Archive for the 'politica sulle sostanze' Category

La fine della war on drugs?

Franco Corleone on giu 3rd 2011 03:48 pm

Una commissione ad altissimo livello, costituita fra gli altri da personaggi come l’ex segretario delle NU Kofi Annan, gli scrittori Mario Vargas Llosa e Carlos Fuentes, l’ex alto commissario delle NU per i diritti umani Louise Arbour e il musicista Sting, valuta il disastro delle politiche proibizioniste e propone all’ONU di aprire la strada alla legalizzazione. Giovanardi, evidentemente ancora in clima post elettorale, si difende più o meno come Verdini dopo la batosta delle amministrative: “non è vero, il probizionismo ha funzionato, oggi si consuma molta meno droga che nel 1901″. Ma nonostante tutto è evidente che la fallimentare politica repressiva non puo’ andare avanti. E servono soluzioni a breve. Anche per questo vi consigliamo nuovamente la lettura di “Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe” edito da Ediesse. Ordinatelo on line dal sito dell’editore. IN REGALO per chi si iscrive a Forum Droghe!

Le reazioni (dal Notiziario Droghe Aduc)

Scarica il Rapporto (in formato pdf, lingua inglese)

Proibizionismo: una politica fallimentare. Leggi l’articolo di Giorgio Bignami per Terra del 3 giugno 2011.

Vai alla presentazione del volume “Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe” edito da Ediesse. Ordinalo on line dal sito dell’editore. IN REGALO per chi si iscrive a Forum Droghe!

(via fuoriluogo.it)

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Droghe e tossicodipendenza. Il proibizionismo alla prova dei fatti

Franco Corleone on mag 30th 2011 11:46 am

Magistratura Democratica|Forum Droghe|Gruppo Abele|NarcoMafie
con il patrocinio della Provincia di Roma

Droghe e tossicodipendenza
Il proibizionismo alla prova dei fatti

Roma, 10-11 giugno 2011
Sala della Pace “Giorgio La Pira” – Palazzo della Provincia – Via IV Novembre, 119/A – Roma

Programma

VENERDÌ 10 GIUGNO 2011

ore 9.00: Saluto e introduzione ai lavori
Cecilia D’Elia, Vicepresidente della Provincia di Roma
Luigi Marini, presidente di Magistratura democratica.

prima sessione
Le droghe nel mondo

ore 9.30: Le convenzioni internazionali e le politiche globali.
Grazia Zuffa, Fuoriluogo
Alessandro Donati, consulente WADA (agenzia sulle sostanze dopanti)

ore 10.10: Produzione e traffico in America Latina ed Europa. Le false piste del crimine organizzato.
Giovanni Melillo, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Napoli.
Mónica Cuñarro, Fiscal e professora all’università de Buenos Aires.

ore 10.50: Indirizzi alternativi alla war on drugs: il caso della Commissione latino americana su Droghe e Democrazia.
Amira Armenta, Transnational Institute di Amsterdam.

Ore 11.20: La questione delle droghe illecite: strategie di contrasto della povertà in Brasile.
Rubens Roberto Casara, magistrato – Brasile

ore 12.30: Dibattito

seconda sessione
La risposta tradizionale alle dipendenze: repressione penale, carcere. Esperienze a confronto

ore 15.00: – La legislazione in materia di stupefacenti, l’abuso della risposta giudiziaria e gli effetti sul carcere.
Giuseppe Cascini, magistratura democratica.
Martin Vazquez Acuna, giudice del Tribunale Orale penale Nº1 della città Autonoma Nº 1.

ore 15.45: – La pena per i tossicodipendenti nell’esperienza italiana e latino-americana. L’impatto delle politiche di controllo della “narcocriminalità” nei confronti delle donne. Tensioni con il diritto antidiscriminatorio.

Graciela Julia Angriman, Juzgado en lo Correccional No. 5 Departamento Judicial de Moron, Provincia de Buenos Aires. Argentina.
Emilio Santoro, sociologo del diritto, Università di Firenze

ore 16.30: – Le misure alternative per i tossicodipendenti nell’esperienza italiana.
Claudio Sarzotti, Antigone

ore 17.15: – Il caso Italia a cinque anni dalla nuova legge.
Carlo Renoldi, magistratura democratica.

ore 17.30: dibattito

SABATO 11 GIUGNO 2011

terza sessione
Appunti per una risposta alternativa al panpenalismo.

ore 9.00:- Politiche penali, politiche sanitarie, controllo sociale. Le politiche nei confronti dei consumatori: sicurezza vs prevenzione.
Riccardo De Facci, responsabile del settore dipendenze del Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza.
Mónica Cuñarro, Fiscal e professora all’università de Buenos Aires.

ore 9.45: – Le nuove frontiere di riduzione del danno in carcere e la tutela della salute dei consumatori detenuti.
Alessandra Cerioli, presidente della Lila
Martin Vazquez Acuna, giudice del Tribunale Orale penale Nº1 della città Autonoma Nº 1.

ore 10.30: – Città, politiche delle droghe e politiche securitarie.
Grazia Zuffa, Fuoriluogo

ore 11.15: – Presentazione del documento finale dei lavori.
coordina:
Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna.

Ne discutono
Franco Corleone, Forum droghe.
Leopoldo Grosso, Gruppo Abele
Stefano Anastasia, Antigone
Rubens Roberto Casara, magistrato – Brasile
Martin Vazquez Acuna, giudice del tribunal oral – Argentina.

ore 12.15: -Conclusioni
Piergiorgio Morosini, Segretario generale di magistratura democratica.

Aderiscono all’iniziativa:
Antigone; CNCA (Coordinamento nazionale comunità di accoglienza); Il coordinamento dei Garanti dei diritti dei detenuti; La Società della Ragione; Fondazione Michelucci

Note organizzative:
La sera del 10 giugno: elaborazione e discussione di un documento tra i magistrati
Con la collaborazione di Apdes; Fondazione Basso; Provincia di Roma

per informazioni:
Tiziana Coccoluto – tiziana.coccoluto@giustizia.it (tel 3474929619)
Carlo Renoldi – carlo.renoldi@giustizia.it (tel. 3804699075)

(via fuoriluogo.it)

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Dopo la guerra alla droga

Franco Corleone on apr 18th 2011 10:43 am

Transform Drug Policy Foundation
Dopo la guerra alla droga
Un piano per la regolamentazione legale delle droghe

Presentazione di Sandro Del Fattore e Giuseppe Bortone
Prefazione di Franco Corleone e Grazia Zuffa

Ediesse
Pubblicato nell’Aprile 2011
Pagine: 208
Prezzo 12 Euro
ISBN: 88-230-1520-3

Acquista sul sito dell’editore

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Verso un cambio di paradigma. Nel mondo, forse anche in Italia
in esclusiva per Fuoriluogo.it la prefazione di Franco Corleone e Grazia Zuffa al volume “Dopo la Guerra alla Droga -Un piano per la regolamentazione legale delle droghe” edito da Ediesse.

Presentazione

Quale può essere in concreto un percorso per superare l’ultracentenario regime mondiale di proibizione delle droghe definito dalle Convenzioni delle Nazioni Unite?
Quali sono le opzioni possibili per la regolamentazione legale della produzione, dell’offerta e del consumo di tutte le droghe, illegali e legali? Attraverso quali tappe si deve procedere? Come distinguere fra le varie sostanze?
Il volume di Transform, la fondazione britannica impegnata da anni sul terreno della riforma della politica sulle droghe, ha l’ambizione di rispondere a questi quesiti, offrendo per la prima volta una impalcatura normativa per tutte le sostanze psicoattive ad uso non medico. Con pragmatismo tipicamente anglosassone, gli autori scelgono i mattoni e presentano i plastici di costruzione del nuovo edificio legale che potrebbe sorgere dall’auspicabile «cambio di paradigma». Una riforma ormai inevitabile perché sono molti i segni di crisi della «guerra alla droga»: nonostante l’insistente retorica, imponenti evidenze ne documentano ormai la bancarotta politica, scientifica, etica. Non si tratta di uno scritto di mera testimonianza e neppure, come gli autori amano ribadire, di un testo «radicale ». Al contrario, l’estremismo ideologico è appannaggio dei proibizionisti.
Forum Droghe con la condivisione della CGIL ha ritenuto utile presentare ai lettori italiani questa guida pratica ad una nuova politica delle droghe, radicata in «scienza e coscienza». La legalizzazione è un orizzonte possibile, a patto di discuterne con documentazione, discernimento e senza pregiudizi. Questo libro è un contributo in tal senso.

Transform Drug Policy Foundation ha sede a Bristol, nel Regno Unito, ed è diretta da Steve Rolles.

(via il blog di fuoriluogo.it)

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Droghe e politica, l’erba dell’Uruguay è più verde

Franco Corleone on apr 14th 2011 04:39 pm

Franco Corleone scrive sulla proposta di legalizzazione della coltivazione della canapa nel paese sudamericano per la rubrica di Fuoriluogo sul Manifesto del 13 aprile 2011. Vai allo speciale sulla politica delle droghe in Sud America su fuoriluogo.it.

Dall’Uruguay giunge la notizia della presentazione in Parlamento di una proposta di legge per la legalizzazione della coltivazione per uso personale della canapa.
L’Uruguay è un paese che ha abbandonato la war on drugs e recentemente ha avuto una svolta politica progressista. La legge non criminalizza l’uso personale di droghe e il governo dà la priorità al perseguimento dei grandi spacciatori invece di concentrare risorse ed energie contro i pesci piccoli. Nell’ultimo decennio, si è mostrata una certa larghezza di vedute soprattutto verso la marijuana: la norma non punisce il possesso di un cosiddetto “ragionevole quantitativo” per consumo personale, la cui legittimità è affidata alla discrezionalità del giudice. Dal 2007, diversi gruppi di attivisti pro-canapa hanno aperto un confronto con le autorità per chiedere la legalizzazione della auto coltivazione.
La vicenda è però esplosa nello scorso gennaio quando una giudice, Adriana Aziz, ha imprigionato Alicia Castilla, nota militante, autrice di due volumi sulla cultura della canapa e che pubblica ogni anno un Almanacco sulla coltivazione biodinamica della marijuana.
E’ così scoppiata la contraddizione di una legge che contemporaneamente vieta la coltivazione e ammette il possesso di una “ragionevole” quantità di sostanza per il consumo privato.
Il 24 febbraio si è svolta una manifestazione davanti alla Suprema Corte per la liberazione di Castilla e di altri 350 persone condannate per il possesso di piccole quantità di marijuana. Il portavoce della Suprema Corte Raul Oxandabarat in una conferenza stampa ha ammesso l’esistenza di un vuoto legislativo e lo Zar antidroga Milton Romani ha riconosciuto che “non è prudente incarcerare una donna che chiaramente non costituisce alcun pericolo per la salute pubblica”. Immediatamente la politica ha battuto un colpo: il deputato Sebastian Sabini del Movimento di partecipazione popolare (MPP), ha presentato una proposta di legge per la legalizzazione  della canapa,  stabilendo la liceità del possesso fino a 25 grammi e della coltivazione domestica fino ad otto piante femmine. Sabini è un esponente del maggior partito della coalizione di governo e ha trovato l’accordo con Nicolas Nunez, leader del Partito Socialista. Anche parlamentari dell’opposizione hanno predisposto un testo di riforma ma lasciando al giudice la valutazione sulla destinazione della sostanza detenuta, se per uso o per spaccio.
Sono interessanti le analogie con la situazione giuridica italiana, in ambedue i paesi le norme ricalcano i trattati Onu: l’articolo principale (il 73 della legge italiana, il 3 di quella uruguayana) criminalizza indiscriminatamente tutte le condotte, dal traffico, alla coltivazione, al possesso. Le norme che in Uruguay depenalizzano il possesso di “ragionevoli quantità” (in Italia infliggono solo punizioni meno drastiche) si presentano come una sorta di “eccezione” alla norma generale e rimane la questione se la coltivazione ad uso personale debba essere equiparata alla detenzione. In Italia, una recente sentenza del tribunale di Milano stabilisce l’equiparazione, nonostante altre sentenze della Cassazione di segno ( ne ho scritto sul manifesto, 11/2/ 2010).
Quanto alla politica, il capo del Dipartimento antidroga italiano, Giovanni Serpelloni si diletta a commissionare studi sui pretesi danni dell’uso di cannabis, mentre nel mondo si ragiona su come eliminare i danni certi prodotti dall’incarcerazione per una sostanza a minor rischio come la marijuana. Carlo Giovanardi (cui si deve l’approvazione della legge che ha equiparato tutte le droghe e che ha contribuito a riempire le galere di tossicodipendenti e di presunti spacciatori) sostiene che in Italia il consumo non è penalizzato, ma sanzionato solo in via amministrativa. Non è così, perché la detenzione di una quantità superiore a quello stabilita dal governo (tramite semplice decreto del ministro della sanità) apre le porte delle prigioni (da sei a venti anni di carcere, da uno a sei solo in caso il giudice riconosca la “lieve entità” del reato).
Qualche anno fa, Ethan Nadelmann, direttore della Drug Policy Alliance, intitolava un saggio sulla politica globale delle droghe “L’Europa ha qualcosa da insegnare all’America”. Dopo l’autorevole appello dei tre ex presidenti sudamericani Cardoso, Gaviria, Zedillo a superare la “guerra alla droga”, dopo la richiesta di Evo Morales di emendare i trattati Onu per legalizzare la foglia di coca, possiamo dire: l’Europa ha qualcosa da imparare dall’America Latina.

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Cibo è droga. Blitz dei NAS in tutta Italia: oltre 3000 perquisizioni, 1500 arresti, migliaia di latitanti

Franco Corleone on dic 23rd 2010 10:07 am

Dal blog di fuoriluogo.it:

Un gruppo di sfogline latitanti rifugiatesi in un convento dell'appennino

Ha avuto immediato effetto l’allarme lanciato nei giorni scorsi dalla Società Italiana di Neurologia, che con il suo Presidente, prof. Antonio Federico, aveva avvertito l’opinione pubblica sui pericolosissimi effetti del cibo sul cervello:

“a seguito dell’ingestione di cibo aumenta il rilascio di dopamina a livello cerebrale, simile all’aumento dovuto all’uso di cocaina; negli obesi, così come nei tossicodipendenti, è stata dimostrata una ridotta sensibilità alla dopamina e al suo effetto appagante; alcuni cibi, quali lo zucchero, determinano anche un rilascio di oppioidi oltre che di dopamina, che ne potenzia l’effetto di gratificazione”.

Un allarme che il Dipartimento Antidroga e il Governo non potevano ignorare, anche perchè suffragato da studi approfonditi, come aveva sottilineato lo stesso Federico:

“Numerosi studi dimostrano che il cibo è un potenziale oggetto di dipendenza psicofisica, in particolare i cibi salati o i cibi a elevato contenuto di zuccheri semplici, di grassi, o ancora, di combinazioni tra questi. E sono state dimostrate forme di dipendenza da zucchero molto simili, nell’espressione, ai casi di dipendenza da sostanze stupefacenti”,

Così il consiglio dei Ministri si è riunito d’urgenza nel tardo pomeriggio di ieri, su richiesta del sottosegretario alla proibizione Carlo Giovanardi, ed ha immediatamente approvato all’unanimità un decreto legge che aggiorna le attuali tabelle delle sostanze stupefacenti proibite con tutti i cibi ritenuti potenzialmente pericolosi: entrano quindi a farne parte zampone, cotechino e salsiccia, ma anche dolci come il panettone, il pandoro o la zuppa inglese. Banditi anche i precursori come cioccolato, zucchero a velo e macinato di suino. Per Giovanardi è un successo della capacità di iniziativa del Governo del fare, che con la sobrietà che gli è propria ha così anche impedito lo spreco di cibo annunciato per le prossime festività natalizie.

Soddisfatto dell’intervento governativo anche Giovanni Serpelloni, il direttore del Dipartimento antidroga, che ha diffuso in conferenza stampa le foto del cervello di un pensionato di Bologna dopo l’ultimo pasto a base di tortellini in brodo, cotechino e crema fritta:

Grazie alle moderne tecniche di neuroimmagine, attraverso apparecchi di risonanza magnetica ad alto campo – ha spiegato Serpelloni – e’ stato infatti possibile descrivere come l’uso di cibo sia associato anche ad un’anomala organizzazione funzionale del cervello. Un gruppo di pensionati bolognesi e’ stato quindi sottoposto a risonanza magnetica funzionale (fMRI) nel corso della quale sono stati indotti desiderio o rifiuto di tortellini, mortadella e cotechino, attraverso determinate immagini. E’ stato cosi’ possibile mostrare come la tossicodipendenza abbia una spiegazione neuro-anatomica di alterato funzionamento cerebrale, indotto da una modifica nella connettivita’ funzionale che mantiene la dipendenza dal cibo/sostanza.

Da oggi sono quindi vietati pranzi e cenoni a base di pasta ripiena, insaccati, dolci elaborati. Ed è già in corso nella notte un blitz dei Nas in tutta italia: al momento sono state effettuate 3000 perquisizioni in ristoranti, negozi di pasta fresca e salumerie, sono state tratte in arresto 1500 persone mentre sono circa 10.000 i mandati di cattura emessi. Non si hanno numeri precisi, ma si stimano in migliaia le sfogline e i salumieri latitanti. Intanto per le strade si sono anche avviati i test sui conducenti: a rischio ritiro patente chi ha più di 250 di colesterolo.

Non si sono fatte attendere le reazioni politiche: per il leader del PD Bersani “è un attacco politico all’Emilia Rossa, e dopo esserci rimboccati le maniche ci metteremo a dieta e stringeremo la cinghia”. Il parlamentare PDL ed ex ministro Maurizio Gasparri ha invece chiesto il “carcere preventivo per i diabetici”. Di diverso avviso pare essere invece il Sindaco di Milano, che durante un ballo prenatalizio in una bocciofila di periferia ha dichiarato: “il panettone non è come la salamina da sugo!” Letizia Moratti ha così voluto prendere le distanze dall’iniziativa governativa nel tentativo di difendere le specialità natalizie meneghine dalla “frettolosa assimilazione in un unica tabella con sostanze psicotrope ben più pericolose come gli insaccati provenienti dalla bassa padana”.

Riportiamo infine l’appello dell’Associazione per il Brodo Terapeutico (ABD), che ribadendo l’utilità del brodo nelle diete dei pazienti, in particolare in questo periodo influenzale, ha chiesto che almeno il brodo di pollo sia inserito fra le sostanze prescrivibili con ricetta, visto che quello di cappone è troppo buono per non cadere nelle mire di Giovanardi&co. (fonte: fuoriluogo.it)

Nella speranza di avervi regalato un sorriso
Buone Feste dalla redazione di Fuoriluogo.it!

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No al Sigismondo d’oro a San Patrignano

Franco Corleone on dic 21st 2010 10:48 am

dal blog di fuoriluogo.it

A Rimini è partita in questi giorni una mobilitazione, lanciata dal consigliere comunale Fabio Pazzaglia, contro l’assegnazione a San Patrignano del Sigismondo d’Oro, massima onoreficienza della città della riviera adriatica. Sostenuta da un gruppo di associazioni e partiti (LABORATORIO PAZ, SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ RIMINI, GROTTAROSSA SPA, FEDERAZIONE SINISTRA, ASSOCIAZIONE CARLO GIULIANI, LA FABBRICA/RIMINI PER NICHI VENDOLA, ASSOCIAZIONE JACQUERIE) l’iniziativa vorrebbe convincere il Sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, a soprassedere:

Con un passato di gravi violenze ed abusi. Una persona uccisa, tre suicidi misteriosi. Fortissimi dubbi sui metodi di recupero e ancora oggi situazioni strane, come la fuga di massa dalla succursale di Trento nel 2007 inducono a ritenere la decisione del Sindaco Ravaioli affrettata (soprattutto perchè giunge alla fine del suo mandato di undici anni).

Così è scritto nella petizione lanciata on line in queste ore, mentre nel comunicato degli organizzatori della proteste si legge:

“Ricordare è un esercizio che nessuno oramai pratica in Italia; al limite il passato si mistifica a seconda delle convenienze, come accadeva in 1984 di Orwell. Anche la ragione non va di moda: dati scientifici, verificabilità delle fonti, possibilità di ripetere l’esperimento sono vuoti concetti spesso impraticati. Per non parlare del rispetto delle normative, dei regolamenti, delle prescrizioni che questo stato, seppur estremamente fragile, cerca di fare applicare. Quindi non stupisce che il Sindaco di Rimini Dott. Alberto Ravaioli abbia deciso di assegnare a San Patrignano il Sigismondo d’Oro, massima onorificenza della città. Non stupisce neppure (sempre premesso quanto sopra) la risposta che lo stesso ha dato ai parenti delle vittime di San Patrignano, Giuseppe Maranzano e Sebastiano Berla, che gli chiedono conto di questa assegnazione: “Non sapevo ci fossero stati dei problemi nel passato… comunque il Sigismondo d’Oro è già assegnato”. Risposta incredibile.”

Ma non c’è solo il passato da rivangare. Anche episodi recenti, che hanno coinvolto San Patrignano e le sue sedi distaccate, pongono per i promotori dei dubbi sul “lifting” della comunità dei Muccioli, così da accusare il Sindaco di uniformarsi

“all’adagio generale che non considera i tossicodipendenti come persone portatrici di tutti i diritti ascrivibili a una persona, ma uomini e donne da dovere sottomettere per cercare di sostituire la volontà “purificatrice” muccioliana alla loro, in quello che si è già detto essere un DELIRIO DI ONNIPOTENZA teso a ripristinare la normalità (con una violenta e pervasiva forza moralizzatrice) in persone che, invece, versano in grave difficoltà esistenziale e, spesso, devono combattere, oltre che con se stesse anche con chi “vuole salvarle”.”

Mentre domani pomeriggio è previsto un volantinaggio di protesta e un banchetto informativo sulle vicende storiche di san patrignano e sui dubbi in merito alla validita’ del metodo di recupero in occasione della consegna del Sigismondo d’Oro a San Patrignano nella sala dell’Arengo del Comune anche Don Gallo, dalla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, ha inviato ai promotori un messaggio:

Gli ultimi quarantanni di “tossicodipendenza”si possono definire: “strage mafiosa” di cui siamo tutti responsabili. Parlare di premi è insostenibile.

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Nuovi consumi di una droga antica. Online i video

Franco Corleone on dic 16th 2010 10:28 am

On line nello speciale di fuoriluogo.it trovate i documenti relativi all’appuntamento di Impruneta del settembre scorso. Sono disponibili sul sito le relazioni, il programma ed il fascicolo della Scuola Estiva 2010. Tutto in formato pdf.

On line ora anche i video disponibili delle relazioni (a cura di Franco Marcomini e dell’associazione Eurocare) dal canale di Fuoriluogo su VIMEO.

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Il 3 dicembre a Ferrara per presentare il libro di Ilaria Cucchi

Franco Corleone on nov 27th 2010 12:05 pm

Società della RagioneArci Ferrara
in collaborazione con: Fuoriluogo.it

Con il Patrocinio del Comune di Ferrara

Venerdì 3 dicembre, ore 21
Sala della Musica
Complesso di San Paolo
ingresso da Via Boccaleone 19
Ferrara
Presentazione del libro di Ilaria Cucchi e Giovanni Bianconi
Vorrei dirti che non eri solo
Storia di Stefano, mio fratello
“La lettera che avevamo tanto inseguito, e che solo per caso eravamo riusciti a recuperare, non spiegava quello che era successo. Ma in ogni caso era ed è la prova che mio fratello voleva continuare a vivere. Invece è morto. Forse pensando di essere stato abbandonato dalla sua famiglia, mentre semplicemente non ci lasciavano entrare. Vorrei potergli dire che non era solo. Hanno provato a farci credere che ‘s’è spento’ come fosse una cosa normale, perché s’era lasciato andare. Ma non è così. Mio fratello Stefano è morto per responsabilità di qualcun altro e io, Ilaria Cucchi, vorrei sapere di chi. E perché.”
Intervengono
Ilaria Cucchi, sorella di Stefano
Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi
Franco Corleone, Presidente Società della Ragione

Coordina Leonardo Fiorentini, fuoriluogo.it

Nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, Stefano Cucchi viene arrestato perché trovato in possesso di una modica quantità di stupefacenti. Esce da casa in normali condizioni di salute e i Carabinieri dicono ai familiari di stare tranquilli. Alle 12,30 del 22 ottobre 2009 la madre di Stefano viene a sapere che il figlio è morto perché le viene notificato il decreto con cui il Pubblico Ministero ne autorizza l’autopsia. Nei sei giorni intercorsi i genitori e la sorella Ilaria avevano insistito in tutti i modi per ricevere notizie e poterlo vedere, ma ogni loro richiesta era stata respinta. Il 17 giugno 2010 la Procura di Roma chiede il rinvio a giudizio per tredici persone, tra medici, infermieri e guardie carcerarie, in relazione alla morte di Stefano Cucchi. Il caso tragico di Stefano Cucchi è venuto alla luce e ha sconvolto l’Italia grazie al coraggio della sorella Ilaria e alla sua incrollabile determinazione a non rassegnarsi. Non rassegnarsi nonostante la ferita di un lutto così atroce e assurdo, nonostante il dubbio – spietato e umanamenteineludibile – che il fratello sia morto credendo diessere stato abbandonato da lei e dai genitori. In questo libro che non può non destare commozione e vero scandalo, Ilaria ripercorre con sofferta lucidità il crescendo di quei sei giorni in cui una colpevole, efferata indifferenza ha calpestato la sua famiglia, e anche dei giorni seguenti, in cui trovare un senso inafferrabile nellavicenda è parso l’unico modo possibile per sopravvivere e reagire. In parallelo Ilaria ricostruisce la vita di Stefano, senza paura di raccontare che periodicamente entrava e usciva dalla droga, senza tacerne il carattere difficile e le insicurezze. Ne dipinge una figura fragile e tormentata che però era più volte riuscita a risollevarsi, era sempre stata circondata dall’amore suo e dei genitori – una famiglia affettuosa, normale – e coltivava pure una passione, quella per la boxe. Nulla può giustificare una morte come quella di Stefano,nulla può giustificare la violenza subita dalla famiglia Cucchi. Vorrei dirti che non eri solo racconta questa storia allucinante del nostro tempo che si può solo sperare serva a prevenirne altre in futuro.Ilaria Cucchi, romana, è la sorella di Stefano Cucchi, il giovane deceduto il 22 ottobre 2009 all’ospedale Sandro Pertini di Roma, mentre si trovava in stato di arresto.

Ilaria Cucchi
Vorrei dirti che non eri solo
RIZZOLI
Pagine: 294
Prezzo: 16,00 euro
ISBN: 17040914

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Caso Cucchi: il Dipartimento Antidroga si costituisca parte civile

Franco Corleone on nov 26th 2010 03:45 pm

Ho aderito all’Appello al senatore Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e responsabile del Dipartimento delle Politiche Antidroga

Il 27 ottobre 2010 si è svolta l’udienza preliminare relativa al processo per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre del 2009, dopo 6 giorni di arresto.
Al processo sono imputate 13 persone, agenti di polizia penitenziaria, accusati di gravi lesioni alla persona, medici ed infermieri della sezione per detenuti dell’ospedale Pertini, accusati di mancata cura ed inadeguata assistenza, ed il dirigente del Prap, accusato di falso.
All’udienza preliminare il Dipartimento delle Politiche Antidroga era assente.
Lei, senatore Giovanardi, che è a capo del Dipartimento in quanto sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, non ha ritenuto di doversi costituire parte civile al processo, come invece ha richiesto ed ottenuto il Comune di Roma.
La scelta da Lei effettuata non ha raccolto le sollecitazioni che Le sono pervenute, affinché il Dipartimento si presentasse come parte lesa.
La sua mancata presenza al processo appare come se la inaudita e tristissima vicenda di Stefano Cucchi non La riguardasse. Come se il comportamento di dipendenti dello Stato dei due diversi comparti preposti alla funzione di protezione e di cura non chiamasse in causa l’applicazione delle politiche sul carcere e la tossicodipendenza del Suo Dipartimento e lo stesso spirito della Sua legge, la Fini-Giovanardi, da Lei fortemente voluta e che porta in calce anche il suo nome.
Al di là del giudizio di merito sull’opportunità e sull’efficacia di una legge approvata con voto di fiducia, in coda di legislatura, senza dibattito parlamentare, ed “agganciata” al decreto per il finanziamento delle olimpiadi invernali di Torino del 2006, ciò che Le chiediamo, con la richiesta di costituirsi parte civile al processo, è un atto di dissociazione inconfutabile che, più di ogni dichiarazione, recida il nesso tra le buone intenzioni da Lei attribuite alla Sua legge ed i comportamenti degli imputati che l’hanno disattesa.
Lei ha sempre sostenuto che il Suo testo di legge, pur adottando una logica repressiva e punitiva, si pone come obiettivo la cura e la riabilitazione delle persone tossicodipendenti.
L’intenzione, la “ratio”, come Lei ha spesso ricordato, dell’articolato legislativo consiste nel motivare le persone tossicodipendenti alla cura. L’esperienza del carcere rappresenta solo un passaggio o una minaccia, allo scopo di favorire una scelta di cura tramite l’accesso alla pena alternativa alla detenzione, che prevede il percorso riabilitativo in comunità terapeutica o nel territorio. L’innalzamento fino a 6 anni di condanna, ad eccezione di alcuni reati, previsto nella Sua legge, per fruire di tale beneficio, è stato l’argomento da Lei più volte addotto a dimostrazione del prevalere dell’intenzionalità terapeutica su quella punitiva dell’intero articolato.
Alla Conferenza nazionale, che ha il compito di legge di verificare ogni tre anni l’efficacia delle politiche sulla droga, e che si è tenuta a Trieste nel marzo del 2009, Le furono rappresentate le tante difficoltà che si frappongono nel concreto alla realizzazione delle aspirazioni riabilitative che intendevano animare la sua riforma della legge 309. Una, fra le molte, riguarda l’intreccio tra la nuova normativa ed un’altra legge, la cosiddetta ex-Cirielli, che limita drasticamente alle persone recidive, di cui le persone tossicodipendenti costituiscono la maggioranza, la possibilità di ricorrere alle misure alternative alla detenzione.
Una contraddizione che è probabilmente sfuggita nella fretta di legiferare a scadenza di mandato e che oggi contribuisce all’attuale sovraffollamento carcerario, e di conseguenza alla limitazione di fatto dei diritti delle persone detenute. Nella grande maggioranza delle situazioni le persone tossicodipendenti vengono mantenute in stato detentivo fino allo sconto definitivo della pena.
Sono invece operativi gli altri aspetti della Sua riforma legislativa: l’aumento delle pene, l’equiparazione delle droghe “leggere” e “pesanti” in fatto di gravità, la limitazione dell’autonomia del giudice nell’accertamento della sottile linea di confine che separa il consumo personale dal reato di spaccio con la definizione arbitraria della dose massima consentita per uso personale.
Un’attenta e seria valutazione delle conseguenze negative della legge da Lei voluta, a comparazione degli esiti auspicati, non è ancora stata condotta.
Meriterebbe l’investimento di una ricerca.
Se ne risultasse che si sono aumentati i danni, sarà compito del Suo Dipartimento delle politiche antidroga provvedere alle correzioni.
E’ necessario che un aspetto vada subito, comunque, corretto. E’ l’equivoco, a cui la legge può dare luogo, nell’interpretazione semplificata di alcuni operatori che devono applicarla, di legittimazione di comportamenti irrispettosi che ledono la dignità delle persone tossicodipendenti. Se le persone tossicodipendenti debbono essere riabilitate per forza, perché in quanto tali non conservano la dignità di essere umani, l’interpretazione dell’uso della forza può portare a pericolose prevaricazioni.
Anche per questo Le chiediamo che il Suo Dipartimento si costituisca parte civile al processo.
Non solo per un dovuto atto di giustizia per la morte di Stefano e le modalità in cui è avvenuta, le cui responsabilità sono in corso di accertamento.
E’ ancora in tempo. Tra l’udienza preliminare e l’apertura del dibattimento c’è ancora tempo per potersi costituire parte civile. Le chiediamo e Le auguriamo di farlo.

Firmatari:

- Leopoldo Grosso, vice-presidente Gruppo Abele e componente della Consulta degli esperti presso il Dipartimento politiche antidroga
- Livio Pepino, giurista, direttore di Questione giustizia e condirettore di Narcomafie
- Patrizio Gonnella, presidente di Antigone
- Tonio Dell’Olio, ufficio di presidenza di Libera

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Giancarlo Arnao

Franco Corleone on nov 15th 2010 04:59 pm

Dal blog di fuoriluogo.it il ricordo di Giancarlo Arnao, a dieci anni dalla scomparsa:

Giancarlo è stato un amico di molti di noi, uno studioso appassionato delle droghe e un intransigente critico della politica dominante sulle droghe. E’ stato un antiproibizionista non per ideologia ma per amore della libertà e della responsabilità degli individui; è stato un maestro e un punto di riferimento per generazioni di giovani.
Arnao è morto dieci anni fa alla vigilia della Conferenza di Genova in cui fu ricordato dai militanti del vasto movimento di contestazione alla legge punitiva in vigore allora e dalla ministra Livia Turco.
In questi anni ci è mancato, in tutti i sensi, umanamente e politicamente. E’ mancata la sua voce di straordinaria capacità di lettura dei documenti ufficiali, internazionali e italiani, e di svelare le omissioni, gli inganni, le menzogne e le contraddizioni. Avremmo avuto bisogno anche della sua tagliente ironia per mettere alla berlina alcuni personaggi che si danno arie di scienziati e di esperti.
Lo ricorderemo con una iniziativa pubblica e invitiamo tutti a rileggere i suoi libri e mettiamo a disposizione degli amici di Forum Droghe e di Fuoriluogo il volume da noi curato in occasione della sua scomparsa “Fuori dai denti” con gli scritti sul nostro mensile.

Le Drugstories su Fuoriluogo (archivio incompleto)

Iscriviti a Forum Droghe e ricevi “Fuori dai denti”

L’archivio degli interventi di Arnao su Radioradicale

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