Archive for aprile, 2010

Carceri, il governo svuota il mare col bicchiere

Franco Corleone on apr 29th 2010 11:04 am

Stefano Anastasia commenta il decreto Alfano per la rubrica settimanale di Fuoriluogo sul Manifesto del 29 aprile 2010.

Dopo la boutade dei prefabbricati in “stile L’Aquila”, il Presidente del Consiglio ha annunciato la prossima approvazione di un decreto-legge che conterrebbe l’immediata applicabilità della detenzione domiciliare per i detenuti con un anno di pena da scontare, già proposta in un disegno di legge voluto dal Ministro Alfano e attualmente in corso d’esame alla Camera dei deputati.
La scelta di un’iniziativa legislativa in materia è senz’altro condivisibile, se non altro perché ammette ciò che finora il Governo ha negato: non tanto l’insostenibilità della condizione penitenziaria, quanto l’insufficienza e l’inefficacia del rimedio finora sbandierato, quello immobiliare-edilizio del “piano carceri”. Avvedutosi dell’inutilità pratica, in tempi rapidi, di quello strumento, il Governo – cui spetta la responsabilità politica di quanto accade e di quanto potrebbe accadere nei prossimi mesi nelle carceri italiane – tenta di correre ai ripari. Bene: è l’ammissione del fallimento della politica seguita finora.
Del decreto-legge promesso da Berlusconi ancora non si sa nulla, ma è presumibile che ricalchi in tutto o in parte il disegno di legge Alfano. E qui, sul merito, il giudizio non può essere altrettanto positivo. La proposta viene presentata come una sorta di detenzione domiciliare speciale per le pene e i residui pena fino a un anno, cui si affiancherebbe la messa alla prova come ulteriore elemento di riduzione degli ingressi in carcere.
Se la procedura per l’applicazione della detenzione domiciliare appare più sbrigativa della detenzione domiciliare esistente (che non riesce a drenare la popolazione detenuta con pene o residui pena inferiori a due anni), le preclusioni per titolo di reato e per etichettatura soggettiva lasciano immaginare che i margini di successo della misura siano assai limitati. A ciò si aggiunga il propagandistico inasprimento delle pene per il reato di evasione, spesso contestato ai detenuti ai domiciliari che fanno la “ora d’aria” dal vicino di casa o al bar di fronte: con un aggravamento della situazione di tali “irregolari” della vita quotidiana che costituiscono il più corposo bacino d’utenza del carcere.
Infine: individuato il lavoro di pubblica utilità come condizione della messa alla prova che sospende il processo, se ne estende la previsione alla misura alternativa dell’affidamento in prova al servizio sociale, applicato dal 1975 a oggi senza una simile contro-partita, con l’assai probabile effetto di renderne assai più difficile la concessione.
A tutto ciò si aggiunga l’obiezione più radicale: se entro in casa e mi accorgo che si sta allagando per una perdita, la prima cosa che faccio è chiudere l’acqua, poi provvederò a drenare e asciugare. Allo stesso modo, di fronte a un tasso di incarcerazione insostenibile, il Governo dovrebbe innanzitutto individuare gli eccessi punitivi (e ce ne sono!) che producono carcerazione inutile quanto dannosa (e ce n’è!). Regolate le condotte, smaltire il sovraffollamento non assomiglierebbe più al tentativo di svuotare il mare con un bicchiere.
Ciò detto, se le condizioni sempre più precarie di un Governo sotto lo scacco della Lega non consentono un cambio di registro nella politica penale, il più tortuoso percorso delle alternative al carcere può essere seguito, a condizione che mostri qualche condizione di efficacia, a partire dalle rimozione delle preclusioni soggettive, fino al potenziamento delle risorse normative e finanziarie utili a scarcerare alcune particolari tipologie di detenuti, come i consumatori di sostanze stupefacenti con problemi di dipendenza o comunque incarcerati in ragione della loro condizione di assuntori di droghe. Era questo il succo dell’appello “Le carceri scoppiano: liberiamo i tossicodipendenti”, i cui promotori stanno verificando la possibilità che il Governo faccia qualche passo anche in questa direzione, come annuncia di voler fare il sottosegretario Giovanardi. Certo, per questo Governo, per le culture che vi sono rappresentate, per le biografie di alcuni suoi esponenti deve essere un cammino particolarmente difficile e doloroso, ma se non si vuole precipitare dallo “stato di emergenza” proclamato in pompa magna nel gennaio scorso alla emergenza umanitaria della prossima estate il tempo stringe e l’amara medicina qualcuno dovrà buttarla giù.

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I numeri del proibizionismo

Franco Corleone on apr 29th 2010 11:02 am

Statistiche 2009 sul consumo di sostanze in Europa:
OPPIACEI: Italia 0.79% – Portogallo 0.43% – Paesi Bassi 0.31 – Rep. Ceca 0.13%
COCAINA: Italia 2.2% - Portogallo 0.6% – Paesi Bassi 0.6% – Rep. Ceca 0.2%
CANNABIS: Italia 14.6% – Rep. Ceca 9.3% – Paesi Bassi 5.4% – Portogallo 3.6%
AMFETAMINE: Rep. Ceca 0.7% – Italia 0.6% – Paesi Bassi 0.3% – Portogallo 0.2%
ECSTASY: Rep. Ceca 3.5% – Paesi Bassi 1.2% – Italia 0.7% – Portogallo 0.4%

In Olanda, e più recentemente in Portogallo e in Repubblica Ceca, vi sono politiche di tolleranza/legalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti, in particolare leggere.

I dati UNODC, riletti da medicina moksha, via Carmagnola Sativa (FB).

(anche su fioreblog)

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Il tuo 5 per mille alla Società della Ragione.

Franco Corleone on apr 16th 2010 03:37 pm

Il tuo aiuto è prezioso. Scegli di devolvere il 5×1000 a “La società della ragione Onlus”. È sufficiente apporre la propria firma nei modelli di dichiarazione dei redditi, nella casella “sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale” e indicare il codice fiscale dell’Associazione.

Il codice fiscale della Società della ragione è: 94159130486

www.societadellaragione.it

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La storia di Aldo Bianzino

Franco Corleone on apr 16th 2010 10:45 am

Aldo Bianzino e la sua compagna Roberta il 12 ottobre 2007 vengono arrestati con l’accusa di possedere e coltivare alcune piante di marijuana. Trasferiti il giorno dopo al carcere di Capanne, Roberta viene condotta in cella con altre donne, Aldo in isolamento. Da quel momento Roberta non vedrà più il suo compagno lasciato in buone condizioni di salute. La mattina seguente, domenica 14 ottobre alle 8,15 la polizia penitenziaria trova Aldo agonizzante che poco dopo muore. Di infarto secondo le prime “indiscrezioni”. Nonostante l’autopsia riveli una frattura alle costole, gravi lesioni al fegato, alla milza e al cervello l’inchiesta sulla morte di Aldo è stata archiviata. “Cause naturali in seguito ad aneurisma” viene scritto nella sentenza. Aldo Bianzino è morto da più di due anni, Roberta si è spenta pochi mesi dopo.
In vista dell’udienza per la riapertura del caso Bianzino, che si terrà a Perugia il 28 giugno 2010 Arci e Forum Droghe di Ferrara organizzano un incontro pubblico insieme ai figli di Aldo Bianzino per mantenere alta l’attenzione su questa tragica vicenda.


Arci Ferrara | Forum Droghe Ferrara

Giovedì 22 aprile 2010 | ore 18
Cafè de la Paix | P.tta Corelli 24 | Ferrara
La storia di Aldo Bianzino
Che cosa succede nelle carceri italiane?

Incontro pubblico con:
Elia e Rudra Bianzino
Franco Corleone Forum Droghe
Fabio Anselmo Avvocato

presenta Marco Zavagli Giornalista

in collaborazione con fuoriluogo.it e Cafè de la Paix.

Scarica la cartolina: bianzino.pdf (in formato pdf)

info: veritaperaldo.noblogs.org

(via fioreblog)

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In guerra coi narcos

Franco Corleone on apr 13th 2010 08:30 am

Legalizzare e tassare organizza l’incontro pubblico:
In guerra coi narcos

Sabato 17 aprile alle ore 21,30 nella Fabbrica delle alternative di Leoncavallo Spazio Pubblico Autogestito di via Watteau 7, Milano.

Le organizzazioni del narcotraffico internazionale fruiscono da anni di un flusso di risorse che anno dopo anno ha costituito uno stock di ricchezza e un insieme di interessi in grado di controllare o influenzare paesi e governi.

Quanto va succedendo nelle regioni al confine tra Messico e Stati Uniti è la prova evidente del fallimento della War on Drugs varata dall’ ONU nel 1998, ma contiene il rischio, già in parte realtà, di una escalation militare reale, di una guerra interna tra i cartelli del narcotraffico e con gli eserciti regolari di entrambi i paesi. E’ la catostrofe delle attuali politiche, il segno di una sconfitta politica ma anche l’avvisaglia di un suo trasferirsi sul terreno della guerra reale.

Gli esiti purtroppo prevedibili sono quelli di un nuovo, inconfessato e terribile equilibrio tra gli interessi del traffico internazionale e i governi coinvolti.

Oppure è possibile cambiare le regole, le leggi. Nel referendum con cui i cittadini della California nei prossimi mesi approveranno la legalizzazione della marijuana non c’è soltanto il tentativo di evitare la possibile bancarotta dello stato ma potenzialmente una nuova politica. Applicata globalmente rappresenta il più potente strumento per battere le organizzazioni criminali, le mafie, i cartelli. Può riuscire in ciò dove da decenni si è clamorosamente fallito con costi umani, sociali ed economici immensi.

Partecipano:
Franco Corleone, presidente Forum Droghe
Paolo Cento, Sinistra Ecologia Libertà
Massimo Rebotti, Giornalista
Daniele Farina, Leoncavallo Spa

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Partito Democratico cercasi

Franco Corleone on apr 9th 2010 03:39 pm

Ho letto l’editoriale di Ezio Mauro su Repubblica del 31 marzo, di analisi del risultato elettorale e soprattutto di suggerimenti al Partito Democratico per uscire dalla crisi e soprattutto per cercare un leader per battere Berlusconi come accadde con Prodi.
La conclusione dell’articolo, “Forse, anche a sinistra è arrivata l’ora di un Papa straniero” mi ha fatto ricordare la lettera aperta scritta da Alex Langer alle care compagne e cari compagni del PDS e pubblicata su “Cuore” il 25 giugno 1994 con l’avvertenza ironica che certe proposte, proprio per la loro serietà, possono essere fatte solo attraverso dei mezzi d’informazione estremamente seri.
Dunque, Langer interveniva nella discussione sulla ridefinizione della politica del partito di Achille Occhetto in modo netto: Voglio quel posto a Botteghe Oscure. Iniziava così la sua riflessione: “Sono rimasto colpito dall’intuizione di Ezio Mauro (“La Stampa”, 14 giugno): è l’ora del Papa straniero, diceva. Ciò non vale solo per il PDS: oggi tutte le curie sono in crisi, la gente si è accorta che troppe volte la corte ha sopraffatto il regno”. Un “Papa straniero”, aggiungeva, può agire con candore, determinazione e libertà inedite.
Due osservazioni: Ezio Mauro ripropone oggi una tesi già avanzata in passato negli stessi termini, ma nessuno, neppure con provocatoria intelligenza ha risposto come Alex Langer, addirittura candidandosi.
Il testo di Langer si può trovare nel volume Il viaggiatore leggero edito da Sellerio e consiglio a tutti la lettura per la lucidità con cui sono poste le questioni che ancora oggi ci tormentano: come convincere la maggioranza degli italiani a dare il governo del paese a una coalizione alternativa a Berlusconi e come costruire un forte progetto etico, politico e culturale per far intravvedere l’alternativa di una società più equa e più sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia, anche tra i popoli.
Alex avvertiva che “per aggregare uno schieramento nuovo e convincente bisognerà saper sciogliere e coagulare, unendo in modo saggio radicalità e moderazione”.
In tempi dominati dalla retorica, dalla demagogia, dalla volgarità e dalla rozzezza dei salotti televisivi pare un messaggio di un tempo antico. Ma le sue osservazioni sul “progresso” e sullo “sviluppo” sono attualissime.
La lettera confidava alla fine il senso profondo, quello cioè di “mettere in moto una reazione a catena e restituire a molti tra coloro che oggi si sentono sconfitti e delusi un senso di riscoperta e di nuova motivazione a rimettersi in cammino”.
Alex Langer sperava in decisioni dettate da saggezza e coraggio. Oggi occorrerebbe anche una dose di intelligenza che nel dibattito del Partito democratico e della sinistra pare proprio assente.
Se si cominciasse almeno a dire che il tempo della ricreazione è finito?

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Rivolta a Porto Azzurro: la politica degli struzzi.

Franco Corleone on apr 8th 2010 09:02 pm

Tutte le cronache del preoccupante episodio accaduto a Porto Azzurro, mettono in luce le ragioni della protesta e cioè la mancanza di acqua calda, le lenzuola non cambiate, il vitto insufficiente e la previsione di un super sovraffollamento nei prossimi mesi con l’arrivo di 300 nuovi detenuti.
C’è però un paradosso: questa situazione intollerabile e vergognosa segno della violazione della legge penitenziaria e del Regolamento di applicazione, pare non suscitare lo scandalo evidente e conclamato. L’Amministrazione penitenziaria, cinica oltre che sorda e cieca invece di investire le notevoli risorse che ha a disposizione, per la ristrutturazione delle carceri esistenti adeguandole a quanto previsto dal regolamento e per la promozione della vivibilità quotidiana, si balocca con progetti di costruzione di nuovi padiglioni accanto agli edifici esistenti da adibire a depositi di corpi ammassati e abbandonati a se stessi.
Pare proprio che sulle tragedie imminenti si voglia speculare e fare affari e non attuare le riforme volute dalla Costituzione. Non ci si accontenta del carcere discarica sociale ma lo si vuole trasformare in vero luogo di tortura. Addirittura a Firenze nel carcere di Sollicciano si pensa di costruire un padiglione per 200 detenuti, violentando l’architettura del Giardino degli Incontri di Michelucci.
In questo disastro morale e culturale, l’Amministrazione Penitenziaria continua a tenere chiuso l’istituto di Empoli, senza ritenere di dover dare una giustificazione a questa sciatteria e ignavia.
Per fortuna c’è Enrico Rossi! Il suo primo atto da Presidente di consegnare i nuovi materassi per le carceri toscane ha un segno non solo di attenzione umana per il mondo “degli ultimi” ma declina una agenda delle priorità politiche non banale.

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