proprio mentre imperversa il più feroce razionamento di risorse per la ricerca, si preferisce impegnarle in studi destinati a fornire risultati che in gergo scientifico si definiscono “futili” – in quanto di rilevanza scarsa o nulla, anche se formalmente affidabili – piuttosto che in studi come quelli dei quali si sente più fortemente la mancanza in un campo come quello delle tossicodipendenze: sugli stili di consumo, sui rapporti tra consumi a rischio e non a rischio, sulle credenze vere e meno vere dei consumatori, sui continui cambiamenti dei setting, ecc. Quegli studi, appunto, che rischierebbero di essere di intralcio al proibizionismo talebano oggi dominante.
Giorgio Bignami commenta così la ricerca dell’Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR sulle concentrazioni di sostanze psicotrope nell’aria di molte città italiane.