Archive for agosto, 2010

Festa parmigiana antiproibizionista

Franco Corleone on ago 30th 2010 11:52 am

Il Canapaio Ducale in occasione del suo ottavo compleanno presenta:
FESTA PARMIGIANA ANTIPROIBIZIONISTA

Presso Le Male Club, Via Montesporno 18, Parma
Vai al sito web: www.canapaioducale.com/Festa_2010

Ingresso gratuito dalle 18 alle 19. 5 Euro dalle 19 in poi.

ALLE ORE 19.30:
“PROIBIZIONISMO: I DANNI COLLATERALI”

Intervengono:
GUIDO BLUMIR -Sociologo, Presidente del Comitato Libertà e Droga, autore di libri sul consumo degli stupefacenti ed il suo impatto sulla società
FRANCO CORLEONE – Segretario dell’ Associazione Forum Droghe
LUIGI NOTARI – Membro della segreteria nazionale Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia)
RITA BERNARDINI – Deputato della delegazione radicale del PD, già segretario dei Radicali Italiani
MARCO SCARPATI -Avvocato e professore universitario
ASSOCIAZIONE AMICI DI ALBERTO

MUSICA
DALLE ORE 21.00:
MUSICANTI DI GREMA (pop-rock cantautorale)
CA’ REGGAE (reggae, dub, roots music)
SIR OLIVER SKARDY & FAHRENHEIT 451

DALLE ORE 01.00:
DANCEHALL SHOWCASE:
- Valnurians + Stone
- LS Steve Giant (Rasta Snob)
- LS Black Mamba X

Come arrivare:
DALLA STAZIONE: autobus n°7 e n°21 fermata “Campus – Park SUD”
DALL’AUTOSTRADA: tangenziale sud, uscita n°15 “Campus”

Visualizza Festa Parmigiana Antiproibizionista 2010 su Google Maps

Info:
mail:  infoATcanapaioducale.com
cellulare: 347 1556550

Filed in canapa,politica sulle sostanze | Comments (2)

Carcere, una riforma dopo le chiacchiere estive

Franco Corleone on ago 26th 2010 03:34 pm

Agosto sta finendo e la vita nelle carceri prosegue nell’ordinarietà della illegalità permanente. Qualche cinico potrà vantarsi dell’assenza di rivolte e dire che non è successo nulla; che si può continuare tra morti sospette, suicidi (siamo a quota 42), malattie  e autolesionismo.
Mauro Palma sul Manifesto del 13 agosto, analizzando l’iniziativa del “Ferragosto in carcere” ha giustamente sottolineato che non mancano analisi e fotografie di una realtà che è andata degenerando. Ancora più puntualmente ha voluto richiamare il senso dell’iniziativa, forte solo se indirizzata in maniera inequivoca a voltare pagina.
Purtroppo non è né facile né semplice definire un progetto per il cambiamento radicale del carcere. Travolti dall’emergenza del sovraffollamento, anche le associazioni e i movimenti impegnati sul terreno riformatore sono stati risucchiati nell’arida contabilità della capienza reale degli istituti penitenziari, trovandosi a contestare le cifre offensive (verso la dignità delle persone) della capienza “tollerabile”. Fiumi di parole e un enorme volume di tempo ed energie nel tentativo di vuotare il mare con un secchiello.
Certo l’attività di pronto soccorso va proseguita, ma vanno anche denunciati gli autori dei crimini; in questo caso i responsabili della distruzione dei valori costituzionali sul carattere della pena e sulle modalità della sua esecuzione. Per questo non si può dare alcun credito alle promesse del ministro Alfano di facilitare le misure alternative. Meglio concentrarsi dunque sui nodi cruciali della questione.
L’attenzione al carcere è fondamentale per molte ragioni e sul significato della detenzione le parole di Aldo Moro rimangono le più umane, in particolare quelle contro l’ergastolo. ll carcere ci parla anche della giustizia, del suo funzionamento concreto e dei destinatari odierni della politica criminale dietro le leggi suggerite dall’ossessione securitaria. Se il carcere contiene la metà dei detenuti per reati (perlopiù minori) di violazione della legge sulle droghe o per reati compiuti in quanto tossicodipendenti, vuol dire che  la macchina della giustizia è soffocata e ingolfata da indagini e processi per la repressione di un tabù ideologico.
Qui sta l’origine della lentezza e della crisi della giustizia, altro che processo breve. Che aspetta il Partito Democratico a porre questa discriminante al partito della Proibizione e dello Stato etico?
Se aggiungiamo gli effetti della legge contro gli immigrati e la persecuzione contro i soggetti più deboli a causa della legge Cirielli, ci scontriamo con il volto feroce della giustizia di classe.
Allora dobbiamo urlare senza mezzi termini che il sovraffollamento non è una calamità  naturale ma un effetto voluto dagli imprenditori della paura; e che l’unica misura accettabile di capienza è quella costituzionale. Se si rispettasse lo stato di diritto, mite e laico, in Italia i detenuti non dovrebbero superare le trentamila unità.
Che fare dunque? Bisogna convincersi che la crisi non può essere un alibi; il governo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria sono privi di un progetto sul carcere e sono capaci solo di parlare a vanvera di edilizia carceraria, senza neppure confrontarsi sulla qualità architettonica e la sua funzione rispetto alla riforma penitenziaria.
Forse bisogna decidere di ripartire dal quel testo del 1975 e dal regolamento di attuazione del 2000 rimasto nel cassetto:  non è più il caso di accontentarsi delle giaculatorie pseudo riformiste.
Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dell’istituzione della Polizia Penitenziaria. Non è il caso di fare un bilancio della smilitarizzazione degli agenti di custodia (battaglia che vide allora  impegnata Adelaide Aglietta con un lungo sciopero della fame)?
Io non me la sento di unirmi al coro cerchiobottista di chi sostiene che vi sono troppo pochi agenti. Dico invece che bisogna ipotizzare una nuova riforma: ad esempio concentrando i compiti della Polizia Penitenziaria sull’Alta Sicurezza, sul 41 bis, sulle traduzioni e sulla vigilanza esterna e investendo un nuovo Corpo civile dei compiti trattamentali e del reinserimento sociale dei detenuti, come avviene ad esempio in Catalogna. E da subito iniziare una campagna d’autunno per la liberazione a Natale di 10.000 tossicodipendenti illegalmente sequestrati in galera.

Articolo per la rubrica di Fuoriluogo sul manifesto del 25 agosto 2010.

Filed in carcere,garante dei diritti dei detenuti,politica sulle sostanze | Commenti disabilitati

Il neuroscienziato della domenica

Franco Corleone on ago 20th 2010 07:49 am

Da fuoriluogo.it la replica alla lettera di Serpelloni sul manifesto dell’11 agosto:

Il capodipartimento antidroga interviene di nuovo sul Manifesto, stavolta in polemica con gli scritti di Giuseppe Bortone e Susanna Ronconi in merito ai test antidroga per i lavoratori. Bortone e Ronconi sostengono che le attuali metodiche di accertamento per le droghe illegali sono fuorvianti perché non distinguono fra l’uso, perfino remoto, di una sostanza e lo stato di alterazione legato al consumo recente, capace di compromettere le capacità lavorative. Ma – controbatte il dipartimento – tale distinzione non ha senso perché “la ricerca nel campo delle neuroscienze ha dimostrato la compromissione delle funzioni cognitive superiori..anche dopo mesi dalla sospensione dell’uso di sostanze”, nonché “l’alterazione del normale metabolismo del lobo prefrontale..sede..di tutto ciò che ci distingue fondamentalmente dagli animali”(sic!) e “proprio per questo esiste una legislazione che afferma che l’uso di sostanze è illegale”.
Le certezze del Dipartimento sono strabilianti, tanto quanto l’assoluta  genericità delle sue affermazioni. Le “alterazioni” del cervello sono uguali per tutte le droghe? Senza differenze nei modelli di consumo? E si può sapere se, ad eventuali “alterazioni” del cervello corrispondano sintomi di un qualche rilievo in ambito clinico (tali da giustificare l’allontanamento da alcune mansioni lavorative)? Quanto è sviluppata la ricerca in questo senso?
Ancora: poiché si parla genericamente di “sostanze”, dobbiamo pensare che anche l’uso di consumare vino ai pasti, seppure in quantità moderata, “alteri il normale metabolismo del lobo prefontale” impedendoci “di stimare correttamente il pericolo”? Oppure per l’alcol questo non vale, non perché sia meno rischioso dal punto di vista della salute pubblica, ma semplicemente perché è legale? Dobbiamo forse pensare che il nostro neuroscienziato della domenica ignori le più recenti classificazioni di rischio delle sostanze, a cominciare da quella di Bernard Roques che pone l’alcol (insieme a eroina e cocaina al primo posto) e la cannabis all’ultimo?
E poiché soprattutto di cannabis si tratta (il 64% dei lavoratori risultati positivi), raccomando caldamente al nostro la lettura del Global Cannabis Commission Report, appena uscito presso la Oxford University Press, frutto del lavoro dei maggiori esperti a livello mondiale; soprattutto del capitolo dove si analizza l’impatto dell’uso di cannabis sulla struttura e le funzioni cerebrali, scritto col contributo di Les Iversen (neuroscienziato di tutti i giorni): si vedrà che le certezze domenicali devono fare i conti coi dubbi della restante settimana.
Ultima osservazione. Nel primo intervento di Carlo Giovanardi (Manifesto, 27 luglio), veniamo definiti come “una frangia, esigua ed isolata” che porta avanti “una battaglia ideologica”. Poiché ogni nostro scritto è regolarmente chiosato dal Dipartimento, ci viene il sospetto di essere meno minoritari di quanto si vorrebbe. E che i nostri argomenti tocchino, ahimè, nervi scoperti.

Filed in canapa,politica sulle sostanze | Commenti disabilitati

La foglia di coca dell’onorevole La Qualunque

Franco Corleone on ago 4th 2010 12:25 pm

“A chi giova?” Si chiedeva Giorgio Bignami in questa rubrica (28 luglio) a proposito della campagna politico-mediatica contro la Kdrink, la bevanda con estratti dalla foglia di coca. E’ una bella domanda la cui risposta non è semplice perché gli interessi (di bassa lega) sono più d’uno, parrebbe.

Grazia Zuffa torna oggi sulla crociata contro il drink aromatizzato alla foglia di coca, per la rubrica settimanale di Fuoriluogo pubblicata dal Manifesto.

Filed in politica sulle sostanze | Commenti disabilitati

La war on drugs in un video

Franco Corleone on ago 4th 2010 11:51 am

Segnalazione postuma e fuori concorso dal contest di NORML per il miglior spot pro legalizzazione della marijuana negli USA:

http://www.youtube.com/v/hMM_T_PJ0Rs&hl=it_IT&fs=1

Dal Notiziario Aduc, via fuoriluogo.it

Filed in canapa,politica sulle sostanze | Commenti disabilitati

La storia di Federico Aldrovandi a Venezia

Franco Corleone on ago 1st 2010 08:21 am

È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia. E’ questo il titolo del video curato dal giornalista ferrarese Filippo Vendemmiati che sarà presentato alla settima edizione delle ’Giornate degli autori – Venice Days’, nell’ambito della 67esima Mostra del cinema di Venezia.

Ecco il trailer:

Trailer del film-documentario “È stato morto un ragazzo. Federico Aldrovandi che una notte incontrò la polizia”.
Il video è allegato all’omonimo libro che ripercorre le vicende umane e giudiziarie legate alla morte di Federico Aldrovandi, avvenuta a Ferrara alle sei di mattina del 25 settembre 2005 durante un controllo di polizia. Da quella vicenda scaturì un’inchiesta giudiziaria, inizialmente destinata all’archiviazione, e un processo, che in primo grado il 6 luglio del 2009 si è concluso con la condanna a 3 anni e sei mesi di quattro agenti.
La storia viene ricostruita attraverso testimonianze ufficiali e il racconto si sviluppa sotto la diretta consulenza degli avvocati di parte civile e dei familiari del ragazzo, che approvano e collaborano al progetto: la prima parte è dedicata ai fatti e ai misteri, la seconda al processo e a suoi numerosi colpi di scena, mentre il finale, partendo dagli interrogativi rimasti insoluti, tenterà una spiegazione verosimile degli avvenimenti.
Il titolo scelto, È stato morto un ragazzo, fa riferimento alla vicenda di Gabriele Sandri, tifoso della Lazio ucciso in un autogrill da un proiettile vagante, partito dalla pistola di un poliziotto. La frase, tanto sgrammaticata quanto efficace, fu pronunciata da un collega del poliziotto, e rappresenta bene anche le ambiguità della tragedia di Federico, in bilico tra omicidio e casualità.

Dal blog dedicato a Federico Aldrovandi (via fioreblog).

Filed in carcere e giustizia,politica sulle sostanze | Commenti disabilitati