Solidarietà al Canapaio Ducale di Parma

Franco Corleone on gen 22nd 2010 12:15 pm

Sembra proprio di assistere ad un’operazione giudiziaria concertata: prima livello 57, poi Rototom, infine la condanna del titolare del negozio Canapaio Ducale di Parma per accuse assolutamente strampalate e segno di forzatura addirittura delle norme repressive della legge Fini-Giovanardi.
Non solo abbiamo le carceri piene di tossicodipendenti a causa del proibizionismo becero, ma assistiamo anche ad azioni dei magistrati che sembrano voler testimoniare che hanno poco da lavorare su cose serie. Forse è ora che il dibattito sulla giustiza si occupi di questi argomenti e non da una parte e dall’altra di questioni di potere e di salvaguardia di interessi personali o di gruppo.

Aderisco alla catena di solidarietà con Luca Marola e il Canapaio Ducale lanciata dal blog di Fuoriluogo.it.
Istruzioni per aderire:

  1. Scrivete un post di solidarietà al Canapaio Ducale (o copiate questo post).
  2. Inserite come tag: canapaio ducale, luca marola, solidarietà (e quelli che vi vengono in mente)
  3. Linkate questo articolo e commentatelo segnalando la vostra adesione: http://www.fuoriluogo.it/blog/2010/01/22/canapaio-ducale-condannato-la-catena-di-solidarieta/
  4. Copiate e incollate queste istruzioni, compresa la lista dei blog qui sotto
  5. Hanno aderito: Fuoriluogo.it, Franco Corleone, Leonardo Fiorentini, Maurizio Baruffi, Verdi di Ferrara.

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L’invasione di campo

Franco Corleone on nov 22nd 2009 03:57 pm

Articolo pubblicato su Il Messaggero Veneto, 22.11.09

Con questo articolo l’ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, interviene nel dibattito sul festival del reggae Sunsplash

Tolmezzo chiama, Pinerolo risponde! Si potrebbe riassumere così il senso dell’intervento del magistrato Giuseppe Amato sulle questioni poste dall’azione giudiziaria contro i responsabili del festival Rototom Sunsplash di Osoppo. Mi auguro che il sostegno della corporazione si limiti a questo “aiuto” e che l’Associazione nazionale magistrati si dissoci da una così incredibile invasione di campo. Infatti il dottor Amato non si rende conto della gravità di una presa di posizione su una vicenda giudiziaria in corso, anzi appena nelle fasi iniziali. L’articolo subito pone degli interrogativi sull’arbitrarietà o meno dell’iniziativa della Procura di Tolmezzo e sempre retoricamente si domanda se di per sé tale azione comprima ingiustificatamente la libertà di associazione. È davvero stupefacente che in un’occasione così estemporanea il magistrato eviti il dovere di esprimere il proprio parere sulla legge Fini-Giovanardi, la più repressiva e punitiva d’Europa. Come tutti i lettori, avrei piacere di conoscere il suo giudizio sull’equiparazione di droghe leggere e pesanti e sull’identico sistema sanzionatorio da 6 a 20 anni di carcere per la detenzione e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Sono ancora più interessato di conoscere l’opinione sulla presunzione di spaccio e sull’inversione dell’onere della prova a carico del cittadino accusato. Infine, non sarebbe male apprendere la valutazione sul modo di approvazione di quella legge attraverso un decreto legge sulle Olimpiadi con la cancellazione della volontà popolare espressa dal referendum del 1993. Attraverso un ipocrita riconoscimento della filosofia rastafariana, il dottor Amato mostra di non riconoscere il valore di un pezzo della storia anticoloniale e antirazzista. Confermo il mio giudizio che ci si trovi di fronte a un’accusa inconsistente; certo la sede per una verifica sarà il processo (grazie!), ma riterrei più saggia una decisione di archiviazione. D’altronde l’utilizzo improprio di una norma controversa della legge proibizionista per costruire un teorema accusatorio che si sostanzia nell’agevolazione dell’uso di marijuana rappresenta un tributo al pregiudizio ideologico e moralista. Tralascio i paragoni con i rave party assolutamente fuoriluogo, ma esprimo la costernazione per l’ipotesi di una nuova legge per una preventiva autorizzazione del questore di tali manifestazioni musicali. Stato etico & Stato di polizia: un bel segno dei tempi. Il sovraffollamento delle carceri è causato proprio dalla legge sulle droghe, che riempie gli istituti penitenziari di tossicodipendenti come Stefano Cucchi; anche i tribunali sono ingolfati per procedimenti di questo segno, solo il dottor Amato non se n’è accorto. Il pezzo si chiude con il richiamo severo all’“inaccoglibilità di critiche pretestuose” contemperato dall’esigenza di un approccio “laico”. Dottor Amato ha proprio fatto bene a mettere tra virgolette il termine laico, perché lei appartiene senza dubbio alla scuola dei chierici! *già sottosegretario alla Giustizia segretario di Forum droghe presidente de La società della ragione.

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«La repressione fa aumentare i rischi»

Franco Corleone on ago 18th 2009 09:44 am

Intervista sulle morti nei Rave Party rilasciata ai quotidiani locali del Gruppo Espresso, 18 agosto 2009.

«La repressione fa aumentare i rischi»
Bisognerebbe controllare la qualità degli stupefacenti

MILANO. «Reprimere e vietare i rave party produce un fenomeno clandestino e fa aumentare il rischio di un commercio sotterraneo di sostanze stupefacenti sconosciute e pericolose». È l’opinione di Franco Corleone, segretario del Forum Droghe, un’associazione che si occupa delle tossicodipendenze.
I raduni dei giovani che si ritrovano ad ascoltare musica e fare uso di droghe e alcol però mostrano anche la faccia della morte. Lei è contrario a vietarli ma come si possono prevenire fatti luttuosi come quelli recenti?
«Non si può vietare una festa. Quello che bisogna fare è controllare le sostanze usate dai giovani. Ma con la legge contro la droga qui in Italia non si tutela la vita dei ragazzi ma, come dimostrano i fatti, si provocano morti. Fino a qualche anno fa era possibile che esperti e volontari sovvenzionati dalle istituzioni partecipassero ai rave party per analizzare le sostanze in possesso dei ragazzi per evitare che assumessero veleni letali. Ma adesso il governo non finanzia più tali iniziative di controllo».
Non sarebbe il caso di chiedersi perché i giovani vogliono usare droghe e bere a dismisura e ascoltare musica assordante?
«I rave party sono una moda importata da altri Paesi europei. Ma ora stanno per estinguersi, solo in Italia, come al solito, le novità arrivano in ritardo e così siamo costretti a vedere un aumento dei raduni. Tengo però a specificare che i ragazzi che amano frequentare i rave party non si possono ghettizzare. E se si vieteranno continueremo ad assistere a raduni con forte incidenza di mortalità. Bisogna pensare al controllo e non alla repressione. Ultimamente sono stato a uno di questi raduni a Osoppo, per presentare un libro. C’erano 160.000 giovani e ne sono stati arrestati 46 perchè possedevano droghe leggere. Non è così che evitiamo i lutti».
Ma in queste grandi feste come si fa a scoprire chi spaccia droghe mortali? E poi, come si fa a controllare quanti stupefacenti assumono in una serata i ragazzi?
«I giovani non vanno ai rave party per morire, ma per ascoltare musica in gruppo. I controlli si possono fare. Quello che non si potrà mai fare è limitare la libertà solo con le restrizioni e il carcere». (r.r.)

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Intervista a Franco Corleone sulla politica internazionale dell’Onu per la lotta contro la droga

Franco Corleone on lug 23rd 2008 12:27 pm

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Ma io insisto: depenalizzare

Franco Corleone on gen 31st 2008 05:39 pm

Articolo di Franco Corleone tratto da Repubblica Salute 31 gennaio 2008

Una guerra per essere dichiarata ha bisogno del consenso dell’opinione pubblica e a questo scopo si ricorre alla propaganda e ai tecnici della disinformazione. La guerra alla droga non si sottrae a questa regola. In particolare la demonizzazione della canapa  negli anni ’30 negli Stati Uniti vide come artefice Harry Aslinger impegnato nella costruzione di un poderoso castello di menzogne che ancora reggono il tabù del proibizionismo.
Nel corso dei decenni sono stati periodicamente spacciati diversi miti sulla marijuana: i due studiosi americani Zimmer e Morgan (Marijuana, miti e fatti, Vallecchi, 2005) ne hanno analizzati ben venti e li hanno sottoposti a una rigorosa analisi rispetto alla loro fondatezza scientifica. Sulla base dell’esame della letteratura mondiale, sono stati smontati uno a uno.
Recentemente è stato rilanciato l’allarme secondo cui la marijuana causerebbe l’insorgere della schizofrenia e per giustificare questo assunto si sostiene che lo spinello di oggi non è più quello degli anni sessanta e sarebbe talmente potente da non poter essere più classificato come droga leggera.
Lester Grinspoon, psichiatra di Harvard e il più autorevole studioso di canapa, contesta la fondatezza che una malattia mentale possa essere provocata da una sostanza come la marijuana. Ricorda anche studi pubblicati addirittura negli anni settanta da prestigiose riviste come Lancet e Nature che si rivelarono errati e imbarazzanti. Grinspoon sostiene invece che persone  avviate a diventare depresse o  schizofreniche usando la marijuana praticano di fatto una sorta di automedicazione.
Chi conosce l’asservimento al potere della scienza, o almeno di molti, troppi scienziati non si stupisce di ricerche che danno ragione al committente, mentre i Rapporti  Roques e Nolin rispettivamente del Ministero della Sanità francese e del Senato canadese confermano la minore pericolosità della canapa rispetto all’alcol e al tabacco.
Veniamo ai dati. L’Osservatorio europeo di Lisbona (Emcdda) fissa il range della potenza dell’erba tra lo 0,6 % di contenuto di Thc in Polonia e il 12,7% dell’Inghilterra, mentre per le produzioni locali in Olanda viene stimato al 17,7%.
La Relazione sullo stato delle tossicodipendenze in Italia diffusa nel 2007 afferma la presenza di un valore medio inferiore al 10%. Siamo dunque ben lontani dall’aumento denunciato di ben venticinque volte!
Non voglio certo negare i rischi che livelli alti di consumo anche di canapa possano provocare. Sostengo però che i danni della repressione penale sono ben maggiori di quelli del consumo della sostanza criminalizzata. Dal 1973 ad oggi più di cinquecentomila persone sono state segnalate all’autorità giudiziaria  per detenzione di canapa e nel 2006 con la nuova legge Fini-Giovanardi il rischio di condanne per spaccio presunto con pene da sei a venti anni di carcere riguarda quasi trentamila persone. Le segnalazioni al prefetto per semplice consumo nel 2006 sono state oltre 55.000 di cui il 75% per marijuana.
Solo la depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti e la legalizzazione della canapa può liberare la scienza e sconfiggere le concezioni magiche favorendo un confronto non ideologico e non strumentale.

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