione, riflessione, e può anche provocare
la nascita di una via autonoma dell'Islam in Europa, la cui presenza così cospicua
in termini di numeri, può farci pensare alla possibilità di esplorare una
via laica rispetto al fondamentalismo del diritto originario. E' una questione pertanto
che si pone all'interno dei problemi della cittadinanza in Europa; Europa che si costruirebbe
come entità politica e culturale se risolvesse il problema della cittadinanza.
Il problema dei matrimoni misti per le valenze che fuggevolmente ho delineato, può
essere una dimensione che ci aiuta ad affrontare questo tema per farlo uscire dalla dimensione
della polemica o del politicamente corretto, e farlo invece nascere dalla concretezza dell'esperienza
di vita.
Buon lavoro.
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