Archive for febbraio, 2012

Esiste un modello di cambiamento per il carcere?

Franco Corleone on feb 28th 2012 09:06 am

Assessore alle Politiche Sociali e ai Giovani
Stadtrat fu?r Sozialpolitik und Jugend
Mauro Randi

Referente per le problematiche inerenti il carcere cittadino e per i diritti delle persone private della libertà personale
Beauftragte fu?r die Belange des Bozner Gefängnisses und fu?r die Rechte der Strafgefangenen
Franca Berti

TRA SOVRAFFOLLAMENTO, RIVOLTA E DECRETO SVUOTACARCERI:
ESISTE UN MODELLO DI CAMBIAMENTO PER IL CARCERE?
ZWISCHEN ÜBERFÜLLUNG, REVOLTE UND ENTLASTUNGSDEKRET: IST EIN WANDEL
IN DEN GEFÄNGNISSEN MÖGLICH?

02.03.2012 | ore 17.30 Uhr
Sala Fronza Saal
via Dalmazia, 30/B – Teatro Cristallo – III piano
Dalmatienstraße Nr. 30/B – Cristallo-Theater – 3. Stock
Bolzano

Incontro con | Treffen mit
FRANCO CORLEONE
Coordinatore Nazionale dei Garanti dei Detenuti
Nationaler Koordinator der Beauftragten von Häftlingen

per la presentazione del libro | fu?r die Buchvorstellung
“Il corpo e lo spazio della pena” Ediesse Edizioni 2011
Porgeranno i saluti | Begru?ßung durch
On. | Abg. Luisa Gnecchi
Sindaco | Bu?rgermeister Luigi Spagnolli

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Dei delitti delle pene

Franco Corleone on feb 27th 2012 04:57 pm

La Scuola di politica della Fondazione Benvenuti in Italia del 20 febbraio prende le mosse dall’attuale emergenza carcere. In Italia il sovraffollamento e la rinuncia ai diritti minimi da parte della popolazione penitenziaria sono la regola.
Nel 2011 si sono suicidati in cella ben 65 detenuti. Sessantacinque su un totale di 68 mila.
La situazione è tanto drammatica da aver convinto il nuovo governo Monti a riformare il settore con la stessa urgenza con cui era necessario intervenire sull’economia italiana. Il decreto “svuota-carceri” è stato uno dei primi redatti dal governo tecnico. Ma quali sono i vantaggi e quali i problemi che porta con sè. Lo abbiamo chiesto a Franco Corleone, ex sottosegretario alla Giustizia e oggi Garante per i diritti dei detenuti del comune di Firenze oltre che autore del libro “Il corpo e lo spazio della pena” e a Elisabetta Grande, professore ordinario di Sistemi giuridici comparati e autrice del libro “Il terzo strike. La prigione in America”.

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Solidarietà al Rototom Sunsplash Festival

Franco Corleone on feb 1st 2012 12:01 pm

Il 31 maggio a Tolmezzo si terrà la prima udienza del processo contro Filippo Giunta, responsabile del Rototom Sunsplash Festival, per l’accusa di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”.

Negli atti di accusa, convalidati dal GIP, si legge fra le motivazioni che il Rototom sarebbe stato un punto d’incontro di persone in preda alle “suggestioni culturali riconducibili all’ideologia rastafariana che prevede l’associazione tra musica reggae e marijuana”.

Così Fuoriluogo ha deciso di lanciare un’appello per una mobilitazione in solidarietà con il Rototom e per una nuova politica sulle droghe.

L’appuntamento è in Piazza XX settembre a Tolmezzo il 31 di maggio. Aderite anche voi!

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Rototom, un processo assurdo

Franco Corleone on feb 1st 2012 09:15 am

La persecuzione giudiziaria contro  il festival Rototom Sunsplash è iniziata nel luglio 2009 dopo una indagine bizzarra dei carabinieri con l’accusa agli organizzatori di “agevolazione all’uso di sostanze stupefacenti”. Oggi, a distanza di tre anni, sta diventando una storia infinita dopo il recente rinvio a giudizio di Filippo Giunta, responsabile dell’evento culturale. Nel frattempo il festival in Italia non esiste più, perché da Osoppo è emigrato in Spagna.
E’ l’ennesima conferma della crisi (e dei tempi) della giustizia, che sceglie di perseguire i deboli e salvare i potenti. Per sostenere i teoremi ideologici della legge Giovanardi sulle droghe, si dilapidano allegramente soldi pubblici e soprattutto si distolgono forze dall’accertamento e dalla repressione di reati gravi, da quelli ambientali a quelli finanziari.
La montatura giudiziaria si aggrappa all’art. 79 della legge antidroga (309/90): esso prevede la pena da tre a dieci anni di carcere per  chiunque adibisce un locale pubblico o un circolo privato a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di droghe. E’ una norma ambigua, che raramente è stata utilizzata negli impianti accusatori per la difficoltà interpretativa. Ma il giudice per le indagini preliminari, Roberto Venditti, ha accolto l’impianto accusatorio e ha sbrigativamente equiparato il Parco del Rivellino, frequentato da decine di migliaia di persone, alle quattro mura di un caffé. Per rafforzare la sua interpretazione della norma nel provvedimento di rinvio a giudizio, il magistrato richiama il secondo comma che allarga la previsione “a un immobile, un ambiente o un veicolo a ciò idoneo”. Tace però che lo stesso comma specifica che si deve trattare di un luogo di “convegno abituale di persone”. La partecipazione a un concerto, a un dibattito o la visita agli stand hanno un carattere occasionale, non certo abituale. In più, quando si parla di convegno abituale, ci si riferisce con evidenza a un “giro” definito di persone.
Il giudice Venditti ricalca anche le valutazioni del procuratore del tribunale di Tolmezzo Giancarlo Buonocore, secondo cui  Rototom sarebbe stato un punto d’incontro di persone in preda alle “suggestioni culturali riconducibili all’ideologia rastafariana che prevede l’associazione tra musica reggae e marijana” (sic!). Meno pregiudizi razzisti e più conoscenza della storia dei Caraibi e dei movimenti di resistenza al dominio coloniale avrebbero potuto evitare affermazioni così spericolate.
Ma sospetto e pregiudizio ancora ricorrono quando il Gup ritiene di trovare conferma del comportamento “dolosamente tollerante” degli organizzatori del festival nel servizio di assistenza legale all’interno del festival. Di fronte a una legge fra le più punitive in Europa,  che riempie le galere di tossicodipendenti e di consumatori con pene che vanno da 6 a 20 anni di carcere, si dovrebbe fare come Ponzio Pilato?
Nel 2009 una medesima montatura contro il Livello 57di Bologna fu alla fine ridicolizzata da una sentenza di assoluzione, giunta però troppo tardi per riparare il danno provocato dalla chiusura del centro sociale.
Il processo che si svolgerà in Carnia deve diventare l’occasione per mettere sul banco degli imputati la legge Giovanardi. L’appuntamento è dunque per il 31 maggio a Tolmezzo in nome della giustizia giusta e del diritto, della cultura e della libertà.

(da Fuoriluogo.it)

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