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Intervento al convegno: "Il servizio sociale nel sistema della giustizia e la devianza minorile"
Roma 24 marzo 2000.

Ringrazio gli organizzatori di questo convegno, che mi hanno invitato per parlare di un tema rilevante quale quello del servizio sociale nel sistema della giustizia e della devianza minorile; mi trovo però mio malgrado costretto a non poter partecipare per imprevisti impegni connessi alla mia attività di governo. Vorrei però con voi sottolineare l'importanza di trattare queste tematiche soprattutto alla luce degli accadimenti di questi ultimi tempi; mi riferisco al fenomeno delle baby gang, che fa emergere una realtà sulla quale occorre riflettere.

Nella società in cui viviamo, i servizi sociali assumono un ruolo rilevante, di "ausilio" all'autorità giudiziaria che si avvale della loro professionalità ed esperienza per realizzare interventi mirati sulla cosiddetta "deviata personalità minorile".

La funzione ed il ruolo svolto dai servizi sociali emerge sin dal R.D.L. 20

luglio 1934 n. 1404, dove viene data la possibilità al Tribunale dei minorenni di affidare il minore al servizio sociale nel caso in cui quest'ultimo manifesti prove di irregolarità nella condotta o nel carattere.

La normativa attuale riguardante i servizi sociali si riferisce al D.P.R. 22 settembre 1988 n. 448, e alle norme di attuazione di cui al D. L.vo 28 luglio 1989 n. 272. In sostanza, poiché dei cosiddetti "servizi minorili" dell'amministrazione della giustizia si avvale l'autorità giudiziaria, ciò permette a quest'ultima di dare effettività e compiutezza alle prescrizioni a lei imposte dall'ordinamento.

Incalcolabili conseguenze psicologiche e relazionali potrebbero derivare ai minori, se non ci fossero strutture in grado di poter intervenire sui loro comportamenti 'deviati'; mi riferisco cioè agli assistenti sociali, a persone capaci, con esperienza e professionalità, in grado di fornire sostegno ed aiuto a situazioni che se non prese in tempo rischierebbero ahimè di degenerare irrimediabilmente.

L'importanza del ruolo svolto dai servizi sociali emerge in presenza di comportamenti che rientrano nel fenomeno della devianza, dove la violazione di regole sociali rappresenta per il minore che delinque, il tipo normale di condotta. Proprio in quanto la difformità della condotta rispetto alle regole comuni è ciò che caratterizza la devianza, in essa la antisocialità, il disadattamento, la irregolarità della condotta, costituiscono la regola. Se si considera altresì l'estendersi della devianza minorile anche a ceti sociali estranei a fenomeni di marginalizzazione sociale ed economica, l'attività dell'assistente sociale emerge in tutta la sua compiutezza. L'effettiva pregnanza del ruolo svolto dai servizi sociali si ha con l'art. 28 dell'attuale D.P.R. n. 448 dell'88 che disciplina la 'sospensione del processo e la messa alla prova'; questa disposizione consentendo al giudice di sospendere il processo al fine di dover valutare la personalità del minorenne, affida quest'ultimo ai servizi minorili dell'amministrazione della giustizia.

Su un argomento così delicato la misura dell'affidamento al servizio sociale ha la funzione di impartire prescrizioni al minore ed ai suoi familiari, nonché quella di poter seguire, attraverso opera di sorveglianza ed interessamento, quali sono gli sviluppi di una certa situazione. Quello che si richiede all'assistente sociale, è un'insieme di principi, di schemi di riferimento, di regole, di concetti, atti a permettere al minore di reinserirsi in un contesto sociale che lo faccia sentire meno escluso e con prospettive future meno incerte ed indeterminate; inoltre per il minore, il fatto di essere costantemente seguito e sorvegliato, gli permette di non essere abbandonato a se stesso e di recuperare anche se a fatica la propria dignità.

Il punto è che è necessario intervenire preventivamente sulle conseguenze che potrebbero scaturire dal fenomeno della devianza, affidando a persone competenti la responsabilità di seguire i minori nel difficile programma di recupero.

Concludo invitando tutti gli operatori che si occupano dei minori, a riflettere sulla necessità di continuare ad operare con coscienza e dedizione, al fine di rendere il disagio giovanile meno traumatico e più tollerabile.