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Wto, i paesi africani aprono il fronte del cotone

articolo - mondo - - - L'Unità - - Movimenti

[12/09/03]

Decine di candele, mazzi di fiori e due foto di Lee Kyang Hae alla Casa della Cultura, per ricordare il leader della Federazione degli agricoltori e dei pescatori coreani che mercoledì si era dato la morte. E’ iniziata così, con un mesto pellegrinaggio a circa dieci chilometri dal palazzo dove si svolgono i lavori, la prima vera giornata di negoziato del Wto riunito nella città messicana. Al sindacalista suicida ha reso omaggio anche il ministro del Commercio del suo paese, dichiarando la sua «simpatia» per gli obiettivi che Kyang Hae «ha tentato di realizzare». La Corea, la cui agricoltura è una delle più protette al mondo, ha tutto da temere dall’apertura dei mercati. Avverte in particolare, come l’Europa e gli Stati Uniti, la pressione di grandi paesi esportatori come l’Australia e il Brasile, membri del cosiddetto «Gruppo di Cairns», che in apertura dei lavori hanno preteso l’abolizione rapida e totale delle sovvenzioni ai prodotti agricoli. Brasile e Australia sono in piena offensiva. Assieme ad altri venti grossi paesi esportatori hanno depositato un testo di dichiarazione finale in concorrenza con quello della presidenza della conferenza, che prevede la fine delle sovvenzioni all’export soltanto per i prodotti che interessano direttamente i paesi più poveri, come suggerisce l’accordo intervenuto in agosto tra Usa e Unione europea.

Ognuno porta il suo pesante fardello a Cancun. Tra i più penalizzati dall’attuale sistema di scambi sono il Benin, il Burkina Faso, il Mali e il Ciad, quattro paesi africani produttori di cotone. Sono strozzati e impoveriti in particolare dalla politica di sovvenzioni interne attuata dal governo americano. Per dare un’idea, i sostegni ai 25mila agricoltori dell’Alabama e di altri stati del Sud americano sono superiori di tre volte ai fondi che gli Usa versano a 500 milioni di africani sottoforma di aiuti allo sviluppo. Nel solo Burkina Faso nel settore cotoniero lavora più di un milione di persone. La proposta africana chiede l’eliminazione progressiva e totale delle sovvenzioni tra il 2004 e il 2006, e un indennizzo finanziario per le perdite subite in questo periodo. L’Africa occidentale, a causa delle sovvenzioni che il nord del mondo eroga a