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La legge antidroga e il carcere: il caso Toscana

Franco Corleone on ott 27th 2009 04:31 pm

Immagine 2Forum Droghe
Fondazione Michelucci

La legge antidroga e il carcere: il caso Toscana
Presentazione della ricerca commissionata dalla Regione sull’impatto penale e sanzionatorio della normativa

Consiglio Regionale della Toscana
Martedì 17 novembre 2009, ore 10,00 – 13,00 Sala Gigli, Via Cavour 4, Firenze

Presentazione di Sandro Margara – Presidente Fondazione Michelucci
Illustrazione dei risultati della ricerca: Alessio Scandurra e Massimo Urzi

Contributi di:
Patrizia Meringolo – Professore Ordinario di Psicologia Università di Firenze
Patrizio Nocentini – Dirigente Responsabile del Settore Integrazione Socio Sanitaria
Grazia Zuffa –Comitato Scientifico Forum Droghe, Direttrice di Fuori Luogo
Enrico Rossi – Assessore alla Sanità della Regione Toscana

Interventi programmati:
Beniamino Deidda – Procuratore Generale della Repubblica di Firenze
Henri Margaron – Responsabile Sert Livorno
Elisabetta Masini – NOT Nucleo Operativo Tossicodipendenze Prefettura di Firenze
Arcangelo Alfano – Responsabile di Prevenzione e Cura delle condotte di abuso e delle dipendenze
Pierluciano Mennonna – SILP CGIL Firenze
Riccardo De Facci – Responsabile Nazionale Tossicodipendenze
Antonio Lucchesi – Responsabile Settore Dipendenze C.N.C.A. Toscana
Michele Passione – Avvocato
Valentina Orvieto – Avvocato
Maria Stagnitta – Associazione Insieme
Massimo Niro – Giudice di Sorveglianza del Tribunale di Firenze
Mariella Orsi – Responsabile Cesda
Mariagrazia Di Bello – Dirigente Sert Penitenziario di Sollicciano
Susanna Falchini – Responsabile UFM Sert Firenze 2 Asl
Paola Trotta – Direttrice Dipartimento Dipendenze Asl Firenze
Gianfranco Politi – Responsabile Area Educativa Sollicciano
Fabio Roggiolani – Presidente Commissione Sanità Regione Toscana
Anna Maria Celesti – Vice Presidente Commissione Sanità Regione Toscana
Severino Saccardi – Consigliere Regionale Toscana
Enzo Brogi – Consigliere Regione Toscana
Alessia Petraglia – Consigliere Regione Toscana
Monica Sgherri – Consigliere Regione Toscana

Conclude:
Franco Corleone, Garante dei diritti dei detenuti del Comune di Firenze

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Ricorso alla Corte europea per i Diritti dell’Uomo per denunciare le condizioni di sovraffollamento

Franco Corleone on ago 20th 2009 11:49 am

Il Difensore civico dei diritti delle persone private della libertà dell’Associazione Antigone, Stefano Anastasia invita chi è interessato a presentare ricorso alla Corte europea per i Diritti dell’Uomo, per denunciare le condizioni di sovraffollamento in cui è costretto a vivere (o ha vissuto) in Carcere, a compilare la scheda scaricabile qui.
Il Difensore civico valuterà se il caso rientra nei presupposti per poterlo presentar alla Corte europea. In caso positivo, si metterà a disposizione per seguire il ricorso. La scheda dovrà essere inviata al seguente indirizzo: Difensore civico – Associazione Antigone, Via Principe Eugenio 31, 00185 Roma.

Dal blog di Fuoriluogo.it.

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Ferragosto in carcere

Franco Corleone on ago 13th 2009 11:00 am

carcere2" src="http://www.francocorleone.it/blog/wp-content/upload/carcere2-150x150.jpg" alt="carcere2" width="150" height="150" align="right" />Domani pomeriggio, 14 agosto, sarò al carcere di Tolmezzo insieme a Elisabetta Zamparutti, deputata radicale, per l’iniziativa promossa dagli stessi radicali di visita alle carceri a Ferragosto. E’ un’iniziativa che coinvolge decine di deputati, senatori, consiglieri regionali e garanti dei detenuti in tutta Italia dal 14 al 16 agosto.

Ecco l’elenco delle adesioni e l’agenda delle visite ai carceri italiani.

Deputati, senatori e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici assieme ai garanti per i diritti delle persone private della libertà si uniscono alla “comunità penitenziaria” per una ricognizione approfondita della difficilissima situazione delle carceri italiane;per conoscere meglio e direttamente come vivono la realtà quotidiana direttori, agenti, medici, psicologi, educatori e detenuti
per essere così capaci di interpretare i bisogni e di proporre le soluzioni legislative e organizzative adeguate, sia immediate che a medio e lungo termine;

ciò affinché gli istituti penitenziari possano essere non solo luogo di espiazione della pena ma realizzare a pieno i valori sanciti dall’art. 27 della Costituzione Italiana secondo il quale le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato;

mentre, per quel che riguarda tutti i lavoratori che prestano la loro attività ad ogni livello negli istituti carcerari, devono essere garantite condizioni di lavoro moralmente, socialmente ed economicamente adeguate ai profili professionali ricoperti, che diano il giusto riconoscimento ai compiti di esemplare responsabilità espletati e che consentano di dare completa attuazione ai risultati delle rivendicazioni e delle conquiste, purtroppo oggi ancora in larga parte disattese.

Non è un caso che lo stesso Ministro della Giustizia on. Angelino Alfano ha definito la situazione delle carceri italiane “fuori della Costituzione”.

Per far ciò, Venerdì 14, sabato 15 e domenica 16 Agosto deputati, senatori e consiglieri regionali di tutti gli schieramenti politici assieme ai garanti per i diritti delle persone private della libertà visiteranno tutti i 205 Istituti Penitenziari italiani

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Il carcere diventa verde grazie all’energia solare

Franco Corleone on lug 16th 2009 03:25 pm

Articolo a cura  di Paolo Fantauzzi pubblicato da Terra, 7 luglio 2009.

Il carcere diventa verde grazie all’energia solare

Pronti i pannelli che forniranno l’acqua calda nella casa di reclusione di Rebibbia. Il ministero della Giustizia premiato per i progetti per le rinnovabili in 40 istituti. Il Programma di solarizzazione degli istituti penitenziari nasce nel 2001 da un’idea dell’allora ministro dell’Ambiente Edo Ronchi e del sottosegretario alla Giustizia Franco Corleone.

Pronti i pannelli che forniranno l’acqua calda nella casa di reclusione di Rebibbia. Il ministero della Giustizia premiato per i progetti per le rinnovabili in 40 istituti. Il Programma di solarizzazione degli istituti penitenziari nasce nel 2001 da un’idea dell’allora ministroll tassello più recente del mosaico è rappresentato dalla casa di reclusione di Rebibbia.
È qui, in uno spicchio di terrazzo che dà sui monti Tiburtini, che da qualche giorno sono attivi i pannelli solari termici che forniranno l’acqua calda ad almeno un paio di padiglioni del penitenziario.
Ma quello del complesso romano non è un caso unico né isolato, perché sul fronte delle fonti rinnovabili il Dipartimento di amministrazione penitenziaria (Dap) che gestisce le oltre 200 carceri d’Italia ha raggiunto ormai livelli d’avanguardia da Nord a Sud. A sancire questa “supremazia” a marzo è arrivato perfino il premio “Green public procurement 2009”, assegnato alle amministrazioni più impegnate nelle politiche di risparmio energetico. «Per aver saputo coniugare in modo e cace innovazione tecnica, promozione delle fonti rinnovabili, risparmio energetico e formazione dei detenuti in un progetto di elevata innovazione ambientale e grande valore sociale», come recita la motivazione ufficiale.
Un approccio ecosostenibile che non è dettato solo da una particolare sensibilità ma da una questione squisitamente economica sempre più stringente: la “bolletta”  che il ministero di Giustizia paga ogni anno per le utenze dei penitenziari, che oscilla fra 60 e 70 milioni di euro. Con l’introduzione e la progressiva entrata a regime dei piani di sviluppo studiati a partire dal 2001, in applicazione delle misure previste dal Protocollo di Kyoto, l’obiettivo è di abbattere i costi del 50%. E per riuscirci il ministero della Giustizia ha anche istituito un apposito gruppo di studio per l’utilizzazione delle energie alternative.
Tre le direttrici principali che il Dap ha elaborato, differenti a seconda del contesto geografico di applicazione: pannelli solari termici, fotovoltaici e impianti di cogenerazione. Accanto
a essi c’è poi il progetto di puntare sulla coltivazione di biomasse e sull’eolico, anche se proprio quest’ultima linea di intervento finora ha trovato maggiore difficoltà. Parallelamente, sono state messe a punto linee guida che prevedono che ogni intervento di ristrutturazione miri al risparmio energetico: risalto all’utilizzo di vetro e acciaio, coperture e pavimenti pensati per evitare dispersioni di calore, impiego di materiali isolanti, lampade a basso consumo, caldaie ad alta e cienza termica, tinte a basso impatto ambientale per i muraglioni interni, valvole termostatiche per regolare la temperatura. Pur con le rispettive differenze di fase realizzativa, al momento sono più di 40 gli istituti coinvolti in almeno uno dei programmi del Dap.
Per ovviare alle esigue risorse statali, la formula economica è quasi sempre quella del  finanziamento tramite terzi, che impegna l’appaltatore a farsi carico delle spese la realizzazione degli interventi e delle forniture previste dal capitolato in cambio del pagamento di un canone fisso per un periodo limitato di tempo.

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Il buco nero

Franco Corleone on lug 2nd 2009 08:41 am

Editoriale pubblicato su Terra il 2 luglio 2009.

Ieri  è stato presentato sia il Rapporto annuale di Antigone sullo stato delle carceri che la Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze da parte dell’ineffabile Carlo Giovanardi. Una coincidenza che aiuta a capire un fenomeno drammatico e le cause.
Parliamo di quel buco nero che è la galera oggi. Galere ridotte in condizioni bestiali e che diventano ogni giorno di più insopportabili per l’ammassamento di corpi eufemisticamente chiamato sovraffollamento. La fantasia della burocrazia penitenziaria ha anche inventato il termine di capienza tollerabile, forse tale solo per i detenuti che ancora  mostrano una capacità di sopportazione infinita, ma non certo per chi abbia una coscienza non imbarbarita.
Purtroppo l’opinione pubblica di questo paese profondamente incattivito, non si scandalizza, convinta di essere immune dal rischio e che la detenzione riguardi lo straniero, il nemico, il drogato. Il cittadino “onesto, bianco, perbene” accetta ormai che le regole di convivenza civile, i principi di tolleranza, la presunzione di innocenza, insomma le basi dello stato di diritto siano calpestate sull’altare della sicurezza.
Che le carceri siano piene di tossicodipendenti, di immigrati e di poveri non turba il senso comune di soggetti corrosi dall’egoismo più bieco. Giovanardi afferma impunemente che “la droga è come la spazzatura: va rimossa “. Per ora va ancora bene perchè le vittime  finiscono in carcere e non nell’inceneritore, ma domani chissà!
Se non si fa nulla, andremo incontro a un’estate calda. Non scoppieranno rivolte programmate con richieste precise di riforme come accadeva tanti anni fa, ma potranno esplodere sommosse incontrollate i cui bagliori illumineranno le nostre città.
Il ministro della giustizia e il Dipartimento dell’Ammnistrazione Penitenziaria stanno dando la dimostrazione di essere incapaci ma capaci di tutto.
Si stanno baloccando con un piano carcere per incrementare l’edilizia carceraria mentre la casa brucia. L’unica cosa che prevedono per l’estate è di rinchiudere nelle celle i detenuti per 22 ore al giorno come le bestie feroci nelle gabbie degli zoo: pronti al bagno di sangue in caso di ribellione secondo gli esempi di Sassari e Bolzaneto.
E’ ora che le forze democratiche lancino l’allarme e avanzino una proposta di riforma radicale della giustizia con l’obiettivo di un nuovo Codice Penale subito, della abrogazione delle leggi criminogene, in primo luogo quella sulla droga e comunque l’uscita dal carcere dei tossicodipendenti. Una campagna per il diritto e per i diritti è davvero urgente.

Franco Corleone

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Appello per una discussione seria sugli anni 70

Franco Corleone on mar 20th 2009 09:14 am

Dopo le polemiche contro il film “La Prima linea”, che fanno seguito a tanti altri e sempre più frequenti episodi di attacchi mediatici tesi a imporre il silenzio e l’invisibilità nei confronti di ex condannati per fatti di lotta armata, pubblichiamo un appello, che tra i primi firmatari vede il sottoscritto, padre Camillo De Piaz e Patrizio Gonnella.
Ci pare preoccupante che il tono – spesso troppo alto e violento − e i contenuti della discussione attorno agli anni 70 abbiano visto in questi anni un decadimento, oltre che un accanimento. La riflessione sulla lacerazione armata, sulle leggi d’emergenza, sullo Stato di diritto e sulla qualità della democrazia di venti anni fa era arrivata a un grado di maturità e profondità assai maggiore dell’attuale.
Allora forse, questo ennesimo caso, può diventare occasione non solo per dire basta, ma anche per costruire luoghi e prossime occasioni di un confronto e di una riflessione alta e rivolta in avanti. Ad esempio, immaginando e organizzando un grande convegno da tenersi nei prossimi mesi.

APPELLO. BASTA CON L’ACCANIMENTO. PER UNA DISCUSSIONE SERIA SUGLI ANNI 70

Raramente si è visto il caso di un film sottoposto a censura prima e durante la lavorazione. E, ovviamente, non si sa dopo. Sta capitando al film “La prima Linea”, tratto dal libro di Sergio Segio “Miccia corta”. Noi abbiamo letto quel libro: non è un racconto agiografico, è la ricostruzione sofferta di una storia politica, umana, d’amore, di morte. Drammaticamente autobiografica, fortemente autocritica. Da questo bel libro sta per essere tratto un film: il cinema racconta storie di persone o di gruppi, non la Storia, anche se può contribuire a rendere uno spaccato di momenti storici. Sono stati girati film su aspetti drammatici del passato lontano e recente del nostro Paese; sono stati girati film tratti dalle memorie autobiografiche di persone colpevoli di delitti, comuni o politici; sono stati girati film tratti da libri scritti da persone che hanno partecipato alle organizzazioni terroristiche degli anni Settanta.
Perché questo è il cinema, questa è l’arte, questo è il racconto di storie.
Mai nessuno, in precedenza, in Italia e all’estero (perlomeno in regime democratico), ha sottoposto a censura un film per il libro da cui è liberamente tratto, anche se molti criticano dei film, o dei libri, come dice la canzone di Rino Gaetano, senza prima vederli o leggerli.
L’ultimo censore preventivo, al momento, di “La prima linea” è il dottor Spataro, procuratore della Repubblica a Milano, che in un’intervista lanciata in prima pagina dal “Corriere della Sera” ha duramente criticato Segio e il finanziamento pubblico a un film tratto da un libro di “un terrorista non pentito”.
Noi non siamo d’accordo. In primo luogo perché il finanziamento a un film è valutato in base alle sue qualità artistiche, non alla personalità dell’autore da cui è liberamente tratto. In secondo luogo perché conferma la visione unilaterale, continuata nel tempo da parte del dottor Spataro, secondo cui le uniche persone che possono avere diritto di parola sono i collaboratori di giustizia, in quanto avrebbero permesso la sconfitta per via giudiziaria del terrorismo. Ma il terrorismo, a nostro giudizio, è stato sconfitto solo parzialmente dalla via giudiziaria, mentre è stato delegittimato alle radici da chi ha rivisitato criticamente, e in maniera collettiva, il proprio passato.
È significativo quanto scrisse al riguardo padre Davide Turoldo tanti anni fa, quando la memoria e le ferite erano più fresche e tuttavia la riflessione più seria e profonda: «Cosa dire di uno stato che fonda la sua sicurezza sulla delazione e non tiene in adeguato conto la dissociazione, che invece significa precisamente nuova coscienza e collaborazione a “capire”? Infatti, il pentito non dice perché lo ha fatto, dice solo chi c’era; invece il dissociato non dice chi c’era ma dice perché lo ha fatto. E questo è ancor più importante per uno stato che si rispetti. Naturalmente se vuol “capire” e trarne profitto, e magari cambiare» (“il manifesto”, 28 gennaio 1985).
Le possibili uscite dalle dinamiche della lotta armata sono state sostanzialmente tre: la prima è stata quella della collaborazione piena con i magistrati, definita normalmente come il fattore pentiti; la seconda è stata un movimento di rivisitazione critica comune del proprio passato, meglio conosciuta come dissociazione; la terza è stata una fuoriuscita attraverso l’utilizzazione personale degli strumenti messi a disposizione dalla legge Gozzini, meglio conosciuta come area del silenzio.
La prima e la terza hanno avuto connotazioni prettamente individuali; la seconda ha conosciuto invece un percorso collettivo.
Il movimento della dissociazione, di cui Segio è stato tra i principali esponenti, ha avuto quindi delle connotazioni collettive, quindi politiche. Non è stato solo un momento comune di revisione critica del passato, ha rappresentato anche un passaggio significativo per la riforma del carcere. La legge Gozzini, che ha aperto concretamente le porte delle prigioni alla possibilità riabilitativa, quindi di cambiamento reale, dei detenuti, è stata costruita con il contributo delle aree omogenee e delle sezioni penali delle carceri metropolitane.
La connotazione stessa del movimento della dissociazione ha portato molti dei suoi esponenti, prima dentro e poi fuori dal carcere, a svolgere lavori socialmente utili. Per impegno personale e a dimostrazione che il cambiamento è possibile. Come appunto hanno fatto anche Segio e Ronconi presso il Gruppo Abele di don Luigi Ciotti e in altre realtà del volontariato e dell’impegno sociale. Questa cosa, che in altri Stati a civiltà giuridica consolidata è stata apprezzata al punto che gli ex esponenti di movimenti armati hanno potuto inserirsi nella vita lavorativa, nelle attività sociali e anche in quelle politiche, in Italia si è trasformata in una colpa.
Gli ex terroristi non possono essere ex: sono e rimangono tali; non possono lavorare, soprattutto se lavorano bene, perché questa cosa a qualcuno può non piacere; soprattutto, non possono parlare: se a loro, anche una volta scontata la pena, si chiede qualcosa, devono solo stare zitti.
Noi non siamo d’accordo sull’ergastolo alla parola né sull’epurazione sociale e lavorativa. Che riguardi ex militanti della sinistra o della destra o ex detenuti per reati comuni. Ci pare contro la Costituzione ma pure contro il buon senso. E neanche siamo d’accordo sul linciaggio mediatico, come quello cui è stato di nuovo sottoposto Segio in questi giorni.
Non lo siamo perché sono persone che possono avere delle cose interessanti da dire sul presente, in relazione alle attività che svolgono; e non lo siamo perché sono persone che possono dare un contributo significativo nella ricostruzione delle loro scelte sbagliate negli anni Settanta. Ma non lo siamo soprattutto perché in Italia il diritto di parola finora non è mai stato negato a nessuno; e negarlo a loro significa arrecare un danno allo Stato di diritto.
Per questo non condividiamo le censure a priori e a posteriori; e non siamo d’accordo con chi, come il dottor Spataro, vorrebbe subordinare la libertà di parola alla collaborazione di giustizia. Ci pare poi paradossale che gli attacchi si rivolgano sempre contro Segio, dopo che questi ha scontato sino in fondo decenni di carcere, a differenza di coimputati per gli stessi fatti che, a parità di responsabilità ma grazie al “pentimento”, sono rimasti sostanzialmente impuniti, ed è stato comunque l’ultimo della sua organizzazione a uscire dal carcere.
Ridurre queste persone al silenzio e alla morte civile sarebbe un ritorno al diritto della Santa Inquisizione, non l’esercizio del diritto in uno Stato laico moderno. Sarebbe un modo preoccupante di soffocare ogni tensione alla riconciliazione in favore di una logica sterilmente vendicativa.

Per aderire, inviare una mail a: appelli@societadellaragione.it.

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I fiori per Eluana

Franco Corleone on feb 21st 2009 12:48 pm

20 febbraio 2009

I miei amici Grazia e Franco, che hanno casa a Paluzza, e hanno visitato il cimitero, hanno visto, fra i tanti, i fiori mandati dai “Detenuti dell’Alta Sicurezza del carcere di Sulmona”.

di Adriano Sofri

Adriano Sofri sul Folgio del 20 febbraio.

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La pena dell’ergastolo nella Costituzione e nel pensiero di Aldo Moro

Franco Corleone on gen 14th 2009 08:06 pm

Ecco il programma dell’iniziativa “La pena dell’ergastolo nella Costituzione e nel pensiero di Aldo Moro”, che si terrà a Roma giovedì 22 gennaio (ore 15-19) presso l’ex Hotel Bologna in via Santa Chiara 4. Organizzano La società della ragione e Antigone.

Chi è interessato a partecipare è pregato di comunicarlo entro il 20 gennaio a: info@societadellaragione.it
Giacca obbligatoria per gli uomini.

Vi segnaliamo che all’iniziativa sono riconosciuti 5 crediti formativi dall’Ordine degli avvocati di Roma.

Scarica l’invito.

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I Radicali incontrano i Garanti dei diritti dei detenuti

Franco Corleone on gen 6th 2009 10:38 am

Giovedì 8 gennaio 2009
dalle 10.00 alle 15.00
c/o sede del Partito Radicale
Via di Torre Argentina 76, ROMA – 3° piano

INCONTRO CON I GARANTI DEI DIRITTI DEI DETENUTI

* per esaminare e valutare le proposte  presentate  e  da presentare  sull’istituzione  del Garante  Nazionale
* per  fare  il punto  della  situazione  della sempre  più  allarmante e disumana  condizione  delle  carceri  italiane.

con
Samuele Animali, Ombudsman Marche
Donato Giordano, Garante Lombardia
Angiolo Marroni, Garante Lazio
Giorgio Bertazzini, Garante Provincia di Milano
Federica Berti, Garante Comune Ferrara
Desi Bruno, Garante Comune Bologna
Franco Corleone, Garante Comune Firenze,
Livio Ferrari, Garante Comune Rovigo
Giuseppe Tuccio, Garante Comune Reggio Calabria
Massimiliano Iervolino, delegato ai Diritti Umani Provincia di Roma

e con
Rita Bernardini (deputata Radicali/PD, Commissione Giustizia), Maurizio Turco (deputato Radicali/PD, Commissione Affari Costituzionali, Antonella Casu (Segretaria Radicali Italiani), Gianfranco Spadaccia (già Garante detenuti Roma), Giuseppe Rossodivita (Presidente Comitato Piero Calamandrei), Sergio D’Elia (Segretario di Nessuno Tocchi Caino), Elisabetta Zamparutti (deputata Radicali/PD, Teosriera di Nessuno Tocchi Caino), Patrizio Gonnella (Presidente di Antigone), Mauro Palma (President European Committee for the Prevention of Torture), Roberto D’Errico (Osservatorio Carcere Unione Camere Penali), Mario Patrono (Ordinario di Diritto Pubblico Università La Sapienza), Irene Testa (Presidente Detenuto Ignoto), Sergio Segio (Direttore dell’Associazione SocietàINformazione e membro della giunta della Conferenza nazionale Volontariato Giustizia), Raffaella Durano (ex dirigente DAP), Jolanda Casigliani (Segretaria Associane Radicale Satyagraha), Claudia Sterzi (Segretaria Associazione Radicale Antiproibizionista), Simona C. Farcas (Presidente Associazione IRFI onlus – Italia Romania Futuro Insieme), Giovanni Falcone (padre di Angelo, ragazzo detenuto in India)

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Sinistra senza Sinistra. Il Garantismo.

Franco Corleone on dic 10th 2008 01:19 pm

È davvero finita la sinistra nel nostro Paese? Le ultime elezioni hanno consegnato alla destra non solo la responsabilità di governare, ma anche la gestione di un ciclo politico di lunga durata e senza oppositori? Anche nel diffuso clima di sfiducia, non tutti la pensano così. Anzi: c’è chi ritiene che sia ancora possibile ridefinire idee, analisi, esperienze e sentimenti capaci di tracciare una nuova carta politica per una sinistra moderna. È l’obiettivo di questo libro, o almeno è l’obiettivo a cui questo libro vuole portare un contributo significativo. Un libro reattivo, nervoso e non paludato, provocatorio. Un libro di interventi veloci e diretti, del tutto estraneo alle logiche di partito. Senza pretese di completezza, ma capace di segnare una differenza rispetto alle posizioni oggi dominanti. Un progetto collettivo al quale hanno aderito con entusiasmo voci di diversa provenienza e tra le più autorevoli: quelle di studiosi e opinionisti, operatori sociali ed esponenti dei movimenti, impegnati tutti i giorni nel tentativo di ridare senso a un’azione politica e civile. Gli Autori: Antonio Cassese, Guido Rossi, Aldo Bonomi, Tito Boeri, Luciano Canfora, Ilvo Diamanti, Salvatore Veca, Marco d’Eramo, Alessandro Dal Lago, Alessandro Colombo, Marco Revelli, Judith Revel, Danilo Zolo, Stefano Rodotà, Gad Lerner, Vicki Vendola, Carlo Augusto Viano, Silvia Ballestra, Salvatore Natoli, Gianfranco Bettin, Carlo Freccero, Massimo Mucchetti, Luciano Gallino, Luigi Manconi, Guido Martinotti, Giovanni de Mauro, Gianfranco Pasquino, Sergio Bevilacqua, David Bidussa, Roberto Biorcio, Loris Caruso, Adolfo Ceretti, Daniele Checchi, don Virginio Colmegna, Franco Corleone, Fiorello Cortiana, Donatella della Porta, Juan Carlos de Martin, Anna Elisabetta Galeotti, E. “Gomma” Guarneri, Marc Lazar, Christian Marazzi, Giulio Marcon, Telmo Pievani, Marco Rovelli, Chiara Saraceno, Raf Valvola Scelsi, Matteo Schianchi, Nadia Urbinati, Chiara Valentini, Giuseppe A. Veltri, Guido Viale.

On line sul mio sito il testo del mio saggio sul Garantismo.

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