Presidente, dica di no

Franco Corleone on dic 1st 2009 04:00 pm

Articolo pubblicato da Terra il 1 dicembre 2009

“Io non do consigli a nessuno, meno che mai a chi mi ha succeduto al Quirinale. Ma il capo dello Stato, tra i suoi poteri, ha quello della promulgazione. Se una legge non va non si firma. E non si deve usare come argomento che giustifica sempre e comunque la promulgazione che tanto, se il Parlamento riapprova la legge respinta la prima volta, il presidente è poi costretto a firmarla. Intanto non si promulghi la legge in prima lettura: la Costituzione prevede espressamente questa prerogativa presidenziale. La si usi: è un modo per lanciare un segnale forte, a chi vuole alterare le regole, al Parlamento e all’opinione pubblica”.

Questa affermazione netta e impegnativa era contenuta nell’intervista concessa a Massimo Giannini di Repubblica dall’ex presidente Ciampi lunedì 23 novembre scorso.

Sono parole ineccepibili dal punto di vista costituzionale e politico e che è difficile non condividere: il presidente della repubblica non può svolgere una mera funzione notarile e deve affermare con intransigenza la sua valutazione e richiamare tutti, partiti, parlamentari e cittadini alle proprie responsabilità.

L’occasione era legata alla discussione sul cosiddetto processo breve, al degrado della giustizia, alla manipolazione delle regole, insomma alla crisi della democrazia.

Ma quel che accade oggi è figlio di distrazioni e di scarsa consapevolezza di fatti gravi accaduti non secoli fa, ma giusto alla fine dell’esperienza catastrofica del governo berlusconiano all’inizio del 2006.

Allora si stava concludendo con un colpo di mano vergognoso la triste vicenda dell’approvazione di una legge sulle droghe voluta fortissimamente da Gianfranco Fini e da Carlo Giovanardi, già allora impegnato su questo fronte di inciviltà giuridica e di disumanità.

Il 27 gennaio 2006  dedicavamo la rubrica “il quadrotto”, nella prima pagina del mensile Fuoriluogo a questo tema lanciando un allarme preoccupato. Il titolo era proprio “Presidente, dica di no!” e  penso sia istruttivo riproporre il testo integrale: “Come Cassandra inascoltata abbiamo denunciato le trame del ministro Giovanardi per approvare a tutti i costi almeno uno stralcio di legge da sventolare in campagna elettorale come trofeo ideologico, della lotta del Bene contro il Male. Non potevamo immaginare che l’impudenza e il disprezzo delle regole arrivassero ad utilizzare lo strumento del decreto-legge e a ricorrere al voto di fiducia per ridurre al silenzio i possibili dissensi. Se il parlamento, già sciolto, votasse una legge di criminalizzazione dei consumatori equiparati a spacciatori e soggetti a pene da sei a vent’anni, le carceri già piene di poveracci scoppierebbero con l’ingresso di altri venti o trentamila detenuti. In nome della salvezza di giovani si vuole in realtà costruire un gigantesco impero di affari sulla pelle dei tossicodipendenti, veri o presunti. Denunciamo inoltre che il provvedimento conserva tutti i caratteri di incostituzionalità della proposta Fini: per violazione del referendum popolare del 1993, delle norme del giusto processo e delle competenze delle regioni in materia. Proclamiamo uno sciopero della fame per denunciare la provocazione. Presidente Ciampi, batta un colpo!”.

Il monito era accompagnato da un articolo di Sandro Margara intitolato “I temerari della legge” che esaminava con puntualità i ventuno articoli inseriti abusivamente nel decreto sulle Olimpiadi. Nel giornale veniva denunciata anche l’approvazione della legge Cirielli che per salvare uno (Previti)  ammazzava decine di migliaia di recidivi. Continuammo la campagna di mobilitazione nei mesi successivi, confidando nella vittoria di Prodi e nella abrogazione immediata di una legge liberticida e criminogena vista la latitanza e la colpevole distrazione del Presidente Ciampi. Sappiamo come è andata a finire e ora siamo di fronte alle carceri che scoppiano!

Oggi e domani a Torino si svolge la Conferenza delle Regioni sulle tossicodipendenze. E’ un appuntamento che risponde, anche se con estrema prudenza, alla Conferenza governativa che si svolse sei mesi fa a Trieste impedendo un confronto sulla politica di riduzione del danno e censurando la valutazione del primo periodo di applicazione della legge Fini-Giovanardi.

Saremo presenti per denunciare la deriva autoritaria e le conseguenza che una concezione ideologica delle droghe provoca in maniera sempre più preoccupante. La morte di Stefano Cucchi è il segno di dove conduce la stigmatizzazione morale. Per Giovanardi non si tratta di persone ma di zombie da calpestare.

Il motto “Non Mollare” vale anche per noi. Soprattutto restiamo convinti che i principi devono valere sempre!

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«La repressione fa aumentare i rischi»

Franco Corleone on ago 18th 2009 09:44 am

Intervista sulle morti nei Rave Party rilasciata ai quotidiani locali del Gruppo Espresso, 18 agosto 2009.

«La repressione fa aumentare i rischi»
Bisognerebbe controllare la qualità degli stupefacenti

MILANO. «Reprimere e vietare i rave party produce un fenomeno clandestino e fa aumentare il rischio di un commercio sotterraneo di sostanze stupefacenti sconosciute e pericolose». È l’opinione di Franco Corleone, segretario del Forum Droghe, un’associazione che si occupa delle tossicodipendenze.
I raduni dei giovani che si ritrovano ad ascoltare musica e fare uso di droghe e alcol però mostrano anche la faccia della morte. Lei è contrario a vietarli ma come si possono prevenire fatti luttuosi come quelli recenti?
«Non si può vietare una festa. Quello che bisogna fare è controllare le sostanze usate dai giovani. Ma con la legge contro la droga qui in Italia non si tutela la vita dei ragazzi ma, come dimostrano i fatti, si provocano morti. Fino a qualche anno fa era possibile che esperti e volontari sovvenzionati dalle istituzioni partecipassero ai rave party per analizzare le sostanze in possesso dei ragazzi per evitare che assumessero veleni letali. Ma adesso il governo non finanzia più tali iniziative di controllo».
Non sarebbe il caso di chiedersi perché i giovani vogliono usare droghe e bere a dismisura e ascoltare musica assordante?
«I rave party sono una moda importata da altri Paesi europei. Ma ora stanno per estinguersi, solo in Italia, come al solito, le novità arrivano in ritardo e così siamo costretti a vedere un aumento dei raduni. Tengo però a specificare che i ragazzi che amano frequentare i rave party non si possono ghettizzare. E se si vieteranno continueremo ad assistere a raduni con forte incidenza di mortalità. Bisogna pensare al controllo e non alla repressione. Ultimamente sono stato a uno di questi raduni a Osoppo, per presentare un libro. C’erano 160.000 giovani e ne sono stati arrestati 46 perchè possedevano droghe leggere. Non è così che evitiamo i lutti».
Ma in queste grandi feste come si fa a scoprire chi spaccia droghe mortali? E poi, come si fa a controllare quanti stupefacenti assumono in una serata i ragazzi?
«I giovani non vanno ai rave party per morire, ma per ascoltare musica in gruppo. I controlli si possono fare. Quello che non si potrà mai fare è limitare la libertà solo con le restrizioni e il carcere». (r.r.)

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Ecco i veri effetti della legge Fini-Giovanardi

Franco Corleone on mar 15th 2009 07:46 pm

Le associazioni Antigone, Forum Droghe e La società della Ragione hanno presentato in occasione della Conferenza nazionale sulle tossicodipendenze a Trieste il “Libro bianco sulla Fini Giovanardi” (l. 49/2006). Nel rapporto sono illustrati e commentati i dati sulle conseguenze penali e sulle sanzioni amministrative della legge.

TRE ANNI DI APPLICAZIONE DELLA LEGGE 49/2006 SULLE DROGHE
LIBRO BIANCO SULLA FINI-GIOVANARDI
Presentazione (dal blog di fuoriluogo.it)
Scarica il libro in formato pdf (252kb dal sito di fuoriluogo.it)

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